La risposta di IUPAC.

Nota: si ricorda che le opinioni espresse in questo blog non sono da ascrivere alla SCI o alla redazione ma al solo autore del testo

a cura di Claudio Della Volpe

Cari colleghi come ricorderete abbiamo raccolto oltre 3000 firme per chiedere ad IUPAC di chiamare con un nome che facesse riferimento a Levi o comunque con un nome che sottolineasse gli aspetti generali e di pubblico interesse della Chimica uno degli ultimi 4 elementi scoperti; l’idea di usare il nome di Levi veniva da un articolo pubblicato su Nature da Philip Ball, uno degli editor di Nature.

La raccolta, in calce ad una petizione a IUPAC è andata avanti sia pur lentamente negli ultimi mesi, e, se devo dire la mia personale impressione, non è stata efficacissima; tutto sommato la sola SCI ha oltre 3000 iscritti e fra SCI e ordini dei chimici (e il CNC) si superano abbondantemente i 10.000 iscritti; altrettanti probabilmente e certamente di più non sono organizzati in alcuna associazione culturale o professionale; inoltre la raccolta era fatta su un testo in quattro lingue e si è valsa di qualche indirizzo estero suggerito da alcuni colleghi.

Si poteva fare di più; ne prendo atto e ne prendiamo atto come redazione, credo, ma non dipende solo dalla volontà, ma anche dal contesto; prova ne sia che altri tentativi, citati nel prosieguo hanno superato le 100.000 firme.

Questa è una prima conclusione; questo blog ha un ruolo, ma può fare di più e può fare di più se altri, oltre i membri della redazione attuale, vi parteciperanno CON CONVINZIONE, con la convizione che la divulgazione e la discussione APERTE, non riservate all’accademia e prive di qualunque “spocchia culturale” e di una grande apertura alle istanze sociali e culturali, sono la base di un confronto efficace fra noi e il resto della società del nostro paese, perchè chimico non sia più una parolaccia.

Ma comunque sia, una volta superato il traguardo delle tremila firme abbiamo deciso di spedire la richiesta della petizione (firmata dalla redazione del blog ed aggiunta qui in calce) a IUPAC, sia al consiglio direttivo che alla divisione di chimica inorganica che si occupa del tema degli elementi e della nomenclatura e questa che segue è la gentile e, tutto sommato, inattesa risposta del suo coordinatore e presidente, Jan Reedijk.

Come vedrete si tratta di una risposta di fatto negativa ma nel medesimo tempo possibilista e aperta a quello che è il cuore della questione: da una parte la questione dell’immagine della Chimica è nell’attenzione della IUPAC (e non poteva essere altrimenti) e insieme i metodi di assegnazione dei nomi devono essere aggiornati e anche su questo c’è convergenza.

Insomma non abbiamo vinto, ma abbiamo contribuito o stiamo contribuendo ad aprire una strada nuova; incrociamo le dita e continuiamo la nostra azione.

Si potrebbe anche mandare la petizione ai gruppi che hanno fatto le scoperte anche se l’idea di usare altri nomi è certamente stata alla loro attenzione non fosse altro che per la discussione presente nella letteratura internazionale; secondo me le questioni di cui stiamo discutendo, il ruolo della Chimica nella società, l’immagine negativa della chimica e l’idea che le scoperte sono di chi le fa e non viceversa di tutta l’umanità non sono un problema solo italiano. Parliamone.

PS. Se IUPAC ritiene di dover aggiornare le proprie regole, lo stesso forse dovrebbero fare anche la SCI (e il CNC).

A voi i commenti.

La risposta di IUPAC

 

Dear dr. Della Volpe and colleagues:

Thanks for your message and attachments, which was emailed to me and many other colleagues of the IUPAC Executive committee and Inorganic Division Committee.

The fact that you had such a long list of addressees had resulted in your message being filtered away by my spam filter. (And perhaps this happened with other recipients as well; fortunately I could fish it out. TIP: when you send a mail to more than 6 or 8 people: use bcc instead of “cc” or “to”).

 

First of all I am pleased to see that such a large group of people wants to make a plea to give a special name of a new chemical element to try to promote chemistry. Earlier this year we had another petition for a name from another group, which was even accompanied by over 150000 signatures!

