Considerazioni e riflessioni sulla Città della Scienza

Nota: si ricorda che le opinioni espresse in questo blog non sono da ascrivere alla SCI o alla redazione ma al solo autore del testo.

a cura di Luigi Campanella, ex Presidente SCI

Roma è una delle grandi metropoli moderne sede di università, accademie, enti di ricerca, industrie che spendono per attività di ricerca quasi 1/3 del budget nazionale: eppure al contrario di Napoli, Firenze, Milano, Trieste non ha un Museo della Scienza.

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Perché? La storia è infinita, ma se vogliamo ridurla agli episodi più importanti non possiamo prescindere da 3 episodi più significativi collocati in tempi diversi, anni 70, anni 90, giorni nostri.

Negli anni 70 dopo l’ubriacatura della ricerca produttivistica degli anni 60 tutta dedicata ad incrementare produzione, consumi e mercato, e dopo l’esperienza del ’68, i contenuti culturali e storici della ricerca furono rivalutati. A questo processo concorsero differenti altri fattori contingenti quali la riconsiderazione in chiave didattica, oltre che culturale, della Storia della Scienza, il trasferimento allo Stato di numerosissimi archivi e collezioni private, a causa della difficoltà di mantenerle in un buono stato, da parte dei proprietari, il riequilibrio fra scienze teoriche e sperimentali, queste ultime più facilmente ostensibili.

Come risultati di tale processo si cominciò a pensare a grandi mostre scientifiche-famosa quella sui “5 miliardi di anni“, presso il Palazzo delle Esposizioni a Roma ed a possibili modelli di Museo della Scienza da realizzare: Integrato o articolato? Articolato per temi o discipline?

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Palazzo delle Esposizioni, 29 maggio-31 luglio 1981,

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in collaborazione con il Comune di Roma, organizzata dalla Presidenza della Facoltà di Scienze dell’Università degli Studi di Roma.

Prevalentemente Didattico, Storico o Scientifico? Camera delle meraviglie o Laboratorio aperto? Tutte queste, e anche altre domande, ricevettero risposte diverse in sedi politicamente e accademicamente diverse, giungendo cosi ad un vero e proprio scontro tra scuole accademiche e fra partiti politici; le forze uguali e contrarie si elisero e nulla fu fatto.

Nelle fasi successive si sviluppò nella città sotto la guida della Provincia di Roma un progetto di cui il sottoscritto fu responsabile scientifico e denominato MUSIS (Museo della Scienza e dell’Informazione Scientifica). Con questo progetto si cercò di fatto di rendersi indipendenti da atteggiamenti accademico professionali e politici di comodo, di fatto inventando il Museo senza sede, cioè scatterato sul territorio sulla base dell’esistente, cioè di tutti i poli ( scuole, accademie, università, enti di ricerca, industrie e artigiani, mostre itineranti, associazioni culturali) dove la scienza era esposta ai cittadini. Il motto di MUSIS era “dal palazzo ai poli, dal progetto al processo”. Con una serie di iniziative gli oltre 100 poli scoperti o rivalutati sul territorio furono collegati fra loro da mostre, itinerari didattici e formativi, collegamenti elettronici e mezzi pubblici di trasporto. Alcuni di questi itinerari ottennero un particolare successo tra la popolazione romana: si pensi a “Erbe, Rimedi e Farmaci” a “Dall’Atomo al Quark” al “Treno delle Stelle”. La Provincia di Roma apprezzò questo sviluppo e decise di stabilizzare il progetto assegnandogli degli spazi da gestire, non come poli museali ma come servizi organizzativi del progetto, una sorta di testa dalla quale fare scaturire le varie ramificazioni.

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Un anello mancante nel sistema della produzione scientifica è di certo quello della divulgazione e della trasmissione non specialistica del sapere scientifico, con l’intento di integrare in termini sempre più stretti scienza e società e di garantire l’accesso alla conoscenza scientifica e tecnologica al grande pubblico.

L’accentuazione che è necessario dare alla copertura di questo aspetto è anche motivata dall’evidenza del panorama internazionale più avanzato, in cui appare chiara la tendenza verso un moderno concetto di diffusione della cultura scientifica in termini di linguaggio, strumenti e criteri espositivi e spettacolari interattivi, modi di divulgazione scientifica che non sempre possono essere assolti dai musei nei quali sia prevalente la funzione “conservativa”.

