Salute, ambiente e competitività: il ruolo della chimica.

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Fabrizio Demattè*

Documento preparatorio convegno REACH2018 a cura dell’Ordine Regionale dei Chimici del Trentino Alto Adige.

L’Ordine Regionale dei Chimici del Trentino Alto Adige – Südtirol organizzerà venerdì 22 giugno 2018 presso il MUSE a Trento un convegno riguardante i regolamenti REACH e CLP. Nostro scopo è portare all’attenzione del tessuto economico e sociale le novità volute dalla Comunità economica europea in tema di sostanze chimiche, ed in particolare quelle pericolose.

Abbiamo scelto come immagine un dodicenne (perché questo è il tempo trascorso dalla prima emanazione del REACH) il quale maneggia con destrezza i pittogrammi (CLP) che rappresentano graficamente la pericolosità delle sostanze chimiche interessate dal regolamento.

Molti “portatori di interesse” contattati in mesi di preparazione (mondo produttivo, istituzionale, sociale e assicurativo) hanno risposto positivamente all’iniziativa riconoscendo lo studio della pericolosità dei chemicals, la loro valutazione e comunicazione una cosa non soltanto da chimici bensì una questione di pubblica.

REACH e CLP sono due regolamenti europei di fondamentale importanza (Reg. 1907/2006 e Reg.1272/2008) adottati per migliorare la protezione della salute dell’uomo e dell’ambiente dai rischi delle sostanze chimiche ed è rivolto non solo a quelle utilizzate nei processi industriali, ma anche a quelle presenti, nei detergenti, nelle vernici, nei giocattoli, negli abiti, nei mobili, in campo elettronico, cioè nel quotidiano. Ben narrato dalle grafiche di questo sito. https://chemicalsinourlife.echa.europa.eu

Bisfenolo A, noto interferente endocrino utilizzato negli scontrini del bar ed in passato nelle tettarelle dei lattanti, sostanze utilizzate per trattare e tingere i nostri vestiti, pigmenti utilizzati nei tatuaggi, sostanze utilizzate per chiarificare le nostre acque potabili, arsenico nei vetri di Murano, e formaldeide ceduta da alcuni contenitori per alimenti, sono alcuni dei temi di cui discuteremo sicuri della loro importante ricaduta nel nostro quotidiano.

Tali regolamenti impongono a tutto il sistema produttivo europeo uno studio circa la pericolosità o non pericolosità delle sostanze utilizzate in funzione dell’utilizzo che poi ne verrà fatto e si propongono come strumento per stimolare la competitività e l’innovazione: secondo il legislatore europeo sarà il mercato stesso a mettere al bando le sostanze più pericolose.

“No data no market” è il titolo dell’articolo 5 del REACH, ad una lettura superficiale può sembrare un semplice slogan ma è invece una scelta precisa ed elemento di forza innovatrice di REACH. Come “data” si intendono i dati sulle sostanze in circolazione, che devono essere prodotti con studi ad hoc e pagati non più dalle istituzioni ma da chi pone la sostanza sul mercato. Secondo gli scenari del legislatore il controllo delle sostanze pericolose sarà dettato dal mercato stesso che sta già naturalmente andando verso prodotti più salubri all’aumentare della consapevolezza.

In questi 12 anni di applicazione la normativa di prodotto REACH ha delineato quattro importanti nodi da sciogliere:

  1. Chi produce le sostanze industrialmente è già attivo nel loro studio e nella registrazione delle stesse fin dal 2007, ma il mondo delle piccole o micro imprese che acquistano sostanze e le mescolano è ancora lontano sia dall’utilizzare le informazioni che le prime mettono a disposizione e dall’applicare in conseguenza REACH e CLP.
  2. Chi commercia i beni non è ancora bene informato circa le opportunità offerte e circa gli obblighi e le sanzioni della normativa. Sottovalutando perlopiù questo aspetto questo settore si è assunto, inconsapevolmente, un rischio di “no market” ovvero il blocco del mercato per articoli non conformi.
  3. I consumatori hanno il diritto di conoscere, se presenti negli oggetti che stanno acquistando, il contenuto in sostanze particolarmente preoccupanti (SVHC). Ma ancora non sono consapevoli di questo importante strumento.
  4. Intercettare alla fonte sostanze che si rivelano essere pericolose permetterebbe di evitarne la loro diffusione in ambiente. l’ambito di tutela ambientale scaturito dal REACH è ancora molto poco sviluppato e la stessa norma sociale di tutela dell’ambiente non ha recepito i molteplici cambiamenti linguistici di REACH e CLP.

