L’ antropocene è senz’altro molto urbano.

Luigi Campanella, già Presidente SCI

Le cittá sono divenute la realtà predominante capaci di produrre l’80% della materia di provenienza domestica e di instaurare una rete commerciale mondiale. Le citta possono essere definite come un complesso di progresso ed innovazione, di cultura e benessere, ma anche di stratificazione sociale e di accentramento della popolazione (50% del totale in corrispondenza del 3 % dello.spazio occupato) che di certo ostacola un utilizzo più razionale degli spazi.

Le previsioni sono per un ulteriore aggravamento della situazione : nel 2050 più dei 2/3 della popolazione mondiale vivrà nelle città, cioè 2.5 miliardi in più di abitanti attratti dalla promessa di benessere e prosperità.

Questo sviluppo impetuoso e non controllato ha comportato la necessità di muoversi in regime di emergenza trascurando aspetti vitali, a partire da un’economia basata sulle risorse fossili. Le  città sono affamate di energia e consumano molto producendo quantità insostenibili di rifiuti, circa 2 miliardi di tonnellate l’anno. Questa economia lineare produce circa 4 milioni di morti l’anno  a causa dell’inquinamento ed il 70% delle emissioni di CO2.

Questi dati hanno però un’altra faccia: le cittá rappresentano un territorio di sfida per il cambiamento sul quale competono anche oggi associazioni, cittadini, reti sociali globalmente diffusi, rimediando alla difficoltà di coesione e collegamento al livello ufficiale dei Paesi.

Da questo punto di vista le città del Nord Europa si sono dimostrate particolarmente attive meritandosi riconoscimenti e premi.

Oslo aspira ad essere “carbon neutral” (cioè capace di farsi carico dei propri impatti ambientali e di rendere le proprie attività non impattanti sul clima) nel 2050, ma a quella data Copenhagen lo dovrebbe essere già da 25 anni e Stoccolma e Reykjavik da 10. Purtroppo il resto del mondo si muove a ben altra velocità.

Il 90 % dei 2.5 miliardi di cittadini urbani attesi nel 2050 saranno localizzati in Africa ed Asia: si tratta di Paesi ad impronta ecologica molto inferiore ad 1, con accesso non affidabile al cibo, scarsità di acqua e di elettricità, problemi sanitari e di ingiustizia sociale. Il problema però non deve essere limitato alla riduzione delle emissioni, nel senso che la vivibilità delle città dovrebbe essere una condizione irrinunciabile, intendendo con ciò la compatibilità fra l’urbanizzazione e la disponibilità di spazio: esattamente il contrario di quanto avviene nell’emisfero meridionale con aggregazioni costipate ed insediamenti selvaggi.

Diventa così difficile, quasi impossibile, dotare le comunità di infrastrutture e servizi rendendole più vulnerabili ai cambiamenti climatici. Degli obbiettivi delle citta nordiche, presenza di traffico veicolare limitato alla  trazione  elettrica, sistemi di smaltimento dei rifiuti centralizzati, verde verticale, nelle città del Sud neanche si parla allontanando i benché minimi traguardi di resilienza ai cambiamenti climatici.  Nei pochi casi in cui vengono programmate città nuove lo sono in funzione di interessi economici e di investimento dei detentori dei capitali in resort di prestigio che di certo non saranno accessibili alla popolazione povera di quei Paesi.

Ho parlato di emisfero meridionale come di un sistema omogeneo: in effetti non è cosi. Si tratta di un insieme di Paesi incredibilmente diversi nei quali molte delle sfide sono simili, ma in contesti diversi. Per affrontarle è necessaria la cooperazione fra i Paesi del Sud del mondo, ma anche il trasferimento delle conoscenze dal Nord al Sud. Le città saranno la guida di questo processo verso un futuro sostenibile, ma la battaglia sarà vinta o persa nelle città che si espandono nel Sud del mondo e non nei centri super-connessi delle centri del Nord.

Un pensiero su “L’ antropocene è senz’altro molto urbano.

  1. Il 17 maggio 2015 veniva pubblicata l’enciclica “laudato si” Che rappresenta la dottrina della Chiesa cattolica Materia ambientale, nel settembre dello stesso anno l’ONU Fissava l’agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile Articolata nei 17 Sustainable development goals. In questi due documenti la coscienza ambientale e la riduzione delle diseguaglianze Sembrano le facce di una stessa medaglia e proprio le città sono uno dei 17 obiettivi per cui lavorare.

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