L’8 marzo della SCI.

E’ APERTA LA RACCOLTA DI FIRME PER LA PETIZIONE ALLA IUPAC per dare il nome Levio ad uno dei 4 nuovi elementi:FIRMATE!

https://www.change.org/p/international-union-of-pure-and-applied-chemistry-giving-name-levium-to-one-of-the-4-new-chemical-elements

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Nota: si ricorda che le opinioni espresse in questo blog non sono da ascrivere alla SCI o alla redazione ma al solo autore del testo

a cura di Claudio Della Volpe

Siamo nel 2016 e da quasi 100 anni festeggiamo la Giornata della Donna o Festa della Donna; la storia di questa celebrazione è complessa e contraddittoria, forse perchè il tema dei rapporti uomo-donna è complesso e contraddittorio.

Anche su questo blog abbiamo discusso ed affrontato il tema del rapporto uomo-donna, con qualche punta polemica.

Si vede che è un tema che porta a schierarsi, e anche su questo abbiamo raccontato delle storie (si veda qui e qui) che riguardano il caso della chimica .

Durante il 2015 noi soci della SCI abbiamo eletto il nuovo presidente per il triennio 2017-2019, e questo Presidente è in effetti una Presidentessa: Angela Agostiano.

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Si tratta non solo della prima Presidentessa della SCI eletta, in una storia che ormai supera il secolo di durata (la SCI è stata fondata nel 1909), ma perfino della prima donna che si è candidata a questo ruolo.

E questa cosa mi ha dato molto da pensare. Anche se (probabilmente) non ve ne può fregar di meno vorrei raccontarvi brevemente perchè ho votato per Angela; credo che la cosa abbia un minimo di interesse.

Quando ero ragazzino leggevo molto spesso Selezione del Readers Digest, una rivista che piaceva tantissimo a mia madre, che era innamorata dell’”America” (America è o almeno era un sinonimo di USA); come molti italiani dopo la seconda guerra mondiale gli USA le apparivano come un modello sociale e politico da imitare e Selezione era una rivista che propagandava in molti paesi europei e nel mondo “il sogno americano”; ricordo di averci letto questa storia:

Una americana e una giapponese discutono fra di loro della festa della mamma e di quella del papà; l’americana chiede alla giapponese se festeggiano anche loro la festa della mamma e la giapponese risponde di sì, che la festeggiano nella stessa data in cui la si festeggia in America;”… e quella del papà?” -chiede l’americana. La giapponese risponde un po’ stupita: “Beh in Giappone ogni giorno è la festa del papà”.

Anche per un ragazzino della periferia di Napoli, una città che stentava ancora negli anni ‘50 a liberarsi delle ferite della guerra, era ovvio il senso; il Giappone era un paese in cui le donne non avevano lo stesso livello di libertà e di uguaglianza che in America.

Ora per quanto si possa essere critici verso la concezione della donna e dell’universo femminile che traspare dal consumismo dominante e importato proprio in quegli anni, attraverso il “sogno americano”, occorre riconoscere che c’è un salto di qualità estremamente positivo nella concezione della donna.

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Parigi 1944

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New York 1944

Amo molto la fotografia e vi propongo qualche foto di quegli anni su questo tema.

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Roma 1944

Difficile trovare una foto in cui il soldato vincitore, in genere americano, baci una donna italiana; al contrario è famosa l’immagine di Ruth Orkin a Firenze, una ragazza americana nel 1951 per le strade della civilissima Firenze inseguita da sguardi e commenti di 15 maschi un pò beceri; fate voi.

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Firenze 12 agosto 1951 “American girl in Italy” di Ruth Orkin la ragazza si chiamava Ninalee Craig, un’amica della Orkin; oggi avrebbe 88 anni.

 

In Italia le donne hanno di fatto potuto votare solo nel marzo 1946 alle prime amministrative; fino ad allora erano state assenti dalla scena politica nazionale, pur avendo partecipato vivacemente alla scena, non militavano che fra le comparse.

La Scienza non era diversa; la fotografia che compare a volte nella testata di questo blog è significativa; so che la data è anteriore, ma il senso è il medesimo.

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70° compleanno di Stanislao Cannizzaro, Roma 21 novembre1896. Marussia Bakunin, ultima a destra.

 

Siamo nel 1896, ma c’è una sola donna se non sbaglio nel mondo della chimica italiana ed è una donna sopra le righe, Marussia Bakunin, napoletana, figlia del rivoluzionario e uno dei padri dell’anarchia, Michail Bakunin e zia di Renato Caccioppoli, famoso matematico (e comunista) napoletano (Marussia Bakunin: tesi di stereochimica, lavoro principale sulla geologia d’Italia).