Per questo il 22 giugno a Trento, presso MUSE “luogo dove la scienza incontra l’umanità”, l’Ordine regionale dei chimici TAA ha organizzato un convegno con una ventina di relatori che scambieranno e forniranno informazioni sulla applicazione della nuova disciplina della chimica in Europa

La cura delle malattie scaturisce dall’evidenza contingente mentre l’investimento in prevenzione parte dalla lungimiranza di amministratori saggi.

Come il ragazzino dell’immagine maneggia con destrezza i pericoli guardando con ottimismo al futuro, condividiamo questo momento con chiunque vorrà partecipare all’evento, registrandosi sul sito www.chimicitaa.org. Iscrizione obbligatoria, (gratuita per i cittadini 20€ per professionisti.)

Evento in Facebook https://www.facebook.com/events/242691492947295/

  • Fabrizio Demattè, chimico, professionista ed iscritto alla SCI, si occupa da sempre dei temi del REACH, coordinando l’attività relativa dell’Ordine Regionale Chimici TAA.

Prodotti di ieri e di oggi. 2. Formitrol.

Claudio Della Volpe

Questa settimana sono stato a casa con l’influenza; anche un po’ arrabbiato perchè ho fatto il vaccino, ma non è bastato; in realtà in molte regioni non si è usato il quadrivalente consigliato dall’ISS. Ma non in tutte. Nella mia si è usato.

Il fatto è che può succedere anche ai vaccinati di ammalarsi; perchè? Beh ne abbiamo parlato qualche mese fa: la sieroconversione è parziale e quella del vaccino antinfluenzale non supera il 70% nel migliore dei casi e dunque quello che avviene è che si riduce la probabilità, ma non c’è alcuna sicurezza; inoltre ci sono ceppi non coperti.

“La diffusione dell’influenza è superiore alle attese” avverte il presidente dell’Istituto Superiore di Sanità, Walter Ricciardi.

Influnet registra 3 milioni 883 mila contagi da inizio stagione, che cosa significa?

“Vuol dire che il virus sta circolando tantissimo, la peggiore epidemia influenzale degli ultimi 14 anni, a fine stagione ci saranno più allettati di quanto previsto”.

Le regioni dovevano somministrare vaccino quadrivalente. Hanno tirato al risparmio? 

“È una constatazione, senza spirito polemico. Che sia germe, microbo, virus o batterio, è nostro dovere garantire la maggiore copertura. Per il costo, questi vaccini derivano da investimenti importanti, da qui il prezzo”.

Quindi questa alta diffusione dei contagi a livello nazionale come si spiega?

“Le coperture vaccinali sono state modeste negli anziani, negli italiani in generale. E il vaccino quadrivalente, che fornisce copertura anche contro il ceppo, Yamagata di tipo B, è stato somministrato solo nel 40% dei casi. Il 60% dei vaccini era trivalente e copriva solo tre ceppi A-H1N1, A-H3N2 e un solo tipo di virus B”.

Ci sono poi le mutazioni, le forme influenzali particolarmente insidiose.

“Fortunatamente non abbiamo avuto la variante inglese, ancora più pericolosa. Loro hanno chiuso tutti gli ospedali, rinviato gli interventi chirurgici. Ma i virus non hanno confini, dobbiamo stare in guardia. Sono d’accordo per questo con le osservazioni di Cricelli della Simg e con Bernabei di Italia Longeva, tutelare e prevenire, con un occhio di riguardo verso bambini, anziani e fragilità”.

(https://www.quotidiano.net/cronaca/influenza-2018-1.3672810)

Insomma il mio mal di gola accompagnato da mal di testa, malessere generale durato una settimana mi ha obbligato ad usare dei farmaci sintomatici, come avviene per milioni di altre persone.

E così ho cominciato a ricordare che da ragazzo ne ho sofferto veramente parecchio; ogni anno avevo un mal di gola con febbre alta, fino a 14 anni, quando fu deciso che sarei stato operato, un intervento che si faceva senza alcuna anestesia, durava un po’ e aveva l’unico aspetto positivo che dopo, per un paio di settimane ricevevi, oltre ad indegne pappette morbide, tanti gelati e soprattutto NON andavi a scuola!!!!