L’individuazione dei compiti di una istituzione nuova, quale quella che si vuole realizzare nella nostra città consente, di riflesso, di specificare le funzioni di cui essa dovrà imprescindibilmente dotarsi:

  • luogo di riflessione, di analisi e di ricerca sull’evoluzione delle idee e dei modelli scientifici;
  • luogo della documentazione sulle tappe e le frontiere della ricerca contemporanea;
  • luogo di raccordo fra i poli museali scientifici del territorio e le altre istituzioni di ricerca e, fini didattici, tra le collezioni e i musei esistenti;
  • centro di osservazione dell’innovazione tecnologica e dello scenario scientifico nazionale e internazionale.
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La struttura interna della Nuova Realtà Città della Scienza dovrebbe dunque essere articolata in diverse aree:

  • centro di informazioni, che consenta l’aggiornamento e la consultazione relativi alle innovazioni tecnologiche e scientifiche, creando anche una rete di collegamento tra strutture preposte alla diffusione e divulgazione scientifica;
  • parte espositiva, che mediante procedure interattive e itinerari innovativi stimoli la conoscenza critica dell’evoluzione scientifica e delle sue implicazioni sociali;
  • laboratori didattici, anche per l’infanzia, per consentire un primo contatto con i concetti della scienza e tradurre l’esperienza conoscitiva in apprendimento;
  • attività multimediali (conferenze, proiezioni, ecc.) per coinvolgere ulteriormente i diversi livelli di utenza.

In una prima fase occorrerà procedere al recupero e valorizzazione del circuito delle strutture museali esistenti.,comprese quelle promosse da aziende erogatrici di pubblici servizi,quali ACEA ed ENEL. In tale ambito andrebbe perseguita anche l’istituzione di un centro di informazione, ricerca, conservazione ed educazione-ambientale e la creazione di un centro di documentazione scientifica fondamentale per il rapporto vitale fra Città della Scienza e Scuola.

Va inoltre proseguita l’azione, già avviata, per la valorizzazione ambientale, agro- forestale e ricreativa delle tenute di proprietà comunale, comprendente la manutenzione del patrimonio dei casali e delle infrastrutture di servizio: si tratta di strutture per le quali i valori storici ,culturali e scientifici sono strettamente connessi.

Le attese della cittadinanza sulla mancata tutela della “aree verdi” sono diventate, oggi, sollecitazioni urgenti; molte associazioni, create allo scopo, hanno inviato le loro indicazioni ed i loro progetti; questi vanno ad arricchire il pacchetto di proposte che l’Amministrazione Comunale, con i suoi specifici uffici, ha predisposto.

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L’ intervento pilota per avviare un sistema culturale decentrato deve anche contare sul recupero delle zone deteriorate o di fatto morte nella città, con l’obiettivo di realizzare strutture di servizio culturale, integrando attività legate allo sviluppo dei servizi urbani ad attività più direttamente connesse alla produzione culturale: la trasformazione in spazi polifunzionali si attuerà in più fasi anche mediante la creazione di centri di educazione alimentare,di giardinaggio,di protezione del verde e di lettura.

E’ un circuito “a rete”, quindi territorialmente diffuso, caratterizzato da un’utenza molto articolata: studenti, utilizzatori per finalità professionali, comuni cittadini, studiosi. E’ proprio in rapporto agli studiosi che emerge il carattere internazionale della rete, che si rivolge ad un’utenza specialistica composta dai produttori di cultura relativa al nostro patrimonio artistico, monumentale e storico.

Accanto agli interventi “sulla struttura” è stata da tempo postulata l’esigenza di una valorizzazione della rete in quanto tale, ossia un intervento che esalti la possibilità del dialogo e della ricerca incrociata, nonché la riproduzione di alcuni materiali di più larga richiesta. Va cioè evitata la possibile confusione: da un lato parlare di un Centro polivalente finalizzato alla fase organizzativa di progetti precedenti con lo scopo primario di valorizzare l’esistente,dall’altro riconsiderare come fattibile un progetto di Città della Scienza, sulla base di una mediazione fra esigenze culturali e ritorni commerciali. I due approcci devono sintonizzarsi e non apparire in concorrenza.

