L’ambiente al Portico della Pace.

In evidenza

Vincenzo Balzani

PORTICO DELLA PACE

luogo interculturale interreligioso interconfessionale intergenerazionale di incontro e di lavoro di tutte le donne e uomini costruttori di pace a Bologna

Portico della Pace, 2 marzo 2019, Piazza Maggiore, Bologna

Buon pomeriggio, grazie per la presentazione, sono molto contento di essere qui per partecipare, con tutti voi, a questo presidio. Siamo qui, in tanti, per dimostrare che è possibile organizzare una resistenza pacifica e democratica contro chi chiude confini, alza muri, rifiuta cooperazione e solidarietà, provoca ed esalta le disuguaglianze.

Mi è stato chiesto di parlare dell’ambiente, una parola che oggi, nel suo significato più comune, si riferisce al clima, all’inquinamento e alla natura considerata come un patrimonio da proteggere. Ma l’ambiente non riguarda solo la natura; l’ambiente è anche l’insieme delle condizioni sociali e culturali in cui viviamo. L’ambiente comprende il pianeta e anche noi che ci viviamo sopra.

Quello dell’ambiente, quindi, è un tema, e anche un problema, molto importante. Un grande scrittore, Italo Calvino era solito dire: “Se vuoi capire bene le cose importanti, prima di tutto devi guardarle da lontano”. Uno dei primi uomini che ha visto da lontano la Terra è stato William Anders, un’astronauta della missione Apollo 8 che, nel 1968, la vigilia di Natale, era in orbita attorno alla Luna. All’improvviso apparve agli astronauti uno spettacolo che nessuno prima aveva mai visto: il sorgere della Terra, la Terra che usciva dal cono d’ombra della luna. Sbalordito, William Anders fece una fotografia, che ancor oggi è considerata fra le cento foto più importanti. Scattò quella foto e un attimo dopo disse: “Siamo venuti fin quassù per esplorare la luna e la cosa più importante è che abbiamo capito cos’è la Terra”. Aveva ragione Calvino: per capire le cose importanti, bisogna prima guardarle da lontano.

Quando si guarda la Terra da lontano, ci si rende conto quale sia la nostra condizione, il nostro ambiente: appare chiaro che siamo passeggeri di una specie di astronave che viaggia nell’infinità dell’universo. Su questa astronave siamo in tanti e così diversi: bianchi, neri gialli, ricchi e poveri, buoni e cattivi; nessuno se ne può andare, se non morendo, nessuno può arrivare da fuori: bisogna nascerci dentro. La Terra, dunque, è una astronave, ma un’astronave del tutto speciale perché non potrà mai atterrare da nessuna parte, non potrà mai attraccare a nessun porto per far rifornimento o scaricare rifiuti. E se qualcosa non funziona, se qualcosa si rompe dovremo ripararla da soli, senza neppure scendere.

Si capisce, allora, che siamo in un a situazione molto delicata. Quindi, questa astronave Terra, questo unico luogo dove possiamo vivere vivere, questa nostra casa Comune come la Chiama papa Francesco, va custodita con grande attenzione. Purtroppo, non lo stiamo facendo. Lo dicono gli scienziati come Lester Brown che ha scritto un libro per ammonire che siamo vicini al collasso, siamo sull’orlo del baratro; lo dice anche papa Francesco nell’ enciclica laudato si’:

“Le previsioni catastrofiche ormai non si possono più guardare con disprezzo e ironia. Lo stile di vita attuale, essendo insostenibile, può sfociare solo in catastrofi”.

Che la situazione sia critica lo aveva già capito, tempo fa, un grande filosofo, Hans Jonas:

... è lo smisurato potere che ci siamo dati, su noi stessi e sull’ambiente, sono le immani dimensioni causali di questo potere ad imporci di sapere che cosa stiamo facendo e di scegliere in che direzione andare”.

Se dobbiamo imporci di sapere cosa stiamo facendo, vuol dire che stiamo sbagliando qualcosa, che non abbiamo capito come si deve vivere su questa Terra, su questa allora astronave. Cerchiamo allora di capire insieme cosa c’è che non va.

Dobbiamo vivere, e per vivere ci vogliono risorse. L’unica risorsa proveniente dall’esterno su cui possiamo contare è la luce del sole. Tutte le altre risorse dobbiamo prenderle dalla Terra. Ora la Terra ha dimensioni “finite”, è quella che è, non è grande come la voglio io: siccome la Terra ha dimensioni finite, le risorse della Terra sono limitate. Sembrerebbe un concetto ovvio, ma evidentemente non lo è se papa Francesco nell’enciclica deve scrivere:

“L’idea di una crescita infinita, che tanto entusiasma gli economisti, è basata sul falso presupposto che esiste una quantità illimitata di risorse”.

Falso presupposto, perché non è vero che le risorse sono illimitate. Sono limitate, e dobbiamo tenerne conto in tutto quello che facciamo. Ne deriva che il PIL (prodotto interno lordo), parametro che è basato sull’idea di una crescita infinita, è un non senso.

Poi c’è l’altra faccia della medaglia: ogni volta che si utilizzano risorse, si producono rifiuti. Esempio: uso la risorsa carbone, produco il rifiuto anidride carbonica CO2. E siccome la Terra ha dimensioni finite, anche lo spazio disponibile per collocare I rifiuti è limitato. Altro concetto che sembrerebbe ovvio, ma evidentemente neanche questo lo è se papa Francesco nell’enciclica deve scrivere:

“L’uomo pensa di essere di fronte ad una natura che può essere sfruttata senza problemi perché gli effetti negativi dello sfruttamento possono essere eliminati”.

Non è affatto vero che i rifiuti possono essere eliminati; non possiamo metterli in un non luogo che appunto non c’è. I rifiuti dobbiamo tenerceli qui, sulla Terra.

Vediamo ora perché la situazione risorse/rifiuti è insostenibile. Prendiamo il caso della risorsa più importante, che è l’energia. La nostra principale fonte di energia oggi sono i combustibili fossili. Sapete quanti ne consumiamo? Attenzione: ogni secondo, e i secondi passano in fretta, ogni secondo al mondo consumiamo 250 tonnellate di carbone, 1000 barili di petrolio e 105 mila metri cubi di gas. Ogni secondo. E ogni secondo, bruciando queste enormi quantità di combustibili fossili, produciamo e immettiamo nell’atmosfera 1000 tonnellate di anidride carbonica. Quindi, stiamo consumando con una rapidità incredibile una grande risorsa, i combustibili fossili e allo stesso tempo immettiamo nell’atmosfera quantità enormi di rifiuti: l’anidride carbonica, responsabile del cambiamento climatico e altre sostanze, come le famigerate polveri sottili che danneggiano la salute.