Capite? Qua si tratta non solo e non tanto di una donna, ma di una istituzione, di un simbolo culturale; per entrare nell’empireo della scienza occorreva andare oltre la scienza stessa; il fatto è che, per essere accettate, le donne devono sempre fare e dare di più, andare oltre. Che fatica deve essere stata per Marussia! E forse lo è ancora?

Allora torniamo al nostro caso.

Perchè ho votato per Angela; ovviamente e “sottintesamente” (direbbe un comico famoso) perchè è brava, adatta al ruolo: scientificamente, politicamente, mettetela come volete, ci rappresenta degnamente.

Ma probabilmente in questo momento fra i soci della SCI ci sono altre decine di uomini e donne altrettanto in gamba.

L’ho votata anche perché è donna e perché si è “candidata”. Dopo oltre 100 anni una donna è riuscita a fare questo: superare tutte le trappole e gli ostacoli, i lacci, e proporsi ed essere proposta e vincere la battaglia.

NO! Angela non devi sentirti diminuita se qualcuno ti dice: ti ho votata (anche) perché sei donna; no, è chiaro che non si può passare sotto silenzio questo aspetto, ma è scontato che sei e sarai capace di fare la presidente; ripeto ce ne sono probabilmente altri (maschi e femmine) in grado di farlo, ma tu non solo sei in grado ma ti sei candidata.

C’è una vulgata “politicamente corretta” che la SCI ripete per bocca delle sue figure leader; l’ho letta e sentita molte volte: noi votiamo il più bravo, il più adatto, non una donna o un uomo, mica siamo sessisti! Eh no, noi siamo scienziati, lontani dalle pochezze!

Bene accettiamo la vulgata “politicamente corretta” e traiamone le conseguenze dovute, come in un ragionamento di chimica fisica o di termodinamica.

Dal 1909 ci sono state migliaia di donne iscritte alla SCI ma secondo la vulgata in oltre un secolo, mai in nessun momento una donna è stata all’altezza degli uomini, mai in nessun caso è stata nemmeno “CANDIDATA”! Capite? La vulgata che i chimici scelgono solo per la “bravura” implica che per un secolo le donne chimiche italiane sono state meno brave, inferiori agli uomini, un passo indietro.

Questa teoria deve essere popperianamente falsificata.

Ma come si può credere una cosa del genere? Ma come si può accettare una cosa del genere? No, mi rifiuto di accettarlo, è in contrasto con il fatto che l’intelligenza di uomini e donne è uguale, non diversa.

La mia interpretazione è diversa: per 100 anni e più, la SCI, che soffre come tutte le istituzioni umane del contesto culturale in cui vive, ha accettato implicitamente l’implicita “inferiorità” femminile. Perfino le donne della SCI l’hanno accettata. E poi le donne hanno tante incombenze familiari e sociali che come fanno ad essere tutto insieme: mamme, nonne, e presidenti della SCI? Per essere presidentesse occorre essere sempre più di una presidentessa, dimostrare di più, come Marussia, insomma.

Ecco allora per favore Angela non pensare che sia negativo se qualcuno ti dice che ti ha votato anche perché sei donna, al contrario, implicitamente stiamo riconoscendo che finalmente noi maschi abbiamo capito che rompere il soffitto di cristallo è una necessità da compiere attivamente. Personalmente credo che le quote rosa non siano così negative, servono a farci rendere conto del problema. Non sono una gabbia, ma, al contrario, un’opportunità.

Le pari opportunità sono una scelta attiva, di chi finalmente ha capito che non si può lasciare alla spontaneità delle forze sociali ed economiche il processo della nostra vita, ma che al contrario occorre intervenirvi e decidere; la “spontaneità favorisce solo i più forti, ma noi non siamo una società dei più forti!

L’art. 34 della Costituzione recita:

La scuola è aperta a tutti.
L’istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita.
I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi.
La Repubblica rende effettivo questo diritto con borse di studio, assegni alle famiglie ed altre provvidenze, che devono essere attribuite per concorso.

E perché dovrebbe essere diverso in altri casi?

