Smontiamo le cialde (e le capsule).

Luigi Campanella

Un americano su 2 ha una macchina da caffè con capsule o cialde. Tenuto conto che l’Europa cammina ad una velocità poco inferiore a quella americana e che anche il mercato asiatico è in via di adeguamento a questi numeri si calcola che nel 2025 il giro di affari dei vari tipi di capsule si aggirerà sui 30 miliardi di euro. In Italia 2 famiglie su 5 usano le cialde per un totale di1,5 miliardi di cialde l’anno con un tasso di crescita annua del 13%. Nel.mondo le cialde consumate ammontano a mezzo miliardo di tonnellate. Questi dati giustificano quanto si sta tentando di fare per ridurli a valori più sostenibili. La prima osservazione non può che riguardare lo stile di vita e chiedersi se proprio sia necessario abbandonare la moka per il caffè monouso anche pensando al fine vita: un elettrodomestico elettronico contro un altro più facilmente  smaltibile in quanto più smontabile nei singoli pezzi e ricaricabile nell’uso in modo semplice con un cucchiaino. Ovviamente chi sceglie le cialde fa riferimento alla rapidità con cui si ottiene la bevanda amata ed alla assenza di rischio di bruciare il caffè o di dimenticare il fuoco acceso. Per contrastare le critiche alle cialde i produttori si muovono su varie direzioni a cominciare con lo scaricare sul consumatore la responsabilità di uno smaltimento sostenibile.

L’altro accorgimento è ricorrere a capsule svuotabili fatte in un solo materiale rispetto al.mjx attuale (plastica ed alluminio) con il caffè usato svuotato da conferire nel bidoncino dell’organico. Per agevolare il consumatore alcuni produttori forniscono un apri capsule domestico che con una leggera pressione separa il contenitore dal contenuto. Però nascono allora 2 domande: il guadagno di tempo che fine ha fatto? Perchè non ricorrere alla riutilizzabilità delle capsule con la possibilità di ricaricare con qualunque miscela di caffè e conseguente vantaggio economico? Alcuni produttori raccolgono le capsule usate, separano contenuto da contenitore e riciclano il materiale di questo. L’alluminio è uno degli elementi più facilmente ed economicamente riciclabili con un risparmio energetico del 90% rispetto ai costi di produzione dalle materie prime. Il caffè smaltito è un ottimo concime, specificatamente in relazione alla sua composizione per le culture di riso di cui viene incrementata significativamente la produttività con i conseguenti vantaggi economici ed etici (lotta alla fame.nel.mondo). Una recente opzione del mercato è il ricorso alla cialda fotodegradabile in carta con il vantaggio che si può conferire il tutto nell’organico senza nessuna separazione fra contenitore e contenuto.

L’ultima innovazione viene dalla Svizzera con una sfera costituita da un polimero algale contenente caffè pressato e quindi da potere essere caricato in minore quantità senza incidere sul gusto della bevanda. Come si vede tanti pro e tanti contro, senza parlare dell’aspetto estetico e dell’eleganza dei vari modelli alcuni dei quali smontabili e ristampabili in 3D per le parti danneggiate. Un discorso più scientifico circa il confronto fra le varie possibili soluzioni si può fare con riferimento ai differenti valori della impronta carbonica utilizzando le Public Available Specifications. Una ricerca dell’Università della Tuscia ha fornito i risultati di questo confronto.

La moka ad induzione genera 55-57 g di CO2,la moka a gas 47-59 g, la macchina per il caffè espresso 74-96 g, quella a capsule 57-73, infine quella a cialde 72-92 g. C’è però da precisare che se si considera l’intero ciclo di vita vanno aggiunti ai dati ora forniti le quantità di CO2 prodotta per la produzione e lo smaltimento di cialde e capsule. Ci sono poi da considerare gli imballaggi, tutti a favore della tazzina con moka, solo 0,5 g contro i 6,4 g del caffè in cialde. A questi dati a favore della moka ad induzione si deve poi aggiungere ad ulteriore suo vantaggio che questa consuma meno energia per essere scaldata:6 wattora contro il doppio della macchina a cialde.

7 pensieri su “Smontiamo le cialde (e le capsule).

  1. Moka tutta la vita, poi arrivano i figli grandi impazienti, che si comprano le macchine a capsule perchè quel che vogliono lo vogliono subito…
    Poi succede (roba di queste settimane) che non fanno più le capsule biodegradabili che cercavi (almeno) di usare, e allora che fare ? Spero solo si guasti quanto prima, come molte altre carabattole che infestano le nostre case (di robe veramente utilòi e sane ne abbiamo ben poche, il resto è consumismo).
    Nota a margine : Luigi, vedo che ti sei adeguato ai piu recenti indirizzi, che demonizzano il fornello a gas (Biden probabilmente li dichiarerà fuori legge per motivi di inquinamento domestico e sanità pubblica) e invece “inclinano” per la piastra ad induzione…peccato che chi la ha presa ha dovuto cambiare contratto Enel, passare al maggior consumo, e pagare di più i kW/h (altro assurdo italiano : per le aziende chi più consuma meno paga ad unità di consumo, per i privati va esattamente al contrario…)

  2. Un approfondimento curioso ed interessante nei suoi vari aspetti ed utile.

  3. Abbiamo utilizzato le cialde per tre anni circa, poi abbiamo considerato tempi e costi per la manutenzione della macchina, il reperimento delle cialde gradite, lo smaltimento delle cialde stesse … la nostalgia della moka e la libertà di scegliere i caffè che più ci piacevano senza le insistenze dei rivenditori di cialde si è materializzata e ci è venuta nostalgia della caffettiera. Tutto più semplice e sostenibile! Viva la caffettiera.

  4. Anch’io amo la moka, ma bisogna ammettere che in ufficio non è pratico utilizzarla. Inoltre credo che le cialde biodegradabili (non la capsule) siano sostenibili da un punto di vista ambientale. Cosa ne pensate?

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