Musei, scienza e mediazione culturale.

Luigi Campanella

Negli ultimi decenni si è andato consolidando nelle amministrazioni pubbliche e in particolare nelle istituzioni culturali il riconoscimento della centralità dell’utente, con significativi cambiamenti di prospettiva nella progettazione e nella gestione delle attività e dei servizi.

L’esigenza di interpretare le aspettative del pubblico (o meglio dei pubblici) e di verificarne poi il gradimento è oggi maggiormente avvertita dai responsabili e curatori dei musei, tradizionalmente impegnati più sul versante tecnico-scientifico della ricerca, della documentazione, dell’ordinamento e della conservazione delle collezioni che su quello della comunicazione e della divulgazione.

Lo sviluppo del turismo culturale, la democratizzazione della cultura hanno sollecitato un progressivo miglioramento dei servizi di orientamento e di accoglienza, il prolungamento degli orari di apertura dei musei, il confronto con esperienze straniere, mentre il restauro e l’adeguamento alle normative di sicurezza delle strutture che ospitano le collezioni storiche (realizzati grazie anche a finanziamenti speciali, dal FIO ai fondi europei) hanno costituito spesso un’occasione preziosa per ripensare allestimenti e percorsi, per creare nuovi spazi espositivi o di intrattenimento (dalle caffetterie, ai bookshop, ai laboratori didattici), per rimuovere le barriere architettoniche.

Il quadro che emerge dall’ultima indagine effettuata nel 2007 dall’Ufficio Studi del Ministero presso 158 musei statali, i cui risultati sono pubblicati nel volume Musei, pubblico, territorio. Verifica degli standard nei musei statali, edito da Gangemi, risulta quindi, almeno in parte, soddisfacente.

L’esame dei rapporti del museo con il pubblico effettivo e potenziale (realizzato attraverso l’autovalutazione degli stessi direttori d’istituto, che hanno compilato un questionario assai analitico, redatto sulla base delle linee guida e degli standard dell’Atto di indirizzo emanato con il DM 10 maggio 2001) ha interessato diversi aspetti: dall’accesso (raggiungibilità, segnaletica esterna, orari e giorni di apertura, accoglienza e confort) alle dotazioni e servizi essenziali (strumenti di comunicazione primaria, sussidi alla visita, servizi educativi, biblioteca/centro di documentazione/fototeca, servizi accessori), alle attività di valorizzazione, promozione e divulgazione, agli strumenti di analisi del pubblico e verifica del gradimento della visita.

Impossibile sintetizzare in poche battute i risultati, che nella pubblicazione sono illustrati anche con riferimento alle diverse tipologie di collezioni, dimensioni, aree geografiche di appartenenza.

Per fornire solo qualche elemento, si può affermare che appaiono soddisfacenti gli orari e la continuità dell’apertura, le dotazioni e i servizi essenziali dei musei: le didascalie sono assicurate per tutte le opere esposte nel 94% degli istituti che hanno partecipato all’indagine, pannelli illustrativi o schede mobili di sala sono presenti in 149 istituti su 158, guide brevi sono disponibili nel 75% dei musei, le visite guidate sono previste nell’84% dei casi esaminati, sia pure con modalità di erogazione non sempre ottimali.

Meno frequenti sono invece le audio guide (proposte solo nel 24% dei casi), le postazioni multimediali (presenti nel 18%), i cataloghi generali a stampa (disponibili solo nel 29% dei musei) e ancora carenti risultano in generale gli apparati in lingua straniera.

Ulteriori margini di miglioramento dovrebbero interessare gli strumenti di orientamento alla visita, la segnalazione dei percorsi e una chiara identificazione delle sale.

Viene inoltre riconfermata da questa indagine la vocazione didattico-educativa dei musei statali: l’86 % dei musei analizzati, attraverso la Soprintendenza di riferimento, dispone di un servizio educativo e l’80% ha dichiarato di stabilire rapporti strutturati con le scuole del territorio, anche se gli scarsi finanziamenti e il ridotto numero di personale dedicato limita di fatto il numero dei progetti realizzati e quindi l’ impatto delle iniziative sul territorio.

Negli ultimi anni è notevolmente aumentata la presenza dei musei statali su internet: il 79% dei musei risulta dotato di un sito web che fornisce almeno le informazioni essenziali sulle collezioni e i servizi.