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Questa immagine, nonostante vada bene se si parla di equità o pari opportunità, rischia però di passare un messaggio sbagliato in una cosa; le donne non sono “più basse” di noi, non sono inferiori in alcun senso. Siamo diversi, certo, due sessi vuol dire due corpi diversi, ma anche due modi diversi di vedere e vivere il mondo, ma nessuno dei due è inferiore o superiore all’altro ed entrambi sono necessari. L’unica cosa è che la società si è organizzata rendendo meno facile per le donne svolgere certi ruoli, mettendole in cucina, diciamo così o nel ripostiglio, utili, si, ma comandiamo noi maschi. A questo occorre reagire attivamente, non possiamo lasciar fare alle forze sociali spontanee.

Concludo con una nota importante. Il fatto che Angela sia una donna non mi assicura di per se che sia “meglio” di un uomo come presidente. Leggo spesso posizioni un po’ retoriche su una supposta “superiorità” femminile in certi ruoli, non credo nemmeno a questo.

Abbiamo avuto presidenti del consiglio donne, presidenti della repubblica donne, le donne hanno occupato ruoli apicali in momenti recenti ma questo non garantisce una superiorità, nè me la aspetto.

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Angela Merkel durante una visita in un laboratorio; la Merkel è una fisica con un PhD in Chimica Fisica.

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Margareth Tatcher, Chimica, laureata ad Oxford in laboratorio

Recentemente ho fatto polemica su queste pagine con la presidente di un’altra società scientifica italiana, Luisa Cifarelli, presidente della SIF. Le sue posizioni sul tema climatico secondo me sono sbagliate, ma le cose non sarebbero cambiate se ci fosse stato un uomo. Carlo Rubbia ha espresso posizioni analoghe in parlamento. Ma sono contento che adesso anche noi chimici, come i fratelloni fisici (che sono – quasi – sempre un pò avanti), avremo una presidente donna.

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Con le varie scienziate LEGO la donna scienziata è entrata nell’immaginario collettivo dei bambini e delle bambine.

Le donne possono sbagliare come gli uomini, per fortuna nessuno dei due sessi è infallibile!

Auguri Angela!

Gender Studies su donne e scienza

Nota: si ricorda che le opinioni espresse in questo blog non sono da ascrivere alla SCI o alla redazione ma al solo autore del testo.

di Sandra Tugnoli Pattaro*

Sandra PattaroI gender studies hanno preso avvio nei paesi di lingua anglosassone (USA, Canada, Gran Bretagna) tra la fine degli anni ’60 e gli inizi degli anni ’70 del Novecento, con la ripresa dei movimenti radicali femministi, in concomitanza con istanze contro-culturali denuncianti il razzismo, il colonialismo, il capitalismo della cultura occidentale, nonché gli usi ed abusi della scienza. Furono anni in cui il disagio e il disappunto si espressero attraverso manifestazioni di piazza, come quelle dei movimenti studenteschi, in azione nelle maggiori università americane ed europee (il ’68), e attraverso posizioni epistemologiche, come quelle postempiristiche anarchico-radicali di Paul Feyerabend.

È importante tenere presenti le radici politiche della riflessione epistemologica femminista, perché esse aiutano a capire le ragioni per cui, ancor oggi, persino entro le sue formulazioni più mature, critiche e disincantate, rimane sullo sfondo ancor vivo l’originario atteggiamento di ostilità nei confronti della scienza, il quale forse rappresenta il maggiore ostacolo intellettuale a un sufficiente distacco emotivo nell’affrontare i temi teorici generali.

La posizione femminista presenta varie tendenze, spesso in contrasto fra loro, ma riconducibili a tre correnti principali[1].

La prima corrente è quella dell’empirismo femminista (feminist empiricism), secondo cui il sessismo e l’androcentrismo costituiscono limiti sociali correggibili attraverso una maggiore aderenza alle norme metodologiche esistenti nella ricerca scientifica. Si tratta di rigettare la “cattiva scienza”, non la scienza nel suo complesso.

La seconda corrente è quella del femminismo potremmo dire tout court (feminist standpoint), che s’ispira alla riflessione hegeliana sul rapporto padroni-schiavi e alla sua successiva elaborazione da parte di Marx, Engels e Lukács. Essa sostiene che la prospettiva femminista è in grado di assicurare un fondamento moralmente e scientificamente alternativo e preferibile alle interpretazioni dominanti della natura e della vita sociale.

