Vannoccio Biringuccio

Nota: si ricorda che le opinioni espresse in questo blog non sono da ascrivere alla SCI o alla redazione ma al solo autore del testo.

a cura di Gianfranco Scorrano, ex presidente SCI

Nel libro di Aldo Mieli, presente nella biblioteca della Società Chimica Italiana, Gli Scienziati Italiani Dall’ Inizio del Medio Evo Al Nostri Giorni; Repertorio Biobibliografico Dei Filosofi, Matematici, Astronomi, Fisici, Chimici, Naturalisti, Biologi, Medici, Geografi Italiani; (RomaA. Nardecchia1921-) nonostante il titolo e sottotitolo roboante, compare un solo chimico italiano, di cui lo stesso Mieli ha scritto le pagine che riporto qui sotto (con modesti cambiamenti) riprese dal testo nominato.

20836373,100,100VANNOCCIO BIRINGUCCIO (di Aldo Mieli)

Vannoccio Biringuccio di Siena (1480-1539 ?) chimico, tecnico, mineralogista, metallurgista ed artista.

Vita. Vannoccio Biringuccio nacque in Siena il 20 ottobre 1480 da Paolo e da Lucrezia di Bartolomeo. Fin da giovane godette la protezione di Pandolfo Petrucci, signore di Siena; in tal modo ebbe agio di darsi alla pratica mineraria, sia dirigendo alcune miniere dello stesso Pandolfo (le miniere di ferro a Boccheggiano essendo ancor giovinetto) o di varie società (le miniere di tetraedrite argentifere del M. Avanzo in comune di Forni Avoltri in Gamia nel 1507), sia compiendo veri e propri viaggi d’istruzione attraverso l’Italia, nei classici giacimenti d’Alemagna ed altrove. Morto nel 1512 Pandolfo Petrucci egli, seguendo sempre la parte dei suoi successori, fu coinvolto nei torbidi che sconvolsero la sua città natale e che portarono i Petrucci ora al potere, ora all’esilio. Così mentre nel 1513 ottenne varie cariche pubbliche (come quella di operaio della Camera, ossia dell’Armeria del Comune), nel 1515 invece dovè fuggire insieme a Borghese Petrucci ed essere accusato insieme a questo e ad altri di avere falsato la lega delle monete nella zecca della città. Citato a comparire per quest’accusa, e non essendosi egli presentato, fu nel 1516 dichiarato ribelle e bandito. Nel 1523 potè tornare in Siena con la parte di Fabio Petrucci, ottenere la revoca del bando e riassumere uffici pubblici. Così nel 1524 ebbe la concessione di fare il salnitro in tutto il dominio senese.

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Ma ben presto dovette nuovamente fuggire insieme alla sua parte, e, il 20 maggio 1526, venire dichiarato ribelle mentre gli venivano confiscati i beni. Nella lotta che segui questi moti noi lo troviamo tra i fuorusciti senesi che tentarono di riprendere Siena d’assalto. Nelle memorabili giornate (21-25 luglio 1526), terminate con la battaglia di Porta Camollia, Vannoccio Biringuccio dirigeva le artiglierie degli assedianti che battevano il torrazzo della Castellacela di Camollia. Questa sua azione portò ad un rinnovamento del bando pronunciato contro di lui (11 agosto). È probabile che negli anni che seguirono immediatamente egli facesse un secondo viaggio di carattere scientifico in Germania. Nel 1529 lo troviamo al servizio della Repubblica Fiorentina. Per essa fuse quella grandissima colubrina che nella culatta portava una testa di elefante, e che era chiamata volgarmente “archibuso del signor Malatesta”. Finalmente nel 1530, rappacificatisi i partiti, potè ritornare a Siena dove ottenne nuovamente importanti uffici pubblici. Nel 1535 succedette a BALDASSARE PERUZZI come architetto e capomastro dell’Opera del Duomo. Del 1536 abbiamo un suo lodo in una lite d’indole artistica fra gli ARDUINI ed il SODOMA. Frattanto, data la sua fama d’artista e di valente artigliere, veniva sollecitato di recarsi a Roma (di quest’epoca è una lettera di monsignor CLAUDIO TOLOMEI, libr. IV, lett. 37 indirizzata a Vannoccio Biringuccio). Finalmente cedette a tali inviti e così nel 1538 lo troviamo al servizio di papa Paolo III, come maestro della fonderia della Camera apostolica e direttore delle artiglierie papali.

