Test su animali: si o no?

Luigi Campanella (ex presidente SCI)

Chi mi conosce sa certamente che mi sono da sempre schierato contro la sperimentazione animale che non considero necessaria ed in qualche caso inutile o dannosa. Mi è capitato di partecipare ad un congresso medico ed una relazione dedicata a questo tema mi ha colpito per la chiarezza con cui il relatore ha difeso l’irrinunciabilità, sia pure a livello minimo ,della sperimentazione animale. Vi riporto le mie impressioni. La sperimentazione in vitro (su culture cellulari) o in silico (sperimentazione simulata) può essere la fase iniziale, ma prima dell’applicazione all’uomo dei composti testati include una fase intermedia in cui l’organismo intero (e quindi un’animale) debba esserne il target per verificare gli eventuali effetti tossici. Peraltro, viene aggiunto, le attuali capacità statistiche ed elaborative consentono di massimizzare le informazioni minimizzando al tempo stesso il numero di soggetti animali sacrificati. Circa l’invasività viene sostenuto.che limitarla è un interesse stesso del ricercatore per dare il massimo di credibilità alle risposte ottenute.

Da parte di chi contrasta queste posizioni, si fa riferimento alle incertezze che derivano da un lato dal fatto che il trasferimento all’uomo delle evidenze su animali comporta incertezze non secondarie, vista la differenza di specie e dall’altro che l’animale in cattività stretta può rappresentare un modello alterato nelle risposte agli stress subiti. Viene invocato anche a difesa della tesi contraria alla sperimentazione animale il fatto che per avere valori statisticamente significativi bisogna sacrificare un numero elevato di animali in contrasto il tutto con la direttiva 3R (replacement, reduction, refinement ) dell’UE.

RRR

Il dilemma è di vecchia data risalendo al 1600 quando Roland Hooke e Robert Boyle si confrontarono partendo da posizioni diverse*. Ci hanno insegnato con il loro dibattito che prese di posizione dettate da pregiudizio ed emotività possono essere dannose al processo scientifico, ma anche che la sofferenza di animali e cavie non può essere accettata come una normale esercitazione di laboratorio quasi si trattasse di una reazione chimica e che soltanto la accertata irrinunciabilità scientifica ai fini dell’informazione ricercata può giustificare il mantenimento in vita di queste forme di sperimentazione, sempre con rispetto della scala biologica e con l’impegno in ogni caso a ridurla progressivamente man mano che la ricerca scientifica metta a disposizione metodi alternativi.

 * si fa riferimento qui al dibattito sulla natura della luce

5 thoughts on “Test su animali: si o no?

  1. Ho sempre trovato inaccettabile utilizzare gli animali per i nostri scopi scientifici. Chi siamo noi esseri “umani” per decidere cosa fare della loro vita? Comunque, oggi i metodi alternativi sono stati già individuati ed è arrivato il momento di metterli in atto, prima che sopravvenga la punizione Divina che meritiamo.

  2. Mariarita, visto che sei così sicura: quali sono esattamente i metodi per simulare in vitro l’attività antidepressiva o antipsicotica di un farmaco? E quali per sostituire gli animali nei testi di tossicità sistemica? Io non ne conosco, sarei molto interessato ad avere notizie.

    • Roberto, come fai ad essere così sicuro che la depressione o la psicosi indotta nell’animale sia simile a quella umana? Che siano interessati gli stessi sistemi recettoriali? La depressione è una malattia ancora complessa da conoscere nei dettagli e di sapere quello che avviene a livello delle strutture del cervello e delle connessioni neuronali. Quindi usare modelli animali può dare un’idea ma alla fine è la sperimentazione sugli esseri umani che fornisce la certezza che una molecola sia attiva come antidepressivo o antipsicotico.
      Per quanto riguarda la tossicità è risaputo che molecole sicure per gli animali risultano poi essere tossiche per l’uomi in quanto le vie metaboliche o i sistemi enzimatici possono essere genotipicamente diversi. Quindi i tests sugli animali possono servire solo per mettere la coscienza apposto del ricercatore prima di andarli a sperimentare su volontari sani, che alla fine sono da questi ultimi che si possono rilevare gli effetti tossici e collaterali, anche se poi tutti gli effetti si vedranno dopo la messa in commercio del farmaco.
      Attualmente esistono dei metodi “in silico” che possono aiutare a comprendere il possibile metabolismo di nuove molecole basandosi sulle conoscenze del metabolismo di farmaci o molecole note così come software che prevedono la tossicità.
      Tra questi ho trovato un software free on-line basato su java che permette di prevedere la tossicità di una sostanza. Non è sempre attendibile come risultati, ma può aiutare…
      http://www.organic-chemistry.org/prog/peo/

  3. Nella sperimentazione di un farmaco ci sono diversi stadi, tra i quali l’ultimo che prevede la sperimentazione sull’uomo; normalmente la sperimentazione su animali viene fatta per mettere in luce tossicità acute prima di passare ai trials sull’uomo … io sono convinta che questo passaggio possa essere sostituito da prove in vitro altrettanto se non più valide e credo che questo non si faccia per via dei costi che sono notevolmente più alti. Un solo esempio per tutti : la talidomide … anni di test su animali non evitarono il disastro che seguì all’uso di questo farmaco raccomandato alle donne in gravidanza … migliaia di bambini nati con gravissime malformazioni e migliaia di animali sacrificati per nulla …

    • Infatti hai ragione Veronica, ma la cosa peggiore sono gli esperimenti sugli animali che fanno a livello accademico solo per scrivere articoli che alla fine non rivoluzieranno la scienza ma servono solo per avere titoli per fare carriera!

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