Beh comunque sia per anni ho usato farmaci sintomatici contro il mal di gola (gli antibiotici arrivavano solo dopo un po’ e nei primi anni 60 erano cari e anche pochi). E quale era il farmaco preferito da tutti i ragazzi della mia età?

Il FORMITROL!!!

Era il più comune antisettico orale e uno tra i prodotti di punta dei laboratori Dr. Wander di Milano, che produceva anche l’Ovomaltina e il Cioccovo; ma sinceramente gli ultimi due li conoscevo per pubblicità ma non li ho mai mangiati (a casa mia in periferia di Napoli erano più comuni le uova fresche: quasi tutti avevano in casa una gallina o anche più, ovviamente sul terrazzo o sul balcone; ci credete?).

L’alternativa era il clorato di potassio, puro. Ma a me piaceva di più il Formitrol.

Dentro c’erano alcune cosette molto particolari:

http://vecchiestampe.blogspot.it/2013/11/formitrol-1957.html

La composizione la trovate nella foto sopra:1g di pastiglia: 10mg di formaldeide, 1 di mentolo e il resto: zucchero, acido citrico ed essenze non identificate che attiravano i bambini.

La formaldeide o aldeide formica fu sintetizzata per la prima volta nel 1867 da August Wilhelm von Hofmann, facendo reagire i vapori dell’alcol metilico su una lamina di platino molto calda.

Si tratta dell’aldeide più semplice e anche più piccola, che è un antibatterico potentissimo, ma viene anche impiegata nella produzione di vaccini (basati su microorganismi uccisi), nella conservazione dei campioni istologici, nell’imbalsamazione, nella produzione della bachelite, nelle schiume isolanti, come additivo alimentare nei prodotti affumicati (E240), nelle colle e in tantissimi altri modi (produzione mondiale oltre 20 Mton/anno)

Tuttavia nel 2004 lo IARC (Agenzia Internazionale di Ricerca sul Cancro) ha deciso di includerla nell’elenco delle sostanze cancerogene per la specie umana: classe 1.

La sua molecola è planare; l’atomo di carbonio ha ibridazione sp2 ed è al centro di un triangolo circa equilatero ai cui vertici si trovano i due atomi di idrogeno e quello di ossigeno.

paraformaldeide (1,3,5-triossano)

Gassosa a temperatura ambiente, si trova generalmente in due forme: come soluzione acquosa al 37% o come paraformaldeide in forma di 1,3,5-triossano, molecola ciclica formata dall’unione di tre molecole di formaldeide. La ciclizzazione è una reazione reversibile, la paraformaldeide può essere riconvertita in formaldeide.

In soluzione acquosa, la formaldeide è in equilibrio con la sua forma idrata, il glicole metilenico (o “metandiolo”, CH2(OH)2 CAS. 463-57-0 EINECS 207-339-5). Tale equilibrio a temperatura ambiente è quasi completamente spostato a destra (K > 1000); pertanto una “soluzione acquosa di formaldeide” è di fatto una soluzione acquosa di glicole metilenico.[3]

(da Wikipedia)

L’Unione Europea ha messo al bando la formaldeide eliminandola dai prodotti finiti, ed imponendo una soglia molto severa in tutti gli altri casi.

Anche il Formitrol ha dovuto cambiare composizone:

Oggi abbiamo il Formitrol e il Neoformitrol, la cui composizione vedete qui sotto:

NEO-Formitrol : Cetilpiridinio cloruro mg 1. Gli altri componenti sono: aroma di limone speziato (12689), saccarina, paraffina liquida,polivinilpirrolidone, polivinilpirrolidone vinilacetato, talco, saccarosio per compressione.

Il cetilpiridinio è un tensioattivo cationico, dotato di capacità disinfettanti, disgrega le membrane cellulari batteriche, e presente anche in molti dentrifici e collutori (colluttorio è SBAGLIATO!!).

Simile alle molecole di membrana, ma con cariche opposte ha una potente azione disgregatrice.