La terza corrente è quella del postmodernismo femminista (feminist postmodernism), che, pur appellandosi a fonti filosofiche disparate come Nietzsche, Derrida, Foucault, Lacan, Feyerabend, Gadamer, Wittgenstein, Latour, oggi allarga il proprio contesto di azione, accomunando la questione femminista a quella di tutti i gruppi emarginati e periferici. Questa corrente auspica che a) la tradizione scientifica debba essere contestata e trasformata più di quanto non si sia usualmente fatto; e b) contestazioni e trasformazioni vengano alimentate dal basso (dai gruppi periferici) e non, come è avvenuto finora, dall’alto. Kuhn ci ha reso consapevoli del fatto che la scienza è un’istituzione sociale, così come le ricerche sulla tecnica che le tecnologie non sono neutrali. Gli studi di genere femministi hanno spesso denunciato tali limiti, in particolare gli standard di oggettività e l’idea di razionalità della scienza, portando la critica al cuore della scienza stessa: il metodo di ricerca. La critica si focalizza non sui pregiudizi, ma sugli assunti le pratiche le culture delle istituzioni e su certe filosofie della scienza.

Il postmodernismo femminista rispecchia l’evoluzione dei gender studies negli ultimo 40 anni. Dalla metà degli anni ’70 a oggi molte femministe sono, infatti, passate da un atteggiamento trasformista a uno rivoluzionario, mirando a una “rivoluzione intellettuale, morale, sociale e politica più radicale di quanto i fondatori delle moderne culture occidentali potessero aver immaginato”[2].

Ne è seguito un ribaltamento di quesito circa il rapporto gender/science: dalla “women question in science” (che cosa fare circa la posizione delle donne nella ricerca scientifica?) si è passati alla “science question in feminism” (è possibile usare a scopi di emancipazione scienze in apparenza intimamente legate ai progetti “occidentali”, “borghesi” e “maschili”?), cui segue l’ulteriore quesito: è preferibile considerare la donna all’opera entro un modello di scienza tradizionale di stampo maschile o una scienza che cambia completamente aspetto, rivoluzionata dalla riflessione critica femminista?

Sulla liceità del cambio di quesito e sulle risposte a l’uno o l’altro, le posizioni femministe registrano divergenze, tensioni e contraddizioni. Molte scienziate che hanno pagato sulla propria pelle la conquista di riconoscimenti istituzionali scientifici sono preoccupate delle conseguenze di un’eventuale riorganizzazione dell’intera gerarchia sociale della scienza per liberare la scienza dall’androcentrismo. Altre protestano che usi ed abusi della scienza nulla hanno che fare con le caratteristiche della “scienza pura”. Altre ancora sono scettiche sul valore delle denunce femministe circa le connotazioni sessuali della scienza e dell’epistemologia, critiche che paiono loro estranee alla pratica scientifica.

[1] Ricostruite da Sandra Harding, The Science Question in Feminism, Milton Keynes: Open University Press, 1986, pp. 24-29. Cfr. anche S. Harding, Sciences from Below: Feminisms, Postcolonialities, and Modernities, Chapell Hill (NC): Duke University Press, 2008.

[2] Harding, The Science, cit., p. 10.

*Sandra Tugnoli Pattaro è stata professore ordinario di Storia della scienza presso l’Università di Bologna. I suoi principali interessi di ricerca (su cui ha scritto monografie e svariati saggi) sono l’epistemologia e la metodologia scientifica; la filosofia della natura e la medicina nel ‘500; la rivoluzione chimica; scienza, bioetica e diritto; gender studies.

Confidenze e consigli di una top scientist.

Nota: si ricorda che le opinioni espresse in questo blog non sono da ascrivere alla SCI o alla redazione ma al solo autore del testo.

a cura di Marco Taddia

Una intervista a Maria Cristina Facchini, scienziata del clima

FacchiniMariaCristina_115_153_80L’elenco dei “Top Italian Scientists” della VIA-Academy (http://www.topitalianscientists.org ), derivato da Add-on Firefox e Google Scholar database (soltanto h-index >30), è un indicatore importante e periodicamente aggiornato dell’interesse che il lavoro dei ricercatori italiani suscita nella comunità scientifica internazionale. Non mancano le donne, anzi fra le prime dieci ne compaiono tre, tutte per la fisica. La prima della serie (5° posto assoluto) è Angela Barbaro-Galtieri che però lavora negli U.S. A. La Dott.ssa Maria Cristina Facchini (ISAC CNR – Bologna) occupa il 76° posto, nell’area del clima. E’ un ottimo risultato e così, approfittando di un’antica famigliarità, mi sono permesso di rivolgerle alcune domande per il blog della SCI.

Maria Cristina, anche se gli indicatori bibliografici non costituiscono criteri assoluti per esprimere il valore professionale di un ricercatore, il posto che ti sei guadagnata fra i primi 100 “Top Italian Scientists” non è cosa da poco. Che effetto ti fa?