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Paola Viganò e il sindaco Marino

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Lo Studio 015 Viganò, con la consulenza per la sostenibilità ambientale, energetica, idraulica e alla mobilità della società di ingegneria D’Appolonia Spa, ha vinto il concorso internazionale Progetto Flaminio, finalizzato alla rigenerazione dell’area delle ex caserme di via Guido Reni, a Roma, giusto di fronte al museo Maxxi

Musei, che noia! o no?

Nota: si ricorda che le opinioni espresse in questo blog non sono da ascrivere alla SCI o alla redazione ma al solo autore del testo.

a cura di Luigi Campanella, ex presidente SCI

I Musei sono stati considerati per lungo tempo come vetrine che spesso andavano migliorate per renderle più allettanti. Le vetrine erano spesso enciclopediche, ispirate al paradigma illuminista sulla collezione come ordinamento del sapere. Questa visione del Museo è particolarmente diffusa fra i Musei di Scienze Naturali, ma anche di Arte, dove l’esposizione delle opere segue un percorso strettamente tradizionale per scuole, autori, epoche.

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Tramoggia esposta al Museo della Chimica di Roma

Alternativi a questo sono i modelli del Museo-Impresa con prevalente carattere commerciale e del Museo Servizio, una tipologia diffusa soprattutto nell’Europa del Nord ed in Gran Bretagna, dove i servizi pubblici sono un contratto esplicito fra Stato e contribuente.

Oggi la realtà museale sta cambando e la distinzione può in buona parte considerarsi superata. Il Museo ha trasformato la sua funzione da quella dell’informazione a quella della conoscenza e fra i due termini c’è una profonda differenza, la seconda non essendo una mera somma di unità della prima, ma piuttosto un integrale critico-analitico, capace di risolvere contraddizioni, eliminare ripetizioni, correlare fra loro singole informazioni.

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Città della Scienza di Napoli

In questa concezione trasformata le funzioni fondamentali del Museo rimangono le stesse, conservazione ed esposizione, ma con un maggiore peso della seconda rispetto alla prima. Nel nostro Paese molti esempi di realtà museale sono espressione di questa evoluzione e di questa contingente espressione: dal Museo della Scienza e della Tecnica di Milano all’Immaginario Scientifico di Trieste, dal Museo di Storia della Scienza di Firenze al Muse di Trento, dalla Città della Scienza di Napoli al Polo Museale di Sapienza a Roma. Si riparla anche in questa prospettiva di una Città della Scienza a Roma, qui però pesano le esperienze negative del passato, pure sotto guide di indiscussa capacità (Ruberti,Veltroni,Borgna).

Il cittadino è sempre più al centro dell’attenzione del Museo che così incrementa la sua opera come produttore di cultura. D’altra parte il numero dei visitatori è in continuo aumento a dimostrazione che la trasformazione del Museo sta pagando in termini di ricaduta civile e siociale. Il cittadino,inoltre, non è più una lavagna bianca sulla quale si può scrivere ciò che si vuole. Le forme di comunicazione ed informazione (TV,giornali,media,web) incidono continuamente su ciascuno di noi stimolando la nostra curiosità.

Oggi c’è una generale concordia sul fatto che il Museo debba ritenersi una struttura pubblica, cioè aperta al pubblico, e non un luogo privatizzato e per eletti. Da questo punto di vista i Musei Univertsitari stanno subendo una vera rivoluzione passando da una fase in cui erano considerati dote e patrimonio esclusivo dei docenti del Dipartimentoto di riferimento, e spesso neanche di tutti, ad una nella quale invece gli stessi Dipartimenti e le (residue) Facoltà li utilizzano come chiave di apertura al territorio. Il Museo deve dare adeguata illustrazione di quanto esposto, evidenziando di ogni reperto non solo gli aspetti storici, ma anche quelli scientifici e, se è il caso, quelli sociali e civili in modo da porre il visitatore nelle condizioni migliori per un’esatta comprensione del valore culturale dell’oggetto esposto. Da ciò deriva l’esigenza di un’innovazione organizzativa del Museo stesso.