Formitrol: Ogni pastiglia contiene 8,75 mg di flurbiprofene Eccipienti con effetti noti Isomalto 2160 mg/pastiglia Maltitolo 383 mg/pastiglia Idrossianisolo butilato (E320) 0,013 mg/pastiglia

Il flurbiprofene è un’ antinfiammatorio potente, ma anche potenzialmente tossico, con vari effetti collaterali.

Molecola otticamente attiva, usata in miscela, è un classico dei FANS, antinfiammatori non steroidei, di cui condivide il meccanismo di azione (inibizione della sintesi di prostanglandine e quindi blocco della cascata infiammatoria).

Dubito che possano anche solo pallidamente bissare il successo del Formitrol presso i bambini della mia epoca. Pensateci, un agente cancerogeno conclamato venduto per anni come antisettico e consigliato a tutti i bambini (anche d’estate). Di sapore era buono, direi……pungente! E dopo tutto siamo una delle generazioni più longeve.

Voi che ne dite?

Chimicamente alla moda. 2.

(la prima parte di questo post è pubblicata qui).

Marino Melissano

(seconda parte)

Coloranti azoici

Detti anche azocoloranti, derivano formalmente dall’azobenzene. Presentano colori brillanti e buoni requisiti tintoriali anche se, rispetto ad altri coloranti, sono meno stabili alla luce, al lavaggio e al candeggio.

melissano21

Il Metilarancio un esempio di colorante azoico.

I coloranti Azoici sono composti caratterizzati dalla presenza di uno o più gruppi azoici (-N=N-), in genere in numero da 1 a 4 , legati a radicali fenilici o naftilici , che sono generalmente sostituiti con alcune combinazioni di gruppi funzionali che includono: ammine (-NH2), cloruri (-Cl), idrossili (-OH), metili (-CH3), nitro (-NO2), acido solfonico sali di sodio (-SO3Na+. I coloranti azoici , sintetizzati a partire da composti aromatici non sono basici in soluzione acquosa (a causa della presenza dei legami N=N, che riducono la possibilità di avere elettroni spaiati sugli atomi di azoto) , sono facilmente ridotti a idrazine e ammine primarie, funzionando come buoni ossidanti.

Di conseguenza i coloranti azoici possono rilasciare una o più ammine aromatiche che sono cancerogene in concentrazioni superiori a 30 mg/kg (0,003 % in peso). Per questo, non possono essere utilizzati come coloranti di articoli tessili e di cuoio che potrebbero entrare in contatto diretto e prolungato con la pelle.

A questo proposito esiste una delle restrizioni cogenti più conosciute. E’ stata introdotta negli anni ’90 e recepita dalla Direttiva CE 2002/61, che, oggi, è stata sostituita dal Regolamento REACH ed è stata recepita anche dalla legislazione di molti Paesi extra UE (Cina ad esempio).

Le ammine cancerogene previste sono 22.

I metodi da seguire per l’esecuzione delle prove sono ben definiti, (EN 14362-1 e EN 14362-3), eppure queste sostanze sono ancora usate, soprattutto per il loro basso costo. Siveda per esempio:

http://cirs-reach.com/Testing/AZO_Dyes.html

E’ interessante notare che in un studio analogo a quello di GP (European survey on the presence of banned azodyes in textiles) condotto nel laboratorio ISPRA per l’UE sullo specifico problema dei colorati azoici e dei loro derivati cancerogeni nei tessuti nel 2008 il numero di campioni esaminati non fu diverso come ordine di grandezza da quelli esaminati dallo studio GP e anche i risultati non si distaccarono troppo. Vale la pena di dire che in quel caso ci fu forse più attenzione ai dettagli statistici del problema, come si può evincere dall’abstract del lavoro che accludiamo in nota (Nota ISPRA 2008[i], lavoro intero scaricabile qui).

Anche nel caso dei coloranti azoici oltre il contatto diretto esiste la possibilità dell’assorbimento tramite la catena alimentare, la qual cosa indica anche un potenziale danno ambientale oltre che il ritorno “sistemico” verso la specie umana, che come super-super-predatore diventa così il collettore di tutto ciò che essa medesima scarica nell’ambiente. Questo fenomeno per i coloranti azoici è documentato in un recente testo.