Dopo di ciò non sappiamo più nulla di Vannoccio Biringuccio. Solo un documento del 30 aprile 1539 (Archivio dei contratti in Siena, Filze di Ser Alessandro Martini, n. 55; cit. Guareschi) ci fa conoscere che in tale data era già morto, poiché in esso un tale Andrea D’Arcangelo fa confessione di debito con gli eredi di Vannoccio Biringuccio. Si deve perciò ritenere che la sua morte sia avvenuta nei primi mesi del 1539.

Opera. L’opera scientifica di Vannoccio Biringuccio si è svolta tanto nell’esercizio pratico della tecnica, quanto nella raccolta ordinata in forma di trattato delle sue estesissime cognizioni. Tutto quello che sappiamo del primo si rileva dal suo scritto nel quale vi sono spesso cenni autobiografici; dall’insieme del trattato, dal suo contesto, e dall’osservazione dei più minuti particolari, si ricava netta la persuasione che tutto quanto viene esposto, a meno di indicazione contraria (dice Plinio o narrano i filosofi, etc.) è frutto diretto della sua pratica quotidiana. I soggetti trattati sono svariatissimi , e come dice l’etimologia del titolo, si riferiscono alle arti che fanno uso del fuoco. Essi sono : Regole generali per l’esercizio delle miniere. Descrizione delle vene dei metalli [i metalli conosciuti da Biringuccio sono Au, Ag, Cu, Pb, Sn, Fe, ed inoltre, Hg; le descrizioni dei minerali, secondo quanto usavasi allora e pur per molto tempo ancora, si basano più che altro sul colore e su altre poche proprietà che sono del resto poco opportune per il riconoscimento] estrazione dei metalli stessi, e metodo per preparare l’acciaio e l’ottone [1. I]. Descrizione dei cosi detti mezzi minerali [Hg, S, St, piriti (marcassite), vetriolo, allume, As, sale comune, calamina (giallamina) [lo Zn metallico non era ancora conosciuto], la calamita, ocra, quarzo e pietre preziose, etc, della loro preparazione industriale e di quella del vetro [1. II]. Una trattazione speciale è riservata alla preparazione e separazione di Cu, Ag, Au e Pb, [1. IlI] che prima non era stata accennata, ed alla separazione e raffinazione di Ag e Au [1. IV]. In questa occasione si parla dell’acqua acuta (acido nitrico) e si accenna per la prima volta al suo uso nella separazione di Ag e Au. Si accenna poi alla preparazione di alcune leghe [1. V] ed infine si tratta diffusamente del bronzo e degli oggetti che con esso si preparano [1. VI-VIII]. Si esamina così la fusione delle campane e delle artiglierie ed in tale occasione si tratta partitamente della costruzione e dell’ uso delle artiglierie allora adoperate. Da questo lato l’opera di Biringuccio ha importanza speciale per l’arte della guerra. Alla descrizione delle grandi fusioni segue quella di piccoli oggetti artistici o di uso comune. Biringuccio ci descrive poi [1. IX] varie industrie e pratiche chimiche od industriali minori, come quelle dell’arte distillatoria, della zecca, del fabbro orefice, ramario, ferrario e stagnario, della filatura dei metalli, dell’indoratura e argentatura, degli specchi, del vasaio, delle calcine, mattoni, etc. Infine [1. X] egli ci parla del salnitro e delle polveri, delle mine e di altri ordigni guerreschi, ed infine, in due brevi capitoli, anche dei fuochi artificiali.

