Prima del riciclo: riuso, riparazione.

Claudio Della Volpe

In questi giorni il sito Samsung ha messo online ma solo in francese un manuale veramente unico.

Si tratta del primo manuale tecnico per la manutenzione di un telefono di ultima generazione con i dettagli costruttivi, argomenti di cui le aziende sono in genere molto gelose, il famoso know-how.

Perché ha fatto questo e perché solo in francese?

Perché dal primo gennaio in Francia c’è una nuova legge che impone alle aziende di indicare il “grado di riparabilità” dei prodotti, cioè un numero da uno a dieci che indica quanto è facile aggiustarli se si rompono.

Non è il primo tentativo di combattere l’obsolescenza programmata, una sciagurata tecnica per aumentare i profitti nata ormai quasi un secolo fa; si narra infatti che il primo esempio di obsolescenza programmata sul mercato mondiale sia stato il cosiddetto accordo Febo.

Il 23 dicembre 1924  i grandi produttori di lampade ad incandescenza si riunirono a Ginevra per standardizzare le caratteristiche del loro prodotto, ma fra le altre regole imposero che la durata media della lampada avrebbe dovuto essere di 1000 ore, mentre già allora lo standard produttivo raggiungibile era ben superiore; in questo modo attraverso una apparentemente innocua regola tecnica imposero un sovraconsumo di lampade abbassandone lo standard tecnico al solo scopo di venderne di più; l’accordo avrebbe dovuto durare fino al 1955 ma la 2 guerra mondiale si incaricò di abolirlo; tuttavia in seguito questa scelta divenne la norma per i prodotti di massa che videro la luce DOPO la 2 guerra mondiale.

Oggi siamo arrivati ai casi assurdi come quello dell’iPhone Apple, https://www.altroconsumo.it/organizzazione/media-e-press/comunicati/2020/obsolescenza-programmata-iphone-pronti-alla-class-action-contro-apple

quando su un prodotto già esistente tramite un update software si è peggiorata la durata della batteria senza avvisare gli utenti con la solita scusa di un “miglioramento” del software.

Il Tribunale ha confermato che la società di Cupertino ha rilasciato gli aggiornamenti del firmware iOS 10 e 10.1.2 per gli iPhone 6/6Plus/6s/6sPlus,senza informare adeguatamente i consumatori della riduzione sensibile delle prestazioni che avrebbero subito i loro dispositivi.

In altri paesi l’azione dei consumatori ha costretto Apple a pagare centinaia di milioni di dollari di risarcimento.

Insomma le vie dell’obsolescenza programmata, o perfino indotta post vendita, sono infinite e sono la base materiale dell’invasione di rifiuti, dello sperpero di risorse cui corrispondono dall’altro lato l’accumulo di migliaia di miliardi di profitti.

Anche in Italia c’è una legge sul tema che obbliga in alcuni settori come gli elettrodomestici a produrre i ricambi per almeno 7-10 anni; ma sono ancora deboli sterzate nella direzione giusta.

Nella mia vita ho posseduto finora due lavatrici una mi è durata 20 anni e anche l’altra; e attenzione mi sono durate “solo” 20 anni perché non si trovavano più i pezzi di ricambio; erano della medesima marca italiana non più esistente, che forse produceva troppo bene in un mondo di lupi dalle zanne obsolescenti; non so quanto mi durerà la “tedesca” che ho comprato qualche anno fa, ma certe leggi potrebbero, come l’accordo Febo, stare sotto i limiti tecnici EFFETTIVI con lo scopo di massimizzare le vendite e i profitti, con la scusa di un progresso tecnico inarrestabile ma spesso non necessario. Certo le lavatrici attuali hanno un bel pannello programmabile , ma fanno dopo tutto le stesse azioni meccaniche che facevano 40 anni fa.

Ma perfino gli sviluppi informatici, i sistemi multicore attuali quanto sono effettivamente utili nelle applicazioni comuni di ogni giorno, dopo tutto anche scrivere è una operazione che non può andare centinaia di volte più veloce se la continuiamo a fare a mano; o quanto serve che, come ha fatto Apple si introduca un chip che blocca tutto se uno sostituisce dell’hardware non originale? La mancata interoperabilità fra i software a 32 e 64 bit è necessaria o serve solo a vendere di più? La compatibilità si dice è impossibile, ma non si danno al pubblico i mezzi per accertarsene. Il dubbio rimane e fa pensare che l’industria informatica debba essere soggetta ad una attenta politica di riforma strutturale che metta al centro gli sviluppi tecnici effettivi non solo pubblicizzati e virtuali. Ogni anno ci propongono rivoluzionari cambiamenti che di fatto consistono in un controllo sempre più stretto delle possibilità del cliente o di prestazioni che solo una percentuale ridicola di persone potrà sfruttare.

Il contraltare è un consumo insostenibile di risorse minerarie preziose e non rinnovabili ed un inquinamento crescente legato alla difficoltà di smontare in modo efficace oggetti non progettati per essere riciclati.

La legge francese fornisce una indicazione minima ma importante: i produttori devono dire come si smontano e riparano i prodotti ai clienti e lasciarli liberi di farlo anche da soli, fornire i ricambi per periodi minimi abbastanza lunghi e non obbligarli a cambiare tutto a tempi fissi buttando dispositivi ancora perfettamente funzionanti.

Il nostro pianeta e la nostra civiltà “tecnologica” non possono sopportare ulteriormente uno sfruttamento delle risorse finalizzato al profitto dietro lo scudo di un illusorio “libero” progresso tecnico più virtuale che reale o al contrario (ma con effetti equivalenti) un blocco programmato del progresso tecnico centellinato al pubblico quando non fa più comodo la sua velocità.

