Big data e covid19

Luigi Campanella, già Presidente SCI

La drammatica esperienza che stiamo vivendo ci sta insegnando tante cose: mi é capitato di dirlo più volte!  

Saremo stati buoni scolari?

Uno degli argomenti che più mi hanno affascinato riguarda il patrimonio dati. Quando ero studente disporre di dati era un privilegio di pochi, i computer personali praticamente non esistevano, le banche dati erano appena in formazione.

Eppure oggi il patrimonio di informazione che dietro questi dati si cela è una ricchezza; ma come è vero che il denaro spesso non fa la felicità anche i dati spesso restano informazione, non diventano conoscenza, assumono il ruolo di barriere fra addetti e cittadini, diventano pericolosi superamenti del giusto diritto alla privacy.

Ecco allora che come per i soldi la felicità così per i dati la conoscenza: si possono ottenere ma se si è capaci di gestire il prezioso patrimonio con attenzione ed etica. Questa é la scienza del comportamento, quello di ognuno, che per rispondere a criteri etici deve essere rispettoso della dignità della persona, come singolo e come comunità.

In questi giorni credo non ci sia cittadino che non presti attenzione ai comunicati, alle reprimende, alle raccomandazioni, all’elenco di imposizioni e limitazioni da parte dei vari Comitati Tecnici preposti a regolare la libertà dei cittadini durante la pandemia. Questi esperti svolgono un lavoro prezioso, cercano di giustificare ai cittadini le necessarie riduzioni di libertà. Il problema è che entrano in dialogo diretto con i cittadini senza mediazione politica.

Questo stile di comunicazione è inappropriato: come diceva Weber “la scienza è come una mappa, non ci dice dove andare, ma come andarci“.

Invece circa il dove andare spesso sentiamo critiche alle scelte di governo, per influenzare e governare sulla base di dati che però risultano filtrati. I big data proprio per la loro natura per produrre conoscenza devono essere interpretati, ma la chiave di interpretazione diviene uno strumento selettivo fra conoscenza e chi la può acquisire e non-conoscenza. I politici hanno certamente il dovere di utilizzare la migliore conoscenza che i dati disponibili offrono, ma il bilanciamento fra conoscenza scientifica e altri valori, quali costi psicologici, economici, sociali, disomogeneità di carico fra le differenti situazioni geopolitiche sociali, industriali spettano alla politica.

Un altro punto che prima ricordavo riguarda la privacy. Ogni giorno sui mass media vengono pubblicate notizie di diffusione illecita di dati personali che riguardano anche le Amministrazioni ed i Ministeri. La pandemia ha accelerato il processo di digitalizzazione. Ma questa rivoluzione, in sé preziosa, non può prescindere da quella della ciber-sicurezza e della protezione dati.

D’altra parte fra i due c’è stretta relazione: si pensi alle frodi bancarie, ai furti di account, alla vendita di prodotti inesistenti. Esistono normative importanti a livello europeo e figure obbligatorie in ambito sia pubblico che privato: il responsabile della protezione dati DPO  esiste formalmente dal maggio 2018, ma purtroppo trattasi di figura difficile ad essere formata. Questo ci riporta ad un altro tema più volte sollevato sul blog, cioè alla corrispondenza fra offerta didattica ed esigenze/richieste del mercato. La tradizionale articolazione dell’università a volte fatica a rendersi conto della richiesta di figure che la scavalcano per il taglio interdisciplinare e la combinazione di discipline tecniche con altre più amministrative.

Il DPO può rappresentare uno stimolo a riconsiderare da parte degli atenei queste figure realizzando progetti didattici integrati. La chimica credo sia fra le discipline più interessate ad un approccio olistico verso la conoscenza

2 pensieri su “Big data e covid19

  1. Quello che ha impressionato me invece è stata l’assoluta incapacità dei giornalisti di trasmettere in maniera corretta il significato dei dati che ricevevano.
    Forse l’ammissione all’ordine dei giornalisti dovrebbe essere vincolata a un esame di statistica.

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