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Il campo trattato da Biringuccio è tanto vasto che rientra in più scienze e si collega alle opere di svariati scrittori. Lo spirito che lo anima è notevolmente diverso da quello delle opere precedenti, in quanto che in esso si palesa nella sua piena efficenza il metodo sperimentale. In questo senso la sua opera, mentre si ricongiunge alla dottrina di ROGER BACON (1214-1294) ed alla pratica di LEONARDO DA VINCI (1452-1519), si mantiene su un terreno più sano di quello del suo contemporaneo THEOPHRASTUS PARACELSUS (1493-1541) che sosteneva, è vero, con grande enfasi il metodo sperimentale e lo applicava pur anco, ma si perdeva spesso nella mistica e nelle astruserie alchimistiche ed astrologiche, e prelude l’opera di GALILEO GALILEI (1564-1642) e della sua scuola. Per la sua sana avversione all’ alchimia prelude e supera spesso in giustezza BERNARD PALISSY (1510?-1589); notevoli sono in proposito i suoi discorsi contro gli alchimisti [vedi ad es. 1. I, I ; 1. II, I ; 1. IX, I ; etc] ; dell’alchimia però riconosce la parte utile e sostanziale che prelude la chimica moderna. Nella sua trattazione sistematica dei minerali e dei processi metallurgici è un precursore di GEORG BAUER, detto AGRICOLA (1494-1555) [vedi in prop. i miei scritti o. c.] ; AGRICOLA è più ampio e diffuso, specialmente per ciò che si riferisce alla descrizione dei singoli minerali o alla parte tettonica e meccanica della coltivazione delle miniere, egli è anche più dotto, nutrito di erudizione classica e ricco di citazioni. Biringuccio però, nel mentre lo precede, è spesso più esatto e preciso, in ogni caso non mai inferiore. Alcuni passi di AGRICOLA sono poi evidentemente trascritti da Biringuccio [vedi nota a pag. 167 del 1° vol. della mia ed. di B.]. Nella storia della tecnica guerresca poi il libro di Biringuccio ha una reale grande importanza [cfr. M. JAHNS, o. e].

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È difficile riconoscere quanto di assolutamente proprio Vannoccio Biringuccio abbia portato allo sviluppo della metallurgia e della tecnica. Rinveniamo nel suo libro molti processi e fatti che non si trovano in opere più antiche, ma, naturalmente, ciò non indica che egli ne sia l’inventore. Quello che senza dubbio dobbiamo invece riconoscergli, oltre la pratica grandissima, è un acuto spirito di osservazione e una notevole ingegnosità inventiva. Perciò possiamo ritenere che in alcuni processi egli può avere portato innovazioni importanti. In ogni modo il suo libro è, sotto tutti i riguardi, della massima importanza per la storia della scienza.

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Il trattato di Biringuccio si può qualificare come la prima opera organica relativa a tutto un gruppo di scienze applicate che sia stata pubblicata nel Rinascimento. Un’accurata attenzione deve portare alla conclusione che esso ha avuto origine da appunti presi quotidianamente da Biringuccio nella sua lunga pratica, spesso rivisti, aumentati e modificati, e raccolti poi, probabilmente nel periodo che va dal 1530 alla morte dell’Autore, in una vera forma di trattato [questo forse sotto l’influenza dell’operetta Bermannus di AGRICOLA pubblicata nel 1528 che Biringuccio cita, ma che, pure mostrando nell’autore sassone un vivo interessamento per un mondo che allora allora gli si discopriva, non regge lontanamente il confronto con le opere mineralogiche posteriori, tutte pubblicate dopo il 1540]. Si ignora se Biringuccio iniziasse la stampa della sua opera oppure se essa venisse condotta completamente sugli appunti lasciati dall’Autore. È verosimile quest’ultima ipotesi. Infatti lo stile che, per quanto non retoricamente letterario, doveva essere vivo e pieno di dialettismi toscani, è fin dalla prima edizione evidentemente alterato da un retore ignaro o quasi di cose scientifiche che lo deforma svisando spesso anche il senso. Queste alterazioni sono notevoli nella seconda e nella terza edizione. Dalla prefazione dell’editore alla terza edizione risulta che questo infelice correttore è Mons. MARIO CABOGA, arcidiacono di Raugia (Ragusa). Nella edizione critica citata, ho posto a base la Ia ed., cercando di ricostruire, almeno dal lato scientifico, il testo originario. Certamente a Vannoccio Biringuccio sono poi dovuti gli schizzi delle 82 figure che adornano il testo. Non abbiamo altri documenti della sua vita di artista.