Questo discorso si può estendere a tutti gli altri tipi di risorse e di rifiuti. 100 o a anche solo 50 anni fa c’erano molte risorse non ancora usate e non c’erano tutti i rifiuti che abbiamo prodotto. Ecco allora che in questi ultimi 100 anni l’uomo, con una frenetica attività resa possibile dalla grande diponibilità di energia fornita da combustibili fossili e dai progressi della scienza e delle tecnica, ha modificato profondamente il pianeta. Gli scienziati dicono infatti che stiamo vivendo in una nuova epoca, a cui hanno dato il nome Antropocene. Nel passato le epoche erano scandite da cambiamenti nella Natura: oggi l’uomo è più forte della natura e si è creato una sua epoca: l’Antropocene.

Negli ultimi 20 anni però, le persone che guardano non solo al presente ma anche al futuro hanno capito che non si può andare avanti così. Lo hanno capito scienziati, filosofi, anche gente non colta, pochissimi fra i politici. Hanno capito che in un mondo limitato come è la nostra astronave Terra non si può avere una crescita infinita. Hanno capito che bisogna cambiare.

Per prima cosa, bisogna smettere di usare i combustibili fossili per tre motivi: intanto sono una risorsa non rinnovabile e quindi in via di esaurimento, per cui verrebbero in ogni caso a mancare alle generazioni future; poi, l’inquinamento che causano è molto pericoloso per la salute dell’uomo (in Italia, abbiamo, ogni anno, circa 80.000 persone che muoiono prematuramente); e c’è un terzo motivo che è di gran lunga il più importante: l’anidride carbonica che immettiamo nell’atmosfera bruciando i combustibili fossili provoca il cosiddetto effetto serra: avvolge il pianeta come in un manto permettendo alla luce solare di giungere sulla superficie della Terra, ma poi impedisce, almeno parzialmente, al calore di uscire. L’effetto serra provoca poi il cambiamento climatico. Come certamente sapete nel dicembre 2015 in una conferenza indetta dall’ONU a Parigi le delegazioni di tutti i 195 paesi presenti hanno riconosciuto che il cambiamento climatico è oggi il pericolo più grave che per l’umanità. Questo significa che dobbiamo diminuire da subito l’uso dei combustibili fossili e cessare del tutto di usarli entro il 2050.

La cosa è possibile se sostituiamo l’energia che fino ad oggi ci hanno fornito i combustibili fossili con le energie rinnovabili generate dall’unica risorsa che ci viene da fuori, la luce del Sole: possiamo convertire direttamente la luce solare in elettricità col processo fotovoltaico e utilizzare anche l’energia solare che genera il vento (energia eolica) e la pioggia (energia idrica). Purtroppo non c’è tempo per illustrare i molti pregi e i pochi difetti delle energie rinnovabili. Ricordo solo che il processo fotovoltaico è un vero miracolo della scienza poiché converte l’energia solare in energia elettrica con un’efficienza del 20%, quando la fotosintesi naturale, che utilizza la luce solare per fornirci chimica, ha un’efficienza minore del 0,5%. Ricordo anche che già oggi l’eolico fornisce, senza dare problemi, una quantità di energia pari a quella che produrrebbero, con infiniti problemi, 180 centrali nucleari.

Se fino ad oggi la civiltà è progredita utilizzando energia termica generata dalla combustione di carbone, petrolio e metano, in futuro non sarà più così: il progresso della civiltà è ormai affidato all’utilizzo, diretto e indiretto, dell’energia solare per generare energia elettrica.

Fotovoltaico, eolico e idroelettrico sono forme di energia già utilizzabili, ma fanno fatica ad affermarsi perché il loro sviluppo è ostacolato da interessi economici e di potere legati alle grandi compagnie petrolifere, come la nostra ENI; ENI oggi per l’Italia è come una palla al piede che ci impedisce di correre verso il futuro. Ha pozzi di metano e petrolio in molte parti del mondo, in particolare in Africa, e ora grazie a un permesso del presidente Trump comincia a sforacchiare anche nell’Artico.

Potremmo riassumere la situazione dicendo che il futuro (le energie rinnovabili) è già presente, ma il passato (i combustibili fossili) non vuole passare. Il passato viene tenuto in vita artificialmente perché coinvolge molti interessi. E se poi continuando ad usare i combustibili fossili si aggrava il cambiamento climatico e aumenta il numero di poveri costretti a lasciare i paesi africani, a noi ricchi poco importa: continueremo a fermarli chiudendo i porti, lasciandoli affogare nel Mare Nostrum o morire nei campi di concentramento in Libia. E noi ricchi potremo continuare senza problemi a scegliere in quale paese dell’Africa andare in vacanza: per esempio in Egitto, con cui facciamo affari importanti nel campo dei combustibili fossili e anche nel commercio delle armi, affari che forse impediscono sia fatta luce sul caso Regeni.

Abbiamo molti motivi, dunque, perché sia portata a termine la transizione dai combustibili fossili alle e energie rinnovabili e dobbiamo batterci perché questo avvenga il più rapidamente possibile.

La transizione energetica, pur necessaria, non è però sufficiente per garantire un futuro sostenibile. Perché c’è un problema più generale, che investe tutte le risorse che prendiamo dalla Terra. Oggi il mondo funziona con la cosiddetta economia lineare: prendiamo le risorse dalla Terra, costruiamo quello che ci serve (spesso anche quello che non serve) lo usiamo e alla fine lo gettiamo nei rifiuti: è l’economia dell’usa e getta, il consumismo. Un sistema economico di questo tipo non è sostenibile perché è basato su due falsità che abbiamo già avuto modo di notare: non c’è una quantità infinita di risorse a cui attingere, e non è possibile eliminare i rifiuti. E sappiamo anche che l’accumulo di rifiuti, vedi anidride carbonica, può causare gravi problemi.

Se vogliamo raggiungere almeno un certo grado di di sostenibilità, bisogna passare dall’economia lineare dell’usa e getta all’economia circolare: che significa prelevare dalla Terra le risorse nella minima quantità possibile, usarle in modo intelligente per produrre cose che funzionino bene, che se si rompano possano essere riparate o usate per altri scopi, e che infine vengano raccolte in modo differenziato per poterle riciclare e ottenere così nuove risorse.

Ma anche questa seconda transizione, dall’economia lineare all’economia circolare non può garantirci un futuro sostenibile se non ci abituiamo a consumare di meno, a vivere adottando il criterio della sufficienza e della della sobrietà, che non vuol dire essere meno felici.

Non c’è tempo per approfondire l’argomento, ma prima di chiudere vorrei soffermarmi brevemente sul problema più grave che affligge oggi l’umanità: è il problema delle disuguaglianze. Quando vado a fare conferenze nelle scuole parlo ai ragazzi delle disuguaglianze: in Italia, dove il 5% più ricco ha risorse economiche pari al 90% più povero; negli Stati Uniti dove accanto ad un folto gruppo di miliardari convivono 46 milioni di poveri che che mangiano una volta al giorno con i food stamps, i buoni pasto forniti dal governo. Ma la cosa che più impressiona gli studenti è questa pagina di giornale nella quale è scritto che al mondo ci sono “tre uomini ricchi come l’Africa”. L’Africa, la nostra vicina di casa, l’Africa, di cui tanto si parla, magari senza saperne nulla.

