Pidocchi, chimica e totani.

Claudio Della Volpe

Giorni fa una foto che ho visto su FB mi ha suscitato un ricordo d’infanzia che poi si è trasformato in questo post.

Probabilmente lo considererete un post un po’ sopra le righe.

Anzitutto perché parlare di pidocchi; beh la pandemia ci ha da oltre un anno dato una “salutare” scossa sociale a riguardo del nostro rapporto con la Natura. Ci ha ricordato che non siamo onnipotenti, nonostante siamo in grado di “turbare l’Universo” come scriveva Freeman Dyson, quello della sfera di Dyson.

Ci sono molti piccoli esseri che vivono con noi in simbiosi, come i batteri intestinali, un mezzo chilo di batteri buoni ed utili per noi, ma anche tanti altri esseri di piccole dimensioni che abbiamo attratto modificando profondamente gli ambienti che abitiamo; sono talmente tanti che c’è un termine per descriverli: sinantropici. L’esempio più famoso è forse il pesciolino d’argento o Lepisma Saccharina che si ciba di materiali comuni per noi come la destrina delle colle dei francobolli o delle rilegature.

Poi ci sono quelli che vivono cibandosi dei nostri stessi “resti” organici per esempio di lembi microscopici di pelle che cade, capelli, forfora etc; di dimensioni submillimetriche gli acari della polvere causano comuni allergie a causa delle loro feci. Si stima ne vivano alcune centinaia per ogni grammo di polvere di casa.

E poi abbiamo i peggiori parassiti che letteralmente si nutrono del nostro sangue come per esempio i pidocchi dei capelli (Pediculus humanus capitis) che sono in grado di trasmetterci varie malattie.

Un pidocchio attaccato ai capelli umani.

Vale la pena leggere queste righe a riguardo scritte in un documento firmato da tre associazioni mediche sia di dermatologi che di pediatri:

ADOI, Sidemast, SIP: La pediculosi del capo è endemica il tutto il mondo. È estremamente difficile disporre di dati epidemiologici completi. Il fenomeno è in continuo incremento anche nei paesi ad elevata industrializzazione. Si stima che nel mondo l’incidenza sia dell’ordine di centinaia di milioni di caso l’anno, con una prevalenza nella popolazione generale dell’1-3%. Negli Stati Uniti sono colpiti ogni anno dai 6 ai 12 milioni di persone (2-Chosidow). In Europa l’incidenza nei bambini in età scolare varia dal 25% in Gran Bretagna al 49% in Francia. In Italia, una stima indiretta, effettuata sulla base dei prodotti pediculocidi venduti nel 2003, porta a un’incidenza nella popolazione generale del 2.5% (9-Gelmetti). La pediculosi del capo colpisce persone di tutte le età e condizioni socio-economiche; tuttavia, è più frequente nei bambini di età compresa tra i 3 e gli 11 anni, soprattutto di sesso femminile. Studi su differenti popolazioni negli Stati Uniti hanno evidenziato una maggiore predisposizione dei soggetti Caucasici o Asiatici, rispetto agli Afro-americani. Questo è dovuto soprattutto al fatto che Pediculus humanus capitis si è ancestralmente adattato a vivere soprattutto su capelli cilindrici e a sezione rotondeggiante, come quelli dei Caucasici. Altri possibili fattori “protettivi” nei confronti della pediculosi del capo sono costituiti dal maggior quantitativo di sebo sulla superficie cutanea e dal ph più acido della cute del cuoio capelluto. Nel complesso, si può quindi affermare che la pediculosi del capo è meno frequente negli individui con pelle scura e capelli molto ricci (4-Ko).
L’infestazione è più frequente durante il periodo scolastico

(NdA: ricordate che la incidenza è la percentuale di casi di un fenomeno  su un totale di casi in cui il fenomeno e assente o presente, un dato che fotografa il fenomeno; mentre la prevalenza è invece il numero di nuovi casi per unità di tempo, dunque un dato che dà l’idea della dinamica del processo, qualunque esso sia)

