Rapporto Alma Laurea e le donne

Luigi Campanella, già Presidente SCI

il rapporto del.Consorzio Alma Laurea, il primo di genere presentato a Bologna, ha esaminato il rapporto fra studenti e studentesse nella carriera universitaria dagli studi ai primi impieghi alla carriera nel mercato del lavoro.

L’indagine ha coinvolto quasi 300 mila laureati del 2020 e quasi 600 mila del 2019,2017 e 2015, intervistati a distanza d1,3 e 6 anni dal conseguimento del titolo, attingendo principalmente alle Indagini sul Profilo e sulla Condizione Occupazionale dei Laureati realizzate annualmente dal Consorzio.

L’obiettivo é  mappare, riorganizzare, esplorare e approfondire il complesso e articolato insieme di informazioni statistiche su scelte formative ed esiti occupazionali, per rappresentare e comprendere le differenze tra laureate e laureati, sotto molteplici punti di vista, partendo da un dato: in Italia, nel 2020, le donne costituiscono quasi il 60% dei laureati.

Il primo dato che emerge è che le donne si laureano in maggior numero (60%), prima e con voti migliori (voto di laurea medio 82/100 contro 80/100degli uomini; risultano anche più intraprendenti ed appassionate dei loro colleghi. Quando poi però dallo studio passiamo al lavoro questa superiorità non produce frutti: la carriera degli uomini è più rapida ed è confortata da stipendi più elevati.

L’accesso al lavoro dipendente come anche alla libera professione è piu facile per l’uomo per 4-6 unità percentuali. Differenze significative si registrano anche nelle ambizioni: le donne cercano più degli uomini la stabilità del posto di lavoro, l’autonomia e l’utilità sociale, mentre gli.uomini pensano più al prestigio ed alla retribuzione.

Una differenza molto significativa: la laurea come ascensore sociale vale più per le donne che per gli uomini. La corrente pandemia ha aggravato tutte queste differenze che si attenuano, fino a quasi scomparire, quando il confronto viene limitato alle lauree STEM, il che è un altro contrasto con quanto talvolta si sente dire circa il presunto minore interesse della donna rispetto all’uomo circa l’attività in laboratorio per motivi di sicurezza e di disponibilità temporali.

Quasi a bilanciare questo Rapporto nello stesso giorno Wikipedia ha deciso di allargare la sua attenzione alle donne italiane che durante l’occupazione scelsero di combattere il nazismo. È stato lanciato un appello per conoscere quanto più possibile su dì loro: attivisti, politiche e combattenti hanno nomi e storie pressoché sconosciuti. Attualmente le presenti sono pochissime ed è stata attivata una maratona di contribuzioni per fare crescere il numero dei presenti nell’Enciclopedia. Di quelle presenti 19 sono corredate con biografie documentate e ricche: si tratta di medaglie al valore militare. La giornalista Ada Gobetti ha scritto a commento una nota di assoluto valore e significato: fu la Resistenza a dare alle donne italiane un’occasione importante per partecipare a tutte le attività della Liberazione, rompere il silenzio ed uscire dal ruolo subalterno che era stato loro assegnato dal Fascismo.

Un pensiero su “Rapporto Alma Laurea e le donne

  1. In parallelo alle considerazioni sull’equilibrio di genere, vorrei lanciare il tema “inclusione delle diversità” a partire dalle diverse abilità, ragionamento a cui sono stato indotto dopo la lettura di “L’universo tra le dita. Storie di scienziati non vedenti e ipovedenti” di Michele Mele (ed. Efesto) magistralmente recensito dal prof. Marco Taddia sulle pagine de La Chimica e l’Industria. Era il 1997 quando io, borsista trentenne neo-specializzato, mi recai , insieme al prof. Franza, nello studio del Rettore dell’Alma Mater Studiorum per consegnare una lunga lista di iniziative per rendere l’università accessibile alle abilità diverse. Nel tempo tante di quelle iniziative sono state realizzate, ma dopo la laurea che fine fanno i dottori diversamente abili? La legge 68/1999 impone alle imprese e alle amministrazioni di assumere il 15% di disabili ma quanti vengono assunti in ruoli di concetto? E quali sono le loro possibilità di carriera, sopratutto negli ambienti pseudocompetitivi dove viene premiato “il bomber” e non “la squadra che che ha costruito l’azione-goal”?

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