Il chimico e l’arte della pazienza

Mauro Icardi

Spesso tra i motti di spirito ed i proverbi si cita quello che dice che “la pazienza è una virtu’”.
Mi trovo d’accordo con questa affermazione, ed in particolare se faccio come tutti un bilancio del 2016 appena trascorso e rifletto su come la pazienza sia una dote del chimico.
Molto del lavoro che un chimico svolge in un laboratorio che si occupa di controllo delle acque si esegue ormai con l’ausilio di strumenti e tecniche più o meno sofisticate (dalla gascromatografia alla spettrofotometria di assorbimento atomico).
Ma non sono state sostituite del tutto e credo non lo saranno mai le tecniche di base, quali la volumetria con le titolazioni per esempio della durezza dell’acqua, o la distillazione dell’ammonio sui campioni di acque reflue con il metodo messo a punto da Johan Kjeldhal nei laboratori della Carlsberg che risale al 1883.Kjeldahl.jpg

Ho già avuto modo di dire come queste tecniche e metodiche possano fornire una buona base di conoscenza per chi lavora in laboratorio.
Ma nella mia esperienza personale ho finito per rendermi conto che una dote come la pazienza sia necessaria.
Chi conosce il lavoro di laboratorio o lo pratica è portato a pensare che la si debba esercitare durante i delicati lavori di pesatura su bilancia analitica magari mentre si sta procedendo alla preparazione per esempio dell’eluente per il cromatografo ionico.
In effetti ricordo che a molte persone sia chimici che non, per esempio stagisti o tesisti universitari, questa era un’operazione che risultava piuttosto indigesta.
Anche la semplice accortezza per portare a volume un matraccio tarato o la necessità di effettuare la titolazione goccia a goccia sono attività che facevano sbuffare qualcuno.
Anche me prima che mi accorgessi invece che sono un’essenza del lavoro, della metodicità che occorre avere e che mi trovassi a riflettere per esempio su cosa avveniva ad ogni aggiunta di titolante nel campione che analizzavo.
Ma in fin dei conti se nel senso comune si è portati a pensare che occorra pazienza per lo svolgimento di analisi che prevedano tecniche analitiche “tradizionali”, non molti sanno oppure hanno sperimentato che ci si debba armare di pazienza anche nella pratica dell’analisi strumentale.
Tralasciando la messa a punto degli strumenti in fase di avvio, la messa a punto dei metodi e la costruzione di rette di taratura idonee, anche la semplice attività di routine può mettere alla prova il grado di pazienza di un chimico analista.
Ho già avuto modo di dire che la pazienza il chimico la deve avere con coloro che aspettano da lui i risultati delle analisi. La tendenza a pensare che la determinazione per esempio di un’analisi di metalli su un campione di fango sia quasi immediata è nota e consolidata. La mineralizzazione del campione e l’aspetto preparativo viene solitamente tralasciato.
Ma per esempio nell’esecuzione di una semplice analisi di routine di acque potabili può essere necessario esercitarla.
Qualche volta lo strumento sembra esserti nemico. Uno strumento analitico non è composto solamente da una parte ottica o da colonne di separazione nel caso della cromatografia.
Ci sono circuiti idraulici con molti tubicini capillari che, nonostante la manutenzione programmata e le procedure di qualità spesso decidono di rompersi o di ostruirsi ovviamente quando il numero di campioni è notevole e si è vincolati da urgenze.
Questa cosa mi è capitata facendomi pensare alla assoluta veridicità della “Legge di Murphy”.

legge-di-murphy

La legge di Murphy è un insieme di paradossi pseudo-scientifici a carattere ironico e caricaturale.
« Se qualcosa può andar male, andrà male. (o, in altra versione o forse traduzione più letteraria, “se qualcosa può andar male, lo farà“) »
Nel mio caso mi ha sempre colpito questa: « La probabilità che qualcosa accada è inversamente proporzionale alla sua desiderabilità. »
L’esperienza porta ad essere preparati e forniti di materiali di ricambio per far fronte a problemi di questo genere.
Diverso è il caso di malfunzionamenti che dipendono invece dal software dello strumento oppure da sbalzi di tensione che non dovrebbero capitare ma capitano. Nel primo caso si va con la memoria a ricordarsi di tutti i trucchetti che si conoscono nell’uso del pc, dal semplice riavvio a tutte le verifiche del caso.
Qualche volta i software sono ormai obsoleti, ma la resistenza a sostituirli (motivata da validissime ragioni economiche) può provocare inconvenienti molto fastidiosi. Caso verificatosi recentemente, lo spegnimento fortuito di un pc e il mancato arresto del software di un cromatografo ionico che ha lavorato fino ad esaurire i reagenti . Qui la fortuna ha aiutato il chimico, perché al mattino dopo rilevato l’inconveniente si è capito che lo strumento aveva lavorato poco senza eluente.
La pazienza è stata utilizzata successivamente ripreparando tutti i reagenti e verificando l’integrità del circuito idraulico, della tenuta dei vari pistoncini delle pompe e la capacità di risoluzione della colonna.
Questo è un episodio inusuale certamente, ma situazioni in cui ci vuole pazienza nel lavoro di laboratorio sono le più diverse. Anche la verifica della corretta posizione di un fornetto di grafite e dell’allineamento del dispensatore di un autocampionatore. Sono piccole battaglie giornaliere, sudate e vinte
E a pensarci bene non sono inutili. Gli inconvenienti aiutano a costruire un bagaglio di esperienze necessario. Anzi indispensabile.
E per concludere non si può che citare ancora una volta Primo Levi che nel racconto “Arsenico” fa dire al ciabattino che ha portato ad analizzare lo zucchero contaminato dall’Arsenico questa frase.
Bel mestiere anche il vostro: ci va occhio e pazienza. Chi non ne ha è meglio che se ne cerchi un altro.