Costituzione e ambiente

Luigi Campanella, già Presidente SCI

Scrivendo la Costituzione, tra il 1946 e il 1947, i nostri Padri Costituenti trascurarono del tutto la nozione di ambiente, che oggi siamo abituati a conoscere. D’altra parte non poteva certamente esistere nessuna presa di coscienza dei gravissimi danni provocati dall’azione umana al patrimonio naturale e dei grandi mutamenti che avrebbero successivamente toccato il Pianeta. Così nell’articolo 9 della Costituzione ci si limitò a prevedere l’impegno della Repubblica a tutelare il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della nazione. 

La circostanza che nel nostro ordinamento giuridico non si rilevi un compiuto status costituzionale dell’ambiente non può certamente addebitarsi ai padri costituenti, ma piuttosto all’incapacità che negli anni a venire l’ordinamento giuridico ha palesato nel non riuscire a completare una riforma sistematica dell’impianto costituzionale, con cui riuscire ad assegnare all’ambiente quel valore dimostratosi sempre più necessario ed impellente. Infatti nel tempo le cose sono profondamente cambiate: l’esigenza innanzitutto, ma non solo, economica di recuperare i danni della seconda guerra mondiale ha obbligato a trascurare alcuni valori, fra i quali proprio l’ambiente, insieme a salute e sicurezza, puntando sulle produzioni spinte, favorite dai nuovi materiali, la plastica innanzitutto.

Questo ha portato ad una situazione di degrado ambientale che ci ha obbligati a rivedere le primarie posizioni. Progressivamente attenzione e sensibilità verso l’ambiente sono cresciute sfociando in norme e leggi che mai prima avevano però assunto un carattere costituzionale. Ora la Camera ha approvato l’inserimento della tutela ambientale nella nostra Costituzione, con riferimento anche alla protezione degli animali ed alla conservazione della diversità biologica. L’Italia diviene cosi il terzo Paese al mondo dopo Ecuador e Bolivia a sancire il diritto della Natura ad esistere. È la prima volta che viene modificata la prima parte della Costituzione (composta dai primi 12 articoli), cioè quella riguardante i principi fondamentali della nazione. Il testo ha ottenuto 468 voti favorevoli, un contrario e sei astenuti. La riforma, che era stata già approvata dal Senato in seconda lettura a novembre 2021, entra subito in vigore e non è sottoponibile a referendum (poiché votata da oltre due terzi del Parlamento). Ecco come cambiano i due articoli della Costituzione (in grassetto le nuove parti).

Articolo 9: “La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione. Tutela l’ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni. La legge dello Stato disciplina i modi e le forme di tutela degli animali”.

Articolo 41: L’iniziativa economica privata è libera non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana, alla salute, all’ambiente. La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali e ambientali”.

Cosa vuole significare questo cambiamento? Il superamento del rapporto individuale con l’ambiente per divenire un rapporto di comunità che sancisce questo valore come un patrimonio collettivo con diritto di proprietà e che pertanto se viene messo in discussione di fatto comporta un’azione anticostituzionale. In quanto proprietà della comunità la qualità ambientale deve essere garantita nel tempo, in questo introducendo un principio fondamentale alla base del concetto di sostenibilità. Si comprende come si tratti di una vera rivoluzione: ogni azione nei confronti dell’ambiente  da oggi in poi è regolata dal dettato costituzionale.   La innovazione introduce un riferimento all’interesse delle generazioni future e pone un preciso vincolo. L’attuazione della tutela ambientale non deve soltanto assicurare la soddisfazione dei bisogni delle odierne generazioni, ma deve essere concepita in modo tale da assicurare le migliori condizioni di vita alle generazioni che seguiranno. Di conseguenza, le politiche in materia non potranno essere pensate con obbiettivi di breve scadenza, ma dovranno essere rivolte al futuro in una prospettiva di lungo periodo.