Se avessi avuto modo di proiettare, avrei potuto mostrarvi 4 o 5 figure molto interessanti sull’Africa: provo a riassumerle brevemente.

  • l’Africa: è talmente grande che dentro all’Africa ci starebbero la Cina, gli Stati Uniti, l’India, l’Europa occidentale, parte dell’Europa orientale e il Giappone;
  • L’Africa ha una popolazione di 1,1 miliardi di persone; la popolazione della Nigeria, attualmente 200 milioni, nel 2050 supererà la popolazione degli USA;
  • l’Africa è molto povera da punto di vista economico, ma è molto ricca di risorse naturali e di minerali pregiati
  • molti stati, direttamente come fa la Cina o indirettamente tramite multinazionali stanno spolpando l’Africa. Alex Zanotelli, uno che di Africa se ne intende, ha detto che “Per aiutare l’Africa i paesi ricchi dovrebbero anzitutto smettere di portare via le sue risorse ”.Infine, vi sarà capitato di guardare nel computer le foto del mondo di notte: avrete visto quante luci ci sono in tutta Europa, mentre l’immensa Africa è quasi tutta buia. In Africa 400 milioni di persone non hanno elettricità. Senza elettricità non ci può essere progresso economico, scientifico, politico, culturale. L’Africa è tutta buia di notte perché non ha energia elettrica, ma di giorno gode di una immensa quantità di energia solare. l’Africa è benedetta dall’energia solare.

Ecco allora di cosa c’è bisogno in Africa: sviluppare il fotovoltaico e le altre tecnologie connesse alle energia rinnovabili. Un Governo italiano che si rispetti dovrebbe avere un Ministero dedicato all’Africa, non per colonizzarla come fece il fascismo, non per portarle via risorse come fanno oggi molti stati, non per estrarne il petrolio inquinando il territorio come fa ENI, ma per aiutarla ad utilizzare le sue immense risorse di energie rinnovabili.

Un’Africa non più buia, ma piena di luce, non sarebbe né un peso né una minaccia per l’Italia e per l’Europa.

Energia, Risorse, Ambiente.

Nota: si ricorda che le opinioni espresse in questo blog non sono da ascrivere alla SCI o alla redazione ma al solo autore del testo.

a cura di C. Della Volpe

Balzani_copertinaRecensione di

Energia, risorse, ambiente.

Vincenzo Balzani e Margherita Venturi

Ed. Zanichelli 2014

240 pagine, 20 euro

Due chimici che parlano del nostro pianeta in 16 densi capitoli; si presenta così, come un libro scolastico ma in realtà lo definirei un testo di cultura generale indispensabile nella biblioteca e nella cultura di un cittadino informato.

Gli danno l’aspetto di libro scolastico gli esercizi, qualche breve pezzo di approfondimento in inglese (che a scuola va bene ma rischierebbe di allontanare la casalinga di Voghera), ma tutto il resto, dall’apparato iconografico di prim’ordine, alle notizie aggiornate fino a quelle di pochi giorni o settimane fa, dall’analisi attenta dei concetti chiave, a partire dall’EROEI a finire alle mappe delle concessioni fossili nel Nord dell’Adriatico ci dà invece una immagine diversa: un testo necessario a capire il nostro tempo, utile a scuola ma anche all’Università, penso per esempio ai corsi di Economia o di Ingegneria che trattano di energia e materiali e della loro geografia ma anche del loro ciclo di vita, ma come dicevo prima indispensabile nellla biblioteca del cittadino informato, e chi non è informato oggi rischia di non sapere cosa fare quando deve prendere decisioni importanti.

Si parte dall’energia e dalla sua definizione e dalla sua storia per cercare di prevederne gli sviluppi; si guarda poi alla biosfera ed ai suoi limiti; e vivaddio un libro di testo che parli dei limiti è certamente una mosca bianca, ma assolutamente benvenuta; a rompere il tabù di richiamare i limiti dello sviluppo (nei capitoletti si fa riferimento più correttamente alla crescita tout court) è dedicato un intero capitolo!

Si affrontano quindi i problemi base: il cibo, la sua produzione e il suo spreco, l’acqua, e il suo legame forte all’energia, un legame cui il libro dedica un grande spazio ma fa indovinare che se ne potrebbe dedicare ancor più. Qui abbiamo l’unica per me imprecisione lessicale; un richiamo ad un famoso testo di Primo Levi in cui l’acqua invece che viscosa viene definita “densa” nel titoletto*. Beh, l’unica concessione al linguaggio comune in 240 pagine di analisi appassionata e informatissima!

Cosa ci aspetta nel futuro del pianeta, cosa è l’Antropocene, quali forme di energia e quali problemi per il futuro, ma anche quali materiali rischiamo di non trovare più. Si affronta la descrizione dei cicli degli elementi; questo è un argomento complesso e in questa descrizione si sarebbe potuto volare più alto solo se il libro fosse stato apertamente dedicato a studenti universitari o allo studioso; condivido invece la scelta di rimanere nell’alveo della tradizione dato che il target scelto più che dagli autori, direi, dall’editore, appare diverso. Di innovativo abbiamo qui una descrizione centrata sul fatto che gli uomini hanno messo in crisi TUTTI i cicli importanti. Si toccano perfino altri argomenti tabù come gli OGM; mentre leggevo ero un po’ in attesa di vedere quali posizioni la coppia di autori avrebbe preso su questo come su altri temi caldi, e non sono rimasto mai deluso; anche io considero gli OGM una questione aperta: potenzialmente utile, ma da considerare con attenzione, così come tante altre tecnologie moderne non è, non può essere di per se un modo di salvare il mondo.

I rifiuti, il buco dell’ozono e le sostanze radioattive e il loro uso costituiscono altrettanti capitoli a parte di analisi.

Anche l’effetto serra e i cambiamenti climatici vengono trattati in un capitolo a parte, anche se devo dire che forse si sarebbe potuto dire di più su questo tema perchè il capitolo in questione appare il meno esteso di tutti.

Ed infine negli ultimi due capitoli, dopo aver condotto una analisi estesa, ricca, densa ed appassionata ci si pone il problema di cosa fare; qui si riprendono ed approfondiscono alcuni dei temi: il concetto di tipping point per esempio o la definizione di EROEI vengono dati proprio qui in questi ultimi due capitoli, nei quali si richiama il libro di McKibben, e si affronta il problema di come definire e misurare la sostenibilità.

Custodire il Pianeta!

