La ricerca della Verità.

Vincenzo Balzani,

  

Il campo della scienza si estende dalle cose più semplici a quelle più complesse e i vari gradi di complessità richiedono categorie interpretative diverse. Sappiamo tutto sulle molecole, ma questo non ci permette di spiegare le proprietà dell’uomo, che pure è fatto di molecole. È impossibile, almeno per ora, dare una base scientifica alle manifestazioni più elevate che caratterizzano l’uomo, quali la mente, i sentimenti, la coscienza. Inoltre, la scienza può spiegare “come”, ma non “perché” avvengono i fenomeni naturali. Ad esempio, sappiamo che c’ è la forza di gravità e conosciamo le sue leggi, ma non sappiamo perché essa ci sia. La scienza, poi, non può dare risposte alle domande che sorgono nell’intimo di ogni uomo: che senso ha la vita? esiste Dio? perché c’è il male? Le risposte a queste domande vanno cercate nella filosofia e la religione. Scienza, filosofia e religione sono tre branche del sapere distinte; sono tutte e tre molto importanti per l’uomo, per cui non possono essere separate da nette linee di demarcazione. Questo però non autorizza sconfinamenti ingiustificati.

Un esempio di sconfinamento della scienza nei campi della filosofia e della religione è fornito dal famoso libro di Stephen Hawking La Teoria del Tutto – Origine e Destino dell’Universo, nel quale l’autore considera la possibilità di unificare tutte le teorie della fisica e conclude che se saremo abbastanza intelligenti per scoprire questa teoria unificata saremo in grado di capire perché l’universo esiste e, quindi, di conoscere il pensiero stesso di Dio. Hawking afferma anche che, mentre la scienza è in continuo sviluppo, la filosofia è in declino. Ma ha senso paragonare lo sviluppo della scienza con quello della filosofia?

Ludwig Wittgestein, il filosofo più illustre del XX secolo, è famoso per aver detto: ”Di ciò di cui non si può parlare, è meglio tacere”. Mi sembra una posizione molto saggia, che però gli scienziati talvolta abbandonano per cimentarsi in ragionamenti che esulano dalla scienza. Infatti, tornando all’esempio di prima, anche se la fisica giungerà a scoprire una teoria del tutto, che sarà una formula matematica più o meno complessa, non vedo come si potrà capire perché l’universo esiste e conoscere il pensiero stesso di Dio. Rimarranno, comunque, molte cose da spiegare: perché i fenomeni fisici che accadono nell’universo sono interpretati proprio da quella teoria e non da altre, quale è il senso di quella teoria, quale è la sua relazione con l’origine e la presenza della vita sulla Terra, perché l’evoluzione ha portato all’uomo, perché la nostra mente può comprendere l’origine e il destino dell’universo.

La scienza ci insegna che dietro ad ogni come si nasconde un perché che essa non è in grado di svelare. Per cui, davanti a ciascuna scoperta scientifica, si deve scegliere fra “mi basta” e “non mi basta”; nel secondo caso si aspira a qualcosa che va oltre il sapere scientifico. Tornano allora alla mente le parole di Martin Buber nei racconti dei Chassidim: “Se hai acquistato conoscenza, allora soltanto sai cosa ti manca”. Parole che esprimono il desiderio dell’uomo di continuare a cercare, nel mistero, la Verità ultima della sua vita.

(pubblicato suBo7 24 luglio)

6 pensieri su “La ricerca della Verità.

  1. Vincenzo Balzani, mio professore di chimica all’inizio degli anni sessanta del secolo scorso… Che ricordo! Giampiero Venturelli, Dpt. Scienze Chimiche, della Vita e della Sostenibilità Ambientale, Parma

  2. È un tema antico che Galilei aveva risolto distinguendo fra “com’è fatto il cielo” (scienza) e “come si vadia in cielo” (religione). Tuttavia la scienza non è irrilevante nella idea che l’uomo può (o non può) avere di sé stesso. La cosmologia contemporanea, la teoria darwiniana dell’evoluzione, e tutte le scienze geobiochimiche – per non parlare di quelle neuropsicologiche – ci restituiscono una immagine dell’uomo ben precisa solo all’interno della quale sono legittime le domande di senso, che a mio avviso nascono da esigenze culturali individuali e collettive. Ovvero come collanti per una vita associativa più o meno durevole. Come sosteneva Leopardi è duro per l’uomo prendere atto che “le cose stanno così perché così stanno”.

  3. Ottimo, Vincenzo. Per me è il migliore dei tuoi “articolini'”. Eccezionale, veramente!! ??

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  4. Umiltà per umiltà, pur sapendo che sulla filosofia dovrei tacere, credo di poter affermare che nessuno sappia veramente cosa si intenda con l’esigenza umana di un “perché”, dal bambino che ha appena imparato a parlare, al più saggio dei fisici. Questi ultimi sono per lo più consapevoli di non ricercare i “perché” (Hawking è un’eccezione, ma non è detto). Ciò da sé non dimostra, però, che essi siano in grado di distinguere i “come” dai “perché”, di intuire cosa potrebbe differenziare una teoria dei “come” da una ipotetica dei “perché”, di sapere come si genera il surplus antropomorfo di esigenza del “perché”. Potrebbe essere solo una differenziazione psicologica o culturale, non qualcosa che abbia veramente a che fare con la conoscenza intesa come il nostro rapporto adattativo col mondo o con una effettiva componente della “verità” del mondo stesso. Studiando in modo scientifico questi aspetti psicologici, culturali, epistemologici, potremmo anche doverci rassegnare all’evidenza che al di là delle “strane” coerenze e simmetrie che di tanto in tanto ci si rivelano, al di là della “irragionevole efficacia della matematica” (Wigner, Einstein), le nostre asserzioni di conoscenza, in quanto costrutti umani, possono essere solo relazionali, cioè descrittive. Quindi la ricerca delle “essenze” universali, quinte o seste, è destinata a fallire, così come è stato per il principio di causalità. Su questa “terza via” potrebbe concordare anche la filosofia. A quel punto il “Mistero” sarebbe meno misterioso, relegato, ad esempio, a estensione evolutiva dell’istinto felino.

  5. La difficoltà principale per l’avanzamento della Scienza è che esiste una fiducia cieca nel potere della tecnologia e che ci siamo dimenticati quanto enunciò Primo Levi, grande chimico, che “noi siamo tutta chimica”. Se non si conoscono i processi chimici che operano nei viventi non è possibile alcun avanzamento, a mio parere. Oggi tra gli scienziati c’è troppa presunzione e soprattutto non si esercita un severo pensiero critico. Questi concetti li ho espressi nel mio recente articolo pubblicato da Research Features (link: https://researchfeatures.com/new-way-understanding-bioenergetics/ ) in cui medito sulle possibili cause dei manifesti insuccessi delle neuroscienze.

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