Riflessioni amare, in un’Italia immobile e immodificabile.

Mauro Icardi

Ho voluto aspettare qualche giorno, prima di scrivere questa mia riflessione. Una che parte da una grande sensazione di sbigottimento, e termina in una grande amarezza. Personale e civile. Nell’Italia della terra dei fuochi, dei rifiuti smaltiti sotto le autostrade, dei capannoni di rifiuti incendiati, si apre un’altra triste pagina.

https://www.ansa.it/toscana/notizie/2021/04/15/ndrangheta-in-toscana23-arresti-drogastradeconcerie_db09b762-f795-4f55-8607-3538436f8dd3.html

La vicenda è l’ennesima cui assistiamo. E probabilmente seguirà la solita trama: sarà detto di non emettere giudizi prima di una pronuncia definitiva delle autorità giudiziarie. Seguiranno diversi commenti  (tra cui anche questo mio), stupore, indignazione e poi, come ciliegina sulla torta, la convinzione in fondo nemmeno troppo priva di fondamento, che in Italia tutto quello che riguarda la gestione ambientale, sia destinato a svolgersi con queste modalità.  Negli anni 70 ho iniziato ad approfondire i temi di cui sentivo spesso parlare. Dalle sofisticazioni alimentari, all’inquinamento. Sono stati gli anni in cui si sono svolte le vicende dell’incidente di Seveso, dell’epidemia di colera a Napoli. Le mie prime riflessioni, istintive e mosse da una curiosità che faticavo a placare. Ho scelto di fare della chimica lo strumento per la mia crescita personale, e con la convinzione che fosse uno strumento utile per l’accesso al mondo del lavoro, e la sua conoscenza utile per la risoluzione dei problemi ambientali, anche se a molti poteva sembrare paradossale.

Ho seguito e cercato di capire le tantissime vicende legate alla questione ambientale in Italia. Molti forse le hanno dimenticate, ma io ancora le ricordo. Vicende storiche, dall’ACNA di Cengio narrata anche da Beppe Fenoglio in “Un giorno di fuoco”. Fenoglio scrive un brano che forse conoscono in pochi, ma che merita una rilettura: “Hai mai visto il Bormida. Ha l’acqua colore del sangue raggrumato, perché porta via i rifiuti delle fabbriche di Cengio e sulle sue rive non cresce più un filo d’erba. Un’acqua più porca e avvelenata, che ti mette freddo nel midollo, specie a vederla di notte sotto la luna.” E l’elenco non finisce qui: Caffaro a Brescia, e tante altre realtà locali che sfuggono. Trissino e PFAS una delle più recenti.

Questa vicenda Toscana poi mi lascia perplesso anche per un’altra ragione, molto personale. Vede coinvolta anche l’associazione dei conciatori di Santa Croce sull’Arno. L’associazione che ha costruito e gestisce il depuratore che si occupa della depurazione dei reflui conciari. Ho scritto un resoconto della visita effettuata nel Settembre 2019.

Ho voluto rileggerlo. Mi è sembrato un articolo corretto ed equilibrato. Che però si ferma al trattamento delle acque, perché quello fu l’oggetto della visita. Dei fanghi ci fu detto che venivano trattati in un altro sito. Che venivano anche recuperati i bagni di cromo esausti.

In questo momento mi domando quale sarà l’effetto immediato di quest’ultima vicenda. Perché la sensazione che provo fatico quasi a descriverla. Questo impianto è (o era) un fiore all’occhiello. Ha avuto un risonanza tale che è assurto agli onori non solo di questo blog, ma anche della televisione nazionale.

In questo servizio televisivo si parla del sito, come di un modello moderno e funzionale di economia circolare.

Nel frattempo anche le organizzazioni sindacali della zona, si dichiarano preoccupate delle ricadute che la vicenda potrà avere sul comparto conciario, sui lavoratori e sulla salute delle persone.