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MUSIL di Brescia

Da presidente della Società Chimica Italiana ho lanciato la creazione di una catena di Musei di Chimica capace di allargare il patrimonio cultrurale chimico dei cittadini e di offrirsi come opportunità, anche turistica, al territorio ed ai visitatori. Mi aspetto di collegare a questa istituenda rete un’altra che si basi sulle strutture scolastiche alla quale lavoro invece da molto tempo. Viviamo un momento particolare della vita scientifica e culturale: da un lato i problemi economici mondiali richiedono un sempre maggiore impegno della ricerca in favore di problemi e tematiche di acquisito ritorno economico, dall’altro il gusto dei valori storici e delle tradizioni culturali è in grande rilancio come componente essenziale della formazione dei singoli e dello sviluppo della società intesa come depositaria di valori irrinunciabili e di stimoli insostituibili alla crescita intellettuale. Così mentre si rivendicano maggiori impegni finanziari per la ricerca applicata, intesi come investimenti in favore delle future generazioni, contemporaneamente si fanno più pressanti le richieste in favore di risorse da elargire verso programmi ed iniziative che, per la loro stessa natura, possono considerarsi alternativi rispetto ai valori quantificabili in termini di entrate ed uscite e di bilanci finanziari.

A causa delle difficoltà economiche in cui ci dibattiamo e delle esiguità dei finanziamenti si moltiplicano le imprese. i programmi finalizzati a valorizzare l’esistente, quindi a prescindere da grossi investimenti di tipo strutturale. In questo senso sono state recuperate numerose iniziative, di carattere museale sparse sul territorio, correlandole tra loro e rendendole fruibili dai cittadini: con l’attivazione degli “itinerari”, sorta di viaggio tra la scienza, finalizzata all’esplicazione di singole tematiche, il Museo multipolare si è di fatto costituito come alternativa al museo unipolare. Sono anche state predisposte iniziative nuove: mostre, esposizioni mai presentate, raccolte di materiali, documentazione, strumentazioni riassestate, ed illustrate, cicli di conferenze, molte delle quali in rapporto con la scuola di cui si parlerà più avanti

D’altra parte a questo recupero ha anche contribuito l’aspirazione a valori storici della cultura, un processo, questo, ormai in atto nel nostro Paese, come in molte altre società industriali che ha conseguito un progressivo riequilibrio del bilancio della ricerca scientifica e tecnologica per lunghi anni in precedenza, troppo spostato sul fronte produttivistico a danno di quelli culturale e sociale. Tale recupero ha prodotto nel campo delle scienze strumentali un progressivo riavvicinamento ed un crescente interesse per la strumentazione e per le raccolte e gli archivi, intesi non più come semplice documentazione. ma come componenti essenziali di una disciplina, sulla base di una stretta correlazione fra teoria e sperimentazione, fra idee e fatti, fra storia,presente e futuro..

Un punto importante riguarda il rapporto con la scuola: da questo punto di vista il ruolo formativo ed informativo del Museo nel quale gli aspetti storici risultano prevalenti è stato mitigato, contemperato, direi riequilibrato, da una visione più sociale e più didattica, mettendo a disposizione della scuola, attraverso il materiale raccolto e illustrato, strumenti nuovi e non altrimenti disponibili.

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MUSE di Trento

I giovani hanno più volte mostrato un interesse crescente e una grande disponibilità verso le tematiche dei musei, la loro storia, gestione e sviluppo. Non bisogna deludere i loro entusiasmi; bisogna così accoppiare al lavoro organizzativo e strettamente propositivo, una attività di formazione e divulgazione nella quale il ruolo dell’ Università è evidentemente prioritario. Con la convinzione che i due aspetti non possano e non debbano procedere separatamente, quantunque, in alcuni casi, con delle realizzazioni parziali, ma che sottolineano tuttavia il debutto di un piano d’azione unitario, si deve pensare alla Istituzione dei Dottorati per Tecnici di gestione dei Musei, che possono rappresentare nuovi sbocchi scolastici e occupazionali per i diplomati della scuola secondaria. Vanno proposti programmi sui temi della Divulgazione Scientifica, della Sperimentazione didattica, della Storia e della Filosofia delle Scienze, dell’Archeologia Industriale e sulla trasformazione dell’esistente attraverso l’Arte e la Scienza. Bisogna non farsi attrarre dalla logica dei sipari e delle wunderkammer, alla ricerca ingannevole e pericolosa di un’epifania della scienza, ma mantenere stretti contatti con la realtà per avvicinarsi ai giovani.è molto significativo che questa interazione sia stata già attivata per mezzo di iniziative partite proprio dalla scuola secondaria. Si è giunti in tal modo a due importanti risultati:

  • la scuola secondaria superiore si è aperta verso l’esterno, realizzando con tecnologie avanzate dimostrazioni di laboratorio, visite guidate, conferenze, mostre e incontri con la cittadinanza
  • si è realizzata la saldatura fra la scuola secondaria e la scuola primaria e di entrambe con l’università, mediante la partecipazione e l’elaborazione autonoma congiunta ad itinerari scientifici.

C’è poi un aspetto di produttività culturale; si pensi ai costi di una mostra, al tempo per il quale resta in visione in un Museo, al numero dei visitatori; perché non pensare ad un itinerario scolastico delle mostre dismesse? Potrebbe essere una nuova interessante forma di collaborazione fra sistema scolastico e sistema museale mettendo a disposizione di quello i prodotti di questo e consentendo di utilizzare a fini didattici strumenti talvolta di eccezionale validità ed inusitato impiego, quali per l’appunto le mostre. Un’ulteriore importantissima funzione del rapporto scuola Università mediato dalla struttura museale può essere quello della ricomposizione culturale e della riunificazione delle conoscenze. La tradizionale articolazione della cultura in umanistica e scientifica è una articolazione che per molti motivi non ha ragione di essere e che soltanto in tempi recenti si sta cercando di superare, anche se ci sono ancora forze contrarie, che ritengono certi temi di propria esclusiva pertinenza, in una sorta di colonializzazione della cultura. Purtroppo è una posizione che deriva da una visione sbagliata, ma soprattutto da una politica di potere delle scuole e della scienza. Segnali di un cambio verso l’unilateralità della cultura ce ne sono; fra questi la visione e concezione di bene culturale: prima era sostanzialmente il reperto umanistico; oggi anche lo strumento scientifico; e la bellezza estetica degli strumenti ne valorizza la ricollocazione all’interno di un ambiente; di un atmosfera, similmente a quanto avviene per le opere d’arte. Un’altra ricomposizione culturale, con la rivalutazione della storia della scienza e degli archivi storici, riguarda il rapporto fra teoria ed esperienza: anche a questo la valorizzazione della strumentazione e della sua storia ha dato un notevole contributo.

L’approfondimento delle relazioni fra teoria e ricerca perimentale e del contributo della sperimentazione alla definizione delle teorie ha segnato questi momenti come integrati fra loro e con la cultura in generale.

La storia della strumentazione con le sue linee evolutive, a partire dall’introduzione degli strumenti classici, fa capire in che direzione ci si muove.

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Atti Giornata di studio 23 nov. 2012, Villa Celestina Pineta Marradi di Castiglioncello (LI) L.CAMPANELLA e V. DOMENICI

Come l’artista si esprime attraverso una sua creazione, così lo scienziato attraverso l’ideazione di uno strumento idoneo a verificare una propria ipotesi teorica traccia in esso le linee del proprio pensiero e le confronta con gli altri. Questo confronto, che storicamente era ritenuto proprio delle scuole artistiche, ora comincia ad essere considerato con sempre maggiore attenzione anche a livello delle scuole scientifiche, capaci di esprimersi non soltanto attraverso le teorie e le ricerche di oggi, ma anche attraverso le esperienze e prove sperimentali di ieri. Il ruolo dei musei laboratorio è così evidentemente correlato con una rivisitazione del modello del museo scientifico.

All’interno di un quadro così articolato per certi aspetti innovativi sono nati Musei scolastici, rappresentazione concreta del rapporto fra scuola e cultura e di quello fra scuola e territorio. Moltissime scuole partendo dalle proprie tradizioni e dai propri parametri hanno realizzato propri musei, non nel senso più obsoleto della parola, ma in quello di veri e propri centri culturali aperti sulla ed alla realtà territoriale circostante. Ciò ha consentito di realizzare una rete dapprima sul territorio capace nei suoi poli di portare l’interesse per la cultura e l’occasione per viverla un po’ dappertutto nella città, specialmente nelle periferie più lontane e abbandonate.

