L’ignoranza scientifica.

Danilo Tassi

Sbagliare humanus est” disse l’allenatore a mio figlio che aveva appena fallito un gol a porta vuota durante una partita fra “pulcini” del calcio. Il lodevole intento consolatorio non cancellò il massacro alla nostra bella lingua madre.

Se un qualsivoglia giornalista di infimo ordine fosse incorso in un infortunio del genere, anche se pubblicato dopo i necrologi del più scalcinato giornale, avrebbe dovuto cambiar mestiere perché nessuno gli avrebbe più concesso la fiducia di accettare un suo articolo.

Lo stesso metro non è però usato per le castronerie scientifiche perché evidentemente per cultura si intende solo quella umanistica, mentre la scientifica è considerata opzionale e non indispensabile.

Non è affatto così. Inventare termini latini o non trattare col neutro un verbo all’infinito, come ha fatto il buon allenatore, provoca effetti che si limitano ad un leggero fastidio a chi ha fatto il “classico” o forse nemmeno quello, ma mescolare, per esempio, la varechina con l’acido muriatico può provocare danni ingentissimi alla salute. È successo alla mia amica Grazia, del tutto ignara della chimica, che dopo aver passato lo straccio per terra con un po’ di varechina, allo scopo di migliorare pulizia e igiene del pavimento, pensò bene di aggiungere al secchio anche una certa quantità di acido muriatico. Pur non sapendo che si stava sviluppando Cloro ha immediatamente scaricato il secchio nella tazza del water, ma quel po’ che ha inalato le ha lasciato danni permanenti alla respirazione.

Ciononostante in una rubrica di curiosità scientifiche di una nota rivista di enigmistica si è recentemente raccomandato di non mescolare varechina e ammoniaca perché la cosa è molto pericolosa, senza specificare che è invece l’acido muriatico quello ben più pericoloso se mescolato alla varechina. Secondo me il curatore della rubrica ha confuso ammoniaca e acido muriatico, ma è meglio non fare di questi errori nella realtà.

Passando ad altri episodi è ormai cosa normale trovare scritto il Cobalto sui giornali mentre si intende scrivere ossido di Carbonio: Co invece di CO. Questo genere di errore non provoca soverchi danni poiché la gente in casa non è normalmente in grado di far reagire il Cobalto con qualcos’altro e chi lo può fare generalmente la chimica la conosce. È comunque un errore innocuo come il  neutro mancato dell’allenatore, ma che, a differenza di quello, non ha alcuna ripercussione sulla reputazione del giornalista. Anche una firma quotata nel mondo della divulgazione scientifica come Luca Mercalli in un recente articolo ha scritto varie volte della Co2 intendendo l’anidride carbonica. L’errore è sicuramente della dattilografa o del correttore, ma il fatto che nessuno si curi di correggerlo, mentre si continua a sbagliare, sta a significare che non gli si dà troppa importanza.

Un altro svarione frequentissimo è l’utilizzo di “quantizzare” intendendo dire “quantificare”. Chi ha studiato, anche solo superficialmente, un po’ di fisica sa cosa sono i quanti e cos’è la quantizzazione dell’energia, ma i nostri forbitissimi giornalisti sanno di greco e di latino, e questo è un bene, ma ignorano completamente nozioni elementari anche di fisica.

Ma la materia di gran lunga più bistrattata è senza dubbio la matematica a proposito della quale si leggono cose ben più gravi dell’errore commesso dal nostro allenatore. Per scrivere dell’assedio russo all’acciaieria di Mariupol in Ukraina, al fine di sottolinearne l’enorme estensione, molti giornalisti hanno scritto e anche detto in televisione che l’area interessata copriva un’estensione di dodicimila metri quadrati anziché dei dodici chilometri quadrati della realtà. Dodicimila fa più impressione di dodici e pertanto gli astuti giornalisti hanno trasformato i chilometri in metri ottenendo un numero mille volte più grande (questo lo sanno tutti) e quindi più in grado di impressionare il lettore. Peccato però che i chilometri ed i metri fossero al quadrato e che l’equivalenza non fosse di un millesimo, ma di un milionesimo. Le equivalenze una volta si studiavano in quarta elementare e adesso forse un po’ prima o un po’ dopo, ma certamente non all’Università e neppure nelle medie superiori. Forse varrebbe la pena che la cultura di chi scrive sui giornali venisse valutata un po’ più approfonditamente anche sotto il profilo scientifico, anche se scomodare la scienza per delle equivalenze è come sparare ai passeri con un cannone.