Bellissima frase con cui avrei dato titolo a tutto il libro, custodirlo per le generazioni future che ce lo hanno imprestato.

E’ la parte più radicale del libro; si denuncia senza mezzi termini la insostenibilità “tecnica” dell’attuale modello economico basato sullo spreco e le incredibili stratificazioni sociali.

Si danno qui indicazioni concrete sull’uso dell’energia e sul cibo , ma anche sul fatto che le disuguaglianze non possono esser risolte con la carità, ma cambiando il modo di produrre e di consumare; sono cose difficili da dire e da far accettare, in un mondo dell’insegnamento, non solo universitario, dominato dal modello unico della “crescita infinita”. E della tecnologia “asettica”. Le tecnologie non sono asettiche e la crescita infinita non esiste: il libro è chiaro! E rompe vari tabù.

copj13asp1Vincenzo e Margherita (spero gli autori non me ne vorranno , ma mi ricorda il titolo di un diabolico libro di Bulgakov che pure fece scandalo) ci provano e dicono in questi due capitoli finali cose “di rottura” si sarebbe detto una volta; cose che fanno pensare, ma che sono certo stimoleranno come minimo la discussione; un libro didattico e scientifico, ma attenzione, proprio per questo non asettico, ma schierato decisamente a favore di una concezione del mondo; d’altronde non è la prima volta che gli scienziati “concerned”, impegnati, preoccupati dicono e fanno cose radicali. Hansen si è fatto arrestare per denunciare la situazione climatica; Vincenzo e Margherita fanno scandalo contro il pensiero unico della “crescita infinita”.

Completano il testo box di citazioni letterarie, non solo di approfondimento tecnico, il che è una ottima scelta didattica e culturale; e un indice analitico molto utile.

In definitiva venti euro ben spesi, ma consiglierei caldamente l’editore di spingere non solo il libro come scolastico o universitario, ma come libro di cultura generale per le casalinghe di Voghera (e i pensionati di Rimini) di cui l’Italia abbonda. Abbiamo bisogno di questa visione ampia lungimirante e spesso radicale ma che gli occhiali della scienza moderna ci consentono di giustificare saldamente: la scienza si sa è rivoluzionaria!

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* Ringrazio il collega Stefano Siboni di UniTn per la segnalazione.

La Società Italiana di Fisica (SIF) sulla SEN.

Nota del blogmaster: Accolgo volentieri l’idea di pubblicare sul blog un documento sulla strategia energetica nazionale scritta da un’altra Società scientifca italiana, la SIF. Come molti altri scienziati considero l’opzione nucleare non sostenibile oltre che fortemente limitata nel tempo al livello attuale di tecnologia; essa è stata rifiutata dalla maggioranza del nostro paese e da molti altri nel mondo; ma  apprezzo molto che  una società scientifica abbia sentito l’esigenza di pronunciarsi nel merito della SEN e mi auguro che nel futuro la SCI senta la medesima esigenza. Buona lettura.

sif

OSSERVAZIONI DELLA SOCIETÀ ITALIANA DI FISICA IN MERITO AL DOCUMENTO DI CONSULTAZIONE PRESENTATO DAL GOVERNO SULLA “STRATEGIA ENERGETICA NAZIONALE: PER UN’ENERGIA PIÙ COMPETITIVA E SOSTENIBILE”
Bologna 30 novembre 2012
Presentazione
La Società Italiana di Fisica (SIF) è un’Associazione non profit che ha lo scopo di promuovere, favorire e tutelare lo studio e il progresso della Fisica in Italia e nel mondo. La SIF rappresenta la comunità dei fisici italiani, dal mondo della ricerca e dell’insegnamento a quello professionale, pubblico e privato, in tutti i campi fondamentali e applicativi della fisica.
Tra le sue molte attività la SIF si è occupata con continuità e grande interesse delle questioni energetiche. In particolare, nel 1987 ha promosso e organizzato il primo Convegno nazionale sul tema “Energia, Sviluppo e Ambiente“, di notevole risonanza per gli argomenti discussi e la dichiarazione, firmata da un panel significativamente rappresentativo e sottoscritta da mille fisici italiani, per un Piano Energetico Nazionale aperto ad un mix di fonti per uno sviluppo sostenibile senza discriminazioni, che non rinunciasse all’opzione nucleare.
Più recentemente la SIF, all’inizio del 2008, ha pubblicato il Libro Bianco “Energia in Italia; problemi e prospettive (1990-2020)”, che fotografa la situazione degli anni 90 e le prospettive delle varie fonti di energia nel nostro Paese, suggerendo alcune possibili linee guida. In esso viene in primo luogo segnalata l’esigenza di un Piano Energetico Nazionale redatto in armonia con il contesto europeo e, soprattutto, con il coinvolgimento di un arco di forze politiche il più ampio possibile, in modo da rendere trascurabile il rischio di ripensamenti di parte o a livello locale. Viene poi presentato, come proposta percorribile nel decennio in corso, uno scenario articolato in cui trovano spazio un aumento consistente delle fonti energetiche rinnovabili e delle importazioni di energia elettronucleare, un utilizzo contenuto delle fonti fossili, intese soprattutto come carbone e gas, e una convinta riapertura all’opzione nucleare. Si tratta di una ipotesi equilibrata e lungimirante, basata sullo sviluppo delle tecnologie innovative che consentono all’industria italiana di recuperare posizioni a livello internazionale.
Attualmente la SIF ha in corso un’impegnativa ed efficace attività di formazione e di informazione sulle tematiche dell’energia. In particolare la SIF cura la pubblicazione, per le scuole secondarie superiori, di una collana di fascicoli tematici sulle più importanti e promettenti fonti energetiche, le loro potenzialità e i loro problemi. Lo scopo di tale iniziativa è di presentare le idee fondamentali e gli aspetti tecnologici della questione energetica in modo comprensibile agli studenti e a tutti coloro che, benché privi di una certa cultura scientifica, possiedono tuttavia la curiosità e l’interesse per la conoscenza ai fini di una maggiore consapevolezza.
La SIF ha inoltre costituito, in collaborazione con l’European Physical Society (EPS), l’International School on Energy per promuovere la conoscenza delle tematiche dell’energia a livello universitario e post dottorato. I corsi della Scuola, iniziati quest’anno in agosto, si svolgono con cadenza biennale a Varenna, sul lago di Como, presso la Villa Monastero, sede della Scuola Internazionale di Fisica “Enrico Fermi” della SIF.
La SIF partecipa anche all’Energy Group dell’EPS per discutere e promuovere strategie europee atte ad affrontare l’attuale sfida energetica ed ambientale, il futuro dell’energia nucleare e delle energie rinnovabili, il risparmio di energia e l’efficienza energetica.

