Le opportunità della luce.

Luigi Campanella, già Presidente SCI

La scelta della luce più opportuna nelle gallerie e nei musei per rendere più fruibili le opere esposte al tempo stesso preservandole da possibili alterazioni correlate a processi fotochimici è un aspetto della gestione delle opere d’arte che non sempre viene considerato nella sua giusta importanza.

Ma si tratta anche di una questione che riguarda la nostra vita di tutti i giorni. Con il diffondersi dello smart working la condizione di illuminazione è divenuta sempre più essenza di qualità di vita. Oggi le lampadine più utilizzate sono quelle a led fatte di chip di silicio che trasformano la corrente in luce. Da settembre è entrata in vigore una nuova etichetta che ci aiuta a scegliere la luce ottimale.

I led non sono tutti uguali: c’é  una prima classificazione di qualità da A a G. Ci sono poi la potenza, la quantità di energia erogata e l’indice di resa cromatica da zero a cento che indica quanto la luce artificiale consenta di fare percepire i colori reali; ed infine la durata di vita della lampadina che dipende però anche largamente dal modo di uso.

Se parliamo però di benessere da cui siamo partiti con riferimento alle molte ore spese a tavolino il parametro più interessante è la temperatura di colore con i cosiddetti colori freddi e colori caldi che hanno sulla nostra vista effetti diversi in quanto alcuni di quelli freddi, il blu in particolare, sembrano avere ripercussioni negative sulla nostra vista con l’autodistruzione cellulare della retina. Al contrario ci sono tonalità che hanno effetti terapeutici perché possono regolare la produzione di neurotrasmettitori. Le lampadine imitando per quanto possibile la luce naturale generano luce bianca che contiene diversi colori corrispondenti alle varie lunghezze d’onda con spettro continuo emesso. Nel caso invece dei led l’emissione non è dovuta ad effetto termico  come in quelle ad incandescenza ed all’interno di una stessa lampadina ci sono led di colori diversi che portano per l’appunto a produrre luce calda o fredda con le differenze di cui ho prima parlato. Tornando al ruolo della luce per farci godere dinnanzi ad un’opera d’arte rendendocela fruibile al massimo vorrei ricordare che alcuni pigmenti sono fotodegradabili e che in presenza di umidità si possono creare con luce sbagliata condizioni di rischio per un quadro.

Ad esempio per impreziosire sfondi e dettagli decorativi di molte opere d’arte, si usavano foglie d’oro, ma a causa dei costi elevati, il loro impiego era riservato alla realizzazione di aureole e particolari preziosi e, per le zone più ampie, veniva usata una miscela composta da polvere d’argento metallico e orpimento: un pigmento giallo simile all’oro, destinato però a scurirsi con il tempo. La scoperta della causa dell’imbrunimento, è avvenuta grazie alle analisi condotte ai raggi X sul “finto oro” usato da Cimabue nella sua celebre opera “La maestà di Santa Maria dei Servi“, conservata a Bologna. Le analisi sono state condotte presso il sincrotrone di Grenoble e il Centro di Ricerca Desy di Amburgo. Il team (guidato dall’Istituto di Scienze e Tecnologie Chimiche “Giulio Natta” del CNR e dall’Alma Mater Studiorum di Bologna, in collaborazione con l’Università di Perugia e l’Università di Anversa) ha concluso che il fenomeno è imputabile principalmente all’umidità e può aggravarsi con l’esposizione alla luce.