Deserto lichenico e inquinamento

Dopo l’allarme del CNR sullo stato di pericolo a cui sono esposti i nostri tesori romani, dal Colosseo ai Fori, a causa dell’inquinamento, viene  a consolarci uno studio dell’INGV (Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia) e dell’Università di Siena, supervisionato dall’Accademia dei Lincei che dimostra come lo stato di pericolo denunciato dal CNR sia in parte mitigato dalla protezione, ovviamente laddove c’è, da parte delle piante circostanti capaci di assorbire il particolato atmosferico e gli inquinanti evitandone la deposizione sui monumenti ed i conseguenti danni. Questa protezione è direttamente correlata con la superficie media delle foglie ed inversamente con la distanza fra verde e sito archeologico.

Il rilievo dell’INGV che ha utilizzato come sito di studio Villa Farnesina, sede dei Lincei, con i suoi tesori di pittori famosi a partire da Raffaello, è affidato ai licheni.

Questi organismi, simbiosi fra un fungo e un’alga o un cianobatterio (il fungo fornisce all’alga acqua e sali minerali e riceve da questa risorse energetiche create come biomassa, foto-sinteticamente) sono caratterizzati da un coefficiente di diversità biologica molto elevato, circa 400, che però si riduce bruscamente con l’inquinamento e con la vicinanza alle sue fonti.

Il deserto lichenico è così divenuto un indicatore di inquinamento.

Il dato che l’INGV ha riportato è che lo stato di salute dei licheni che colonizzano il sito culturale studiato è ottimo il che sta ad indicare che, malgrado il traffico intenso di zona, l’azione protettiva del verde, in questo caso soprattutto platani, ha evitato che lo stato dell’inquinamento, di cui il CNR ha denunciato i corrispondenti pericoli per i monumenti, realmente impattasse sul sistema storico-artistico studiato.

I licheni in questa funzione confermano il ruolo biologico che hanno: sono precursori della vita vegetale sulle superfici minerali che vengono attaccate e colonizzate per lunghi anni, fino ad oltre 100 anni. Quello che lo studio dell’INGV ci insegna riguarda il verde di cui non ci si stanca di ricordare l’importanza in genere affidata alla sua capacità rigenerativa dell’ambiente attraverso la fotosintesi, ma di cui questo studio fa comprendere l’importanza anche dal punto di vista fisico: alberi a foglia larga rappresentano vere barriere protettive per la salute nostra e dei nostri preziosi patrimoni monumentali.