Sedicenti scienziati, digiuni di matematica e di fisica che non compaiono nel piano di studi della loro laurea (per cui non si capisce quale concetto di scienza abbiano), nei giorni in cui crescevano i malati di Covid, hanno parlato di aumento esponenziale dei contagi. I più forbiti hanno parlato di aumento “addirittura” logaritmico, probabilmente senza rendersi conto che è la stessa cosa perché il logaritmo è anch’esso un esponente. Comunque sia, se i contagi passano da cento a duecento in una data zona, non si può parlare di aumento logaritmico o esponenziale: è un forte aumento, un aumento tragico, enorme, ma non esponenziale.  Cento è dieci alla seconda potenza; i cento per arrivare a duecento devono crescere di cento, ma se aumenta solo di uno (non di cento) l’esponente il totale arriva a mille perché è dieci alla terza. Sono concetti banali ai quali si arriva senza equazioni differenziali o integrali tripli, basta la matematica delle medie inferiori.

Molti di questi “scienziati” sono a capo di gruppi di scienziati veri che studiano con modelli matematici il diffondersi delle epidemie o sperimentano nuovi sistemi diagnostici basati su concetti fisici e chimici a loro completamente sconosciuti. Mi è capitato di chiedere, per pura curiosità scientifica, ad un Primario di Radiologia che tipo di raggi usassero nelle radioterapie oncologiche; mi ha guardato come se gli avessi chiesto qualcosa che poi non sarei stato in grado di capire e poi mi ha risposto, con la sicurezza di chi sa di sapere quel che gli altri non sanno:” Onde fotoniche.

L’ignoranza scientifica è alla base del guazzabuglio di pareri contrastanti che abbiamo sentito e letto durante gli anni del Covid e questo mi persuade che sarebbe ora di modernizzare la laurea in Medicina facendone una Facoltà scientifica a tutti gli effetti e non pseudo umanistica come l’attuale.  Si sentirebbero sicuramente meno incompetenti a concionare di malattie ed epidemie. La selezione non la farebbero più i quiz delle prove d’ingresso, ma gli esami del biennio, a tutto vantaggio della preparazione dei medici e della salute degli ammalati.

Anche in politica si percepisce l’ignoranza scientifica dei commentatori quando dicono che “le forze politiche stanno cercando il minimo comun denominatore” intendendo dire che cercano invece il massimo comun denominatore, cioè tutti quegli argomenti sui quali tutti ci si possa trovare d’accordo. Il minimo comun denominatore è il numero 1, cioè il più piccolo dei numeri che dividono i numeratori di ogni frazione. Il minimo comune denominatore fra le idee potrebbe essere voler bene alla mamma. Siamo sicuri che tutti sono concordi in questo, ma non è quel che il commentatore politico voleva dire perché non è una ragione sufficiente a formare un’alleanza politica.

Per tornare alla chimica, è capitato di leggere di persone intossicate dentro una vasca sotterranea dai vapori di acido solforico derivato dalla fermentazione delle sostanze organiche.

Chiunque abbia frequentato anche per poche ore un laboratorio chimico sa bene che l’acido solforico non ha odori a temperatura ambiente; quasi tutti gli altri acidi hanno odore, ma il solforico proprio no e quindi non può esalare alcunché a meno che non sia portato a 290 gradi centigradi perché si decompone e 290 gradi centigradi sono troppi per una vasca interrata.

 Evidentemente l’esistenza dell’acido solfidrico non è stata neppur sospettata dal giornalista, ma se qualcuno lo fa presente passa per un saccentino che va a cercare il pelo nell’uovo.

È capitato a me di scrivere dell’odore che si spande allorquando il maniscalco posa il ferro incandescente sull’unghia di un cavallo al fine di farlo ben aderire. Raccontando di mio padre, che praticava l’arte della mascalcia, ho precisato che lo stesso odore si sviluppa bruciando capelli o penne perché è lo stesso componente a bruciare: la cheratina. Mi è venuto spontaneo scriverlo, anche perché quasi nessuno sospetta che capelli, penne, corna e unghie abbiano questa proteina in comune e mi sembrava interessante sottolinearlo, ma la precisazione è stata cassata d’ufficio con la scusa che non avrebbe interessato nessuno.

Come se invece il detto latino fosse ben più interessante!

Brisighella 8 Agosto 2022.

Danilo Tassi

eunike.tassi@libero.it

17 pensieri su “L’ignoranza scientifica.