The discharge of azo dyes into water bodies presents human and ecological risks, since both the original dyes and their biotransformation products can show toxic effects, mainly causing DNA damage. Azo dyes are widely used by different industries, and part of the dyes used for coloring purposes is discharged into the environment. The azo dyes constitute an important class of environmental mutagens, and hence the development of non- genotoxic dyes and investment in research to find effective treatments for effluents and drinking water is required, in order to avoid environmental and human exposure to these compounds and prevent the deleterious effects they can have on humans and aquatic organisms.

Nella ricerca GP gli azoici sono stati trovati in un numero molto limitato di casi; le immmagini e il marchio implicato in questo caso si possono trovare nel report originale.

Formaldeide

Gas incolore, dall’odore penetrante, ha la proprietà di uccidere batteri, funghi e virus, perciò viene largamente impiegato come disinfettante e conservante in moltissime produzioni industriali: mobili, vernici, truciolati, colle, detersivi, materiali isolanti. E’, inoltre, utilizzata come agente reticolante per le paste da stampa e come ausiliario nella concia delle pelli.

Essendo un gas, viene rilasciato nell’aria, provocando irritazioni e bruciori a occhi, naso e gola, ma anche cefalee, stanchezza e malessere generale. È solubile nell’acqua, perciò i lavaggi ne riducono la concentrazione fino alla totale scomparsa.

In campo tessile, la formaldeide può essere rilasciata dalle resine utilizzate per conferire agli abiti le caratteristiche antipiega. Negli anni più recenti, a livello europeo, tale rischio è estremamente contenuto, grazie ai progressi dell’industria chimica, che hanno consentito un’ottimizzazione consistente delle resine che, se correttamente applicate, sono definibili a “zero contenuto di formaldeide”.

Il primo paese a livello mondiale che ha posto restrizioni sul valore di formaldeide rilasciata da un tessuto è stato il Giappone (1973 – legge 112) che, per oggetti destinati ai bambini, ne impone di fatto l’assenza.

Gradualmente anche i paesi europei si sono adeguati e, pur con limiti diversi, esistono leggi che ne regolamentano l’utilizzo nella maggior parte di essi (Germania, Austria, Olanda, Francia, Norvegia, Finlandia, Slovenia, Repubblica Ceca).

Il metodo più noto per la determinazione della formaldeide nei tessuti trattati è il metodo giapponese JIS L 1041. Esiste tuttavia una norma europea sostanzialmente equivalente: la EN ISO 14184-1, mentre per il cuoio si applicano i metodi della serie EN ISO 17226.

A livello di Unione Europea non esiste tuttavia un divieto o una restrizione specifica applicata al settore tessile, neppure in ambito REACH. Le restrizioni sono invece previste da alcuni marchi volontari, che, di fatto, si rifanno alla legge giapponese prevedendo in genere come limiti massimi:

da 16 a 20 mg/kg (bambini); 75 mg/kg (per prodotti a contatto con la pelle); 150- 300 mg/kg

(per prodotti non a contatto con la pelle).

Comunque la formaldeide, che si usa fin dal 1923, è considerata a basso livello di concentrazione se presente nel prodotto finale a meno di 100ppm, ossia meno di 100mg/kg di tessuto.

Anche questa sostanza e’ stata trovata in alcuni jeans (https://pubs.acs.org/cen/government/88/8836gov2.html) ma non nei test effettuati da Green Peace.

Metalli pesanti

Cadmio, Piombo, Mercurio, Cromo(VI), Nichel. I metalli pesanti come cadmio, piombo e mercurio vengono utilizzati in alcuni coloranti e pigmenti. Questi metalli possono accumularsi nel corpo per molto tempo e sono altamente tossici, con effetti irreversibili, inclusi i danni al sistema nervoso (Piombo e Mercurio) o al fegato (Cadmio).

Il Cadmio è anche un noto cancerogeno.

Il Cromo(VI) che è utilizzato in alcuni processi tessili e conciari dell’industria calzaturiera è fortemente tossico, anche a basse concentrazioni, per molti organismi acquatici. Qualsiasi articolo in cuoio, o parte in cuoio di un articolo, che entri a contatto diretto o indiretto con la pelle non dovrà contenere Cromo(VI) in concentrazione superiore o uguale a 3 mg/kg di materiale “secco” (0,0003%)perché provoca, tra l’altro, dermatiti, allergie e irritazioni. La concentrazione massima indicata nel Regolamento REACH coincide con il limite di rilevabilità del metodo di prova ufficiale, EN ISO 17075.