Dal punto di vista personale sono molto orgogliosa perché ho sempre creduto nell’ enorme potenzialità di coniugare competenze fisiche a competenze chimiche nel campo delle scienze atmosferiche, fino a farle diventare una disciplina unica. La direzione della ricerca internazionale mi ha dato ragione. E’ stata premiata la mia appartenenza ad una comunità internazionale molto vasta che ha lavorato e lavora anche oggi in grandi progetti Europei ed internazionali.

Le aree cui appartengono i “top scientists” sono soprattutto: medicina, fisica, biochimica, farmacologia, neuroscienze e astrofisica. Specialmente la medicina, nelle diverse specialità e campi applicativi e, subito dopo la fisica, hanno conquistato la maggior parte delle posizioni. Secondo te, per quali motivi le ricerche italiane in campo medico e fisico ottengono maggiori riconoscimenti internazionali?

Questi settori hanno una più lunga e prestigiosa tradizione in Italia rispetto ad altri ed hanno di conseguenza numero di ricercatori, infrastrutture, programmi di ricerca e conseguenti risorse molto maggiori. Per questo motivo, fare parte della prestigiosa lista di “top scientists” appartenendo ad una disciplina sviluppatasi di recente e che conta un numero di addetti ancora molto limitato è per me motivo di maggiore orgoglio.

L’area che ti qualifica è quella del clima. Il fatto che, come chimico, ti occupi a fondo del clima, ossia un tema di enorme attualità, pensi che abbia influito a destare tanto interesse verso le tue pubblicazioni?

Il campo climatico ha indubbiamente avuto una grande esplosione negli ultimi due decenni e la mia carriera ha coinciso proprio con questa esplosione di interesse. Avere competenze di chimica (in particolare di chimica organica), ancora poco diffuse nell’ambito delle scienze atmosferiche, mi ha permesso di toccare ambiti inesplorati.   Sicuramente ho dovuto coltivare l’interdisciplinarietà, a volte ho avvertito con timore la “limitatezza” della mia formazione nell’esplorare i temi climatici.   Altre volte mi sono dovuta dimenticare di essere un chimico e studiando meteorologia, climatologia, modellistica, sono andata in crisi di identità: mi sono sentita incompetente non all’altezza… ma ora, guardando indietro, capisco che questa è stata una grande fortuna che ha stimolato molto la mia creatività scientifica.   Adesso preferisco definirmi uno scienziato dell’atmosfera e non un chimico dell’atmosfera, perché in queste nuove discipline chimica, fisica, matematica e biologia si sono fuse e non possono prescindere l’una dell’altra.

Per trovare qualcuno che compaia nell’area “chimica” vera e propria bisogna arrivare al 19° posto (Parrinello) poi, più oltre, seguono altri nomi noti a tutti (Balzani, Prato, Zecchina, Gatteschi, Adamo, Pacchioni ecc..). Forse la chimica “pura”, senza aggettivi, interessa meno di quella calata nei campi di studio che riguardano la salute dell’uomo e quella del Pianeta?

Credo sia più difficile fare nuove scoperte nei settori tradizionali della chimica dove la comunità scientifica è molto allargata. Sicuramente chi ha avuto la fortuna come me di innestare le proprie competenze in aree nuove e di grande interesse non solo scientifico ma anche sociale ne ha tratto vantaggio. La chimica è una disciplina ed un chimico tale rimane in qualsiasi ambito applichi le sue conoscenze. Mi piace far notare che i top scientists italiani che si occupano di clima sono solo quattro (due chimici, un fisico ed un agrario) e sono al loro interno molto interdisciplinari!

 

Veniamo ora a te e alla tua formazione. Che cosa ti ha spinto a scegliere il Corso di Laurea in Chimica? Quando ti sei laureata? Con quale tesi?

Ho scelto chimica quasi per caso, fino all’ultimo indecisa fra chimica ed astronomia provenendo da un liceo classico dove le materie scientifiche erano limitatamente approfondite . Mi sono laureata nel 1985 con una tesi in chimica analitica su composti organici in goccioline di nebbia. Ricordo di averla scelta perché l’idea di studiare i processi che avvengono nelle nubi (la nebbia è una nube al suolo) mi pareva si coniugasse meglio con il fascino che il cielo ha sempre esercitato su di me e fosse un modo di ricongiungermi alle mie antiche “aspirazioni astronomiche”.

Hai qualche ricordo curioso delle tue prime esperienze di laboratorio?

