In ricordo di Giulio Giorello.

Luigi Campanella, già Presidente SCI

Non.voglio che il nostro blog trascuri di parlare di Giulio Giorello in occasione della sua morte e di celebrarlo come merita. L’ho conosciuto negli anni 80 quando insieme ad altri colleghi firmai una petizione volta ad una ricomposizione culturale dopo la frattura sancita nei decenni precedenti con la formula delle 2 culture.

Giorello si era battuto già prima di noi per lo stesso ideale ed aveva individuato nella volontá colonizzatrice di alcuni settori e nel processo formativo troppo  disarticolato i principali colpevoli. Ricordo che in Europa proprio in quel tempo stava maturando una critica al nostro Paese proprio per questi motivi ed un avvertimento a ricomporre il dualismo scienza/arte. A tal dualismo, che Giorello interpretava più in chiave scienza/umanesimo egli si oppose non solo scrivendo, ma anche facendo pubblicare libri altrui con la collana “Scienza ed idee”.

Diceva Giorello, a proposito della sua disciplina, Filosofia della Scienza, che era uno dei tentativi di superare le due culture perchè la Filosofia non ha confini. Un altro punto che ci univa era la difesa del pluralismo inteso come correzione  del concetto di  relativismo rispetto al contrario assolutismo. La visione olistica dell’ambiente necessaria per interpretarlo e proteggerlo era un bell’esempio pratico, condividemmo insieme in un convegno al CNR.

Un punto ancora ci univa ed era l’etica della Scienza: quando a Roma La Sapienza nacque il Master di Bioetica ne discussi a lungo con lui circa ii migliore ciclo formativo degli allievi giungendo con lui alla conclusione che purtroppo si doveva lavorare su una lavagna che dopo quasi 20 anni di formazione era ancora bianca, mentre l’etica dovrebbe essere insegnata a partire dal primo ciclo.

Ci dividevamo -io sono credente- sul rapporto Scienza/Religione: si definiva un ateo libero di vivere senza Dio; gli contrapponevo la libertà di credere e Giorello mi confutava: religione e libertà si contraddicono, visto che fra le libertà c’é di certo anche quella di non essere religiosi; si tratta di una metodologia coincidente con la filosofia liberale.

Su questa filosofia ci ritrovavamo sempre: Spinoza, Hume, Popper erano il nostro collante. Forse l’aspetto più interessante della sua filosofia è quello sul metodo scientifico: diceva Giorello che non è sufficiente  ipotizzare, sperimentare, verificare; bisogna aggiungere rivedere e che anche con questa aggiunta non tutte le scoperte scientifiche possono essere giustificate. Bisogna parlare piuttosto che di metodo scientifico di atteggiamento scientifico: i tentativi di stabilire una demarcazione fra scienza e non scienza non sono soddisfacenti in quanto l’unico metodo che abbiamo per segnarla, quello della falsificabilità, è di certo imperfetto.

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