Finanziamento della ricerca.

Luigi Campanella, già Presidente SCI

Molti Paesi hanno adottato sistemi di finanziamento basati sulla misura delle prestazioni dei richiedenti utilizzando con criteri diversi il numero delle pubblicazioni ed il loro impatto scientifico (citazioni, collocazione delle pubblicazioni nelle differenti fasce di livello di qualita). In un recente lavoro del 2019 apparso su High Educ Q.73,45-69) gli autori (D.Checchi ed altri) hanno esaminato come si regolano 31 Paesi trovando che in 7 di essi la valutazione avviene attraverso Peer review (l’Italia è fra questi,insieme a Australia, Francia, Lituania, Nuova Zelanda, Portogallo, Regno Unito) mentre per altri si ricorre ad indicatori bibliometrici. Nel nostro Paese sembra molto importante il problema delle autocitazioni di difficile controverso valore, probabilmente cresciuto dietro una sorta di drogaggio innescato dai criteri ufficiali di valutazione adottati dall’ ANVUR rispetto a individui, dipartimenti, atenei.

L’effetto di queste autocitazioni ha anche un risvolto di politica scientifica: si favorisce la prevalenza dell’indagine nazionale piuttosto che internazionale. C’è poi l’aspetto di valorizzazione delle propria scuola e di supporto per gli indici bibliometrici ai giovani che da essa provengono nei confronti della competizione per accedere alle posizioni ufficiali di professore ordinario o di professore associato. D’altra parte c’è da dire che uno dei meriti richiesto nei concorsi è la continuità scientifica che ovviamente giustifica le autocitazioni. Gli amici Ciavarella e D’Antuono del Politecnico di Bari, da sempre impegnati in questo.tipo di.problematica hanno fatto una considerazione che ritengo.molto interessante: confrontando i dati ultimi con quelli di 20 anni prima non si osservano sostanziali variazioni di impact factor delle autocitazioni, così come rimane costante intorno al 2% la presenza di italiani nella top list dei ricercatori. Tenuto conto che una delle cause che spingono verso le autocitazioni può essere stata la scadenza della Abilitazione Scientifica Nazionale c’è da apprezzare che il peso delle autocitazioni non sia aumentato senza con questo incidere sul valore della bibliografia scientifica nazionale. Anzi Italia, Cina ed India sono i 3 Paesi che hanno mantenuto nei due rilevamenti lo stesso peso in termini di percentuale di presenze nella lista del top rank. I dati ufficiali dicono Italia + 0,2 %, Giappone -20%,ma !!! Cina + 284% e -India + 152%.Questi 2 Paesi, come conferma la crescita del loro PIL, sembrano avere il maggiore potenziale di miglioramento.

Non si può dire se questi incredibili aumenti siano da attribuire alle maggiori risorse messe a disposizione o ad una politica di open science più incisiva. I ricercatori europei
potrebbero trarre vantaggio dalla decisione, presa il 31 luglio, dal governo cinese, di investire 20 miliardi di yuan (circa 2,5 miliardi di euro) nella ricerca scientifica di base, nel corso dei prossimi tre-cinque anni. La Cina aveva annunciato a marzo di avere allo studio la possibilità di aprire ai ricercatori europei due dei propri programmi nazionali di ricerca. I programmi indicati, 863 e 973, interessano molti dei settori prioritari del sesto programma quadro dell’UE, come anche i settori destinatari dei finanziamenti annunciati dal governo. Tra questi figurano la sicurezza alimentare, la medicina e le tecnologie dell’informazione e della comunicazione. La supremazia asiatica è testimoniata dal fatto che tra i primi sei paesi per investimento in R&S, ben quattro appartengono a quel continente: la Cina, appunto, che è seconda assoluta, con una spesa equivalente a 485,5 miliardi di dollari; il Giappone, terzo (con 191,5 miliardi di dollari); la Corea del Sud quinta, con 90,2 miliardi di dollari e l’India sesta, con una spesa equivalente a 86,2 miliardi di dollari. Gli Stati Uniti, come abbiamo detto, restano primi (anche se a quanto pare ancora per poco), con 565,8 miliardi di dollari investiti in R&S nel 2018 mentre la Germania è quarta con una spesa di 120,8 miliardi di dollari.
Certo se confrontiamo i dati del finanziamento pubblico della ricerca i valori italiani, appena sopra l’1%,(circa15 mila miliardi di dollari: un certo disaccordo nel dettaglio dei dati viene osservato) paiono così distanti da quelli indiani e cinesi da fare ritenere l’ennesimo miracolo italiano quel +0,2%.

Un pensiero su “Finanziamento della ricerca.

  1. Pare veramente un miracolo se pensiamo che il più grande ente di ricerca italiano, il CNR, che si gioca i vertici delle classifiche bibliometricHe Nazionali con l’università di Roma “La Sapienza“ e l’Alma mater studiòrum Bologna, Che dovrebbe essere autonomo ma si ritrova con un presidente e tre membri del consiglio di amministrazione su quattro nominati dall’esterno, Langue in attesa della nomina del nuovo presidente Tra inerzie ministeriali e tentativi di cannibalizzazione parlamentari. Come possiamo pensare di competere con paesi giovani e ben finanziati nel realizzare l’economia della conoscenza quando Il finanziamento ordinario non è più sufficiente neanche per il ricercatore fermo E la finalità dell’ente sembra essere il soddisfacimento di barocchi Regolamenti di amministrazione?
    Non posso biasimare l’industria che rifugge la macchinosa ricerca pubblica ne il ricercatore che legittimamente aspira ad una valorizzazione professionale e Metti in atto qualche sotterfugio, sia l’autocitazione o la creazione di lobbies per le citazioni di scambio, Soffocato da un sistema Privo di una qualsiasi permeazione tra accademia, enti di ricerca e sviluppo industriale. Mancanza di visione a lungo termine, in capacità di coordinamento nazionale, autoreferenzialità, Campanilismo: sono queste Le cattive abitudini che dobbiamo perdere.

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