Non tutto il male vien per nuocere

Luigi Campanella, già Presidente SCI
Aule virtuali più affollate delle tradizionali, lauree via Skype; abilitazione anticipata per i medici: tutte modalità nuove della vita universitaria in difesa dalla pandemia da coronavirus.
Oltre all’interazione diretta telematica fra docenti e discenti si utilizzano anche i MOOC, materiale interattivo scaricato dagli studenti che poi si confrontano con il corpo docente. Questo cambiamenti ha riguardato tutto il nostro Paese con gli Atenei che da Nord a Sud hanno saputo attrezzarsi.
Questa contingenza ha avuto una ricaduta importante per 1000 infermieri che hanno potuto laurearsi a favore della richiesta pressante degli ospedali di disporre di forze lavoro aggiuntive per rispondere all’emergenza.
Si sta sperimentando una nuova forma di comunità universitaria che ci fa scoprire potenzialitá mai viste prima. Il rischio è che Internet finisca per superare e sostituire la forza sociale generata dalla frequentazione fisica degli atenei con la discussione ed il confronto.
Bisogna perciò avere la capacità di integrare l’aula fisica con quella virtuale: questa è la prospettiva futura per raggiungere anche chi non può essere presente fisicamente per un qualsiasi impedimento dando all’università strumenti preziosi di socialitá. La pandemia lascia questa innovazione in ereditá: sta a noi non farla spengere.
Se saremo buoni studenti il covid19 oltre a tanti morti e tanti infettati ci avrà insegnato qualcosa.
Basta vedere anche l’abbattimento dell’inquinamento,la riappropriazione da parte degli animali della natura, la drastica diminuizione del rumore per comprendere quali trasformazioni positive stiamo vivendo in questi giorni oltre la tristezza, il dolore e la preoccupazione.
La visione spaziale della nostra terra ed in particolare del nostro Paese fornisce nelle meteomappe colori sempre più vicini al verde blu e sempre più lontani dal temuto giallo e dal temutissimo rosso. In corrispondenza l’aria della pianura padana è anomalmente trasparente, nelle nostre città sono arrivati gli animali in cerca di cibo: li vediamo passeggiare nel silenzio delle nostre strade dove fino a due mesi fa dominavano il traffico, la confusione, il frastuono.
Nel porto di Cagliari sono ricomparsi i delfini, nei parchi milanesi le lepri, nella laguna di Venezia i pesci che nuotano.
E’recente l’immagine di una famiglia di paperi a passaggio per una Firenze silenziosa e rarefatta.
Lo stesso fenomeno si registra nel resto del mondo: cervi nelle città giapponesi, tacchini nelle città californiane, i procioni sulle spiagge panamensi, perfino elefanti in città cinesi.
Avremo imparato la lezione? Le lepri, i procioni, le papere c’erano pure prima, ma noi abbiamo negato loro qualsiasi spazio al di fuori delle loro tane: vorremo riprenderci gli spazi prestati dimostrando di non avere capito la lezione?
A proposito del prima e del dopo riflettevo alcuni giorni fa alla realtà del prima a confronto di questa fase della nostra vita, pensando anche al dopo. Eravamo immersi in una realtá sempre più fluida con cambiamenti continui, provvisorietà di legami e situazioni, mancanza di certezze e di riferimenti.
Dinnanzi alla precarietà del quotidiano anche noi siamo diventati liquidi, ci siamo adattati ad ogni situazione e contingenza e riciclati in lavori diversi e spesso estemporanei che diluiscono emozioni e sentimenti.
Anche i valori e gli ideali così divengono effimeri ed inconsistenti sovrastati da una scelta verso la flessibilità e la velocità di adattamento; tutto ciò che ci lega alla nostra identità ed alle nostre radici viene considerato un ostacolo al cambiamento ed un fardello di cui liberarsi.
Questo era il prima: non posso credere, anche se mi farebbe piacere pensare che sia vero, che la pandemia abbia rimesso le cose a posto, ma di certo è stato un sano bagno nei valori della solidarietà, dell’amore per la nostra terra, della famiglia, della responsabilità sociale, del lavoro per gli altri. Speriamo anche in questo caso che il dopo non sia uguale al prima.

2 pensieri su “Non tutto il male vien per nuocere

  1. Anche io ho coltivato la speranza di “una lezione appresa”, poi guardo guanti a terra e mascherine in mare e mi viene da piangere.

  2. Questa riflessione inevitabilmente deve portaci all’inquietante ed importantissima domanda: “Conclusa l’emergenza potremo ricominciare tutto come prima?”.
    Credo di no, dovremo fare delle rinunce, piccole o grandi nell’interesse nostro e soprattutto di chi verrà dopo di noi.
    Il contributo che noi docenti di chimica dovremmo dare è quello di una didattica integralmente “green” centrata sul riciclo e sul risparmio, con l’idea di base che ognuno di noi è come le papere delle strade di Firenze o i delfini del porto di Cagliari.
    Nel 1993, nella scuola dove insegnavo da pochi mesi, fu invitato il Prof. Aràneo che ci diede delle linee guida per svolgere esercitazioni di analisi qualitativa in modo da scaricare in fognatura una soluzione satura di solfato di calcio. Purtroppo la cosa non ebbe seguito, credo in tutte le scuole d’Italia.
    Non scrivo questo per provocare o polemizzare con nessuno, temo solo che se continueremo ad insegnare chimica solo sciupando risorse invece di ribaltare certi paradigmi e le priorità, il prossimo conto che madre Natura ci presenterà,diversamente dall’attuale emergenza COVID-19 non lo potremo pagare.
    Ogni nostra attività quotidiana, anche la didattica, dovrebbe essere svolta attribuendo priorità assoluta al risparmio di risorse ed alla riduzione drastica della produzione di rifiuti.
    Auguriamoci di avere appreso la lezione.

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