Osservazioni sul Documento di consultazione
La SIF ritiene il documento emanato dal Governo un significativo passo avanti rispetto alla carenza, ormai pluridecennale, di un Piano Energetico Nazionale. Una strategia energetica che contempli, da una parte, la necessità di un piano di sviluppo atto a superare l’impasse tecnologico nell’innovazione dei mezzi di produzione di energia e, dall’altra, il superamento delle cause legate alla crisi economica che impediscono un serio e corretto confronto delle varie opzioni energetiche, è quanto mai opportuna. La SIF sottolinea l’esigenza di coniugare la sostenibilità ambientale con la necessità di un mix di fonti di energia affidabili, non aleatorie, non sbilanciate economicamente e fondate su una corretta valutazione tecnico-scientifica.
La SIF ritiene che il documento in oggetto possa fornire una base di discussione ampia e documentata che, tuttavia, a suo parere dovrebbe portare ad una più rigorosa e realistica valutazione delle possibilità offerte dalle varie opzioni, sia a breve che a medio e lungo termine. La SIF indica, pertanto, i punti salienti che, a suo avviso, in base alle indicazioni del documento governativo meritano un approfondimento.
1) Giustamente il documento richiama gli aspetti peculiari e le criticità dell’attuale assetto energetico del nostro Paese, rilevando, in particolare, la debolezza del sistema nazionale legata alla forte dipendenza energetica dall’estero, alla elevata incentivazione a certe fonti rinnovabili, che forse richiederebbero una più attenta valutazione, e all’eccessivo costo della bolletta elettrica, la più elevata in sede europea (cfr. “svantaggio rispetto a concorrenti internazionali”).
A tale riguardo, il confronto con le realtà di altri Paesi dell’Unione Europea rende esplicito un rilievo sottinteso e, cioè, la mancanza di una politica energetica di ampio respiro che avrebbe dovuto considerare più attentamente la necessità di un più equilibrato mix energetico che includa, in modo sia pur oculato e con criteri programmatici chiari, anche l’opzione nucleare.
2)    Delle priorità segnalate, l’efficienza energetica è certamente importante e da migliorare rispetto agli standard attuali (peraltro già significativi), così come lo sviluppo delle infrastrutture e del mercato elettrico. Più problematici appaiono, nel breve-medio termine, lo sviluppo sostenibile delle energie rinnovabili, da una parte, e la produzione sostenibile di idrocarburi nazionali, dall’altra.
Per il raggiungimento di obiettivi quali, nel primo caso, il superamento degli obiettivi europei 20-20-20, a parte l’apprezzamento per un miglior bilanciamento a favore delle rinnovabili termiche, una riduzione dei costi di incentivazione è sicuramente necessaria per una sostenibilità economica ragionevole, anche per evitare una forzatura costosa di una concorrenza artificialmente introdotta. Nel secondo caso, relativo alla produzione di idrocarburi nazionali, i vincoli imposti da ragioni di sicurezza e ambientali sembrano costituire una barriera difficilmente superabile nel nostro Paese.
3)    L’enfasi data alla ricerca, in particolare per ciò che riguarda lo sviluppo delle fonti rinnovabili innovative e gli studi relativi ai materiali e all’efficienza energetica, dovrebbe evidenziare l’importanza di una maggiore attenzione e di un pianificato coinvolgimento delle risorse materiali ed umane dell’Univerità e degli Enti di Ricerca. In questo contesto la ricerca, a livello accademico e industriale, relativa a tutte le opzioni, inclusa l’energia nucleare (reattori a fissione di IV generazione, tecnologie innovative della fissione nucleare, fusione nucleare) dovrebbe essere considerata tra le priorità essenziali per una corretta impostazione della strategia energetica anche a lungo termine. Il rafforzamento delle risorse pubbliche ad accesso competitivo atto a favorire il partenariato università-centri di ricerca-imprese, nonché la razionalizzazione dell’attuale segmentazione delle iniziative dei vari Enti di Ricerca, previsti nel documento, sono certamente validi strumenti allo scopo. Resta da meglio definire, in termini quantitatvi e distributivi, l’insieme dei criteri e delle azioni per concretizzare tali intenti e dare al mondo della ricerca un segnale che porti ad un coinvolgimento esplicito degli esperti e dei giovani che si avviano al perfezionamento degli studi universitari.
4) Un punto essenziale, che in qualche modo viene evidenziato nel documento, riguarda la compartecipazione dei vari elementi interessati (amministrazioni locali, stakeholder nazionali, istanze istituzionali, coinvolgimento territoriale, ecc. ) nel sistema di governance, che tuttavia dovrebbe tener presente due fattori importanti: la ridefinizione del rapporto Stato-Regioni (positivo il disegno di riportare allo Stato le competenze in materia di energia), e il coinvolgimento coordinato di Enti di ricerca e rappresentanze tecnico-scientifiche adeguate e non condizionabili. E, parte non trascurabile, il fattore informazione non disgiunto da una organica operazione di acculturamento dell’opinione pubblica, cui istanze come quelle della SIF potrebbero dare un valido contributo.
5) Il merito dell’iniziativa strategica non può prescindere, a nostro avviso, dal metodo di consultazione. Qui si avverte ancora una volta una lacuna già presente in altre occasioni e in altre consultazioni. Gli incontri con le principali istituzioni e associazioni di categoria interessate, come recita il documento nella parte dedicata al percorso di consultazione, ci si augura che possano essere estesi, per esempio, alle Associazioni Scientifiche che, come la SIF, dispongono di un patrimonio di competenze e rappresentano comunità tecnico-scientifiche non subordinate a specifici interessi economici e politici.
Tali incontri avrebbero potuto (potrebbero) essere utili rilevando e tenendo nel debito conto le analisi e gli studi già effettuati (cfr. le pubblicazioni della SIF) in merito a realistiche strategie energetiche basate su possibili ed equilibrati mix delle varie fonti per le quali i criteri di scelta siano non soltanto di tipo economico-ambientale ma anche supportati da rigorose valutazioni tecnico-scientifiche.
6) Il percorso individuato per la consultazione non è stato, a nostro parere sufficientemente pubblicizzato rendendo di difficile e tempestiva predisposizione le analisi e le osservazioni di istanze competenti e consapevoli tra la platea di consultati. Si rende perciò necessaria un’azione informativa più ampia e mirata e l’organizzazione di una Conferenza Nazionale sull’Energia, che non sia una semplice rassegna di pareri e posizioni spesso poco incisivi e pertinenti.

Commenti alla SEN.