Sì, ricordo quanto mi piaceva smontare e rimontare l’HPLC del laboratorio di analitica e quando, in assenza del mio Relatore, Prof. Chiavari, che per alcuni mesi si recò in Somalia, chiedevo consigli a te che ti trovavi nel laboratorio di fronte al mio o al Prof. Tagliavini, al piano di sopra a chimica organica o al Direttore del Corso di Laurea, Prof. Ripamonti. Credo di aver imparato molto in quel periodo e di aver sempre recepito l’entusiasmo per la ricerca.

Dopo la laurea che posizioni hai ricoperto?

Sono stata per un lungo periodo (6 anni) precaria al CNR nell’Istituto di Fisica dell’Atmosfera. Poi disperata me ne sono andata dopo aver vinto un posto ad ARPA. Lì ho rimpianto per quattro lunghi anni il mondo della ricerca continuando a lavorare a pubblicando. Poi finalmente è uscito il primo e unico concorso al CNR dove si richiedevano competenze di Chimica dell’Atmosfera: l’ho vinto alla veneranda eta’ (allora, non al giorno d’oggi!) di 36 anni.

Hai avuto incarichi internazionali?

Si ho ricoperto vari incarichi internazionali: mi piace qui ricordarne uno perché mi ha riportato al mio Istituto di Chimica di Bologna . Due anni fa sono stata nominata in una commissione per selezionare il miglior Mentore Italiano, un premio assegnato dalla Rivista Nature in un paese ogni anno diverso. Ho avuto l’onore di premiare un mio adorato insegnante, il Prof. Balzani, che mi ha trasmesso tanto entusiasmo per la chimica. Questa opportunità mi ha riempito di gioia e di un senso di orgogliosa appartenenza ad una eccellenza del mondo accademico italiano, la Scuola di Chimica dell’Istituto Ciamician di Bologna.

Quali sono state le più importanti soddisfazioni della tua vita professionale?

Sicuramente due pubblicazioni, entrambe sulla rivista Nature, dove ho collegato le proprietà della materia organica presente nelle particelle di aerosol atmosferico alla microfisica delle nubi ed ai cambiamenti climatici. Quelli sono stati anni bellissimi in cui ho ricevuto fondi europei per continuare tali ricerche che hanno fatto la mia fortuna scientifica…. e pensare che entrambe le pubblicazioni sono nate da esplorazioni dettate da curiosità, al di fuori dei progetti finanziati!

Attualmente di che cosa ti occupi in maniera specifica?

Mi occupo di cambiamenti della composizione dell’atmosfera prodotti dalle attività umane, in particolare di aerosol organici e della loro interazione con l’acqua atmosferica (nubi, foschie, precipitazioni ). Ad esempio, studio gli aerosol naturali prodotti dal mare o dalle foreste per capire i cambiamenti che essi stanno subendo a contatto con sostanze emesse dalle attività antropiche e come questo modifica le loro proprietà climatiche (diffusione ed assorbimento della radiazione, processi di formazione di nubi).

Un paio d’anni fa ho letto sul web journal “Scienza in Rete” un tuo articolo dal titolo categorico: “Il clima cambia ed è colpa dell’uomo”. Sei ancora convinta che sia così?

Ne sono sempre più convinta, particolarmente dopo avere partecipato con altri 600 scienziati alla stesura del recente 5° Rapporto dell’IPCC, l’organismo delle Nazioni Unite che si occupa dello stato del clima della Terra. Spero che oggi possano convincersene tutti gli abitanti del Pianeta Terra!

Che cosa si dovrebbe fare?

Si dovrebbe abbandonare l’uso di combustibili fossili e dirigersi verso un uso integrale delle energie rinnovabili. Le tecnologie esistono, il resto è solo una questione di decisioni di politica economica. Credo che compito della mia generazione di scienziati sia chiarire ai cittadini che né il petrolio né i gas combustibili sono indispensabili per assicurare la crescita economica ma, al contrario, le energie rinnovabili sono la vera opportunità per le generazioni future.

Finiamo con una domanda personale che forse vorrebbero rivolgerti le studentesse che seguono il blog. Hai trovato particolari ostacoli, in quanto donna, nello sviluppo della tua carriera? Come sei riuscita a conciliare le esigenze della famiglia e quelle del lavoro?

All’inizio della mia carriera ho trovato qualche difficoltà a muovermi in un mondo allora prettamente maschile ma ora, fortunatamente, il panorama è molto mutato. Non ho una ricetta, solo alcuni componenti: un marito che mi ha sostenuto e mi ha aiutato a non soccombere ai sensi di colpa della “mamma Italiana” che abbandona la sua creatura al papà e alle baby sitters, una buona dose di entusiasmo e di autostima, mai rinunciare alla propria femminilità e…un po’ di fortuna, senza falsa modestia!

