La prima conferenza non si scorda mai.

Luigi Campanella, già Presidente SCI

Come il primo amore anche la prima conferenza davanti ad un folto pubblico di esperti ed illustri ricercatori non si dimentica mai.

La mia prima è stata dedicata a I PROCESSI NATURALI INDICATORI DELLO STATO DELL’AMBIENTE. Non c’era il powerpoint e si operava con i lucidi. Ne ricordo 3 rispettivamente dedicati all’inaridimento del legno dei tronchi misurabile per gli effetti sulla struttura della cellulosa/lignina con la spettroscopia ir, al colore delle foglie misurabile con la tristimolo-colorimetria, al deserto lichenico misurabile con la misura della perdita di specie licheniche nel tempo.

Si trattava di 3 indicatori dello stato dell’ambiente: come un tronco vivo e vegeto, foglie di un colore verde acceso, accumulo lichenico in natura sono di certo segnali di un ambiente sano, altrettanto lo sono di un ambiente inquinato tronchi secchi e fessurati, foglie di un colore verde ingiallito, assenza di deposizioni licheniche.

Parto da questa considerazione per correlare ad essa un altro processo naturale indicatore di uno stato ambientale particolarmente pericoloso e diffuso nel nostro tempo. Con l’accresciuta siccità e la conseguente riduzione della portata dei fiumi avviene spesso che il mare risalga lungo i loro corsi creando condizioni pericolose di salinità in ambienti il cui carattere naturale non prevede concentrazioni saline comparabili con quelle dei corpi idrici marini. Il risultato può essere la perdita di culture e di diversità biologica e la formazione di depositi e sedimenti dovuti all’effetto della salinità sulla solubilità dei diversi componenti e, peggio, la variazione delle proprietà fisico meccaniche dei suoli. In chimica la presenza di concentrazioni saline significative corrisponde a due effetti diversi e che esercitano azione opposta: l’effetto sale e l’effetto salatura.

Senza entrare nei particolari il primo favorisce la solubilità delle specie ioniche, quindi cariche, il secondo la deprime, minore essendo gli effetti sulle specie non cariche. Proprio dalla differenza di salinità fra l’acqua dei fiumi e quella del mare alla foce dei fiumi si producono i cosiddetti delta provocati dal convogliamento in bacini di acqua relativamente stazionaria di depositi e dall’accumulo di sedimenti terrigeni, o corpo sedimentario.

Da quanto detto si comprende come potrebbe essere importante riferirsi ad un processo naturale come indicatore di uno stato ambientale caratterizzato dalla risalita di acqua salina in ambienti dolci. Per rispondere a questa esigenza ancora una volta la natura ci viene incontro con una pianta la Salicornia (nome che deriva dai termini sale e corno) che vive nelle condizioni di salamoia, quindi spesso presente nelle saline crescendo con efflorescenze a punta di corno e la cui presenza rappresenta quell’indicatore di salinità risalita a cui accennavo.

Si tratta di una pianta che ha anche la proprietà di accumulare sale tanto da meritarsi il nome di sale dei poveri, visti i suoi costi più bassi di quelli del sale vero e proprio, spesso indicato come l’oro bianco. Vive con altre piante alofite con le quali forma i cosiddetti salicornieti destinati a diffondersi, in relazione all’intrusione crescente del cuneo salino nel delta del Po; ecco un altro indicatore prezioso che la natura ci mette a disposizione: sapremo osservarlo?

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