We agree with you that naming of new elements is one of the rarely occurring events which we can use to generate extra attention for chemistry.

Your recent example on “chemical free” products again illustrates that chemists still have a mission; indeed in the last 4 decades “free of chemicals” has very often appeared in the press and in advertisements, and was repeatedly criticized as a misnomer. I remember from about 40 years ago a cartoon in New Scientist where a restaurant advertised soup “guaranteed without chemicals” as which was followed by many others since then.

 

Regarding your petition and proposal, I am afraid that you and your colleagues were not aware of the current (and older) rules for naming new elements, as updated most recently in the following paper:

W.H. Koppenol, J. Corish, J. Garcia-Martinez, J. Meija and J. Reedijk; How to name new chemical elements (IUPAC Recommendations 2016); Pure Appl. Chem.,  88, (2016),  401-405.

Here it is clearly written that ONLY the discoverers can propose names.

However, your petition and other comments from the community have made clear to me that perhaps in the future IUPAC might want to consider to modify the current rules and procedures for naming new elements. If that would be the case, your petition would clearly have played a role.

 

In summary: I regret we cannot honour your request given the current rules of naming, but your efforts to undertake action to make chemistry as a field more “popular” are highly appreciated.

 

Kindest regards

Jan Reedijk; President  Inorganic Chemistry Division IUPAC

 

Il testo della mail mandata ad IUPAC:

Dear Sirs,

 Please find attached a list of more than 3000 signatures collected on a dedicated web-page (https://www.change.org/p/international-union-of-pure-and-applied-chemistry-giving-name-levium-to-one-of-the-4-new-chemical-elements) asking for naming one of the recently new discovered elements as Levium (113 o 115) or Levine (117) or Levion (118). We are proposing this name following a suggestion of Philip Ball (P. Ball, Nature, 2016, 529, 129).

Chemistry is a “central science” because of its connection with all other sciences; it has been defined as “nice and powerful” and it is certainly, with its countless technologies and applications, at the base of our day life. Notwithstanding this, Chemistry is passing through an important reject crisis by the public at large. An example is the widespread use of the term “chemical free” (Nature Chemistry vol. 6 -2014 p. online). There is an increasing intolerance of the public at large toward a science and a technology that appear to violate the “natural order” of things. Probably this is only the somewhat obscure consciousness of the difficulty to push science towards socially important objectives, rather than to further increase the power of multinational companies. At the same time, we need to face new and important challenges deriving from the exaggerated impact of chemistry and other sciences on biosphere, which brought Paul Crutzen, Nobel Prize for Chemistry in 1995, to propose the term “anthropocene” for the current epoch.

Chemistry needs a symbol, a flag, a unifying myth (mythology is an allowed source of element names) to underline the idea that, if we wish to live in peace on Earth, Chemistry has to be a science for people, for all human beings.

At the end of World War II, a chemist who had the venture to live a terrible experience in a concentration camp, looked deeply at the rubble left behind by the war and at the role of some insane relationships between science, technology and the malefic power of man. His name was Primo Levi, an Italian chemist with Hebrew culture, the author of one of the most famous and widely read books in the world: “The Periodic System”, which is also used as a schoolbook in many countries. “The Periodic System” is an incredibly audacious piece of literature trying to merge the best scientific and humanistic traditions: the rejection of war, the development of science and the desire to live together in peace.

Chemistry is for all, for each child, woman or man of this planet, whatsoever his/her religion, skin colour or language, rich or poor, migrant or not. Chemistry is for all. This is the greatest myth: one humankind only. Levium, Levine or Levion, but let it be this name (or a similar one) indicating Chemistry as a common flag for humankind.