Insomma il progresso è una cosa troppo importante per lasciarne il controllo ai privati; è la collettività che deve assumersi la responsabilità di attuarlo in un modo che non peggiori la vita dei più per aumentare i profitti dei pochi.

Riferimenti.

https://www.ilpost.t/2021/4/14/riparabilità-smartphone-francia/

7 pensieri su “Prima del riciclo: riuso, riparazione.

  1. Riuso riparazione e riacquistare 30 milioni di TV o decoder per fare spazio al 5gi per l’internet delle cose e al canone RAI in bolletta enel

  2. Caro Devolvev, parole non sante, di più che sante !
    La mia generazione (classe ’56) ha visto il passaggio dall’economia all’osso (ma per fare cose che durassero, era la ripresa del paese dopo la guerra) all’economia dei consumi (anni ’70) a quella dello spreco vero e proprio, e conserva la memoria dei servizi di riparazione per ogni tipo di oggetti (si riparavano addirittura le calze da donna di nylon !).
    Ritengo che il “turning point” sia stato quello, seconda metà degli ’80, dell’informatizzazione. La rincorsa fra hardware (processori intel/motorola) e software (soprattutto MS-DOS e Windows 1,2,3 etc) ha creato un circolo di pensiero e di enormi guadagni basati sulla sostituzione completa di sistemi ancor perfettamente funzionanti (e ancora suscettibili di miglioramenti) al massimo entro 12/18 mesi (per un paio di decenni è sembrato normale, nella mia segreteria, sostituire PC, Monitor e stampanti ogni due anni…piuttosto che, semplicemente, aumentare la RAM e sostituire HD).
    L’esempio è stato paradigmatico anche negli altri settori, ed ora sembra normale (per fare il tuo esempio personale) comprare una lavatrice sapendo di doverla buttare (piuttosto che riparare) dopo 3/4 anni perchè l’immissione sul mercato a prezzi decrescenti (perchè fabbricati in paesi del terzo mondo senza tiutele per l’ambiente e per i lavoratori) di prodotti di qualità sempre inferiore rende comunque inattrattivo investire su prodotti di qualità (frà l’altro sempre più rari).
    Interi settori merceologici si sono praticamente estinti nelle nostre città, sostituiti da aziende della grande distribuzione (si pensi agli articoli sportivi) che operano esattamente con queste logiche aziendali, salvo poi magari chiudere all’improvviso quando i margini di guadagno non sono più abbastanza stratosferici…
    Speriamo che provvedimenti come quello francese siano presto parte della legislazione impostaci (una volta tanto in bene) dalla Comunità Europea !

    stefano antoniutti

  3. Stefano un esempio sportivo; i pattini; comprai dei pattini con ruote in gomma anni fa e li ho usati per un po’ ma poi cosa è successo? han sostituito le ruote di gomma con quelle in silicone che si consumano a grandissima velocità ed è diventato costosissimo andarci; ma che follia è? casomai il silicone va bene per farci una gara ma non per andarci tranquillamente, ma se sei capace adesso di trovare le ruotine in gomma! solo silicone che costa di più e dura di meno; conclusione pattini i cantina; società di matti completi

    • Toto implicitamente sto proponendo che si copi la legge francese, sarebbe già un segnale importante per tutti i gruppi dell’elettronica con la riduzione di questo assurdo sistema che ogni anno presenta “una novità inutile”

  4. Non concordo sul fatto che le lavabiancheria fanno le stesse azioni da quarant’anni, grazie all’elettronica adesso sono in grado di misurare il carico e regolare la quantità d’acqua nonché la conseguente energia per riscaldarla, prima di ogni lavaggio. I grandi passi nel settore degli elettrodomestici hanno imposto la revisione dell’ecolabel E da quest’anno non si troveranno più elettrodomestici in classeA+++ solo perché sono state ridistribuite le prestazioni energetiche visto che oramai quelli a bassa prestazione non esistevano più e si era costretti ad aggiungere Infiniti + alla classe migliore.
    Aggiungo che oramai da anni sono presenti sul mercato due marchi di telefoni che distribuiscono dispositivi modulari progettati per l’auto riparazione.

    • Caro Alberto io ho scritto una cosa diversa sulle lavatrici: fanno dopo tutto le stesse azioni meccaniche che facevano 40 anni fa. Fanno le stesse azioni meccaniche, hanno la stessa tecnologia; sbattono i panni su e giù , li agitano e scaricano detersivo e acqua; poi è chiaro che c’è un controllo elettrico o elettronico più o meno sofisticato per ottimizzare le operazioni ma nessun vero passo avanti; già 20 anni fa la mia ultima lavatrice faceva questi controlli;quanto alle prestazioni energetiche si devono misurare sul ciclo di vita intero non sulla semplice operazione di lavaggio; cambiare la lavatrice implica costruirne una nuova con i nuovi materiali e così via; il risparmio possibile sull’operazione finale vale la candela della nuova produzione? E’ la stessa domanda che funziona per le euro n+1 o per le elettriche rispetto alle diesel; il confronto si deve fare sul totale energetico non sulla singola operazione, ossia LCA. Infine sui marchi di telefoni sosteniibili io conosco solo Fairphone e mi piacerebbe conoscere l’altro; ma dato la quota piccola di mercato coperta la questione di fare una legge che valga per TUTTI i telefoni (o le TV o altro) è importante; non si tratta di una scelta individuale per salvare l’anima si tratta di ridurre i consumi di materiali pregiati e dunque deve essere un obbligo per TUTTE le marche non una scelta sia pur condivisibile ma numericamente trascurabile anche a causa del fatto che gli altri cellulari hanno immagini mirabolanti; i fairphone sono una ottima e basilare testimonianza ma a noi serve un cambio di rotta totale e obbligato. La buona volontà non basta più, non c’è tempo.

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