Conoscenza ed Informazione

Luigi Campanella, già Presidente SCI

La comunicazione fra fede e ragione, soprattutto in un mondo sempre più secolare, non può che apportare benefici alla società, a prescindere da come ognuno di noi la possa pensare sul piano politico e filosofico. Karol Wojtila diceva che l’uomo soffre per mancanza di visione e conoscenza.

Oggi disponiamo di parecchi modi per comunicare : cellulari, internet, skype, facebook; ma stiamo davvero comunicando? A guardare le espressioni di odio, di intolleranza che continuamente ci feriscono si direbbe di no.

Gli esperti dicono che la comunicazione per essere efficace richiede tecniche specifiche capaci di attrarre l’attenzione dell’audience, di impressionare. Ma allora viene il dubbio che comunicare significhi manipolare chi ci ascolta. Una comunicazione deformata diviene propaganda, non trasmissione di conoscenza. E poiché la conoscenza è la base della sostenibilità economica, ambientale, sociale ecco che queste vengono messe in discussione, ecco che cominciano a prevalere l’individualismo, la xenofobia, il massimalismo. Se tu conosci meno di me ecco che io posso crescere più di te e tu dipenderai da me, sempre. Questo assunto, macroscopicamente errato, che potrebbe essere validato soprattutto nella scienza, deifica i mercati finanziari ed il PIL nella convinzione che più questo cresce più si vive bene, mentre è chiaro che poiché l’integrale non è infinito, in corrispondenza di questo assunto se ne instaura un altro di crescita delle discriminazioni.

https://www.researchgate.net/publication/272474475_Flussi_di_conoscenza_e_spazi_ibridi_di_apprendimento/figures?lo=1&utm_source=google&utm_medium=organic

Le nostre economie estraggono risorse, le utilizzano con il lavoro e producono scarti e rifiuti: parte di questo lavoro è utile e sano, ma non tutto: basti pensare a tutte le attività illecite e disoneste che pure producono PIL. Il solo mezzo per rendere sostenibile questo ciclo di energia e materia consiste nel riciclare la maggior parte degli scarti e nel sopprimere la parte illecita del lavoro, pervenendo ad una riduzione del nostro prelievo di risorse non rinnovabili. La sostituzione degli idrocarburi fossili con le energie rinnovabili farà probabilmente abbassare la produttività del lavoro, ma con l’intelligenza del capitale umano è possibile compensare con il lavoro umano il calo di produttività dell’energia che sostituiamo al petrolio e ,di conseguenza, l’occupazione ne sarà favorita. Tutti questi processi in atto insieme hanno innescato un clima di incertezza, di insicurezza, sfiducia, le madri del populismo inteso come avversione ai privilegi della casta e dei poteri forti, delle elite intellettuali, degli organi sovranazionali. Non c’è dubbio che ciò possa rappresentare un problema per la stabilità delle nostre istituzioni democratiche. Forse da scienziati dovremmo cominciare a pensare di trattare il populismo non come una patologia, ma come un’audience speciale e prestare ad essa una maggiore attenzione creando conoscenze più che informazioni, cultura ancor più che conoscenza.

«Vorrei dirlo con le parole di Hannah Arendt, grande filosofa del XX secolo, “viviamo in tempi bui” – prosegue Bauman – Ovviamente non sto dicendo che siamo ciechi: vediamo benissimo ciò che ci sta intorno, ma piuttosto che, come accade al buio, riusciamo a vedere solo ciò che sta immediatamente vicino a noi, ma non oltre. Inoltre, come disse Ludwig Wittgenstein, altro grandissimo filosofo del XX secolo, comprendere significa sapere come andare avanti. E questo è proprio ciò che a noi manca: la capacità di comprendere. Abbiamo a disposizione un’enorme quantità di informazione, in byte, come mai prima nella storia, ma abbiamo una minore capacità di comprendere cosa sta accadendo e cosa sta per accadere rispetto ai nostri antenati che godevano invece di una salutare ignoranza relativa»

Cerimonia per la consegna della laurea honoris causa, Università del Salento

Gli intellettuali devono riprendere a parlare con continuità.

Fino agli anni 70 avevamo assunto un compito di primordine ponendoci come confine fra concretezza e teoresi. Dopo la trasformazione dell’Italia del boom, le contestazioni giovanili, il terrorismo hanno indotto una stagione di non militanza, comunque minimalista. Per dirla con Umberto Eco:”in passato l’intellettuale si spingeva al di là del colore politico; oggi questo avviene sempre di meno anche perché l’industria e la società hanno cambiato strategia, dismettendo mecenatismo culturale, pubblicazioni periodiche, mostre” o con Thomas Eliot:”Dov’è la saggezza che abbiamo perso con la conoscenza? Dov’è la conoscenza che abbiamo perso con l’informazione?”