I composti del Cromo(VI) sono stati valutati dall’IARC come cancerogeni per l’uomo.

Il Nichel rilasciato dai coloranti usati per tingere, è fortemente allergizzante.

Dal primo maggio 2015 l’Ue ha vietato la vendita di scarpe e pelletteria in cui la concentrazione del metallo superi i 3 mg/kg.

Anche Cadmio, Mercurio e Piombo sono stati classificati come ‘sostanze pericolose prioritarie’ ai sensi della normativa dell’Unione europea sulle acque e sottoposti a rigorose restrizioni.

Trovati in biancheria intima, jeans, maglie da calcio. E’ interessante notare che negli allarmi RAPEX una quota significativa è relativa all’uso di qualcuno di questi metalli, specie nei pellami per uso umano. (Infine il Nichel non dimentichiamolo è un componente delle monete che usiamo tutti i giorni e la sua presenza in concentrazione superiore a quella che può scatenare dermatiti è stata denunciata in tempi e luoghi non sospetti (http://www.nature.com/news/2002/020912/full/news020909-9.html))

Perfluorocarburi (PFC)

Composti contenenti in modo preponderante legami carbonio-fluoro. La loro particolare struttura li rende idrofobici e lipofobici, ovvero in grado di repellere l’acqua e le sostanze oleose/grasse

Sono utilizzati per rendere i tessuti e oggetti impermeabili, resistenti all’acqua e resistenti alle macchie.

E’ dimostrato che i PFC sono tossici e bioresistenti. e che un’esposizione a PFC è correlata a minore peso alla nascita nei neonati, colesterolo elevato, infiammazione al fegato, indebolimento del sistema immunitario, tumore del testicolo, obesità
Trovati in tessuti outdoor e per sportivi anche di grandi marche. D’altronde sappiamo che la produzione di questi materiali per i più disparati usi ha avuto un effetto di inquinamento notevole nelle zone di produzione, fra cui alcuni dei nostri distretti industriali (http://corrieredelveneto.corriere.it/veneto/notizie/cronaca/2016/20-aprile-2016/inquinamento-miteni-valori-pfas-superiori-limiti-240327880018.shtml).

Abbiamo velocemente tratteggiato la situazione, ma ovviamente questa descrizione non è completa non solo perché il mercato evolve ma anche perchè evolve la chimica e cambiano i metodi di produzione ed analisi e le conoscenze mediche.

Esistono e da molti anni leggi e numerosi protocolli di sicurezza (come Oeko-Tex) a cui le aziende si attengono, ma dato che nonostante tutto i problemi ci sono, come abbiamo visto, Altroconsumo, insieme a Greenpeace, ha chiesto ai marchi d’abbigliamento di andare oltre il Reg. REACH e la certificazione Oeko-Tex ed eliminare dalla produzione, gradualmente entro il 2020, tutte le sostanze tossiche.

Nasce così la Campagna DETOX.melissano22

La campagna Detox di Greenpeace chiede ai marchi della moda di impegnarsi su base del tutto volontaria nell’eliminare l’utilizzo di tutte le sostanze pericolose entro il 2020 e chiede a tutti i loro fornitori, nell’ottica della massima trasparenza, di rendere pubblici su una piattaforma online indipendente, i dati relativi allo scarico di inquinanti dalle loro strutture.

Diventa sempre più ampia la lista di aziende che hanno scelto di sottoscrivere l’impegno Detox, tra cui 35 gruppi della moda e dell’abbigliamento che rappresentano più di 100 marchi, che da soli costituiscono il 15% ,in termini di fatturato, della produzione tessile mondiale. Ciononostante anche nel nostro paese la copertura è a macchia di leopardo.

Tra gli aderenti alla campagna ci sono vari grandi gruppi e marchi internazionali, interi distrettti produttivi del tessile italiano e il numero cresce di continuo; negli ultimi giorni per esempio avrete letto sui giornali che il gruppo Gore Fabrics si è impegnato ad eliminare i derivati perfluorurati la cui produzione si è dimostrata ecologicamente nociva.