(in alphabetical order) Vincenzo Balzani, Luigi Campanella, Rinaldo Cervellati ,Claudio Della Volpe, Mauro Icardi, Annarosa Luzzatto, Giorgio Nebbia, Margherita Venturi

E.mails: vincenzo.balzani@unibo.it, luigi.campanella@uniroma1.itrinaldo.cervellati@unibo.itclaudio.dellavolpe@unitn.it,  siricaro@tiscali.it ,annarosa.luzzatto@gmail.comnebbia@quipo.it,   margherita.venturi@unibo.it

Attached text of the petition in .pdf and list of 3029 signatures in .csv

Perchè Levio

Nota: si ricorda che le opinioni espresse in questo blog non sono da ascrivere alla SCI o alla redazione ma al solo autore del testo

a cura di Claudio della Volpe

L’8 giugno 2016 la IUPAC ha iniziato ufficialmente il periodo di 5 mesi di discussione pubblica sui nomi dei nuovi 4 elementi con i numeri atomici 113, 115, 117 e 118; le proposte sono le 4 seguenti:

Z=113, Nihonio – Z=115, Moscovio – Z=117, Tennessino – Z=118, Oganessio.

rispettivamente in onore o per ricordare le zone dove si è lavorato per la scoperta del nuovo elemento o la persona che vi si è dedicata principalmente.

Rimandiamo al testo della IUPAC per i dettagli delle scelte. Il periodo terminerà l’8 novembre.

L’elenco di oltre 3000 firme che accludiamo chiede una cosa diversa, chiede di nominare almeno uno dei 4 elementi come Levio (Levium (113 o 115) o Levine (117) o Levion (118) in accordo con le regole proposte per le terminazioni) in ricordo dello scrittore italiano Primo Levi, autore de “Il Sistema periodico”.

Il motivo o l’ispirazione fondamentale di questa proposta sta nell’articolo publicato su Nature da Philip Ball nel gennaio 2016, ma i motivi si possono facilmente spiegare ed estendere.

sistema periodico

La ricerca dei nuovi elementi è una operazione che ha un grande impatto mediatico e culturale ed i loro nomi, una volta scelti, sono destinati a rimanere per sempre nella cultura umana; i metodi di scelta di questi nomi privilegiano in qualche modo la gloria personale o nazionale o continentale di chi effettua la scoperta, ma lasciano uno spiraglio sia pur piccolo verso qualcosa di diverso e di questo siamo grati alla IUPAC. I metodi seguiti sono stati recentemente elencati qui.

Nella storia tali metodi sono stati via via precisati; Guyton de Morveau nel 1782 chiedeva “un metodo di denominazione costante, che aiuti l’intelligenza e supporti la memoria”; la Commissione dei Pesi atomici ricordava nel 1957 che i nomi erano stati scelti in accordo “con vari criteri arbitrari che si rifacevano all’origine, alle proprietà fisiche e chimiche o più recentemente a commemorare il nome di scienziati eminenti”; la pubblicazione del 2016 precisa:

(a) un concetto o carattere mitologico (incluso un oggetto astronomico)

(b) un minerale o sostanza simile

(c) un posto o regione geografica

(d) una proprietà dell’elemento

(e) uno scienziato

lasciando quindi il caso (a) come il più generale ed adatto al nostro intendimento. Un nome “mitologico”, che si rifaccia ad un mito. Quale mito possiamo scegliere?

La Chimica è oggi considerata una scienza “centrale” per il suo ruolo di collegamento fra le altre scienze fisiche e biologiche. Essa è stata definita via via “bella e potente” ed è certamente alla base della nostra vita quotidiana con le sue innumerevoli tecnologie ed aplicazioni.

chemicalfree

Ciononostante essa vive una crisi importante una crisi di rigetto che è espressa dall’abusato termine “chemical free”, sul quale anche i giornali scientifici hanno spesso ironizzato. Va crescendo una insofferenza nel grande pubblico nei confronti di una tecnologia e di un’approccio che appaiono violare sempre più invasivamente l’”ordine naturale” delle cose, in realtà la oscura presa di coscienza che è difficile orientare in senso sociale e collettivo l’uso e le applicazioni della scienza, le cui applicazioni e per converso le cui scoperte appaiono dovute a cause esterne, che gratificano non tutti ma solo alcuni, che sottolineano la potenza di chi le fa non i risultati poi disponibili (almeno potenzialmente) per tutti.