L’opera di Biringuccio continuò per molte diecine di anni ad essere molto usata e stimata, come testimoniano le numerose edizioni e traduzioni. Anche più di un secolo dopo i concorrenti vedevano una tale opera con invidia [cfr. quanto scrive MARCO ANTONIO MONTALBANI nella sua Pratica Minerale dove cerca di screditare Biringuccio].

Più tardi l’ opera di Biringuccio rimase quasi sconosciuta. In tempi recenti ne parlarono a lungo BECK e JAHNS (v. o.), il primo rilevando l’importanza dello scritto per la storia della metallurgia, il secondo per quella dell’arte della guerra. In Italia il merito di avere risuscitato l’interesse per Biringuccio spetta al GUARESCHI (v. o.).

Vannoccio Biringuccio deve venire considerato come uno dei più interessanti e notevoli scienziati dell’epoca del Rinascimento. Egli con le sue conoscenze larghe ed estese, con l’unione della pratica scien-tifica e quella artistica, rappresenta bene un uomo del secolo che dette LEONARDO DA VINCI.

A lui spetta quindi l’onore di essere annoverato fra i grandi italiani.

Bibliografia.

Scritti. De la Pirotechnia, libri X dove ampiamente si tratta non solo di ogni sorte e diversità di Miniere, ma anchora quanto si ricerca intorno alla prattica di quelle cose di quel che si appartiene a l’arte de la fusione over gitto de metalli come d’ogni altra cosa simile a questa.

Venetia per Venturino Roffinello, Ad instantia di Curtio Navo, & Fratelli 1540, 4°, di cc. 168, con frontesp. ili. e 82 fig. [edizione postuma, alterata nello stile] [Siena C, R, F].

[Sommario: I. De tutte le minere in generale – II. De mezzi minerali. – III. Del saggiare et disporre la miniera de metalli a le fusioni. – IV. De separare l’oro dallo argento et come si conduce a l’ultima sua perfetione. – V. De le leghe che si fan fra metalli. – VI. De l’arte del gitto (nota red.=gittata) in universale et in particulare. – VII. De modi et ordini de le fusioni de metalli. – VIII. De l’arte piccola del gitto. – IX. De la pratica di più esercitii di fuoco.– X. Delle materie artificiali disposte a fuochi et delli ordini che si tiene a fare quelli che il vulgo chiama lavorati per adoperare nelle offese et difese delle guerre o per allegrezze nelle feste].

http://it.wikipedia.org/wiki/Vannoccio_Biringuccio

Aldo Mieli

Nota: si ricorda che le opinioni espresse in questo blog non sono da ascrivere alla SCI o alla redazione ma al solo autore del testo.

a cura di Gianfranco Scorrano, ex Presidente SCI

mieli1Aldo Mieli è nato il 4 dicembre 1879 da Mosè e da Marietta Balimbau, una famiglia ebraica che aveva vasti possedimenti terrieri, a Livorno. Da giovane si dedicò all’attività politica quale animatore di un circolo del partito socialista, tanto da essere eletto, nel 1901, Consigliere al comune di Chianciano. Fu tra gli organizzatori del primo sciopero dei contadini mezzadri della Valdichiana (aprile 1902) e iniziatore di attività sindacali. Nel dicembre 1902 la Sezione socialista di Chianciano venne sciolta e ricostituita senza Mieli espulso come “pederasta passivo”. Si dimise da consigliere comunale e di fatto il suo impegno politico divenne da allora meno intenso, tanto che dopo la prima guerra mondiale non fu politicamente impegnato.