Hai qualche consiglio da dare a chi vorrebbe intraprendere la carriera del ricercatore?

Scegliere ciò che ci piace e ci incuriosisce, non stancarsi di studiare la propria materia ma continuare a leggere di tutto, giornali, romanzi d’amore, trattati di filosofia, qualsiasi cosa che ci lasci attaccati al nostro mondo. Credo sia importante non perdere la dimensione della nostra missione sociale, portare la scienza ad ausilio della società… e non smettere di voler comunicare la bellezza di questo lavoro a chi è giovane o a chi non ha avuto la fortuna di poterlo fare.

Grazie, Maria Cristina, per la cortese disponibilità. Buon 8 Marzo e buon proseguimento!

8 marzo: Donne e Chimica.

Nota: si ricorda che le opinioni espresse in questo blog non sono da ascrivere alla SCI o alla redazione ma al solo autore del testo.

In occasione dell’8 marzo pubblichiamo due post; due visioni dei rapporti fra Donne e Chimica espressi da una donna, Laura Gagliardi ed un uomo, Marco Taddia.

Soffitto in manutenzione.

a cura di Laura Gagliardi.

In occasione dell’8 marzo vorrei commentare le parole di Margherita. Le donne faticano a raggiungere posizioni di “comando”, o a sfondare il cosiddetto soffitto di cristallo, per molte ragioni. C’e’ il motivo storico: le donne non sono mai state in posizione di comando quindi non e’ scontato che lo siano. Come scrive Sheryl Sandeberg nel libro ‘Lean In’ le donne tendono a rimanere indietro, a non sfruttare tutte le opportunita’ che hanno davanti a loro, per varie ragioni. Un fenomeno risaputo e’ la ‘impostor syndrome’, ossia la incapacita’ di riconoscere i propri successi. Le donne sono piu’ soggette a questo stato psicologico degli uomini. 71PLo4efqfL._SL1389_

Credono che se occupano un posto importante e’ perche’ tutti intorno a loro hanno fatto errori di valutazione, ma che loro non siano in realta’ all’altezza di questa posizione.

Gli uomini in generale sono molto piu’ a loro agio in posizioni di comando.

Cosa si puo’ fare per cambiare la mentalita’? Parlarne; discutere di questi argomenti con i giovani. Nel mio dipartimento organizziamo un book-club in cui si parla di libri o articoli che affrontano il problema. Con dottorandi e postdoc discutiamo inoltre di come e’ possibile raggiungere un buon equilibrio tra vita professionale e impegni famigliari. E’ stabilito che se una persona e’ soddisfatta personalmente, riesce a dare il meglio anche professionalmente. Quindi e’ importante raggiungere questo equilibrio anche per il proprio successo professionale.

Pensate a una giovane donna che va a fare un intervista per un posto di responsabilità. Tutti i membri della commissione esaminatrice sono uomini molto piu’ grandi di lei. Vi sembra una situazione confortevole perche’ lei possa dare il meglio di se’ e fare vedere quanto vale? Vorrei che gli uomini pensassero di essere nella situazione opposta: essere esaminati da una commissione di donne, per lo piu’ molto piu’ grandi loro. Come si sentirebbero?

Faccio queste riflessioni in prossimita’ dell’8 marzo. In America questa festa non esiste proprio. Non e’ abbastanza consumistica per essere celebrata. Io penso all’8 marzo e a quello che significava per mia madre e le sue amiche negli anni 70. Penso che se ora riesco a fare queste riflessioni e ad essere in una posizione di responsabilita’ e’ grazie a quello che ho imparato da queste donne. Loro hanno fatto moltissimo per le nuove generazioni. Anche noi dobbiamo fare altrettanto.

Nota: La storia dell’8 marzo, Giornata Internazionale della Donna, potete leggerla qui o qui.

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Grandi donne dietro le quinte

a cura di Marco Taddia

E’ consuetudine, in occasione dell’8 marzo, che gli uomini compiano un gesto gentile nei confronti delle donne. Data la sede, vorrei farlo verso le donne che restando nell’ombra permisero ai loro figli, fratelli o mariti di conquistare la fama in campo scientifico, anzi chimico.

