Chimica e Somalia.

Luigi Campanella, già Presidente SCI

In questi tempi difficili troppo spesso si dimentica chi sta anche peggio.

Ecco perchè voglio dedicare questo mio intervento alla sfida alle emergenze da parte di un Paese travagliato, colpito da lotte interne,vittima per eccellenza dei cambiamenti climatici e non certo dotato di una florida economia di mercato, un Paese che conosco per avere interagito con alcuni ricercatori locali: parlo della Somalia, 5 milioni di abitanti con un quasi 50% di bambini, uno degli.Stati più fragili al mondo, colpito oggi da 2 eventi drammatici,la pandemia a noi ben nota ed un’invasione di locuste, che hanno trovato campo fertile nelle terre inondate dalle esondazioni risultato dei cambiamenti climatici.

Tutto ciò va riferito ad un Paese sostanzialmente agricolo. In questo quadro drammatico le restrizioni alle attività per contrastare covid-19 hanno provocato, al pari di quanto osserviamo in Italia, una recessione economica su un’economia di per sè debole.

A causa anche di epidemie ampiamente diffuse il quadro descritto fa stimare da parte dell’Indice Globale della Fame 2020 un valore di 2,1 per la Somalia: 2,1 milioni di persone vivono una crisi alimentare acuta.

Per contrastare questa situazione i movimenti umanitari e le strutture internazionali a favore dei Paesi poveri hanno individuato 4 settori di aiuti, salute, sicurezza alimentare, igiene ed accesso all’acqua potabile. È sempre più chiaro ormai che protezione dell’ambiente, lotta ai cambiamenti climatici e cura della salute umana siano interconnessi.

Esseri umani,piante,animali e loro ambienti condivisi – terra, acqua,aria – sono un unico sistema. Da anni siamo consapevoli che stiamo ferendo gravemente la Terra, nostra casa comune, compromettendo la nostra stessa vita. Stiamo rendendo il nostro pianeta sempre più inospitale ed alcune popolazioni, come quella somala, si trovano già oggi a non avere più mezzi per vivere. Per operare un vero cambiamento e garantire un mondo più equo e giusto, è quindi urgente e necessario rimettere al centro delle nostre azioni un nuovo equilibrio tra salute umana e cura del pianeta. La nostra comunità, quella del blog intendo, è chiamata in causa a 3 differenti livelli: come cittadini, come ricercatori/scienziati, come chimici.


Dalle componenti sociale, etica e tecnico-scientifica del nostro comportamento può derivare la vita di quel 12% di bambini che in Somalia muoiono prima di avere compiuto 5 anni. Talvolta noto delle incoerenze sui metodi adottati per concretizzare quel comportamento.

Gli accordi internazionali e bilaterali sono certo importanti e fondamentali; ma -come sempre- ciascuno può dare il suo contributo in termini di accordi scientifici, di trasferimento tecnologico delle proprie esperienze, di disponibilità alla formazione tecnologica locale, di open science. La chimica può fare molto ed i tradizionali 2 volti di essa verebbero probabilmente definitivamente sotterrati se si potesse attribuire alla chimica la rinascita di Paesi che si trovano in condizioni come quelle della Somalia e, purtroppo, non sono pochi.

https://www.savethechildren.it/press/corno-dafrica-l%E2%80%99invasione-delle-locuste-il-coronavirus-e-le-inondazioni-mix-letale-che-mette

Un pensiero su “Chimica e Somalia.

  1. C’è un quarto livello che ci coinvolge in quanto italiani, quello degli ex colonialisti. In questi giorni in cui governo ed ex alleati Litigano per la delega ai servizi segreti, non possono non tornare alla mente Ilaria Alpi e Miran Rovatin. Ricordo che a quell’epoca preparai in gran fretta, ma con grande ammirazione, l’esame di chimica generale seconda perché il mio professore doveva partire per dare appoggio in un’università somala. Cos’è rimasto di quelle generose collaborazioni?

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