I residui della depurazione delle acque provenienti dal trattamento conciario, circa 8000 tonnellate sono state smaltite non nei siti autorizzati ma utilizzati come fondo di base di strade in costruzione. Pratica non nuova, perché è stata già utilizzata altrove.

https://tg24.sky.it/cronaca/2014/02/11/a4_autostrada_dei_veleni_rifiuti_tossici__cromo_esavalente

In questo momento vorrei cercare di essere razionale. Non ci riesco. Vicende come queste hanno il potere di farmi davvero arrabbiare.

Perché in Italia, e lo dico con molta amarezza la gestione dei beni comuni non interessa di fatto quasi a nessuno, oppure è mal compresa. E così si dalla sindrome Nimby (Not In My Back Yard, ossia non nel mio giardino) si passa alla sindrome Nimto (‘not in my terms of office’ cioè ‘non durante il mio mandato elettorale’).

Se le soluzioni non si trovano, o non si vogliono trovare, non c’è da stupirsi che poi sia la criminalità organizzata a gestire lo smaltimento dei rifiuti.

Questo blog ha come suo scopo, quello di fare informazione, di comunicare che possono esistere soluzioni tecniche praticabili.  Ogni vicenda di questo genere azzera, o diminuisce di molto la fiducia della pubblica opinione, di suo già troppo spesso disorientata.

Ora non rimane che aspettare la conclusione dell’inchiesta. L’ennesima di questo genere. L’ennesima vicenda in cui un albero che cade fragorosamente, fa più rumore di una foresta che cresce. E dove l’assuefazione rende quasi inutili gli sforzi di chi si applica con correttezza a cercare di gestire le questioni ambientali. Io personalmente penso che serva una rivoluzione morale ed etica. Che serva il ritrovare la nostra funzione di cittadini consapevoli. Perché a mio parere un paese disattento e superficiale, non può che esprimere una classe dirigente affine. I tempi per la soluzione dei problemi ambientali non sono maturi. Sono in fase di marcescenza. C’è molto da mettere in discussione.  Credo che in questo caso non siano le questioni tecniche quelle da mettere sotto la lente d’ingrandimento. Ma quelle etiche, morali, educative. Diversamente non ci saranno soluzioni. Né per noi, con le nostre specificità italiche, né per il resto di questo pianeta malato.

5 pensieri su “Riflessioni amare, in un’Italia immobile e immodificabile.

  1. Gentile prof. Icardi,
    sono Fabio Olmi e ho organizzato personalmente la visita all’impianto Aquarno di S. Croce sull’Arno in occasione del corso estivo “Giuseppe del Re” del Settembre 2019 a S. Miniato (diretto da Margherita Venturi) contattando presidente e vicepresidente dell’Associazione Conciatori di S. Croce sull’Arno Quando ho saputo al notizia dell’operazione in connivenza con la mafia mi sono sentito indignato e tradito e molto, molto amareggiato. Si ricorderà della visita fatta anche da lei nell’occasione che ho ricordato.
    Leggo sempre i suoi contributi legati alla questione ambientale in Italia. Sono perfettamente d’accordo con il suo articolo presentato oggi, non sono d’accordo solo col titolo che non lascia nessuna speranza che questo benedetto Paese possa anche cambiare.

  2. il commento è semplice…. svincolare dai politici la gestione e controllo acque e rifiuti… non far entrarevdalla finestra levcose uscitevdalla porta… tramitebATO consorzi etc etc! il. rischio è troppo grande per mettere i politici in. mezzo. in csmpania incidenza tumorale enorme
    .. e tenuta ben. nascosta… venuta fuori solo dalla procura di napoli nord e l’ISS…. non posdiamo permetterci altro…

  3. Egregio Prof. Icardi,

    Complimenti per il suo articolo!

    Seguo spesso i suoi interventi e li ho trovati sempre interessanti sul piano tecnico e ineccepibili anche su quello politico e sociale.

    Sono perfettamente d’accordo con lei nel ritenere che la catastrofe ambientale che affligge anche il nostro Paese richieda non solo valide soluzioni tecniche, che forse sono già disponibili e fattibili, ma soprattutto un profondo cambiamento di paradigma etico-morale da parte di noi cittadini.

    Cordiali saluti,

    G.S.

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