Contemporanemente si aprono nuove importanti sfide che sono figlie proprio del successo enorme che la chimica ha avuto nella vita umana; è stato Paul Crutzen, premio Nobel per la Chimica nel 1995, ad adottare il termine Antropocene per segnare l’impatto che l’umanità sta avendo sulla biosfera, proprio grazie al successo della tecnologia chimica. Tale impatto, che si sta manifestando in tutti i campi, dal clima alle risorse minerali, rappresenta la nuova sfida per l’umanità e per la chimica.

La Chimica ha bisogno di un simbolo, di una bandiera, di un mito unitario per raccogliere questa sfida e questa bandiera non può essere quella di criteri che esaltano una persona o un paese o una regione, ma solo quella che rafforza un’idea: la Chimica è per tutti. La Scienza è, deve essere, per tutti se vogliamo continuare a vivere in pace su questo pianeta.

Quando alla fine della seconda guerra mondiale ci si è guardati indietro, alle macerie lasciate alle spalle, alcuni hanno avuto la capacità di pensare e guardare più profondamente alle cose; uno di questi uomini che da perseguitato aveva maturato coscienza di quel che era successo è stato un italiano, Primo Levi, chimico e scrittore, di cultura ebraica, che ha scritto uno dei libri più famosi e letti del mondo adottato nelle scuole di vari paesi, “Il sistema periodico”.

primolevi2

Si tratta di un audace tentativo di raccontare la vita e le contraddizioni umane tramite la chimica e che proprio per questo fonde la migliore tradizione scientifica ed umanistica, raccoglie lo spirito migliore, il succo dell’esperienza umana: rifiuto della guerra, amore per la scienza, anelito ad una umanità che vada al di là delle divisioni di ogni tipo.

Se la chimica deve essere capace di raccogliere le sfide del nuovo millennio questo è il momento di farlo, lasciando per un attimo da parte le rivendicazioni personali o geografiche e guardando all’attività di ricerca come al lavoro più bello e unificante e nuovo che l’umanità abbia inventato, alla scoperta del “chemical space” come alla più grande avventura umana: che è per tutti, per ogni uomo, donna o bambino di questo pianeta, qualunque sia la sua religione o il colore della sua pelle o la sua lingua, ricco o povero, migrante o fuggitivo. Chemistry is for all! Quale mito è più grande di quello dell’unità dell’umanità? Levium, Levine o Levon, ma sia un nome (questo o un altro) che valga per questa scelta simbolica, la chimica come una bandiera per tutti gli uomini.

Chiediamo alla IUPAC di assegnare il nome Levio (Levium) ad uno dei 4 nuovi elementi.

a cura di Claudio Della Volpe

Pochi giorni fa Philip Ball, già editor di Nature, ha scritto un bel fondo (http://www.nature.com/polopoly_fs/1.19145!/menu/main/topColumns/topLeftColumn/pdf/529129a.pdf) sulla rivista in cui analizza la recente conferma della scoperta di 4 nuovi elementi chimici da parte di IUPAC, la Unione internazionale di Chimica Pura ed Applicata, un fatto di cui abbiamo parlato anche noi sul blog(http://wp.me/p2TDDv-27o).

Ball è famoso per le sue posizioni spesso originali ed acute; è un chimico con un PhD in fisica; è quindi competente di ciò di cui discute, che è poi il ruolo della Chimica oggi.

La scoperta dei nuovi 4 elementi e la risonanza che ha avuto sui media, dice Ball, potrebbero rafforzare l’idea che la scienza sia in fondo in fondo l’aggiornamento della lista delle nostre conoscenze; ma non è così.

mozione1

La tavola periodica è la parte più famosa, significativa e conosciuta della Chimica, quasi un simbolo della nostra disciplina e quindi essa deve essere non solo la lista degli elementi ma qualcosa di più.