Nota del blogmaster: SEN vuol dire Strategia Energetica Nazionale; con questo nome il Governo sta sviluppando un piano energetico nazionale sul quale ha invitato ogni cittadino ad inviare commenti e suggerimenti. Vincenzo Balzani, emerito dell’Università di Bologna e membro dei Lincei,  ha seguito scrupolosamente l’indicazione del Ministro Passera, e ci ha inviato copia della sua proposta; leggete e meditate.

a cura di Vincenzo Balzani

Commenti sul documento di consultazione pubblica

Strategia Energetica Nazionale (SEN)

per un’energia più competitiva e sostenibile

Premessa

Il problema di un futuro energetico sostenibile, legato alla necessità di ridurre le emissioni di anidride carbonica per contenere i cambiamenti climatici, è al centro dell’attenzione in tutto il mondo e in modo particolare nei paesi occidentali. Ad esempio, il Ministro dell’Energia USA, Steven Chu, in un recente articolo ha riassunto così i termini del problema [1]: la transizione dai combustibili fossili alle energie rinnovabili (i) è inevitabile, (ii) richiederà circa 50 anni, (iii) sarà ostacolata come accade a tutte le innovazioni, (iv) è urgente metterla in atto anche per evitare i danni causati da un numero crescente di eventi climatici estremi, (v) deve essere accelerata mediante scelte politiche opportune.

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L’Unione Europea (UE), di cui il nostro paese è membro, ha già da tempo individuato e messo in atto una strategia ben definita che si può riassumere in tre azioni da portare avanti in modo integrato [2]:

a) progressiva diminuzione dell’uso di combustibili fossili, con conseguente riduzione di emissioni di CO2;

b) sviluppo delle energie rinnovabili;

c) riduzione dei consumi energetici.

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Questa strategia porterà l’Unione Europea a raggiungere nel 2020 tre obiettivi fondamentali: riduzione del 20% nei consumi di energia, riduzione del 20% nella produzione di CO2, aumento del 20% della quantità di energia prodotta con fonti rinnovabili. Ogni paese membro dovrà rispettare le quote ad esso assegnate. Per il 2050, l’UE si prefigge poi di ridurre le emissioni di CO2 del 80-95% rispetto alle emissioni del 1990 seguendo una Roadmap ben pianificata [3,4].

Alcuni paesi Europei, segnatamente la Germania che pure sta abbandonando il nucleare, sono addirittura in vantaggio rispetto agli obiettivi intermedi della Roadmap europea.

Sembra logico che ogni decisione strategica riguardo il settore energetico in Italia debba essere coerente con la Roadmap prevista dalla Unione Europea. Tanto più che l’Italia non ha carbone, ha pochissimo petrolio e gas, non ha uranio, ma ha tanto sole. Quindi può trarre vantaggio dalla strategia europea, cogliendo anche le opportunità di sviluppo che offrono le energie rinnovabili per un rilancio dell’occupazione e delle esportazioni.

Il graduale passaggio dall’uso dei combustibili fossili alle energie rinnovabili (che in gran parte sono, direttamente od indirettamente, energia solare) rappresenta una transizione epocale sia dal punto di vista materiale che da quello culturale. Questa transizione riguarda infatti non solo le imprese attive nel settore energetico, ma anche le amministrazioni pubbliche e, praticamente, tutti i cittadini.

1. S. Chu, A. Majumdar, Nature, 2012, 488, 294.

2. Energy strategy for Europe: http://ec.europa.eu/energy/index_en.htm

3. Roadmap 2050: http://www.roadmap2050.eu/

4. Climate Action: http://ec.europa.eu/clima/policies/roadmap/index_en.htm

Esame del documento e commenti

La Strategia Energetica Nazionale (SEN) è esposta in modo dettagliato nel documento Strategia Energetica Nazionale: per un’energia più competitiva e sostenibile(114 pagine)

http://www.sviluppoeconomico.gov.it/images/stories/documenti/20121016SEN-Documento-di-consultazione-vOnlinexxx.pdf

E’ riassunta in modo schematico nel documento, più facile da leggere, Strategia Energetica Nazionale: per un’energia più competitiva e sostenibile, Sintesi degli elementi chiave del documento di consultazione pubblica, Ottobre 2012

http://www.governo.it/GovernoInforma/documenti/slide_strategia_en_naz_20121016.pdf

e comprende un questionario:

http://adisurv.sviluppoeconomico.gov.it/limesurvey/index.php?sid=94726&lang=it

Questi documenti identificano sette priorità per la SEN:

  1. Efficienza energetica
  2. Sviluppo mercato competitivo e HUB del gas sud-europeo
  3. Sviluppo sostenibile delle energie rinnovabili
  4. Sviluppo della infrastruttura elettrica
  5. Ristrutturazione della raffinazione e della rete di distribuzione dei carburanti
  6. Produzione sostenibile di idrocarburi nazionali
  7. Modernizzazione del sistema di governance

E’ difficile entrare nei dettagli delle singole priorità, particolarmente da un punto di vista tecnico, e forse non è molto utile dare risposte ai singoli quesiti del questionario, riguardanti temi a volte molto tecnici e a volte troppo generici.

E’ però possibile dare una valutazione delle proposte avanzate esaminandone (i) la congruenza con  la strategia della UE, riassumibile nei punti a), b), e c)  della premessa, (ii) la compatibilità con la salvaguardia del territorio e dell’ambiente e, infine, (iii) la sostenibilità dal punto di vista economico.

1. Efficienza energetica

Sarebbe stato preferibile aver intitolato questa sezione Riduzione dei consumi energetici, obiettivo fondamentale che deve essere perseguito non solo mediante un aumento dellaefficienza energetica, ma soprattutto col risparmio energetico. Mentre l’aumento dell’efficienza energetica è collegato a interventi tecnici (ad esempio, produzione di lampade a più basso consumo), il risparmio energetico è un problema culturale (ad esempio, nei trasporti l’uso di mezzi pubblici anziché della propria auto).

bokderekIl cittadino deve essere indotto a consumare di meno non solo per i vantaggi economici che possono derivargli, ma soprattutto mediante un salto culturale: deve capire che attualmente nei paesi occidentali viviamo sopra le nostre possibilità. La riduzione dei consumi, non l’aumento di efficienza, deve essere il cardine della odierna strategia energetica.  La storia dell’energia dimostra che l’aumento di efficienza, da solo, può addirittura portare all’aumento dei consumi (paradosso di Jevons).

Gli obiettivi e gli interventi indicati nel documento SEN riguardo l’aumento della efficienza energetica sono condivisibili. Il settore dove si possono ottenere i risultati più importanti è quello dei consumi termici, partendo dalla riqualificazione energetica degli edifici.

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E’ però necessario intervenire sui vincoli che spesso frenano le azioni di risparmio ed efficienza. Ad esempio, non ha senso che oggi gli investimenti in efficienza energetica dei Comuni, anche nella forma di contratti di leasing con Esco, siano equiparati all’indebitamento e ricadano nei vincoli di bilancio del patto di stabilità, mentre le bollette energetiche sono pagate a piè di lista come spese correnti. Per incentivare l’efficienza  energetica si possono prendere altri provvedimenti oltre a quelli indicati in SEN, come stanno facendo certi paesi. In Scozia, per esempio, dal 2018 non sarà più possibile dare in affitto abitazioni o uffici che non raggiungano standard minimi di efficienza energetica.