  1. Ho notato molte volte negli articoli giornalistici indicare dei valori mille volte maggiore o mille volte minore dei valori corretti ( alle volte anche di un milione!)
    Una richiesta di informazione: per quanto riguarda la scrittura dei numeri in campo medico ( per esempio nei referti medici, nei risultati di analisi mediche, ecc.) c’è chiarezza su quale modo usare, se cioè usare quello europeo o quello americano? ( mi riferisco soprattutto all’uso del punto e della virgola per indicare le migliaia o le frazioni).
    Inoltre molte volte dagli esercizi commerciali nell’indiceare i prezzi si separano le unità degli Euro dalle frazioni con un punto invece che con la virgola!

  2. Ridiamoci su, ma spezzo una lancia in favore del redattore della rubrica di curiosità scientifiche. Anche mescolare ammoniaca e varechina è molto pericoloso. Si formano clorammina e idrazina, entrambe molto tossiche. La reazione è così efficiente da essere stata alla base del primo processo industriale per la sintesi dell’idrazina (processo Raschig).

  3. Di errori e castronerie se ne vedono e se ne sentono davvero tante! Uno delle più comuni è il “nitrogeno” quale componente fondamentale dell’aria! Forse dovremmo cambiare la tabella periodica e scrivere Az. A quando il Natrio?

    • Si tratta di un’errata traduzione dall’inglese, Nitrogen significa appunto azoto. Errore molto diffuso.

  4. Ho letto con interesse il suo articolo che riassume molto bene la ignoranza scientifica che c’è nel nostro paese. Avevo da tempo in mente di riportare strafalcioni simili ma penso che lei lo abbia fatto molto bene. Speriamo che nel futuro si faccia un po’ di pulizia sulle corbellerie sparate a vanvera.
    Prof. Pietro Tagliatesta

  5. Cari amici, riguardo gli strafalcioni su argomenti scientifici in genere, ed in particolare in chimica, non so più se ridere, piangere, indignarmi o cercare di farli correggere, a volte (rare) ci son riuscito, il più delle altre ho solo aggravato la mia gastrite…
    Vorrei condividere una esperienza simile ma pure diversa: giorni fa ho comprato, incuriosito dalla citazione dei nomi di Haber ed Heisenberg nei risvolti di copertina, il libro “Quando abbiamo smesso di capire il mondo”, di un tal Benjamin Labatut, pensando di venire a conoscenza di risvolti ed episodi dei tempi e dei personaggi che hanno creato la meccanica quantistica. Insomma, qualcosa di simile all’arcifamoso testo di M. Kumar (“Quantum”).
    Letto d’un fiato domenica pomeriggio, ho invece trovato:
    1. un libro di “fiction” che mescola personaggi e fatti noti con altri puramente sicuramente inventati che riguardano personaggi del calibro di Haber, Heisenberg, Schrodinger, Bohr, de Broglie etc., fatti che riguardano anche la vita “intima”, diciamo così (si lo so che Schrodinger era “molto chiaccherato”, non è questo).
    2. castronerie di chimica e fisica, ma soprattutto chimica, tipo confondere i fertilizzanti azotati con quelli fosfatici, l”estrazione dell’azoto dell’aria per fertilizzare i terreni” con l’uso delle ossa polverizzate etc.
    In generale, una mescolanza di cose vere e note con altre a dir poco implausibili come i contenuti una ultima lettera lasciata dalla suicida moglie di Haber nella quale ella si mostra preoccupata dell’alterazione dell’equilibrio del ciclo dell’azoto, e non angosciata dall’invenzione e pianificazione dei gas bellici da parte del marito…mi pare improbabile come causa di suicidio…
    Insomma, un guazzabuglio che reputo indegno : ma voi che ne pensate ? Lo avete letto ? Mi sto sbagliando e non so cogliere il lato “creativo ed artistico” della faccenda ?

      • Grazie Marco, ho letto l’intervista. In essa l’autore è chiaro ed ammette la sua ignoranza di scienza : ma allora, per dindirindina, perchè non farsi leggere le bozze da qualche amico ed evitare figuracce ?
        Se posso, direi anche :
        1. che si tratti di un lavoro fondamentalmente di fiction, non appare certo dai risvolti di copertina, insomma uno compra una cosa e ne trova un’altra…e legge cose che non gli interessano … inganno ? truffa ? furbata ?
        2. alcuni dei personaggi citati ne escono, proprio per quanto di fiction (almeno per quanto ne so) ci mette l’autore, abbastanza con le ossa rotte. Per esempio de Broglie, praticamente appare come uno psicopatico (con particolari diciamo “disgustose manie”) aristocratico, buono a nulla scientificamente a parte la famosa tesi di dottorato. O altri su cui non ora mi dilungo. Fossi uno degli eredi, figli e/o nipoti mi incavolerei non poco per come i miei avi vengono qui raffigurati.
        Insomma, se non si è capito, non mi è proprio piaciuto…

  6. Ad un concerto di un famoso cantante, qualche anno fa, avevano raccolto al termine “due km cubi di spazzatura”!
    Probabilmente erano 2000 metri cubi, e qui la differenza è di 10 ala 6!

