Come rimediare alla diminuzione del gas russo

Vincenzo Balzani, professore emerito UniBo

Per far fronte alla diminuzione del gas russo, il governo, sotto la spinta delle compagnie petrolifere, ha adottato soluzioni, in parte giustificate dalla necessità di intervenire con urgenza, che ci legheranno all’uso dei combustibili fossili per 10-15 anni e rallenteranno lo sviluppo delle energie rinnovabili.

Aumentare l’utilizzo delle centrali a carbone è una proposta inammissibile non solo perché non abbiamo carbone, ma anche perché è il più dannoso fra combustibili fossili.

Riprendere le trivellazioni di gas in Italia è una soluzione illusoria perché al massimo saremmo in grado di coprire appena un anno e mezzo della domanda nazionale di gas. La ricerca spasmodica di fonti fossili in Africa ci mette nella condizione di dipendere da paesi politicamente instabili, caratterizzati da un basso grado di democrazia.

I rigassificatori per usare gas liquefatto proveniente dagli USA o dal Medioriente sono costosi e pericolosi e ci incateneranno all’utilizzo del metano ancora per molti anni.

La produzione di biocombustibili da colture dedicate non è una soluzione; se si considera l’energia usata per seminare, raccogliere, trasportare e convertire i raccolti in biocombustibili, in molti casi il bilancio energetico è negativo. L’ impatto ambientale dei biocombustibili può essere addirittura maggiore di quello dei combustibili fossili. Si crea inoltre una competizione fra l’uso del terreno per produrre cibo e quello per ottenere energia; il “pieno” di bioetanolo per un SUV utilizza il mais sufficiente a nutrire una persona per un anno. Infine, i biocombustibili ostacolano la transizione dai motori a combustione ai motori elettrici, che sono 3-4 volte più efficienti e non producono gas inquinanti e clima alteranti. L’efficienza di conversione dei fotoni del Sole in energia meccanica delle ruote di un’automobile (sun-to-wheels efficiency) è più di 100 volte superiore per la filiera che dal fotovoltaico porta alle auto elettriche rispetto alla filiera che dalle biomasse porta alle auto alimentate da biocombustibili

I biocombustibili sono anche i protagonisti delle campagne pubblicitarie e delle operazioni di greenwashing delle compagnie petrolifere. L’Autorità Antitrust ha multato ENI con una sanzione di 5 milioni di euro per aver pubblicizzato come green il suo Diesel+composto per l’85% di diesel fossile e 15% di Hydrotreated Vegetable Oil prodotto da olio di palma.

La soluzione vera e strutturale del problema energia sta nello sviluppo delle energie rinnovabili: impianti fotovoltaici ed eolici per la produzione di energia elettrica, reti per la sua distribuzione e batterie e pompaggi per accumularla. Lo sfruttamento delle energie rinnovabili è sostenibile non solo in termini climatici e sanitari, ma anche in termini economici perché i costi riguardano solo la costruzione, l’ammortamento e la manutenzione. L’energia che ci forniscono Sole e vento è gratuita e, a differenza dei combustibili fossili, sicura e inesauribile. Un’accelerazione spinta sulle rinnovabili avrebbe effetti occupazionali molto positivi.

Articolo già pubblicato su Bo7 del 4 settembre 2022

5 pensieri su “Come rimediare alla diminuzione del gas russo

  1. Parole sante, ma bisogna anche ragionare su ciò che si puo fare subito, fra poco, a medio e a lungo termine. E su chi veramente
    1. Tagliata ieri la fornitura di gas russo (mi pare che l’elettricità da noi venga fatta al 40% col gas), oggi subito si può solo far ripartire le centrali a carbone, olio etc, sperando che il fotovoltaico installato produca bene di giorno (ovvero il tempo resti buono durante il giorno).
    2. nel breve e medio si può andare con i rigassificatori (che però prima della primavera prox neppure potrebbero attraccare, quelli nuovi intendo); si possono “liberare le forze animali del mercato” dando incentivi e sospendendo per legge tutti gli impicci che impediscono di installare il fotovoltaico a buona parte del paese : città storiche, condomini etc. Ma quanto aumenterebbero i prezzi ? Il mercato ha poi la produzione disponibile ? Ovviamente verrà tutto dalla Cina, e siamo sicuri che ce li manderebbero i pannelli, facendo un dispetto a Putin ?
    3. nel medio-lungo bisognerebbe smetterla (solo un partito continua a sostenerne l’utilità) di sparare a zero sul bonus 110%, che permette anche a condomini “popolari” di ristrutturare abbassando i consumi energetici per riscaldamento.
    La realtà è che all’establishment confindustriale/finanziario italiano non va bene dare soldi così ai cittadini perchè loro ne riceverebbero di meno sotto forma di aiuti vari, come è invece stato da sempre. La battuta è che i nostri non sono Imprenditori, ma Prenditori…
    Bisognerebbe inoltre rimuovere tutti gli ostacoli burocratici anche per gli impianti eolici.
    4. ma noi italiani siamo sempre “speciali” : sentivo ieri che, contro il rigassificatore di Ravenna, si è mossa pure Italia Nostra. Ma siete mai stati in zona portuale/industriale di Ravenna ?Ma cosa volete ci sia da “tutelare paesaggisticamente” ??? Io che son di Marghera ci son stato anni fa e mi è venuto da mettere le mani nei capelli, mi sembrava di essere a casa fra petrolchimico ed italsider…

  2. Certo la luce del sole è gratis ma per catturare i fotoni e trasformarli in potenza meccanica ci vogliono elementi che non sono affatto gratis: litio, rame, silicio.
    Il vento è gratis ma costruire una pala eolica no. Tutto bello, tutto green ma solo in apparenza

    • Beh egregia collega qualunque tecnologia energetica usa dei supporti meccanici più o meno complessi; il punto non è questo; il punto è 1) se la sorgente primaria è libera o no 2) quali sono i costi per kWh delle varie tecnologie includendo anche un’analisi LCA? la conclusione attuale è che i fossili sono in entrambi i casi in difetto rispetto alle rinnovabili come FV e eolico tanto è vero che i nuovi investimenti energetici sono tutti a favore delle nuove tecnologie anche laddove gli aiuti statali sono stati ridotti (e quelli per i fossili continuano alla grande come si vede anche in questi giorni)

      • A sentire quel che si sente (radio, TV) ed an leggere quel che è leggibile (gionali, web), si capisce che alcune aziende lungimiranti si son liberate dalla schiavitù energetica, investendo in pannelli solari FV sui tetti dei capannoni, a partire dal 2006. Chi non ha saputo/voluto investire ora ne paga lo scotto (giustamente ?).

        Dverso è il discorso per le aziende “energy intensive” (fonderie, ceramica e vetro, cartiere etc) che comunque sono fortemente dipendenti dai costi dell’energia, specialmente del gas. Ci sono poi aziende energetiche (“grossisti di gas e idrocarburi”) che danno il loro contributo alla crisi rifiutandosi di rinnovare i contratti di fornitura alla scadenza, anche indipendentemente dal prezzo, per timore di cause civili per inadempienza contrattuale. E su questo potrà intervenire il Governo, se lo vuole/può.

        Resta comunque l’atteggiamento “Prenditoriale” di molte aziende : sempre pronte a reclamare (spesso ottenendo) aiuti pubblici per qualsiasi scusa/motivo, mai pronte a dare quando le si richiama alla responsabilità sociale (ambiente, energia green etc).

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