People’s Climate March

Domenica scorsa, 21 settembre, a New York alle 11.30 ora locali (erano le 17.30 in Italia) si è tenuta la People’s Climate March, una grande manifestazione a difesa dell’ambiente a cui hanno partecipato oltre trecentomila persone che hanno iniziato a marciare da Columbus Circle verso Midtown Manhattan formando la più grande manifestazione al mondo su temi ambientali.
Alla People’s Climate March hanno partecipato personalità, attivisti, leader sindacali e una moltitudine di persone arrivate da altri stati dell’Unione affinché i politici si sveglino dall’apatia.

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Alla Marcia hanno partecipato anche alcune centinaia di newyorkesi che due anni fa sono stati vittime di Superstorm Sandy che al suo passaggio aveva seminato morte e distruzione nelle zone metropolitane costiere. La protesta, che critica soprattutto la mancanza di risultati a livello mondiale relativi alla limitazione delle emissioni di carbonio, è stata organizzata in vista dell’incontro delle Nazioni Unite sul clima che si è poi tenuto a New York martedì 23 settembre, a cui ha partecipato anche il presidente Barack Obama e che ha aiutato a stabilire un quadro generale per un successivo accordo sulla riduzione delle emissioni di carbonio nel mondo (anche se Cina e India sono state assenti).
La stessa Marcia/ambiente di New York si è svolta in altre città di 150 stati del mondo (700 mila persone in totale), per chiedere ai paesi dell’ONU che si sono poi incontrati dopo due giorni negli Stati Uniti una politica ambientale più giusta e per dire il loro No ai cambiamenti climatici.

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Sono tre in particolare le richieste partite da Roma e
dirette al Governo italiano:

-Primo che il tema del cambiamenti climatici diventi un punto prioritario nell’agenda di Governo, assumendo impegni ambiziosi di riduzione delle emissioni di CO2 e degli altri gas serra, a partire da obiettivi efficaci per la lotta ai cambiamenti climatici e in linea con le raccomandazioni dell’Intergovernamental Panel on Climate Change. In attuazione di questi è necessaria un’accelerazione della trasformazione del sistema di produzione di energia che permetta l’uscita dai combustibili fossili e ponga fine ai sussidi alle fonti fossili, a favore di una
generazione energetica distribuita, democratica e pulita.

-Secondo punto l’Italia, in quanto presidente di turno dell’Unione Europea, si
batta per impegni ambiziosi e vincolanti al 2030. Che nel vertice europeo di ottobre sia portatrice in Europa di una visione lungimirante e ambiziosa nell’attuale dibattito per la definizione dei nuovi obiettivi, proponendo +40% di risparmio energetico, +45% di fonti rinnovabili, -55% di riduzione di CO2.

-Terzo e ultimo punto: che l’Italia contribuisca al Fondo Verde per il Clima e mantenga fede agli impegni che erano stati assunti a Copenaghen in tema di finanza per il clima. L’obiettivo del semestre italiano di presidenza Europea e’ di arrivare alla riunione dei capi di Stato e di governo europei del 23 ottobre con un accordo quadro giuridicamente vincolante che punti alla riduzione di almeno il 40 per cento delle emissioni inquinanti entro il 2030. È stata una magnifica espressione dell’ amore per tutto ciò che è in pericolo a causa del cambiamento climatico, e della  speranza di salvare il pianeta e costruire una società alimentata da energie pulite e rinnovabili Il fondamentale vertice di Parigi per il Clima si terrà tra 15 mesi: per allora ci sarà bisogno di un accordo globale. Entro marzo, i singoli stati dovranno presentare i propri impegni nazionali.
Il Guardian l’ha definito “trionfo organizzativo” e la BBC ha detto che “le marce hanno portato più gente che mai per le strade, grazie alla forza organizzativa della comunità online di Avaaz. che ha messo sul campo centinaia di organizzatori e migliaia di volontari, e le donazioni della comunità hanno fornito milioni a questa impresa. Avaaz.org è un’organizzazione non governativa internazionale istituita
nel 2007  a New York che promuove attivismo su diversi problemi quali il cambiamento climatico, i diritti umani, i diritti degli animali, la corruzione, la povertà e i conflitti  La sua missione dichiarata è quella di permettere che i processi decisionali di portata globale vengano influenzati dall’opinione pubblica. L’organizzazione opera in quindici lingue diverse, e ad oggi conta, stando al sito ufficiale, oltre 38 milioni di membri iscritti in 194 paesi diversi.Le sfide del nostro tempo  richiedono sempre una maggiore coesione fra tutti coloro che credono in un movimento nuovo e ancora più efficace, un movimento che non sia solo dentro internet.

Ma anche fuori.

(Luigi Campanella)

One thought on “People’s Climate March

  1. Come ci ha detto Luigi nel suo post, la marcia di New York è stata organizzata in vista dell’incontro alle Nazioni Unite a cui ha partecipato e parlato anche Di Caprio. Il discorso mi ha impressionato molto bene dimostrando che per capire la grande sofferenza del nostro pianeta inferta dagli uomini non serve essere uno “scienziato”, serve solo essere mediamente intelligenti. Se avete voglia potete leggere o sentire il discorso al seguente link:
    http://www.dorsogna.blogspot.it/2014/09/il-discorso-di-leonardo-di-caprio-alle.html

    Se poi siete interessati all’argomento vi consiglio un recentissimo articolo di James Hansen, uno dei primi scienziati a discutere di cambiamenti climatici, che si può leggere al seguente link:
    http://www.columbia.edu/~jeh1/mailings/2014/20140920_TruthToPower.pdf

    Anche la Chiesa ha preso un posizione chiara riportata nei seguenti link:
    http://press.vatican.va/content/salastampa/it/bollettino/pubblico/2014/09/24/0671/01495.html
    http://www.aleteia.org/it/scienza/articolo/cambiamenti-climatici-il-monito-della-santa-sede-5887152952967168?page=2

    Solo i politici (i nostri in particolare come dimostra il decreto Sblocca Italia) non “stanno capiti”.

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