2. Sviluppo mercato competitivo e HUB del gas sud-europeo

E’ ovviamente importante il pieno utilizzo dell’esistente capacità di trasporto dall’Europa e verso l’Europa, la diversificazione delle fonti e una revisione dei contratti per ridurre i prezzi inspiegabilmente alti del gas nel nostro paese ed aumentare la sicurezza di approvvigionamento. L’Italia ha già una sovra capacità di importazione dai paesi produttori. Pertanto la realizzazione di altre infrastrutture (con garanzia di copertura dei costi a carico del sistema), se proprio necessaria, dovrebbe però essere limitata al minimo indispensabile, anche in previsione della progressiva diminuzione dei consumi. Questo vale anche per i rigassificatori.

Ricordiamo che di fronte ad una domanda elettrica di picco che da anni non supera  i 55-60 GW, tempo fa un decreto permise la costruzione di centrali a gas per una potenza installata di oltre 130 GW, più del doppio di quella necessaria. Non bisogna assolutamente ripetere un simile errore del quale scontiamo oggi le conseguenze in quanto queste centrali contribuiscono a tenere alto il prezzo dell’elettricità e frenano la produzione di energia elettrica da fonte rinnovabili.

Le strutture per lo stoccaggio sono più che sufficienti considerato anche che sono state già concesse numerose autorizzazioni. Non si capisce poi che bisogno ci sia di fare dell’Italia un HUB del gas-sud europeo, tanto più che l’esperienza mostra che, per varie ragioni, le grandi opere finiscono per essere uno sperpero di denaro pubblico. Con la riqualificazione energetica degli edifici e  l’auspicabile diffusione dei collettori termici il consumo di metano per riscaldamento è destinato a diminuire. La quota che risulterà in eccesso dovrebbe essere spostata nel settore trasporti, contribuendo alla riduzione dei consumi petroliferi.

3. Sviluppo sostenibile delle energie rinnovabili

efficienzaI documenti della SEN in più parti presentano le rinnovabili come un problema: troppi incentivi già concessi, troppa energia prodotta, ostacoli alla produzione di energia elettrica con centrali a gas, sbilanciato sviluppo territoriale, problemi alla rete elettrica, ecc. La prima cosa che si deve capire è invece che le rinnovabili non rappresentano un problema, bensì il contesto entro cui si deve e sempre più si dovrà operare per risolvere la crisi energetico-climatica. Non è in discussione il fatto che gli incentivi al fotovoltaico andavano ridotti per evitare di pesare eccessivamente sulle bollette elettriche e anche per evitare speculazioni, ma se c’è stata una politica schizofrenica degli incentivi non è colpa del fotovoltaico, ma di chi non è stato capace di regolarli. Va poi ricordato che gli ultimi decreti del Governo hanno introdotto nuovi vincoli burocratici che frenano lo sviluppo delle rinnovabili, mentre, come si vedrà più avanti, SEN propone di semplificare le procedure riguardanti le concessioni per estrazione  di petrolio e gas.

Lo sviluppo delle energie rinnovabili per la produzione elettrica va accompagnato verso la grid parity, ormai vicina e in taluni casi già raggiunta,  mediante:

a) lo sviluppo dei sistemi di accumulo: pompaggio idroelettrico, incominciando dalla attuale capacità di 7 GW praticamente inutilizzata, da estendere ad altri impianti; batterie sia presso il produttore che il consumatore; altre tecniche (ad esempio, Compressed Air Energy Storage, CAES) già collaudate in alcuni paesi;

b) l’ammodernamento della rete elettrica alle mutate esigenze (vedi punto 4 più avanti);

c) facilitazione normativa dell’autoproduzione anche su piccola scala per promuovere la partecipazione capillare di capitali privati con conseguente responsabilizzazione dei cittadini; è di questi giorni la notizia che una joint venture italiana è in  grado di fornire energia elettrica  fotovoltaica a prezzi competitivi con la rete;

e) una politica, da estendere alla UE, che protegga lo sviluppo di una nostra filiera industriale, come stanno facendo gli USA, rispetto a distorsioni di mercato provocate, ad  esempio, dal costo troppo basso dei pannelli cinesi; tale filiera dovrebbe estendersi a tutte le fasi dell’utilizzo delle energie rinnovabili, inclusa quella finale dell’accumulo di energia elettrica poiché nei prossimi anni è ineluttabile lo sviluppo dell’alimentazione elettrica per mezzi di trasporto.

collettoretermicoPienamente condivisibile è l’apertura di un Conto Termico, peraltro più volte promesso per far recuperare all’Italia il gap che ci separa da altri paesi (ad esempio, collettori installati: in Austria, 512 m2/1000 abitanti; in Italia, 34 m2/1000 abitanti). Importante lo sviluppo degli impianti geotermici a bassa entalpia e lo sviluppo del solare termodinamico per la produzione di energia elettrica, anche in considerazione del fatto che ha in sé la capacita di accumulo.

Per quanto riguarda le biomasse, è giusto puntare sul pieno utilizzo degli scarti agroalimentari e degli allevamenti per produrre biometano da immettere in rete. Non si capisce invece che vantaggio ambientale ed economico avrebbe la conversione del metano in combustibili liquidi. L’uso di colture agricole dedicate alla produzione di biocombustibili va attentamente valutato anzitutto per evitare competizione con la produzione di cibo, poi per capire bene se c’é effettivo guadagno energetico sull’intero ciclo produttivo e una reale riduzione della produzione di gas serra. In un paese con scarsità di territorio come l’Italia, l’uso di colture agricole per ottenere combustibili non dovrebbe essere incoraggiato.biomasse

Quanto ai rifiuti, il riciclo è di gran lunga più conveniente anche dal punto di vista energetico rispetto alla termovalorizzazione, particolarmente in un paese come l’Italia che ha scarsità di materie prime. Il riciclo  permette anche di creare nuovi posti di lavoro.

4. Sviluppo della infrastruttura elettrica

Il costo più alto della energia elettrica in Italia rispetto ad altri paesi è dovuto principalmente a problemi che si trascinano da anni: una potenza installata spropositata rispetto alla domanda, la distorsione del mercato del gas e la mancanza di collegamenti efficienti fra le varie zone del paese. Lo sviluppo delle energie rinnovabili per produrre elettricità ha messo ancor più in rilievo la criticità della situazione delle infrastrutture. Ci sono quindi molti problemi da risolvere che SEN individua, ma per i quali non propone le soluzioni giuste. Non si tratta infatti di integrare, frenandola, la produzione rinnovabile nella struttura e nel mercato elettrico esistente, ma di modificare la struttura ed il mercato elettrico per sviluppare tutto il potenziale delle rinnovabili, considerando che già nel 2020 le rinnovabili produrranno il 40% dell’energia elettrica e che nel 2050 praticamente tutta l’energia elettrica dovrà essere prodotta con energie rinnovabili.

