Repliche di primavera.

Mauro Icardi

E’ una triste tradizione quella  cui stiamo assistendo. Vale a dire che ogni inizio anno, con una impressionante regolarità, che è scandita quasi cronometricamente, e purtroppo nell’indifferenza quasi totale si leggono titoli di giornali o agenzie di stampa di questo tenore.

https://www.ansa.it/lombardia/notizie/2021/03/29/ambiente-grande-siccita-po-e-sceso-fino-a-45-portata_e673bfec-e115-4a57-9df3-c757e56abb33.html

Leggendo questa nota di agenzia, quello che maggiormente mi lascia dubbioso è la speranza nell’arrivo di precipitazioni, e l’ennesimo richiamo a interventi concreti che troppo spesso rimangono lettera morta.

 Dato che si parla di pioggia, e che tra le dotazioni dell’impianto dove opero figura un pluviometro dal quale posso acquisire dati, condivido il grafico delle precipitazioni da inizio anno.

L’ultima precipitazione piovosa di una certa importanza risale alla data del sette Febbraio, quando abbiamo rilevato 43 mm di pioggia caduta. Il giorno dieci dello stesso sono stati rilevati 12 mm.  Nel mese di Marzo in totale 7 mm  dovuti  principalmente a nevischio e che nel bilancio totale e nella valutazione degli effetti sono praticamente insignificanti.

Per amore di precisione ho confrontato i dati del pluviometro aziendale, con quelli del bollettino del Centro Geofisico Prealpino di Varese, e con mia grande soddisfazione li ho trovati congruenti.

 Sono quasi due mesi che non piove in maniera importante: basti pensare che in questo intervallo di tempo si sono misurate precipitazioni che sono pari al 15% di quelle che cadono in media in questo periodo dell’anno nella zona compresa tra Varese, Como e il Canton Ticino. Con qualche mese di anticipo, si rischia di dover ricorrere all’irrigazione per salvare le colture, soprattutto quelle orticole. Le maggiori preoccupazioni riguardano gli ortaggi seminati nelle ultime settimane. Molti agricoltori aspettano prima di montare l’impianto di irrigazione, dunque ci si ritrova a ‘rincorrere’ la siccità.

 A questa situazione si aggiunge il problema dello scioglimento dei ghiacciai. Questo fenomeno provoca l’accresciuto rischio di disastri naturali quali inondazioni, colate detritiche e frane. I laghi che si formano all’interno di un ghiacciaio rischiano di riversarsi improvvisamente a valle, spazzando via villaggi e infrastrutture. E con l’assottigliarsi del ghiaccio e dello strato di permafrost, le montagne diventano più instabili. Regolarmente, le immagini del cedimento dei versanti alpini fanno il giro del mondo.

Tutto questo ci pone di fronte alla necessità di una gestione diversa della risorsa idrica, soprattutto per quanto riguarda la gestione delle precipitazioni nevose in quota. Che molto spesso non sono più a carattere nevoso, ma di pioggia, spesse volte concentrata in tempi ristretti (qualche ora) con precipitazioni molto abbondanti.

A valle di tutte queste situazioni, gli impianti di trattamento acque, particolarmente quelli di depurazione sono sottoposti a fenomeni di repentine variazioni di portata, con la possibilità di evidenti fenomeni di wash out (trascinamento veloce e violento di solidi nelle zone terminali di trattamento).

Ormai la maggior parte delle aziende di gestione del ciclo idrico sta predisponendo i “Water safety plan”, e quindi analizza i fattori di rischio in ogni singola fase del trattamento del ciclo idrico. E questa è una garanzia di controllo ed attenzione. Ma occorre un altro passo avanti. Cioè quello di inserire questo tipo di attività, all’interno di una visione più ampia. Cioè la consapevolezza dell’importanza dei beni comuni, e conseguentemente la loro protezione e valorizzazione. Partendo proprio dall’acqua che è forse quello più conosciuto.

Io sono un tecnico di laboratorio del ciclo idrico. E inseguo ancora un progetto personale di sensibilizzazione e educazione idrica. Che non è completo se non si allarga anche alla comprensione di problemi tra loro collegati, per esempio di come il riscaldamento globale stia incidendo in maniera decisamente significativa sulla gestione della risorsa idrica. Ritengo che cittadini e utenti correttamente informati,  possano essere  meno influenzati a rifugiarsi in atteggiamenti irrazionali di negazione e superficialità.

3 pensieri su “Repliche di primavera.

  1. Caro collega,
    hai delineato perfettamente la situazione. Da anni mi son convinto che, con la progressiva “appenninizzazione”delle Alpio dovuta al Global Warming, per conservare agricoltura, paesaggio ed economia, sarebbe saggio partire ora a costruire quanti più invasi possibile, per regolare il corso dei ns fiumi alpini, per assorbire le piene quando piove (troppo) e rilasciare l’acqua quando non piove (troppo).
    Come sempre, anche altrove ma particolarmente nel ns paese, si tratta di azioni da programmare da oggi perchè siano efficaci fra 50/70 anni, sullo scorcio del 21mo secolo… da noi non siamo capaci di programmare neppure a 5 anni…😢😢😱
    La rete delle dighe di trentino/bellunese/alto adige fu iniziata ad essere studiata e progettata ancora dall’imperial regio governo austro-ungarico, per finire di essere realizzata nel ventennio fascista (o nell’immediato dopoguerra) e spacciata per grande opera del regime.
    Poi venne il tempo delle dighe “a là Vajont”, costruite splendidamente ma nel posto sbagliato, senza considerare la geologia ma solo i potenziali guadagni per i proprietari.
    Ora, anche a distanza di 60 anni, quella “tragica fatalità” (come la osò definire i grande “intellettuale” Dino Buzzati) renderà impossibile, se non si convinceranno le popolazioni come si deve, realizzare anche i più utili e sicuri sbarramenti del mondo. Ne saremo capaci ?

    stefano antoniutti

  2. Bello! Ma quanto indietro riusciresti a recuperare i dati pluviometrici del tuo impianto?
    Il club alpino Italiano recentemente pubblicato delle fotografie storiche di ghiacciai affiancando quelle attuali: il risultato è veramente impressionante.

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