Trasferitosi a Pisa si impegnò negli studi universitari prima a scienze, successivamente a fisica ed infine a chimica in cui si laureò nel 1904. Nel semestre invernale del 1904-1905 fu a Lipsia per perfezionarsi nei laboratori di W.Ostwald: le concezioni di filosofia della scienza di Ostwald e di E.Mach ebbero poi grande influenza sulle sue concezioni epistemologiche,  che studiano i fondamenti, la validità, i limiti della conoscenza scientifica ( episteme).

milei3Al ritorno dalla Germania, fu accolto nell’Istituto di Chimica Generale dell’Università di Roma da Paternò e lì rimase fino al 1908 quando vinse la libera docenza. Dal 1906 al 1908 pubblicò sulla Gazzetta Chimica Italiana, sulla Rivista scientifico-industriale, e sui Rendiconti dell’Accademia dei Lincei. Per avere un’idea più precisa dell’attività come chimico del Mieli riporto i titoli dei lavori apparsi sulla Gazzetta:

Mieli A., Note di chimica cinetica. I. Sulla saponificazione del citrato di etile, 36,p.1,490-497 (1906)

Mieli A., Sulle velocità di reazione e sulle loro derivate rispetto al tempo, 37,p.b,155-166 (1907)

Mieli A., Sulle curve della potenza istantanea di calore determinata dalle reazioni chimiche,37,p.b.,636-647 (1907)

Bargellini G.,Mieli A., Influenza che esercita un sale in varie concentrazioni sulle velocità di decolorazione di soluzioni acquose di sostanze coloranti organiche sotto l’influenza della luce, 37, p.a., 417-422 (1907)

Paternò E.,Mieli A., Sui miscugli del trimetil carbinolo ed acqua, 37, p.b., 330-338 (1907)

Mieli A., Su un nuovo concetto di elemento, 38,p.b., 275-280 (1908)

Mieli A., Ancora Su un nuovo concetto di elemento (Risposta a una possibile obbiezione), 38, p.b., 280-284 (1908)

Parravano N., Mieli A., Fosfati acidi, 38,p.b.,535-544 (1908)

Paternò E., Mieli A., Sulla densità delle soluzioni di trimetil carbinolo e fenolo, 38, p.b., 137-142 (1908).

Come si vede dai titoli gli studi di Mieli furono tutti orientati a problemi di chimica fisica (cinetica e velocità di reazioni, calore, miscugli di composti vari e loro proprietà, elementi, etc.).

Nel 1908 Mieli divenne Libero Docente in Chimica Generale (un passaggio intermedio in cui il docente era riconosciuto professore). Nel 1912 lasciò poi definitivamente la chimica universitaria e cominciò ad occuparsi professionalmente di storia della scienza e di sviluppo del pensiero scientifico.

Dopo una serie di monografie e saggi sulla storia della scienza, nel 1919 fondò e diresse la rivista Archivio di Storia della Scienza che dal 1927 divenne Archeion. Archivio di storia della Scienza.

mieli2Nel 1928, preoccupato dal regime fascista, si trasferì a Parigi presso il Centre International de synthèse con il quale siglò un accordo che, in cambio della sua biblioteca, assicurava a Mieli un vitalizio. Prese parte all’organizzazione del primo comitato internazionale della scienza che organizzò il primo congresso internazionale della scienza a Parigi nel 1929. Nel 1932 il comitato divenne International Academy of the History of Science e la rivista di Mieli ne fu il giornale ufficiale. Purtroppo Mieli nel 1938, preoccupato dell’avvicinarsi delle truppe di Hitler, dovette lasciare la Francia, portando con sé l’amata biblioteca, e riparare in Argentina, presso la Universidad nacional del Litoral, nella città di Santa Fè, assunse la direzione dell’Instituto de historia y filosofia, continuando anche la pubblicazione di Archeion. Purtroppo,il governo militare argentino nel maggio del 1944 decretò la soppressione definitiva dell’Instituto. Mieli si stabilì a Florida, un quartiere periferico di Buenos Aires, in condizioni economiche disagiate e fu costretto a interrompere la pubblicazione di Archeion. Nel dopoguerra la pubblicazione fu ripresa a Parigi con il titolo Archives internationales d’histoire des sciences )Nouvelle Serie d’Archeion), direttore Mieli. Le pubblicazioni sono poi proseguite ed attualmente gli Archives Internationales d’Histoire des Sciences (ARIHS) sono pubblicati da Brepols Publishers.