La Scienza in fiamme.

a cura di Mariangela Cozzolino

Il rogo che in poche ore ha distrutto con una forza devastante lo scorso Lunedì 4 Marzo lo SCIENCE CENTRE di Città della Scienza di Napoli è una ferita profonda che scuote l’intera comunità nazionale, scientifica e non.

L'incendio che ha distrutto la Città della Scienza di Napoli visto da una piccola spiaggiaCredits: ANSA/ CIRO FUSCO

L’incendio che ha distrutto la Città della Scienza di Napoli visto da una piccola spiaggia
Credits: ANSA/ CIRO FUSCO

Un duro attacco “senza coscienza alla scienza”, ad un patrimonio culturale e scientifico straordinario che ha rappresentato, sin dalla sua fondazione, un punto di riferimento non solo per la Campania ed il Mezzogiorno, ma per l’Italia intera. Un simbolo di rinascita post-industriale, un segnale concreto di riscatto e futuro per il territorio campano. Un luogo dove con forza, passione e dedizione si dava quotidianamente spazio alle idee, all’innovazione ed alla diffusione della cultura pedagogica, scientifica e tecnologica. Un vero e proprio incubatore di germi per il futuro. E che ora, più che mai, deve necessariamente raccogliere tutte le proprie forze per ricominciare a ricostruire spazzando via cenere e macerie. Macerie di cultura!

“Sgomento, tristezza e disperazione”. Così commenta a telefono la dott.ssa Barbara Magistrelli – Responsabile Ufficio Stampa di Città della Scienza. “Ancora oggi – dichiara – non credo ai miei occhi volgendo lo sguardo dal mare a quel che resta dei capannoni (10-12 mila metri quadrati completamente distrutti), ricoperti ora solo da tante fuliggine”.

Ho avuto personalmente nel 2004 la possibilità di collaborare con un team di Città della Scienza per l’allestimento della sala giochi dell’Ospedale Santobono di Napoli nell’ambito del progetto “La scienza in gioco” (ABIO – Associazione Bambino In Ospedale). Ricordo ancora il forte spirito collaborativo, l’entusiasmo e la professionalità del personale di Città della Scienza nel mettere a disposizione competenze, giochi e materiali interattivi anche per attività a scopo benefico.

Un mondo a colori che improvvisamente si è tinto di grigio, riducendo in polvere la ricerca, la conoscenza, il futuro.

Vigili del fuoco al lavoro tra gli edifici distrutti ANSA/ CESARE ABBA

Vigili del fuoco al lavoro tra gli edifici distrutti
ANSA/ CESARE ABBA

Perché? Perché tutto questo?

Questo è l’interrogativo che, unitamente allo sgomento ed alla rabbia, è stato espresso in questi giorni da tutti i massimi livelli istituzionali, sia in Italia che all’estero, manifestando nel contempo affetto e solidarietà alla città di Napoli ed, in particolare, all’illustre fisico Prof Vittorio Silvestrini – Fondatore Idis Città della Scienza – ed a tutto il personale (circa 160 dipendenti).

Ecco quanto dichiara Silvestrini intervistato da Carmelo Prestisimone di Radio 24 – Il Sole 24 Ore: “Sono devastate le mura, ma non il progetto”.

A mio avviso, questa affermazione deve rappresentare il motore con cui ripartire per ricostruire e soprattutto per restituire nel più breve tempo possibile, specie ai piccoli, ai giovani ed alle future generazioni, un luogo dove alimentare la conoscenza, la fantasia, la curiosità scientifica e la speranza per un futuro a colori.

All’appello espresso da Città della scienza “RICOSTRUIAMO CITTA’ DELLA SCIENZA”, noi uomini e donne della Società Chimica Italiana non possiamo che dare una risposta affermativa ed un piccolo segnale concreto.

Bonifico bancario
BANCO NAPOLI
IBAN: IT41X0101003497100000003256
SWIFT/BIC (per le rimesse dall’estero): IBSPTINA

Causale: Ricostruiamo Città della Scienza
Intestato a Fondazione Idis – Città della Scienza

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