Antimonio e titanio sono “terre rare” secondo l’ANSA.

Secondo l’ANSA l’antimonio e il titanio sono terre rare; ora sappiamo tutti che con questo termine si indicavano invece (almeno finora)  gli elementi Lantanidei del 6 periodo, (blocco f) fra i quali nè l’antimonio che è del 5 periodo (blocco p) , nè il titanio che è un metallo di transizione del 4 periodo (blocco d) si trovano; la rivoluzionaria attribuzione si può trovare su:

http://www.ansa.it/scienza/notizie/rubriche/terrapoli/2013/12/06/Italia-due-piu-grandi-giacimenti-terre-rare-_9739188.html

un articoletto che racconta che a Roma Università La Sapienza si è svolta una giornata organizzata dalle Unione Europea sulle materie prime; tali (Titanio e Antimonio) “terre rare” (il termine è usato nell’articolo e nel titolo) secondo l’ANSA si trovano in grande quantità in Italia; si spera in una smentita da pare di Assomineraria, citata nelle dichiarazioni; che poi ci siano in Italia ampi giacimenti non sfruttati di Titanio ed Antimonio è argomento da verificare e su cui chiedo lumi a chi ne sa di più.

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Che il Titanio fosse utile nell’industria lo si sapeva; il suo biossido è dentro tutti i pigmenti bianchi; l’antimonio entra nella composizione degli elettrodi delle batterie al piombo acido; ma mentre le VERE terre rare entrano nella tecnologia elettronica alla grande, sinceramente ho meno informazioni sul ruolo di Titanio e Antimonio nell’industria elettronica avanzata. Ma anche su questo chiedo lumi a chi ne sa di più; inoltre c’è qualcuno che abbia assistito di persona all’evento e che possa raccontarci cosa si è veramente detto?

L’ANSA ci ha ahimè abituati a sconvolgenti rivelazioni, ma da parte degli industriali del settore (Assomineraria è citata ripetutamente) ci si aspetterebbe maggiore attenzione ai dettagli. Voi che ne dite?

Aggiungo che Mattia Pellegrini, responsabile per le materie prime nella Commissione Europea avrebbe anche affermato che “L’Italia è uno dei più grandi produttori di marmo, sabbie e cemento, ma è anche ricca di idrocarburi …..”; questa è una affermazione che, se confermata,  merita una risposta più precisa; infatti secondo i dati riportati nella pagine ufficiali dei nostri ministeri e che ho più volte commentato su C&I, le riserve effettive di idrocarburi non coprirebbero nemmeno il nostro consumo di un anno; è questa la ricchezza secondo la UE? Ma questo è un problema che merita certamente una risposta più dettagliata in un post che pubblicheremo più avanti, non possiamo parlare di politica dei minerali e dell’energia nel settore bufale, non credete?

(cdv)

2 thoughts on “Antimonio e titanio sono “terre rare” secondo l’ANSA.

  1. Veramente, secondo il documento del MISE “Strategia Energetica Nazionale: per un’energia più competitiva e sostenibile” (rev. marzo 2013), l’Italia è ricca di idrocarburi. P.es. a pag. 110 troviamo:
    “il Paese ha a disposizione significative riserve di gas e petrolio, le più importanti in Europa dopo quelle dei paesi nordici…
    In termini di obiettivi quantitativi, ci si attende al 2020 di:
    • Incrementare l’attuale produzione di circa 24 milioni di boe/anno (barili di olio equivalente) di gas e 57 di olio “(pari risp. a circa 3,4 e 8 Mtpe, n.d.r.)”, portando dal ~7 al ~14% il contributo al fabbisogno energetico totale.”
    Però troviamo anche, a pag. 4 e a pag. 28:
    “L’Italia … dispone di ingenti riserve di gas e petrolio … è doveroso fare leva (anche) su queste risorse…. D’altra parte, ci si rende conto del potenziale impatto ambientale…. In tal senso, il Governo non intende perseguire lo sviluppo di progetti in aree sensibili in mare o in terraferma, ed in particolare quelli di shale gas.”
    L’ Eni conferma e deplora.

    • Caro collega sarebbe la prima volta che si valutano le riserve sulla base di una produzione annua che pero’ poi non si dice per quanti anni si potrà proseguire; in realtà dato che i consumi annui italiani di energia primaria sono dell’ordine di 200 MTEP, mentre i depositi complessivi ESTRAIBILI (l’estraibile ammonta a circa la metà del deposito come tale) di fossile son dell’ordine di circa 130 MTEP stiamo parlando di circa 7-8 mesi di consumo totale primario del paese; ovviamente il periodo si allungherebbe considerando i soli consumi fossili; è da ricordare che la quota di fossile sul primario in Italia è molto alta, dell’ordine dei 3/4 del primario, ricordo a memoria; se anche volessimo solo raddoppiare il contributo ridicolo nazionale ad 8 MTEP annui (al massimo un mero 4% del primario comunque) questo corrisponderebbe a durare al massimo 20 anni, ma con quali costi ambientali ed energetici? Quale EROEI? Ma ti rimando ad uno degli articoli che ho pubblicato su ASPO Italia insieme al comitato scientifico di ASPO (http://www.aspoitalia.it/archivio-articoli-italiano/314-comunicato-aspo-italia-6-maggio-2012) oppure ad uno degli articoli a riguardo pubblicati su La Chimica e l’Industria nella Rubrica La Chimica allo Specchio in cui si fanno le bucce ai dati ministeriali e alle fantasiose ipotesi ENI di fracking ed estrazioni senza alcuna attenzione nè alla sostenibilità energetica nè a quella ambientale; in nessuno documento ENI si fa mai rifermento al costo energetico di estrazione del petrolio italiano, al suo EROEI che invece dovrebbe essere il primo pensiero tecnico; noi abbiamo sole e vento e anche una bella quantità di idro; quello è il nostro destino energetico; in quella direzione vanno i grandi paesi europei; le bufale di Scaroni e le fantasie di fracking od altre consimili baggianate lasciano il tempo che trovano, durerebbero dieci anni e ci lascerebbero con le pezze ambientali da recuperare; per fare un esempio il recente sogno del fracking americano si sta scontrando con il costo energetico altissimo dell’estrazione che richiede qualcosa come da 10 a 100 volte il numero di pozzi dei giacimenti normali con tempi di esaurimento che arrivano ai mesi e con casi di teremoto da fracking che incominciano ad essere seri!! Altri paesi europei come la Polonia stanno scontrandosi con l’elevata profondità che da problemi, insomma il sogno del petrolio da fracking o di seconda generazione si sta rivelando un incubo; altro che diventare il primo produttore mondiale. L’Italia non ha alcuna possibilità di incrementare seriamente la propria quota di fossili se non a scopo petrol-chimico, non energetico, perchè i suoi costi ambientali sarebbero altissimi; invece la politica dovrebbe essere stoppare completamente le esose richieste dei petrolieri, interrompere il ciclo demenziale del CIP6 con miliardi di euro dedicati a bruciare monnezza e oli pesanti a vantaggio di pochi grandi produttori e incentivare ancor più solare ed eolico che pur con tutti i loro problemi e i loro limiti sono comunque il nostro unico possibile futuro. I fossili sono stati una parentesi di pochi secoli che ci lascerà l’incubo del global warming; il sole e il vento e le altre risorse rinnovabili sono il vero futuro dell’umanità e a maggior ragione del nostro paese.

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