Parallelamente agli interessi sulla storia della scienza, Mieli coltivò sempre quello degli studi sessuali essendo  interessato alla comprensione scientifica della sessualità umana e ad eliminare le discriminazioni nei confronti dei cosidetti “diversi”. Nel 1921 Mieli fondò la Rassegna di studi sessuali e la diresse fino al 1928.

Morì a Buenos Aires il 16 febbraio 1950 a poco più di settant’anni e 2 mesi

Tra la sua produzione di saggi e libri,di cui una consistente raccolta è presso la Biblioteca dell’Istituto e Museo di storia della scienza a Firenze, ci piace ricordare Gli Scienziati Italiani Dall’ Inizio del Medio Evo Al Nostri Giorni; Repertorio Biobibliografico Dei Filosofi, Matematici, Astronomi, Fisici, Chimici, Naturalisti, Biologi, Medici, Geografi Italiani. E’ del 1921. Lo si può trovare, in forma non perfettamente riprodotta, su internet a:

http://archive.org/stream/gliscienziatiita01mieluoft/gliscienziatiita01mieluoft_djvu.txt

In esso il Mieli è stato editore, ma ha anche contribuito con un articolo su Vannoccio Beringuccio che riporteremo sul blog prossimamente. Il libro (2 vol) è conservato nella biblioteca della Società Chimica Italiana.

Per saperne di più:

Ferdinando Abbri, Aldo Mieli in Dizionario Biografico-Treccani:

http://www.treccani.it/enciclopedia/aldo-mieli_(Dizionario-Biografico)/

Vedi anche

Marco Taddia https://ilblogdellasci.wordpress.com/2013/05/06/rilanciamo-la-storia-della-chimica/

Rilanciamo la Storia della Chimica

a cura di Marco Taddia

Tralasciando il ventennio fascista, durante il quale vide la luce l’Istituto Italiano di Storia della Chimica e ci si adoperò con zelo “patriottico” per esaltare l’apporto italiano alle conquiste della chimica, il bilancio nostrano di questa disciplina non è fra i migliori. Certo non sono mancati studiosi di fama internazionale, ricerche pregevoli, libri (pochi) e l’attenzione di riviste qualificate, ma la storia è rimasta in coda agli interessi dei chimici e la bibliografia non è confrontabile con quella degli altri settori disciplinari. Il chimico e storico Aldo Mieli (Livorno, 1879 – Buenos Aires, 1950) rimane ancor oggi, forse, la figura di studioso che più contribuisce a salvare il nostro Paese dall’anonimato internazionale. Mieli fu prima assistente di Paternò a Roma (1906) poi, a partire dal 1912, si dedicò completamente alla storia della scienza. Nel 1914 ricoprì a Roma la prima cattedra di storia della chimica.