Dunque i pidocchi sono un po’ razzisti, diciamo così, preferiscono certi tipi di capelli, ma dipendono dalla pulizia più che dalla ricchezza

I pidocchi umani sono specie specifici; ci accompagnano da alcuni milioni di anni; quando eravamo coperti di peli su tutto il corpo erano una sola specie, poi quando perdemmo questa caratteristica, circa un paio di milioni di anni fa si divisero in tre gruppi che però possono intergenerare fra di loro: pidocchi del capo, del pube e del corpo.

Lo spidocchiamento reciproco è una delle attività sociali più importanti fra i primati e anche nel genere Homo; lo è stato certamente fino al ‘600.

Come si combattono i pidocchi?

Originariamente togliendoli a mano uno per uno; i pidocchi tuttavia lasciano delle uova, le lendini, attaccate ai peli che sono più difficili da togliere.

Un grosso aiuto lo ha dato la tecnologia del pettine, un oggetto comune e a cui non facciamo quasi caso.

Un pettine preistorico (da Wikipedia).

Alcuni pettini antipidocchi moderni; ci sono anche modelli a batteria, perché i costruttori sostengono che i pidocchi e le uova possono essere uccisi o inattivati da microscariche elettriche a basso voltaggio.

I prodotti usabili contro i pidocchi con sicura efficacia sono gli insetticidi in particolare i tre: piretro, permetrina e malathion.

Il piretro è estratto da un fiore della famiglia delle Asteracee, il Tanacetum cinerariifolium.

Scoperto nel 1860; la sua polvere detta razzia, veniva usata un tempo direttamente come insetticida; attualmente si usa l’estratto liquido ottenuto trattando i fiori con solvente (etere di petrolio). I capolini già sbocciati, ma con i fiori non fecondati, contengono maggiore quantità (da 0,2 a 0,3%) di principi attivi che quelli chiusi o in frutto. E’ accettato in agricoltura biologica.

La formula del piretro è

Come si vede è un estere, dell’acido crisantemico.

La permetrina da usare all’esterno del corpo è considerata sicura sulle persone ma non sugli animali domestici (i gatti sono molto sensibili) e su quelli acquatici. Esiste in forma di due coppie di enantiomeri; la coppia trans è quella con attività insetticida.

Sintetizzata nel 1973 è sulla lista dei farmaci essenziali dell’OMS; agisce attaccando i neuroni degli insetti come altri piretroidi; penetra nel cervello verosimilmente grazie alle sue proprietà lipofile. Tenete presente che il cervello dei pidocchi è ventrale, situato attorno al loro tubo digerente.

Il più potente fra gli insetticidi antipidocchi è il malathion, un organofosforico fra i meno tossici:

Questo si degrada in malaossone, che è 60 volte più tossico del malatione.

Altri prodotti che si usano contro i pidocchi non hanno però la medesima certezza o efficacia provate; gli oli di vario genere per esempio. Come ci ricorda Altroconsumo:

olio di neem, tea tree oil, lavanda, yang yang hanno dimostrato proprietà antimicrobiche. Per la legge italiana, sono prodotti cosmetici e come tali non possono vantare di uccidere i pidocchi, ma secondo i produttori dovrebbero creare un ambiente sfavorevole all’insediamento dei pidocchi. Gli oli essenziali spesso contengono sostanze allergizzanti (limonene, eugenolo, citronellolo).

Poi ci sono i vari oli minerali che dovrebbero soffocare i pidocchi (però le lendini rimangono e devono essere tolte a mano); tuttavia questa attività di soffocamento non è provata in modo completo.

E adesso veniamo al mio ricordo personale, che ha scatenato il post; una mia zia era solita farmi il seguente indovinello, detto in napoletano:

“Va a Milano co’ totano ‘mmano

E lo porta alla sua sposa

Che se lo  mette nella pelosa”

Che cos’è ?