Trovate la lista delle aziende che hanno sottoscritto l’impegno Detox e il testo dello stesso su https://www.confindustriatoscananord.it/chi-siamo/attivita-e-progetti-speciali/detox

L’iniziativa Detox è del 2011 ed ha catalizzato a sua volta altre iniziative come per esempio ZHDC (Zero Discharge of Hazardous (ZDHC) Programme); è da dire che questa iniziativa va a rilento.

Infatti sebbene esista una lista di prodotti che sono bannati non dall’uso generale nel procedimento produttivo ma dall’uso intenzionale, sul sito troviamo scritto ancora oggi:

In 2014, the Programme began developing a universal set of XML-standards to organise the way key chemical data should be collected and shared for the benefit of all stakeholders.

In 2016, the Programme will release the ZDHC Chemical Registry, an online data sharing portal for chemical companies to asses a product’s compliance against ZDHC’s MRSL. Read more on the Chemical Registry here.

Ma sfortunatamente quel link “here” è vuoto.

Per comprendere uno dei limiti di questa impostazione si può fare riferimento all’uso di NPE che è il più comune degli alchilfenoletossilati; NPE non è consentito come uso diretto e questo va benissimo, ma può essere usato in prodotti che lo contengono come “impurezza” fino ad una concentrazione di 500ppm, ossia 500mg/kg di prodotto; la concentrazione permessa nel prodotto finale non deve superare 100ppm (0.01%); è chiaro che esiste una “driving force” per far diffondere l’impurezza in quantità anche superiori a quelle consentite.

Inoltre se si va a vedere in dettaglio si trova che la concentrazione massima tollerata per NPE è superiore alla concentrazione critica micellare (CMC) della sostanza; in pratica il protocollo (e la legge europea) consente di usarla ancora come tensioattivo (infatti la CMC di NPE15 è 0.1mM, ossia 22mg/kg (22ppm) contro un limite legale di 100 ppm (0.01% nella legge europea nel prodotto finale e un limite concesso nel protocollo ZHDC di 500ppm, quasi 25 volte superiore); per le varie lunghezze di catena degli etossilati la CMC varia ma è comunque inferiore a 100ppm!

Non è comunque banale fare un confronto fra i due approcci, mentre per meglio approfondire i risultati già ottenuti del progetto Detox si può guardare ai risultati degli scarichi in alcune zone industriali italiane.

Che cosa possiamo fare, prima di acquistare un capo di moda?

In realtà è necessaria un’attività di informazione, dalla filiera e al consumatore, sia sulle sostanze utilizzate e sui relativi rischi potenziali sia sull’attività di prevenzione che fanno le aziende.

Le fibre artificiali (quelle naturali modificate) e quelle sintetiche (dette anche “man-made“, sintetizzate dall’uomo), che coprono oggi il 70% dei consumi mondiali di fibre tessili, arrivano in buona parte dall’Estremo Oriente. Anche in questo blog si è detto altre volte che il primo produttore chimico mondiale con una quota del 66%, è la Cina, che esporta in Europa prodotti meno costosi e a volte già trattati con dei coloranti. Per questo motivo la semplice richiesta della etichetta “made in Italy”, di per se, non esclude prodotti confezionati in Italia, ma con tessuti importati da altri paesi i cui controlli potrebbero essere meno efficienti.

I vestiti non parlano, non ci raccontano la loro storia e le sole etichette non ci aiutano nella scelta. Cerchiamo certificazioni sulla sostenibilità (Oeko-Tex) e smart labels di “Made in colours”, con codice a barre o QR code, che permette di conoscere tutte le sostanze usate nel ciclo produttivo.

Altroconsumo consiglia i marchi che hanno firmato l’accordo Detox e che si sono classificati Detox leader mentre altri non lo hanno fatto.

Più in generale:

Evitiamo l’acquisto di indumenti con stampe plastificate ed etichettati come: antiaderente, resistente alle macchie e all’acqua.

