Qualità dell’aria interna.

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Luigi Campanella, già Presidente SCI

Come si valuta la qualità dell’aria negli ambienti interni (indoor,confinati di vita e di lavoro non industriali, in particolare adibitI a dimora, svago, trasporto, lavoro :uffici pubblici e privati, abitazioni, strutture comunitarie,locali destinati ad attività ricreative e sociali, auto, treno,  aereo, nave)?
L’aria negli ambienti indoor  negli ultimi decenni, è andata incontro ad un progressivo cambiamento sia dal punto di vista qualitativo che quantitativo, con un aumento di sostanze inquinanti e dei relativi livelli in aria. La particolare attenzione che merita il problema deriva dal fatto che l’esposizione ad agenti chimici  con effetti subacuti e cronici, e quindi la dose inalata, non dipende solo dai livelli  riscontrabili nell’armosfera di un certo ambiente, ma anche dal tempo che gli individui trascorrono in quel particolare ambiente.

Da questo punto di vista una recente statistica europea ha evidenziato che la popolazione trascorre in media il 95-97% del suo tempo negli ambienti  interni e  che il 90% dell’inalato è assunto in ambienti interni. Al contrario di quanto avviene in ambito industriale l’inquinamento indoor viene spesso sottovalutato per fattori di natura squisitamente culturale,psicologica o storica. .Un caso poi di particolare rilievo è rappresentato dall’ambiente ospedaliero, dove la possibilità di contrarre varie malattie, anche di tipo professionale, obbliga ad un’attenzione ancora maggiore, rappresentando i frequentatori una fascia debole di utenza.

https://www.insic.it/salute-e-sicurezza/Notizie/Qualita-aria-indoor-dati-Societa-Italiana-Medicina-Ambiental/6955516a-5cc8-436e-b7de-e1c45c095a10

Le sostanze in grado di alterare la qualità dell’aria indoor possono essere classificate come  agenti fisici, chimici, biologici, provenienti in parte dall’esterno, ma molti prodotti da fonti interne. Di queste le principali sono rappresentate da occupanti (uomo, animali), polvere (ricettacolo per  eccellenza di microrganismi), strutture, materiali edili, arredi, prodotti per la manutenzione  e pulizia(detersivi,insetticidi), l’utilizzo degli spazi ed il tipo di attività che vi si svolge (nei laboratori reazioni chimiche, test biologici, riscaldamento di sostanze volatili), impianti (condizionatori, umidificatori, impianti idraulici).

In particolare fra gli agenti chimico-fisici è da considerare il radon, un isotopo della serie dell’uranio 222 che deriva da rocce acide come graniti, tufi e suoli acidi, ma anche per estensione da acque sotterranee e materiali da costruzione e che contribuisce in modo determinante alla dose totale di radiazioni ionizzanti. Gli agenti biologici presenti negli spazi confinati sono rappesentati da particolato organico  aerodisperso (bioaereosol), costituito da microrganismi (virus,batteri, muffe, lieviti, funghi, protozoi, alghe), da insetti (acari, aracnidi) e da materiale biologico da essi derivato o da materiale organico di origine vegetale (polline)
A oggi non esistono in Italia valori di riferimento per la valutazione della qualità dell’aria in interni, a differenza di altri Paesi come Austria, Portogallo, Francia, Germania, Canadà Cina, Corea, Giappone. Questi valori nazionali possono essere considerati per la caratterizzazione del rischio in caso di contaminanti non indagati dall’OMS. Esistono però alcuni riferimenti normativi e metodologie che possono essere applicati. Le norme tecniche sono le Iso 16000 e le  Uni En Iso 16000 riferite a campionamento attivo e passivo, conservazione e preparazione del campione, misurazioni, monitoraggio, differenti composti: dalla CO2 agli NOx, dai VOC alla formaldeide ed altri composti carbonilici,dai PCB alle diossine, dalle ammine ai furani. I valori guida sono quelli raccomandati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità per benzene, CO, formaldeide, naftalene, biossido di azoto, benzopirene, radon, tricloroetilene, tetracloroetilene, PM10 e PM2,5  con i relativi tempi di riferimento. Le pericolosità sono espresse per ogni agente chimico considerato come rischio unitario, ovvero il rischio probabilistico di sviluppare una patologia in una popolazione esposta in modo continuativo ad una  concentrazione unitaria.


Il progetto europeo Officair è il più importante e recente studio internazionale in materia. Si è svolto nell’ambito di un network di 8 Paesi (Grecia, Italia, Francia, Portogallo, Olanda, Ungheria,  Spagna, Finlandia) con un approccio integrato per la valutazione della qualità dell’aria e dell’eventuale rischio per la salute. La struttura del progetto è stata caratterizzata da 3 livelli di studio, con gradiente di approfondimento e dettaglio incrementale (in Italia dai 21 siti di osservazione della prima fase ai 4 della seconda ai 2 della terza), da un monitoraggio multiparametrico per tempi prestabiliti e da una parallela sorveglianza sanitaria, anche ampliata a parametri respirometrici e cardiologici, a marcatori di stress ossidativo ed infiammazione nell’esalato condensato. Alcuni interessanti conclusioni sono le seguenti
-peggioramento dello stato di salute associato al numero di occupanti, alla mancanza di finestre apribili, alla presenza di moquette, alle attività di pulizia giornaliera o periodica
-sono stati per la prima volta misurate concentrazioni indoor di alcuni prodotti di ossidazione dei terpeni costituiti da VOC irritanti per le prime vie aree, per i quali nel caso di uso di detergenti ad elevato contenuto terpenico, l’indicatore più fedele sembra essere il d-limonene
-l’indipendenza per quanto riguarda le particelle ultrafini derivanti anche da reazioni di ozonolisi dalla concentrazione di VOC alla loro formazione potenzialmente correlate
-la mediana su 5 gg delle concentrazioni di terpeni, di formaldeide, di ozono, acroleina, pinene e limonene è risultata di assoluta sicurezza
-le concentrazioni medie di benzene, etilbenzene e xileni sono risultate in discesa rispetto a rilevamenti in studi precedenti
-le concentrazioni che più preoccupano perchè superiori in molti casi ai valori raccomandati dall’OMS sono quelle del PM2,5
Circa il monitoraggio c’è da osservare che negli ultimi tempi è emersa una crescente domanda di strumenti portatili in linea con quanto detto più sopra circa la richiesta di conoscenza sulla qualità dell’aria che respiriamo anche in casa.In particolare il mercato offre nuove opportunità  di monitoraggio di CO, CO2, umidità relativa, temperatura, VOC, di sonde multiparametriche applicabili a magazzini ed uffici, ma anche ad ambienti domestici ed industriali leggeri.