Chimica e crisi energetica.

Luigi Campanella, già Presidente SCI

Sono sempre più numerosi i settori che dinnanzi alla crisi energetica producono documenti finalizzati ad evidenziare le rispettive specificità rispetto ad un problema assolutamente generale

L’industria farmaceutica si pone il problema quasi etico dell’impegno sociale, ponendosi la questione: se, come è successo, siamo in grado di produrre in un anno un vaccino contro il covid allora non possiamo chiedere ad un paziente malato di cancro di aspettare 10 anni. Per rispondere è stato cambiato qualche modello produttivo.

Bristol Myers Squibb, guidata, unico caso di un colosso USA, da un presidente italiano, Giovanni Caforio, ha per esempio cambiato il modo di fare ricerca, aprendo hub innovativi nei luoghi dove è possibile lavorare insieme ai centri di ricerca migliori al mondo, quindi Seattle, San Francisco, Boston.

Ma la burocrazia resta un freno: durante la pandemia era sufficiente richiedere una riunione alla Food Drug Administration o all’Agenzia Europea del Farmaco per ottenere la convocazione in poche ore, mentre oggi possono volerci settimane o mesi.

C’è poi una specificità che pesa moltissimo, che fa dell’industria farmaceutica un settore unico: nel suo caso i prezzi sono fissati dalle autorità nazionali, quindi senza possibilità di agire sulla leva dei prezzi per ammortizzare i costi maggiori. Purtroppo però questo recupero avviene con una visione solo speculativa incurante degli interessi del paziente

Un altro settore che soffre per i costi delle materie prime legate al superbonus e delle forniture energetiche, fino al 1500 % di aumento, è quello delle costruzioni, sia dal lato delle grandi opere che dell’edilizia privata con aumenti denunciati in alcuni casi fino al 200%. I materiali energivori sono tantissimi praticamente tutti, e la lievitazione dei prezzi induce difficoltà nell’acquisizione di tali materiali, ma a cascata di ogni prodotto che li utilizza.

La ricaduta sulle pratiche avviate in tempi migliori per bonus ed ecobonus è la prima responsabile della crisi del settore edilizia.

Infine anche l’Agricoltura viene colpita per la crisi produttiva delle industrie dei fertilizzanti. Queste hanno scritto alla presidente della Commissione Europea von der Leyen per chiedere una urgente azione sui prezzi del gas perché le chiusure degli impianti di produzione di fertilizzanti faranno aumentare le emissioni globali di carbonio e la dipendenza dell’Europa dai mercati terzi.

La guerra russo-ucraina ha fatto schizzare i prezzi del gas ed ha bloccato le esportazioni di fertilizzanti dai 2 paesi coinvolti direttamente nella guerra che ne sono grandi produttori. Al porto di Ravenna sono arrivate 800 mila tonnellate di fertilizzanti per il 70% da questi 2 Paesi  con un calo del 15% rispetto all’anno prima. Il timore è che gli agricoltori non riescano a concimare ed accettino quello che viene dai campi riducendo rese e qualità o, addirittura, abbandonando l’attività, con la differenza rispetto all’industria  che i campi non possono essere spenti e riaccesi. Qui la chimica può essere un importante supporto indicando la valorizzazione di alcuni sottoprodotti che possono sostituire i concimi tradizionali e sostenere la ricerca scientifica; il problema principale però resta quello dei costi energetici e della  relativa politica di gestione.

Un pensiero su “Chimica e crisi energetica.

  1. Caro Luigi,
    noto in giro come non si siano capite le connessioni fra l’energia ed il suo prezzo e tutti i prodotti che troviamo dover acquistare (a parte forse gas, benzina ed elettricità: ce la fanno persino i giornalisti).
    Non è chiaro a molti che la nostra è una civiltà basata sull’energia a basso prezzo, e che in tutto quello che abbiamo e consumiamo c’è una parte più o meno grande di energia proveniente da plurime vie.
    Io non mi stupisco del 10% di inflazione (o, meglio, di aumento dei prezzi medio), perchè ho chiare le connessioni, ma che non le abbiano chiare gli economisti e le banche centrali, che continuano ad aumentare i tassi di sconto pensando così di ritornare allo status quo ante…

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