  • Laviamo i capi prima di indossarli per la prima volta
  • Evitiamo di far indossare a bambini e adolescenti capi di dubbia qualità. Se si notano sulla pelle reazioni allergiche imputabili a un capo di abbigliamento, segnaliamolo anche all’associazione Tessile e Salute, che indicherà un laboratorio per far analizzare il capo sospetto.
  • Per lo sport ricordiamo che il sudore e il calore favoriscono l’assorbimento delle sostanze rilasciate dai tessuti e potenzialmente dannose per cui massima attenzione.
  • Evitiamo indumenti con un’etichetta mancante o contraffatta
  • In ultimo ricordiamo che il suggerimento di preferire il cotone bianco per la biancheria potrebbe essere insufficiente (infatti non possiamo escludere che un capo di colore bianco non contenga di per se sostanze potenzialmente dannose e perfino non possiamo escludere trattamenti con sostanze coloranti che esaltino il bianco, in fondo l’occhio non è uno spettrofotometro, pensiamo agli effetti di certi derivati degli stilbeni con proprietà fluorescenti e comunemente usati a questo scopo)

PIU’ ETICA E MENO ESTETICA

L’inversione di tendenza in campo ambientale non è data solo dall’avvento di prodotti che non siano dannosi per l’uomo, (così detti verdi), ma forse ancor più dai nostri comportamenti. E qui sorge ancora la domanda: siamo veramente pronti a cambiare il nostro stile di vita? Siamo convinti che occorre rinunciare a qualcosa e, che l’era del consumismo sfrenato è finita?

  • Come al solito, siamo degli autodidatti e come tali il percorso è lungo.

In Italia manca un’educazione ambientale, intesa non solo come rispetto della Natura, ma anche come educazione ad un futuro migliore, ecologicamente, economicamente e socialmente sostenibile, in cui ben si inserirebbe il vestire sostenibile.

Questa è la vera sfida su cui ognuno di noi è chiamato a dare il suo contributo e il ruolo del Chimico sia nei processi di analisi e di controllo, sia nei processi di sintesi di sostanze che sostituiscano quelle dannose, è essenziale.

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[i] Nota ISPRA 2008: A European survey on the presence of banned azodyes in textiles, in particular textile clothing, produced all over the world was performed. The selection of fabrics was planned among coloured textile products, in order to cover as many different types of fibres and type of garments as possible. The whole population was considered as target. Samples were bought in 24 Member States of the European Union, from different sources, with different compositions and various production countries or areas. Part of them was printed and some were “easy care” or Oeko-Tex labelled. A total of 116 samples were analysed with standard method EN 14362-1 (without extraction) and 72 also with standard method EN 14362-2 (with extraction). Measurements were performed in duplicate and standard deviations were calculated.

In the case of the method without extraction, 2.6 % of samples (3 out of 116) intended to be in direct contact with skin contained over 30 mg/kg of some banned aromatic amines, which is the limit established by Directive 2002/61/EC. The highest concentration (434.2 mg/kg) was measured for benzidine. Other ten samples (8.6 %) contained some prohibited aromatic amines in levels lower than the limit. Comparison between method EN 14362-1 and a slightly modified version of it showed that generally the standard method gave lower results than the ones obtained with the modified one.

Considering the method with extraction from fibres, only one sample T188 contained some banned aromatic amines, one of which, benzidine, in concentration of 39.0 mg/kg. Several not carcinogenic aromatic amines, different from the ones listed in Directive 2002/61/EC, were detected in 21 samples. They were quantified based on calibration curves of some banned aromatic amines of similar structure. Their concentration was often higher than 30 mg/kg and in certain cases even higher than 100 mg/kg. Colour fastness to washing, perspiration and saliva was evaluated for the samples which contained some forbidden aromatic amines, in order to estimate the tendency of dyes to migrate. Results showed a very high colour fastness in terms of colour degradation, except for some samples including the two positive ones T188 and T292. On the contrary, colour fastness in terms of staining was not high, in particular on polyamide. Staining was generally higher to washing at 60°C than to saliva at 37°C; the lowest staining was obtained to perspiration at 37°C. Almost no differences were observed among results obtained with acid and basic saliva or with acid and basic perspiration simulants. The three positive samples T148, T188 and T292 were among the worst specimens concerning both colour degradation and staining.

Following the recommendations of the European Chemical Bureau’s Technical Guidance Document, data were used to estimate adult and child dermal exposure to carcinogenic aromatic amines. From data obtained with the EN-14362-1 standard method and the modified one, the maximum dermal uptakes evaluated in the case of a child were 8.2 and 11.8 mg/kg bw and, in the case of an adult, 3.1 and 4.4 mg/kg bw respectively.