Mieli_Aldo_(1879-1950)

     Se il quadro attuale è ben lungi dall’essere soddisfacente, l’esperienza personale (anche di chi scrive) dimostra che la storia della chimica suscita, anche in Italia, parecchia curiosità e, talvolta, un’accesa passione. Che cosa manca dunque ai chimici per tramutare l’interesse amatoriale in impegno di lavoro? E’ probabile che la risposta stia nel mancato riconoscimento da parte della comunità scientifica del valore della ricerca storica e nella conseguente penalizzazione dei suoi cultori nei concorsi universitari. L’analisi porterebbe a considerazioni troppo amare da digerire. Meglio rispondere con un impegno concreto che sia d’esempio ai giovani e possa rassicurare gli incerti, in bilico fra ideali e carriera. Così, vent’anni fa, nacque il Gruppo Nazionale di Fondamenti e Storia della Chimica (GNFSC), dopo il I Convegno di Storia della Chimica (Torino 7-8 febbraio 1985). A quel primo Convegno ne sono seguiti tredici, l’ultimo dei quali si è tenuto a Rimini, sede staccata dell’Università di Bologna nel 2011. Gli Atti dei Convegni, redatti in forma estesa, sono stati pubblicati  dall’Accademia dei XL nelle serie delle “Memorie di Scienze Fisiche e Naturali” dei suoi “Rendiconti”. La storia del GNFS è infatti legata all’Accademia perché Giovanni Battista Marini Bettòlo, che nel 1986 la presiedeva, fu tra i promotori dell’istituzione del Gruppo stesso e gli offrì una sede. Marini Bettòlo fu anche il primo Presidente del Consiglio Direttivo. Il Gruppo ha bisogno di nuove energie perché il ricambio è insufficiente. I giovani chimici che si dedicano alla storia della loro disciplina si contano sulle dita di una mano perché (come dar loro torto?) sono preoccupati per il loro futuro accademico. Perciò è necessario che i chimici operanti nella Scuola, nell’Università, nella Professione o nell’Industria, interessati alla storia per diletto o per mestiere, stiano uniti e trovino ancora nel Gruppo un sicuro punto di riferimento. Va poi ricordato che il Gruppo è uno dei pochi organismi in cui si creano occasioni d’incontro con studiosi di area diversa perché vi aderiscono numerosi e qualificati storici della scienza di area umanistica.

    Ai chimici perplessi o agli scettici non resta che ricordare ciò che scrisse il matematico Federigo Enriques (1871-1946): “Non stupitevi se mi vedete occuparmi di storia e magari di filosofia: questa non è che l’altra faccia dell’onesto lavoro dello scienziato.”

    Quest’anno, per la prima volta, la sede bolognese dell’Alma Mater Studiorum ospiterà,  presso il Dipartimento di Chimica Industriale “Toso Montanari”,  il Convegno di Storia e Fondamenti della Chimica.  E’ il XV della serie e può costituire una preziosa occasione di rilancio di questa disciplina.

   Il Convegno è in programma dal 18 al 20 settembre e comprenderà conferenze a invito, comunicazioni orali e comunicazioni poster inerenti gli argomenti che rientrano tradizionalmente nei campi d’interesse del GNFSC (www.gnfsc.it).

    Come in passato, il programma del Convegno sarà strutturato in maniera tale da mettere in risalto, mediante interventi particolarmente qualificati, anniversari di particolare rilievo per la chimica e discipline collegate. Di conseguenza, poiché nel 2013 ricorre il 50° anniversario dell’attribuzione del premio Nobel per la Chimica a Karl Ziegler e Giulio Natta (1963), è prevista una sessione speciale dedicata principalmente al contributo del nostro illustre connazionale. Parteciperanno esponenti del mondo accademico già appartenenti alla scuola di Natta, nonché figure di spicco del mondo industriale.

    Il Convegno è patrocinato dalla Società Chimica Italiana, dall’ Associazione Italiana di Scienza e Tecnologia delle Macromolecole e dalla Società Italiana per la Storia della Scienza.

L'alchimista in cerca della Pietra Filosofale (1771) di Joseph Wright of Derby (Derby Museum and Art Gallery, Derby, Regno Unito).

L’alchimista in cerca della Pietra Filosofale (1771) di Joseph Wright of Derby (Derby Museum and Art Gallery, Derby, Regno Unito).

    Altre informazioni all’indirizzo www.csb.unibo.it/CSB/StoriaChimica/StoriaChimica2013.

per approfondire:

http://it.wikipedia.org/wiki/Aldo_Mieli