Strategia italiana sulla riduzione di gas serra.

Luigi Campanella, già Presidente SCI

“Strategia italiana di lungo termine sulla riduzione delle emissioni di gas serra” è il titolo di un documento inviato dal precedente Governo alla Commissione Europea. (https://www.minambiente.it/notizie/cambiamenti-climatici-trasmessa-bruxelles-la-strategia-nazionale-di-lungo-periodo)

Volendo individuare una novità del documento questa va di certo trovata in uno scenario energetico rinnovato con una dritta verso la decarbonizzazione ed un ridotto uso dei combustibili fossili. Quello che la CE aveva richiesto ai Paesi della Comunità era un documento programmatico di adesione alla strategia al 2050 finalizzata al rispetto di Parigi nella COP21 del dicembre 2015.La strategia italiana al 2050 è coerente con quella europea: la decarbonizzazione delinea una drastica riduzione dei combustibili fossili con uno scenario che prevede una consistente diminuizione della domanda di energia,una forte elettrificazione della mobilità e nei trasporti,un aumento elevato della produzione di energia rinnovabile. Il documento con il suo all.to riporta numeri e tecnologie di questo cambiamento.Il confronto fra il bilancio energetico del 2018 e quello delineato del 2050 mostra la scomparsa dell’uso del carbone e del petrolio ed un ridimensionamento nell’uso del gas naturale. Per fare fede a questo programma è necessaria una permeazione con esso di tutte le le politiche pubbliche,in un percorso ampiamente condiviso.E’avvenuto molto spesso che questo percorso già in più sedi reclamato ha trovato nella sua attuazione difficoltà e resistenze che solo si possono superare con un cambio di atteggiamento da parte dei diversi livelli istituzionali,dei cittadini e delle imprese. Sul piano dei contenuti delle scelte al 2050 emerge il ruolo di elettricità ed idrogeno; il che suggerisce di valutare le possibilitá di progressiva riconversione delle infrastrutture gas per il trasporto e la distribuzione. Per la veritá sull’idrogeno stiamo assistendo ad un dibattito. Sia l’UE che il MISE hanno obbiettivi importanti sull’idrogeno: per la prima vanno costruiti elettrolizzatori per produrre 10 milioni di tonnellate di gas entro il 2030,per il secondo l’idrogeno deve penetrare il 20% dei consumi finali di energia entro il 2050.

La filiera dell’idrogeno è tecnicamente matura, ma il quadro legislativo appare poco chiaro e l’input politico non c’e stato, probabilmente per motivi collegati alla convenienza economica, al problema del trasporto ed a quello della materia prima nel caso di produzione elettrolitica ( acqua dolce o acqua di mare). Questo.spiega il modesto valore della quota idrogeno italiana, solo 1%.  che non proviene da fonti rinnovabili. C’é poi un problema ambientale, di certo non secondario. L’idrogeno verde, ottenuto cioè per elettrolisi con energia da fonti rinnovabili potrebbe risultare assai poco verde per l’ingente consumo di risorse idriche, delle quali il Sud del Paese scarseggia (per ogni kilo di idrogeno ci vogliono 9kg di acqua). Circa poi gli utilizzi industriali dell’idrogeno, riducente  in raffineria o per sintetizzare materie prime come ammoniaca e metanolo o anche per produrre polimeri viene spontanea la domanda se abbia senso estrarre il gas per elettrolisi a questi fini. Per arrivare alla neutralità climatica (emissioni nette zero di gas serra) sono necessarie scelte politiche e tecnologie perseguibili soltanto su base europea coordinata, nonché una condivisione internazionale del processo primario di decarbonizzazione.

Ecco un punto importante rispetto a quanto detto sopra circa l’idrogeno: potrebbe il suo utilizzo  trovare uno sviluppo proprio nell’ambito della decarbonizzazione del settore energetico, come alcuni recenti accordi industriali paiono confermare.Nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR),il programma che l’Italia deve inoltrare alla Commissione Europea nell’ambito del Next Generato on EU – -strumento per rispondere alla crisi pandemica provocata dal Covid19 -c’è un capitolo piuttosto breve dedicato al l’idrogeno dove, in via molto generale,si parla di produzione, distribuzione ed utilizzo di idrogeno verde, nonché di realizzazione degli elettrolizzatori.

2 pensieri su “Strategia italiana sulla riduzione di gas serra.

  1. Già alcuni autobus usano l’idrogeno come co-combustibile Del gasolio nel ciclo diesel per diminuire il particolato emesso e il quantitativo di anidride carbonica per chilometro percorso. In Francia stanno sperimentando l’immissione nella comune rete di distribuzione del gas naturale di una piccola concentrazione di idrogeno (5%) che non dovrebbe infragilire le tubature come fa invece l’idrogeno puro. Si dovrebbe poi valutare se la tecnologia dell’idrogeno è matura per sostituire una quota del coke nelle acciaierie italiane che, per fortuna, sono costruite in riva al mare. Per contro, la riapertura dell’impianto di produzione di alluminio primario in Sardegna, visto l’elevato consumo energetico di questo processo (~14kWh/kg[Al]), comporterà la riaccensione di una centrale termoelettrica a carbone ma anche le emissioni di anidride carbonica prodotte dall’anodo sacrificale nel processo di riduzione dell’allumina fusa. Ci si deve interrogare anche se la tecnologia è pronta a sostituire questi processi e se gli elettrolizzatori utilizzano ancora elettrodi di platino che è una materia prima critica per l’economia europea così come sono critiche le materie prime con cui si dovrebbero realizzare i pannelli fotovoltaici necessari a fornire l’elettricità agli elettrolizzatori. Insomma, sarebbe opportuno che questi documenti di indirizzo politico venissero anticipati da approfonditi studi di Lifecycle assessment sulle tecnologie mature per andare a sostituire quelle oramai centenarie basate sui combustibili fossili. L’attuale tecnologia delle batterie al litio ad esempio non può essere considerata un’ azione di contrasto ai cambiamenti climatici finché l’energia elettrica non sarà completamente svincolata dei combustibili fossili e non si sarà creato un’ infrastruttura per il riutilizzo stazionario delle batterie dismesse dai veicoli.
    Invito infine a visitare il sito http://www.weee4future.eu Per stimare, ad esempio, quanta anidride carbonica si potrebbe salvare smaltendo correttamente le apparecchiature elettriche ed elettroniche che giacciono inutilizzate nelle nostre case E nei nostri ambienti di lavoro, questo per dimostrare che, aldilà dei trasporti, numerosi sono gli ambiti da cui si potrebbero ridurre le emissioni di anidride carbonica.

  2. A mio parere l’uso principale dell’idrogeno verde dovrebbe essere quello nei veicoli (auto, autocarri, treni e addirittura aerei) utilizzando le fuel cells, che forniscono ai veicoli un’efficienza complessiva superiore al 60%, ma putroppo non sono ancora una tecnologia matura nonostante il grande impegno di ricerca e di sviluppo in corso [1].

    [1] H. D. Wallace, Jr. (2019) Fuel Cells: A Challenging History.Substantia 3(2) Suppl. 1: 83-97. doi:
    10.13128/Substantia-277

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