L’annus horribilis idrico.

Mauro Icardi

Il 2017 che si sta per concludere è stato un anno decisamente critico per l’ambiente. Le ondate di caldo estive, il mai risolto problema degli incendi boschivi, gli straripamenti ed allagamenti alle prime precipitazioni che si verificano dopo mesi di siccità. Sono tutti segnali di un problema ambientale complesso. Ho ascoltato in radio o letto sui giornali molti autorevoli commentatori, ultimo fra tutti il direttore responsabile dell’agenzia Ansa Luigi Conti, che in un programma radiofonico, presentando il libro fotografico dei principali avvenimenti del 2017, relativamente ai problemi ambientali suggerisce di “fermarsi a riflettere”.

No, non è più tempo di riflessioni. Sarebbe tempo di programmare ed agire. Con una prospettiva di lungo periodo. Altrimenti si ripetono scontati refrain. Di fatto ormai inutili.

Dal mio personale punto di osservazione di tecnico del ciclo idrico posso notare alcune cose: la prima che mi riguarda non indirettamente è quella del regime delle precipitazioni, qui in provincia di Varese. Tra i dati annuali degli impianti di depurazione, che poi devono essere trasmessi a regione e provincia ci sono anche quelli relativi alle condizioni meteo (tempo asciutto o pioggia) che devono essere registrati giornalmente.

Questo perché la variazione di precipitazioni può provocare scompensi nel flusso idraulico degli impianti di depurazione, se questi non sono dotati di vasche di accumulo delle acque di pioggia. Le variazioni repentine e violente di precipitazioni piovose provocano intasamenti delle apparecchiature idrauliche, e dei pozzetti in cui esse sono alloggiate.

Osservando le statistiche meteo relative al 2017 e pubblicate sul sito del Centro Geofisico Prealpino si può notare come, nella regione padano alpina vi sia un deficit di precipitazioni che per il periodo Gennaio 2017 – Novembre 2017 è pari a – 326,1 mm di pioggia.

Molti corsi d’acqua minori rimangono privi di acqua per molti giorni, e la diminuzione di piovosità è più evidente nella stagione invernale. Inverni asciutti sono stati quelli del 2010/2011, 2011/2012, 2012/2013, 2015/2016 e 2016/2017.

Molti corsi d’acqua quindi, con sempre maggior frequenza finiscono per essere alimentati soltanto dall’acqua scaricata dai depuratori. Situazione di oggettiva emergenza per quanto riguarda la compromissione dello stato ecologico del fiume, anche se lo scarico rispetta tutti i parametri di normativa. Situazione che però a volte si raggiunge con maggior difficoltà. Perché un altro fenomeno a cui si assiste è l’aumento di concentrazione di alcuni parametri che sono usuali.

Per esempio quello dell’azoto ammoniacale, che non rientra tra i parametri emergenti. In alcuni casi ho riscontrato incrementi percentuali di concentrazione di questo parametro pari a circa il 40%. Sono incrementi puntuali, e analizzando l’intero anno 2017 l’incremento annuale risulta più modesto (10%) ma è un fenomeno da monitorare. Viene a mancare poi l’effetto di depurazione naturale dello scarico trattato in uscita dall’impianto consortile.

Facendo ricerche in rete e digitando la parola “siccità” si vedono inviti a risparmiare acqua, e generici incoraggiamenti all’utilizzo o al recupero delle acqua depurate. Nulla di tutto questo si può ottenere, lo ripeto senza adeguata programmazione e adeguati investimenti.

Ma il cambiamento climatico provoca anche effetti diametralmente opposti. Cioè l’aumento di precipitazioni piovose di intensità elevata. In questo caso l’effetto sugli impianti di trattamento acque è anch’esso opposto. La variazione repentina di portata affluente all’impianto provoca intasamenti, diluizione eccessiva e quindi variazione troppo marcata del carico inquinante. Nel 2009 l’effetto di una forte precipitazione piovosa (si raggiunsero i 150 mm di pioggia caduta in circa tre ore nella zona Induno Olona- Varese, ma con picchi in altre zone della provincia che arrivarono anche a 175mm come nella zona di Porto Ceresio), dovuti ad un temporale autorigenerante. L’impianto dove lavoro venne completamente allagato, a causa della rapida esondazione del fiume Olona, dove sono recapitate le acque depurate. Un nubifragio di sole tre ore, che allagò anche la storica birreria di Induno Olona.

Questa era la condizione della strada che percorro per recarmi al lavoro quel 15 Luglio 2009.

Oltre all’esondazione del fiume si verificò il rigurgito del flusso di acqua depurata che rientrò in impianto attraverso la condotta di scarico, che era ostruita da rami e sedimenti. La precipitazione durò in tutto circa tre ore. Ci vollero circa cinque giorni per pulire l’area di impianto, verificare il funzionamento delle apparecchiature e ripristinare il funzionamento a pieno regime dell’impianto.

Ho voluto scrivere di eventi legati al cambiamento climatico, che mi hanno coinvolto personalmente. Vuole essere una riflessione in più. Un appello alla classe politica, sia nazionale che locale, e alla pubblica opinione.

Siamo chiamati a gestire l’acqua, il ciclo idrico in maniera consapevole.

Dopo le dovute riflessioni ci si deve muovere verso azioni concrete. Improrogabili.