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Ad esempio, SEN propone di risolvere le situazioni di congestione ponendo preventivamente dei limiti territoriali e di potenza alla produzione di energie rinnovabili e, nella pratica, continuando, come accade oggi, nello sprecare energia distaccando la produzione di energia rinnovabile che viene comunque remunerata. Si dovrebbe invece agire rapidamente migliorando il collegamento di rete fra le varie zone e accumulando gli eccessi non utilizzabili mediante pompaggi e batterie. Alternativamente, i distacchi  dovrebbero essere compiuti sull’energia importata o su quella prodotta con impianti a gas, anche  ridimensionando il parco di generazione termoelettrico. E’ noto che la lobby degli impianti a gas si è opposta alla messa in opera di accumulatori da parte di Terna. Inoltre, in attesa di smart grid che regolino automaticamente il rapporto produzione/consumo, anziché adattare la produzione al consumo si può agire in modo opposto offrendo una maggiore riduzione di prezzo a consumatori che accettano, in caso di necessità, l’interruzione della fornitura nelle ore di punta. Bisogna anche considerare che la generazione da fotovoltaico, pur non essendo in sé programmabile, è però facilmente prevedibile grazie a previsioni meteo sempre più accurate e quindi si può inserire in un contesto di fonti diverse.

5. Ristrutturazione della raffinazione e della rete di distribuzione dei carburanti

SEN propone azioni nell’ambito delle due iniziative riportate nel titolo. Alcuni interventi, come la regolamentazione delle scorte obbligatorie di prodotti petroliferi, l’introduzione di un “green label” nell’ambito UE, la liberalizzazione e razionalizzazione del settore distribuzione dei carburanti e l’incentivazione del metano per autotrazione sono pienamente condivisibili.

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Riguardo la crisi del settore di raffinazione, l’approccio della SEN non sembra corretto. L’aumentata efficienza energetica dei motori, il passaggio da alimentazione a benzina e gasolio a metano e biocombustibili e la sostituzione del gasolio per riscaldamento col metano sono tutti eventi positivi per limitare la crisi energetico-climatica e il fatto che mettano in crisi l’industria petrolifera era del tutto prevedibile. Ristrutturazione e riconversione hanno senso solo nell’ottica di un ridimensionamento di questo settore  che, anche per altre ragioni (concorrenza internazionale), è destinato gradualmente  a ridurre la sua importanza strategica. Inutile quindi parlare di iniziative di potenziamento e di interventi di sostegno, anche se si dovrà fare ogni sforzo per salvaguardare i posti di lavoro attuali. Bisogna prendere atto che è iniziata una transizione energetica epocale e che l’abbandono progressivo dei combustibili fossili è un dato positivo oltre che inevitabile.

6. Produzione sostenibile di idrocarburi nazionali

L’Italia produce 12 Mtep di combustibili fossili all’anno, consuma 135 Mtep, e secondo le compagnie petrolifere ha 123 Mtep di riserve certe e circa 700 di riserve probabili e possibili. SEN propone di dar il via allo sfruttamento di queste riserve mediante semplificazione degli iter autorizzativi e iniziative di supporto al settore industriale.

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Questa iniziativa proposta da SEN va giudicata alla luce di quanto segue:

– le riserve certe (123 Mtep) ammontano a meno del consumo totale di un anno (135 Mtep) e, spalmate su 15 anni, ammontano al 6% del consumo totale annuale;

– le riserve probabili e possibili, anche se fossero reali, non potrebbero essere sfruttate se non nel medio-lungo termine, quando l’uso dei combustibili fossili sarà molto ridotto;

– gran parte delle perforazioni ed estrazioni andrebbero fatte on-shore e off-shore lungo la costa adriatica (in particolare l’Alto Adriatico);

– le estrazioni nell’Alto Adriatico sono già state sospese in passato a causa del fenomeno della subsidenza;

– non è possibile escludere la possibilità di incidenti;

– la tutela del paesaggio, dell’ambiente e dei beni artistici è una priorità assoluta per un paese come l’Italia;

– le spiagge adriatiche, le più affollate d’Europa, sono uno dei capisaldi dell’offerta turistica nazionale;

– nei territori interessati sono presenti città di importanza storica, culturale ed artistica universale come Venezia e Ravenna e zone  fragili e preziose come la laguna e il delta del Po;

– l’Italia è oggetto di continui fenomeni sismici.

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Appare chiaro, dunque, che lo sfruttamento energetico di questa limitata riserva di combustibili fossili, quantitativamente marginale per l’economia nazionale,  potrebbe produrre danni molto più ingenti dei benefici che può apportare. In ogni caso, è molto più opportuno conservare questa nostra risorsa fossile per usarla, se sarà necessario, come materia prima dell’industria chimica.

Per diminuire le importazioni si può agire in un altro modo, senza creare problemi: cioè, diminuendo i consumi. Ad esempio, riducendo da 130 a 110 km/ora la velocità sulle autostrade, tassando maggiormente i veicoli che consumano molto (come accade in Irlanda), incentivando l’uso delle biciclette e dei mezzi pubblici nelle città, spostando parte del trasporto merci dalla strada alla rotaia o a collegamenti marittimi, e anche mediante una mirata campagna di informazione e di cultura per tutta la cittadinanza, cominciando dalle scuole, per mettere in luce i vantaggi della riduzione dei consumi rispetto ad altre azioni con cui si vorrebbe affrontare la crisi energetica.

7.  Modernizzazione del sistema di governance

Gli interventi proposti sono tutti condivisibili, valutando però con particolare attenzione quali siano le infrastrutture strategiche veramente tali da poter godere di procedure amministrative semplificate. Bisogna istituire e regolamentare il mercato del gas e rivedere le regole del mercato dell’energia elettrica.

Ricerca e sviluppo

Nella sua parte finale i documento SEN identifica aree prioritarie per la ricerca e lo sviluppo nel settore energetico. Pienamente condivisibili le proposte relative all’efficienza energetica, le smart grid, i sistemi di accumulo e le rinnovabili innovative, in particolare il solare termodinamico. Non però i progetti sui metodi di cattura e confinamento della CO2 in quanto il ruolo dei combustibili fossili sarà sempre più limitato ai trasporti, particolarmente aerei e marittimi, cioè ad usi in cui la cattura della CO2 non è possibile. Considerate le molte altre priorità, si ritiene inoltre che non valga la pena continuare la costosissima ricerca sulla realizzazione del reattore a fusione nucleare ITER, impresa che molti autorevoli scienziati giudicano impossibile e che in ogni caso non potrebbe fornire energia se non fra diversi decenni.

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