  7. Il mio plauso a Danilo Tassi, nel cui articolo ho ritrovato varie mie prese di posizione. Per esempio, anni fa partecipai all’assemblea annuale di un’associazione di giornalisti scientifici, cui era stato invitato il presidente dell’ordine dei giornalisti. Un argomento di discussione era il progetto di codice deontologico per il mestiere di giornalista, e molti criticavano giustamente la disinformazione scientifica che i media purtroppo diffondono: le sciagurate “fake news”.
    Volli far presente che non dovevamo limitarci a considerare le pseudo-cure o le statistiche mediche sbagliate: feci un paio d’esempi simili a quelli proposti ora da Tassi. Citai alcune non-traduzioni: l’inglese “lattice” reso con l’identica grafia italiana (invece che con “reticolo”) e il “laim, saporito frutto esotico” usato per deacidificare i fumi dell’inceneritore di Copenaghen (in inglese “lime” vuol dire prima di tutto calce), semplicemente ripescando alcune righe della mia vecchia rubrica sulla “Chimica e l’Industria”. Ma ve l’immaginate — dissi — un giornalista sportivo che volesse tradurre “assist” con “assistenza” invece che con “passaggio”? Non resisterebbe un giorno neppure nella Gazzetta di Roccacannuccia. Invece per i termini tecnico-scientifici la tolleranza è totale.
    Dall’alto mi venne suggerito di mandare una proposta scritta, così che potesse esser valutata e inserita nella bozza di codice deontologico. Lo feci, ma probabilmente non la lesse nessuno, perché a nessuno importava.
    Un po’ di lettori ha invece — e continua ad avere — il mio libretto “Fischi per fiaschi nell’italiano scientifico” (Longanesi), che contiene, fra le altre, le voci “esponenziale”, Co2 e “nitrogeno”, che mi fa piacere ritrovare nell’articolo di Tassi.

  8. Insegno da trent’anni Chimica ad alunni del biennio di Istituti tecnici e professionali e ho sempre dedicato il primo mese di scuola al ripasso delle equivalenze. Così procede anche il docente di fisica e quello di Tecnologia ma posso testimoniare che chi non le ha fatte bene e capite alle scuole elementari recupera molto difficilmente. Qualche anno fa , dopo uno scrutinio in cui lamentavo queste lacune, mi sono sentita dire che poi……non è così importante saper fare le equivalenze!!!! Non aggiungo altro

    • Sai Raffaella, quando ero alle elementari si usavano i quaderni “regioni d’Italia”, la copertina aveva una immagine di quella regione o città, e nella penultima pagina di quelli a quadri (per l’arimetica) c’era una bella tavola pitagorica, non ricordo le dimensioni, ma giurerei fossero 10×10 cm, con i conseguenti 100 riquadri con i risultati delle moltiplicazioni (le “tabelline” si usava chiamarle). Anche il più “timido” degli alunni guardandola per 5 anni alla fine capiva che in un decimetro quadrato ci stavano 100 centimetri quadri e non 10 etc.
      Ora alle elementari dei miei figli non si usano più nè la parola tabelline (e si confondono con le numerazioni per 2, 3, etc fino a 10, per l’ignoranza delle maestre) nè la tavola pitagorica. Evidentemente neppure le equivalenze, e nessuno o quasi sa fra i dodicenni quanti litri stanno in un metro cubo o quanti quintali in una tonnellata. Per i giornalisti ettari e km quadrati non son poi così diversi, e nelle traduzioni dalle notizie angloassoni, gli acri vengono tradotti a fantasia…

  9. Eh già ! li ricordo anch’io quei quaderni. Niente paura, oggi ci sono i convertitori online…a saperli leggere !

  10. Triestemente vero.
    P.S. Vogliamo citare anche la confusione che vien fatta con kW e kWh?

    • ” in grado di produrre 85 mila kW all’anno.”
      e poi ancora
      “una capacità produttiva annua di circa 1.500.000 kW “

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