Overshoot day 2017

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Mauro Icardi

Le agenzie di stampa, a partire dall’ANSA stanno rilanciando la notizia: quest’anno l’Overshoot day, cioè il giorno in cui la popolazione mondiale ha consumato tutte le risorse naturali disponibili per il 2017 cadrà il 2 Agosto. Basta fare una ricerca su Internet per accorgersi che lo scorso anno questa data era spostata in avanti di quasi una settimana. Infatti l’Overshoot day del 2016 era l’8 di Agosto. Abbiamo consumato le nostre risorse rinnovabili ancora più velocemente. Questi sono i fatti. La realtà con cui fare i conti.

Questo raffronto di date direi che è più che esauriente. Il calcolo viene fatto e pubblicato annualmente dal Global Footprint Network. Questa associazione sviluppa e promuove strumenti per far progredire la sostenibilità e misurare l’impronta ecologica.

Il Global Footprint Network nonostante tutto è fiducioso. Dobbiamo invertire la rotta e lo stesso presidente del Global Footprint Network Mathis Wackernagel ci invita a farlo. Riducendo per esempio i nostri sprechi alimentari, e le nostre emissioni di CO2.

Io vorrei con questo mio articolo tentare di dare una chiave di lettura meno usuale del solito. Cioè raccontare la mia esperienza personale negli anni. Per far capire che tutto sommato essere attenti, parsimoniosi e accontentarsi, non è poi quella tragedia che molti immaginano. Voglio precisare che la mia esperienza non si basa solo su esperienze dirette, ma negli anni si è nutrita di molte letture. Alcune più rigorose, altre di buona letteratura, altre di letteratura considerata minore. Ma tutto questo ha contribuito a formare la mia base per affrontare questi temi. E per cercare di spiegare come si possa essere sereni, se qualcuno ritiene esagerato parlare di felicità. Essere equilibrati e consapevoli. Forse parto avvantaggiato, ma proviamo a vedere come stanno le cose. Il 1962 il mio anno di nascita, è quello migliore per l’economia italiana nei 150 anni di storia. Quello in cui l’incremento del PIL rispetto all’anno precedente assume un valore stratosferico: 8,6%. Ma solo dieci anni dopo le cose sono già cambiate, il boom economico è un ricordo, si è già parlato di congiuntura. E io ascolto mio padre, che alla mia stessa età età viveva in pieno gli anni della guerra e mi racconta quello che tutti hanno raccontato. Guerra, fame ,privazioni. Due fratelli che ritorneranno dalla guerra dopo aver provato cosa sia la prigionia in Germania.

Io alla sua età posso definirmi nato nella bambagia come spesso scherzosamente mi diceva. E un giorno prima del mio decimo compleanno, già accanito divoratore di pagine stampate leggo sul giornale questa notizia.

http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,libera/action,viewer/Itemid,3/page,13/articleid,0142_01_1972_0053_0013_4919192/

A nove anni certamente capisco poco. Forse leggo senza capire troppo bene. Eppure solo un anno dopo è il periodo dell’austerity e delle auto ferme nei garage o per strada. A undici anni nella memoria quel periodo rimane impresso. Forse soltanto perché mi permette di girare libero in strada senza rischi, in bicicletta.

Forse a questi due episodi io devo la mia formazione personale, una sorta di capacità di adattamento innata. Forse una specie di caso o di fortuna.

Io non ho la pretesa di scrivere una recensione su “I limiti dello sviluppo”. Ho avuto la fortuna di conoscere nel tempo persone che lo hanno fatto in maniera rigorosa, e molto meglio di quanto potrei mai fare io.

Ma quanto visto allora è ovvio abbia lasciato un ricordo molto vivo.

L’austerity non durò molto. Iniziò il 2 Dicembre del 1973 e già nell’Aprile del 1974 le misure si allentarono. E tutti dimenticarono presto. Come sempre succede. Eppure in quel periodo vennero tirate fuori le biciclette dalle cantine, si tornarono a seguire i vecchi consigli delle nonne. Si rammendarono le calze. Mi sentii spesso dire di non sciupare il cibo, perché secondo i miei genitori e alcuni amici “nemmeno in casa Agnelli il cibo si spreca”. Forse tutto questo può apparire ingenuo. O banale. Io invece ho un’opinione diversa. Mi rendo conto che per portare indietro la data dell’overshoot day ci vorrebbero molte cose concomitanti. Il ritorno della politica vera, della polis greca. La liberazione non facile dalle lusinghe del consumismo esasperato. Il ritrovare il senso della condivisione. Scoprire che (e quante volte lo abbiamo sentito dire) che non sempre di più sia sinonimo di meglio. A volte non è facile ma le riflessioni che ho fatto in libertà valgono anche oggi, anche adesso. E’ come vincere una sorta di inerzia. Fare il primo passo, poi ci si accorge che non è poi una cosa così impossibile. La premessa è stata lunga. Forse noiosa. Ma se davvero ci riflettiamo ci dovremmo accorgere che non possiamo pensare di saccheggiare la dispensa planetaria e avere la pancia piena. E’ saggezza popolare tutto sommato. Mentre sto scrivendo ho sottomano un libro di testo del biennio delle superiori.  Titolo “Piante animali e microbi” edizione Minerva Italica. E’ un testo di scienze naturali. Utilizzato alla fine degli anni 70. L’edizione che ho è una ristampa del 1976.