Il grande pubblico guarda alla tavola periodica in un modo diverso da quello con cui ci guarda il chimico professionista; non è la chimica solo la lista degli elementi o la loro ricerca; la chimica è molto di più; la tavola è soprattutto un modo di guardare alla Natura, di dire che siamo in grado di guardarci dentro. Ma dopo tutto l’obiettivo della Chimica non è tanto quello di scoprire nuovi elementi (anche perchè ormai questa scoperta o sintesi è diventata appannaggio di pochissimi laboratori e sempre più gioca al confine fra Chimica nucleare e Fisica delle alte energie) ma di esplorare lo spazio chimico, il chemical space, (http://wp.me/p2TDDv-1Xo) che per il grande pubblico è ancora sconosciuto, ossia l’enorme quasi infinito set delle combinazioni fra gli atomi per costruire nuove molecole, nuovi materiali, una strada che abbamo percorso solo per piccolo tratto ma che ci ha regalato oltre 100 milioni di molecole diverse che abbiamo appena cominciato ad usare ed il cui uso (spesso disattento) ha già creato grandi opportunità e grandi problemi.

ChemicalSpace

E questo è il punto essenziale.

Dice Ball: il sistema periodico, che come in altri settori della scienza appassiona il pubblico per la sua natura di lista, semplice da accettare e concepire, maschera, come in altri settori, una molto più complessa ed articolata realtà della ricerca e della Natura; sia esso ancor più un simbolo di come la scienza non è uno strumento per pochi ma per tutti.

La tavola periodica è di tutti.

Ball conclude in modo inaspettato ma condivisibile:

PrimoLevi

Mi piacerebbe molto vedere un elemento chiamato Levio, dal nome del chimico e scrittore Primo Levi. Il suo “La tavola periodica” (Einaudi, 1975) rimane il miglior libro mai scritto sulla chimica, e soddisferebbe il mio senso dell’ironia vedere un elemento superpesante chiamato con un nome che può essere interpretato come un riferimento alla leggerezza.

In effetti non si tratta proprio di leggerezza. Il racconto di Levi sulla sua vita ad Auschwitz, “Se questo è un uomo”, scritto nel 1947 è uno dei più profondi ed umani testi del secolo, un testamento del fatto che la scienza può essere una forza di liberazione e salvezza universali, senza però disconoscere la sua possibilità di essere abusata in modi terribili. Levio signficherebbe che la tabella periodica è per tutta l’Umanità.

Abbiamo condiviso come redazione del blog immediatamente l’idea di Ball e lanciamo quindi usando queste sue frasi tradotte anche in altre lingue la proposta su uno dei principali contenitori internazonali di petizioni change.org.

Perchè anche in altre lingue? Perchè, come dice Ball, non è questione di scegliere nomi degli elementi per piantare una bandiera di uno scienziato, una città, una nazione o di un continente; qua si tratta di riconoscere che la Scienza è, deve essere, per tutti, altrimenti diventa strumento di oppressione, di morte e di violenza; Levi non è solo un bravissimo scrittore italiano, il più letto e conosciuto raccontatore del sistema periodico, ma è il simbolo con la sua vita dolorosa e con la sua morte di una umanità sofferente che intravede però nella scienza la sua possibile ancora di salvezza a patto di usarla per tutti.

Levium come nome di uno degli elementi superpesanti per significare da una parte la doppia natura di vita e di morte della scienza; dall’altra per indicare ironicamente la negazione, la rivolta contro una scienza per pochi, per un solo paese, per un solo continente, per il profitto di pochi; la scienza o è per tutti o non è strumento di liberazione ma di morte.

Scienza e democrazia, scienza e libertà, una accoppiata ineliminabile.

Levium significherebbe questo.

La redazione del blog (sotto elencata) vi chiede di aderire a questa richiesta che è rivolta a IUPAC, che è l’organismo internazionale che decide i nomi degli elementi; firmate con noi, auspicando che la SCI, che è membro istituzionale dello IUPAC, faccia poi propria questa richiesta !

https://www.change.org/p/international-union-of-pure-and-applied-chemistry-giving-name-levium-to-one-of-the-4-new-chemical-elements?recruiter=1564008&utm_source=share_for_starters&utm_medium=copyLink

Ringraziamo Karin Krieg, Sylvie Coyaud e Daniela Della Volpe per averci aiutato nella traduzione del testo.

La redazione del blog della SCI (in ordine alfabetico)

Vincenzo Balzani

Luigi Campanella

Claudio Della Volpe

Mauro Icardi

Annarosa Luzzatto

Giorgio Nebbia

Margherita Venturi