L’estate della pianta aliena.

Mauro Icardi

La condizione di siccità prolungata, la riduzione delle portate nei corsi d’acqua principali, l’aumento di temperatura dell’acqua sono le condizioni che hanno permesso che la pianta acquatica Elodea nuttallii si sia diffusa in buona parte del Nord Italia. Questa pianta acquatica è originaria del Nord America e si sviluppa nei fondali di laghi, stagni e corsi d’acqua poco profondi e a lento scorrimento. In Italia, la pianta è stata rilevata attualmente solo in cinque regioni: Piemonte, Lombardia, Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Emilia-Romagna e Provincia di Trento.

Con il termine “invasivo” s’intendono quelle specie aliene, ovvero non autoctone, in grado di mettere in pericolo un ecosistema. La Elodea è stata introdotta in Europa come pianta ornamentale per laghetti, stagni ed acquari. Il fenomeno in sé esiste da sempre, ma è l’incremento consistente di tale fenomeno negli ultimi anni a destare forte preoccupazione.

In questa foto si può vedere la condizione del Po a Torino nella zona dei Murazzi che si trova in prossimità del centro storico.

 Diverse caratteristiche di questa specie di pianta sono tipiche degli infestanti di difficile controllo: crescita rapida, riproduzione vegetativa attraverso frammenti e facile dispersione da parte degli uccelli acquatici e delle correnti. Quando questo genere di pianta colonizza un corso d’acqua può formare strati molto spessi e resistenti, che necessitano di operazioni frequenti di sfalcio e rimozione.  Può ostruire i sistemi di drenaggio, le tubazioni e gli eventuali sistemi di chiuse. 

Un altro problema è che questa pianta infestante sostituisce le specie autoctone che sono di norma il nutrimento per i pesci compromettendo l’equilibrio ecologico ;inoltre, gli strati compatti impediscono l’ossigenazione delle acque.

Un problema del tutto simile si era già verificato negli anni 70 del secolo scorso ed era dovuto all’eccesso di nutrienti quali azoto e fosforo presenti nelle acque reflue, che venivano scaricati nei corpi idrici senza trattamenti di depurazione, o con trattamenti parziali che si limitavano a grigliatura e sedimentazione primaria. Il problema venne risolto con la costruzione degli impianti di depurazione delle acque reflue. Ora si ripresenta con aspetti diversi. Non è solo un problema dovuto all’introduzione di specie non autoctone, ma anche strettamente connesso con la modifica del regime di portata di molti fiumi italiani. Nel caso del fiume Po lo scorrere lento con flusso laminare, e la temperatura elevata delle acque sono condizioni che, come già detto, ne favoriscono il proliferare incontrollato.

Gli sfalci però non sono risolutivi ma si tratta soltanto di un’operazione indifferibile per impedire la marcescenza e putrefazione dello strato di piante cercando così di limitare il problema delle molestie olfattive.

https://www.lastampa.it/torino/2022/07/19/news/la_giungla_sul_fiume_a_un_mese_dallultimo_sfalcio_le_piante_si_riprendono_il_po-5461490/

Come si può facilmente capire, i problemi ambientali sono spesso collegati. E gli effetti finiscono per avere un effetto a cascata. Precipitazioni nevose praticamente assenti, siccità prolungata hanno compromesso gravemente lo stato ecologico dei fiumi italiani. Ripeto il solito appello di sempre: non possono essere solo le soluzioni tecnologiche, che pure ci sono e funzionano, a risolvere questo tipo di situazioni. Ci vuole una mentalità diversa. E questa mentalità deve essere acquisita in primo luogo dall’opinione pubblica che poi dovrebbe fare pressione sulla classe politica. Oltre a questo è fondamentale diffondere una generalizzata educazione ambientale che mi sembra ancora decisamente carente, o mal compresa.  Posso disporre dell’impianto di depurazione migliore al mondo, ma se questo scarica in un fiume che è completamente in secca è evidente che qualcosa non funziona come dovrebbe. Mettere la testa sotto la sabbia, dissimulare la gravità delle situazioni, pensare che tutto si risolverà senza un necessario cambio di atteggiamento nei confronti del nostro modo di vivere su questo pianeta non potrà che portare a fallimenti e delusioni.

Mi prendo la libertà di allegare questa vignetta che ritengo significativa.

L’estate del 2022 dovrebbe insegnarci qualcosa, cerchiamo di ricordarcelo non appena le prime piogge ci illuderanno di vivere la “normalità” a cui tanto aspiriamo.

Un pensiero su “L’estate della pianta aliena.

  1. A proposito di siccità, in questi giorni in cui qualche forza politica prospetta il ritorno al nucleare io mi chiedevo: se fosse stato in esercizio l’impianto di Caorso, quest’estate sarebbe riuscito a dissipare il calore nella poca acqua del fiume Po?

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