Per quanto riguarda la valorizzazione, mentre si è rilevata un’ampia diffusione delle esposizioni temporanee (organizzate nel 2006 dal 73% dei musei), di conferenze ed altri eventi, sembrano ancora scarsamente praticate altre forme di promozione dell’immagine e delle iniziative (da realizzare attraverso rapporti costanti con i media, con gli organismi di promozione turistica, con gli albergatori, gli esercizi commerciali, etc.) e non sono sufficientemente sviluppate iniziative volte alla fidelizzazione del pubblico, forme di partenariato con altre istituzioni nazionali e internazionali per la realizzazione di progetti scientifici e divulgativi comuni.

Proprio queste linee si spera saranno maggiormente sviluppate in futuro, grazie anche all’impulso che verrà dalla nuova Direzione generale per la valorizzazione.

Un contributo sostanziale potrebbe anche venire dal riconoscimento da parte delle istituzioni della figura del mediatore culturale, capace per il museo di concepire nuovi modi per conoscerlo ed apprezzare le sue collezioni. Con il loro agire i mediatori culturali sottolineano la pertinenza sociale del museo e facilitano non solo l’accesso al suo patrimonio ma anche l’interazione con la sua cultura. Per raggiungere tale obiettivo, collaborano con i diversi settori del museo, ma anche con i colleghi che operano nelle reti pedagogiche, culturali, sociali ed economiche.

I loro compiti principali possono essere così descritti:

   * concepire, realizzare, coordinare, seguire e valutare le attività e la creazione di supporti per il pubblico attuale e potenziale: i progetti educativi e culturali elaborati devono allacciare il maggior numero di legami tra il museo e la popolazione;

   * partecipare alla concezione di esposizioni permanenti e temporanee, integrandovi le attività pensate per soddisfare le esigenze dei visitatori;

   * garantire l’accompagnamento dei visitatori e degli interlocutori nell’ambito dei progetti educativi e culturali legati alle collezioni come pure alle manifestazioni temporanee del museo;

   * creare supporti e materiali didattici per le diverse forme di mediazione culturale (mediazione-presenza, mediazione tecnologica, ecc.);

   * formare e dirigere i collaboratori che partecipano ai progetti di mediazione culturale o scientifica del museo;

   * curare le relazioni con i colleghi coinvolti nella mediazione culturale come pure con i vari tipi di pubblico;

   * informare il responsabile o la responsabile della mediazione culturale dei bisogni e delle attese del pubblico;

   * partecipare alla valutazione dei programmi e delle attività di mediazione culturale come pure agli studi sui diversi tipi di pubblico;

   * dare il proprio apporto alla ricerca e allo sviluppo nel campo della mediazione culturale e contribuire in tal modo alla diffusione dell’attività del museo;

   * tenersi aggiornati sulle ultime novità e tendenze che riguardano il proprio settore, accrescendo così le proprie competenze professionali.

I mediatori culturali sono dunque l’interfaccia fra popolazione e museo: da un lato contribuiscono alla democratizzazione dell’accesso alla cultura e ad un’educazione pluralistica, dall’altro valorizzano il museo all’interno di una comunità. In passato alcuni giornalisti illuminati (cito uno per tutti Foresta Martin) hanno svolto anche questa funzione attraverso i loro continui interventi e le loro pubblicazioni. Oggi le pagine della Scienza nei quotidiani sono meno presenti ed il patrimonio rappresentato dai giornalisti di competenza si è purtroppo impoverito.

Quest”ultima riflessione riguarda soprattutto i Musei Scientifici: il loro carattere prevalentemente storico e collezioniostico che ha prevalso dal Rinascimento all’Illuminismo oggi deve integrarsi con un ruolo formativo del Museo. L’utente non è più una lastra fotografica vergine: i mezzi telematici di informazione lo hanno già in qualche modo impresso per cui un approccio solo di documentazione  non basta, soprattutto se il Museo deve svolgere anche un ruolo formativo nella cultura scientifica. Se trasferiamo queste considerazioni ai Musei di Chimica c’è subito da rilevare che molti possono essere gli spunti guida: la dimensione delle apparecchiature, simbolicamente rappresentata da “Dall’armadiio alla Scatola”, l’evoluzione chimica dell’universo, la chimica nel corpo umano, la sensibilità analitica: dal macro al nano.