Al capitolo 25 (Proteggere la natura prima che sia troppo tardi) si trovano tredici regole di comportamento.

E’ interessante riportare almeno alcuni punti

1 Rifiutate quando è possibile i sacchetti di plastica dei negozi e dei supermercati. Se c’è possibilità di scelta preferite i sacchetti di carta.

2 Massima parsimonia nell’uso dei detersivi anche se sulla scatola c’è scritto biodegradabile.

3 Non usate apparecchi elettrici inutili (per esempio apriscatole o lucidascarpe) per lavori che potete benissimo fare a mano).

5 Usate il portacenere della vostra macchina anziché buttare i mozziconi fuori dal finestrino. Non fumate nei boschi.

6 Non circolate in auto nel centro della vostra città. Usate i mezzi pubblici o meglio ancora i vostri piedi.

Pensiamoci un poco. Un libro scolastico che già riportava queste elementari regole di comportamento e di educazione ambientale. Nel 1976. E se vado a cercare nella mia libreria, a parte i testi fondamentali quali le tre versioni dei limiti dello sviluppo (“I limiti dello sviluppo” “Oltre i limiti dello sviluppo”, “I nuovi limiti dello sviluppo”) trovo continuamente libri diversissimi che mettevano in guardia su questi problemi. Da un vecchi libro di cosmologia “Alba cosmica” fino ad una antologia di fantascienza sociologica curata da Fruttero & Lucentini “Il dio del 36° piano”. O ad uno dei meno conosciuti libri di Primo Levi “Vizio di forma”.

Siamo nel 2017, le cronache ci mostrano l’Italia piegata da incendi e siccità. Io credo che sia ora di fare lo sforzo che abbiamo sempre rifiutato di fare. Qualcuno leggendo questo articolo potrà forse trovarlo patetico. Ma sono qui a scrivere. Mia figlia è vicino a me. La guardo e sento che questo impegno mio personale, piccolo e forse insignificante, l’uso della bici, fare l’orto, avere isolato la casa in attesa dei pannelli solari mentre ho scelto un fornitore che usa il più possibile energia rinnovabile, il bere acqua di rubinetto (sarebbe il colmo non lo facessi…) sono una cosa che le devo. Il mio cammino continua. E voglio farlo coinvolgendola nei miei piccoli passi.. Perché anche io, come tanti è come se avessi acceso un debito che sarà lei a dover pagare al posto mio. E so che non è giusto. Il cammino cerchiamo di farlo insieme.

Mi sono chiesto molte volte, e ancora mi chiedo cosa possa ancora fare. Seguire questa strada. Non vedo altre soluzioni. Non ho voluto, come ho premesso dare all’articolo un taglio tecnico. Mi sarebbe sembrato di scrivere qualcosa che non esprimeva il pathos che sento e provo per questi temi.

L’augurio è che il prossimo anno l’overshoot day si sposti. Anche impercettibilmente. Anche solo di mezza giornata. Ma in avanti.

http://www.overshootday.org/

Una ultima osservazione: non siamo tutti uguali in questo sovraconsumo, in questa violazione dei limiti fisici del pianeta. Mi riferisco alla disomogenea  partecipazione a questo furto da parte delle varie società e dei vari Paesi: arriverei a dire, qualcuno storcerà la bocca, che se il furto avvenisse alla Robin Hood lo accetterei di più perchè finalizzato a promuovere le economie deboli rendendole più autonome e dignitose.L’impronta ecologica cosi diversa dall’8 degli USA al 4-6 europeo fino ai decimali di molti paesi africani ci fa comprendere in termini quantitativi queste differenti situazioni. Allora credo che accanto all’impegno a spostare in avanti nell’anno l’overshoot day ce ne vorrebbe un altro verso una società internazionale più equilibrata.