MariaKornilievaUna di queste è Maria Dimitrievna Kornilieva (1793 — 1850). Può darsi che il suo nome risulti sconosciuto a qualcuno mentre, viceversa, non lo sarà sicuramente quello del suo ultimo e diciassettesimo (o forse quattordicesimo) figlio: Dmitrij Ivanovič Mendeleev (Tobol′sk, 1834 – San Pietroburgo, 1907). Le biografie dei grandi scienziati citano solitamente il nome dei genitori, specificano la professione del padre e i rispettivi interessi ma poco dicono sulle madri.  Nel caso di Maria non è così e le biografie parlano più di lei che del padre Ivan Pavlovich Mendeleev (Sokolov) (1783 – 1847), morto quando Dmitrij era giovanissimo. Capiremo presto da cosa deriva l’interesse per la madre se, dimenticando per un momento le opere arcinote all’origine della fama di Mendeleev,  andremo a curiosare in un’opera “minore”, ignorata da molti: la monografia sulle soluzioni. S’intitola “Issledovanie vodnixlt rastvorov po udelnomu vesu” (Studio delle soluzioni acquose secondo il peso specifico) e fu pubblicata a S. Pietroburgo nel 1887. E’ stata ampiamente commentata  in anni vicini a noi da A. Talbot (Approximation theory or a miss is better than a mile, Inaugural Lecture at University of Lancaster, 1970). La monografia  reca in apertura una dedica in terza persona alla madre da cui si capisce quale importanza Maria ebbe sulla formazione del figlio.  Eccola:

Questa ricerca è dedicata alla memoria di una madre, da parte del suo nato più giovane. Dirigendo una fabbrica, poteva educarlo solo tramite il proprio lavoro.  Lo istruì con l’esempio, lo corresse con l’amore e allo scopo di dedicarlo alla Scienza, lasciò con lui la Siberia consumando così le sue ultime risorse e le sue forze. Morente, ella le disse: “Non cullarti nelle illusion, insisti nel lavoro, e non nelle parole. Ricerca pazientemente  la verità divina e scientifica”. La madre aveva capito quanto spesso la dialettica inganna,  quanto c’è ancora da imparare e come,  con l’aiuto della scienza e senza l’uso della  violenza, con amore e risolutezza, si eliminano le superstizioni, le menzogne e gli errori , mettendo in sicurezza la verità che attende di essere scoperta, la libertà di progredire in futuro, il benessere generale e la felicità interiore. Dmitrij Mendeleev considera sacre le parole della madre morente. Ottobre, 1887

Il motivo di tanta gratitudine è che l’anziana madre, quando il marito morì di crepacuore vedendo la sua fabbrica distrutta da un incendio e volendo a tutti i costi che il figlio continuasse gli studi, lo accompagnò a Mosca alla ricerca di una borsa di studio. Fu un viaggio lungo e faticoso che non produsse risultati perché Dmitrji fu giudicato “carente sui classici”. I due allora proseguirono per S. Pietroburgo e qui, finalmente, Dmitrij fu ammesso all’Istituto Pedagogico Centrale dove si diplomò nel 1855.

    MariannePaulze3 Passando dalle madri alle mogli, anche per evitare che si confonda la festa della donna con quella delle mamma, è il caso di ricordare Marie Anne Pierrette-Paulze (1758-1836), la compagna di Antoine Laurent de Lavoisier. Su di lei si è fatto anche un pizzico di “gossip”, come ci ha ricordato Paolo Cardillo in un interessante articolo di qualche anno fa.  Marie–Anne fece da assistente al marito,  tradusse in francese per lui molte pubblicazioni di chimici britannici (Priestley, Cavendish, Henry) e il libro di R. Kirwan “An Essay on Phlogiston and the Constitution of Acids”.

davidlavoisierMetroQuesta attività è meno nota rispetto a quella di disegnatrice da cui venne fuori quel capolavoro grafico che sono le tredici tavole in rame del Traité de Chimie (1789). Sono firmate Paulze Lavoisier Sculpsit e se andrete a rivederle (http://gallica.bnf.fr/),  vi accorgerete che un po’ di grande beauté non mancava neppure laddove è nata la chimica moderna.

traiteTavolaTraité

Riferimenti

J.R. Partington, A History of Chemistry, vol. 4, (1972), Martino Pub., CT, p. 891 e segg.

http://www.mendcomm.org/Mendeleev.aspx

https://geniusmothers.com/genius-mothers-of/renowned-scientist-and-philosophers/Maria-Dimitrievna-Kornilieva/

J. Kendall, Great Discoveries by Young Chemists, Thomas Nelson, London, 1959

http://www.math.technion.ac.il/hat/fpapers/TalbotIL.pdf

P. Cardillo, La Chimica e l’Industria , 92, 92(2010)

http://www.scienzainrete.it/contenuto/articolo/lavoisier-nellitaliana-favella