E’ chiaramente un indovinello popolare a sfondo sessuale, ma la cui risposta esatta è il pettine, la pelosa sono i capelli.

Il nome popolare del pettinino contro i pidocchi è infatti totano o totaro;

Todarodes Sagittatus

questo è anche il nome di un mollusco cefalopode simile al calamaro; che è citato sempre a sfondo sessuale nel numero 67 della famosa Tombola napoletana o Smorfia: 67, o totano int’a chitarra; chiaro anche senza scomodare l’arte giapponese, una cultura che fa riferimento al medesimo concetto (si ricordi la famosa xilografia di Hokusai conosciuta come Tako to ama o Il sogno della moglie del pescatore) o la famosa canzone rimessa in voga da Arbore, quella della chitarrina.

Cortocircuiti mentali che collegano calamari, pettini, pidocchi e sesso; come vedete la mia mente è proprio un blob!

4 pensieri su “Pidocchi, chimica e totani.

  1. Caro Devolvev,
    penso che tu sia stato ottimista (?) sulla pratica dello spidocchiamento reciproco, sicuramente è durata più a lungo. Quantomeno, spidocchiarsi i capelli propri non era un atto di cui vergognarsi, mio padre raccontava di averlo osservato tra le donne della Basilicata (mio nonno fu trasferito a Ferrandina nel ’46) anche durante le lunghe funzioni religiose della settimana santa, almeno negli ultimi banchi…
    E’ vero che i pidocchi non amano quantomeno i capelli crespi, il mio figlio afroamericano non fu mai “colonizzato” durante gli anni di scuola, neppure con il compagno di banco ripetutamente infestato. L’idea fa ribrezzo a noi oggi, un tempo era normale per tutti… come per esempio la scabbia (e quella, a scuola, i miei figli ambedue se la pigliarono negli anni ’90…)
    Fra i parassiti invece realmente diffusi fino a pochi anni fa, prepotentemente ritornati “di moda” con le recenti ondate migratorie e maledettamente difficili da eliminare sono le cimici dei letti, una vera piaga negli USA ma oramai anche da noi in molti condomini…Per fortuna non pare diffondano molte malattie…
    Come scrisse il National Geographic anni fa “Nessun uomo è un’isola, è un intero ecosistema…!”

    stefano antoniutti

  2. Post Scriptum : un tema da approfondire invece sarebbe quello degli insetticidi a lunga permanenza ambientale (per capirci tipo DDT), il cui bando avrà forse salvato alcune rare aquile a testa bianca, ma forse ha causato milioni di morti di malaria nei paesi del terzo mondo. E’ un lusso o una necessità il loro bando (sempre penso al DDT). ?

    antoniutti

    • Caro Stefano c’è da sfatare una leggenda; non è vero che il DDT sia inusato o inusabile contro la malaria; per una serie di motivi fra cui in primo luogo le resistenze delle zanzare si usa ancora ma in casi specifici e sotto diretto controllo dell’accordo di Stoccolma; la questione DDT non è l’uso contro la anofele che ripeto è ancora fattibile in modo controllato e previsto dall’acordo internazionale; quel che è proibito è l’uso generalizzato che lo aveva trasformato in un cash cow, una mucca da mungere dell’industria chimica di decenni fa; si accumula nei tessuti di molti animali trasportato nel mondo con numerosi meccanismi e può accrescere la sua concentrazione di milioni di volte nella catena alimentare; per quanto concerne la tossicità del DDT e le sue proprietà nocive o cancerogene basta guardare wikipedia dove c’è un discreto elenco di studi a riguardo; la mia impressione è che sul DDT sia rimasta l’eco difensivo degli sforzi fatti allora dall’industria chimica per non farsi sfuggire quel cash cow. Per fortuna invece han smesso di usarlo.

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