La lotta per ripulire il fiume Sarno.

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Raffaele Attardi

Questo articolo sulla situazione del fiume Sarno, e sulla tutela della zona di Sorrento che proponiamo qui sul blog, è interessante per diverse ragioni. Il fiume Sarno è considerato tra i fiumi più inquinati d’Europa. E la storia del suo tentativo di risanamento, ricorda quelle che nel passato interessarono sia il Po, che altri tre fiumi divenuti tristemente famosi negli anni 70:Lambro,Seveso e Olona.

L’autore, partendo dalla descrizione storica della zona di Sarno e più in generale dell’area geografica di Sorrento, scrive un articolo che è un appello accorato perché si realizzino le opere e si sblocchino gli investimenti necessari. Questa vicenda ci fa capire anche come, ancora troppo spesso, a fronte di emergenze ambientali, si sprechino tempo e risorse economiche in un ginepraio di burocrazia, sovrapposizioni di enti preposti ad assumersi l’onere delle realizzazioni, e dell’esercizio di verifica e controllo. La creazione di aziende ad hoc, poi chiuse, l’intervento di un commissario regionale. Sono situazioni che anche in altre regioni si sono verificate, diverse nella forma ma non nella sostanza. Anche per collettare le acque reflue di Milano c’è voluto tempo. Nel 1998 le acque reflue di Milano non erano ancora depurate, e la situazione anomala era nota e conosciuta dagli anni 80. Dal 2003 entrò in funzione il primo lotto del depuratore di Nosedo, seguito poi da quelli di Milano San Rocco nel 2004 e quello di Peschiera Borromeo nel 2005.

L’autore, Raffaele Attardi chimico, fondatore del gruppo “La grande onda” cerca di indicare le soluzioni. Alcune di queste sono state oggetto di articoli che ho pubblicato su questo blog e che quindi mi trovano idealmente al fianco di chi le propone. Ma la cosa importante è la passione civile che lo muove. Le opere di costruzione del depuratore di Punta Gradelle durano da quarant’anni, e il depuratore di Solofra, che tratta reflui industriali, sembra non funzionare adeguatamente. E il gruppo “La grande onda” si gemella idealmente con quello “Amici dell’Olona” che allo stesso modo pungola e sprona una classe politica spesso distratta, e purtroppo non sempre cosciente del fatto che il problema acqua sia un problema che si risolve con atti concreti. Da parte di tutti. Quindi con la realizzazioni di sinergie tra enti, gestori del ciclo idrico, Università. Ma anche con la spinta dal basso, dai comitati di cittadini. Evitando quanto di più deleterio ci sia quando si parla di trattamento delle acque. La demagogia o la superficialità. Attivando un continuo dialogo con i cittadini, i quali a loro volta devono evitare comportamenti scorretti. La plastica che finisce nei fiumi o nei depuratori, per fare l’esempio più banale possibile, non vi è certamente arrivata da sola.

Quindi invito alla lettura con grande piacere, augurando all’autore e ai cittadini della zona, ma augurandomi io stesso che la situazione si sblocchi, e che il fiume Sarno inizi il percorso di risanamento.

La strada è iniziata nel 1976, dalla nascita della mai dimenticata legge Merli. Poi sono arrivati i recepimenti di normative europee (che per quanto si possa criticare l’unione europea sono state invece importanti per sbloccare un percorso che era lentissimo). Ma lo sforzo non è ancora totalmente compiuto. E’ stato fatto molto, ma ancora non tutto.

Buona lettura. Mauro Icardi.

 

Raffaele Attardi.

 

Sorrento ed il bacino del Sarno : due facce della stessa medaglia

Note a margine del Convegno sul disinquinamento organizzato da La Grande Onda e Lyons della penisola sorrentina tenutosi a Sant’Agnello il 29 marzo 2019.

  1. Premessa

La penisola sorrentina, la costa vesuviana ed il bacino del Sarno sono relativamente piccoli, ma il distretto nel quale sono inseriti ha una storia antica con insediamenti e memorie, lasciate da decine di civiltà che iniziano dalla preistoria, e che testimoniano la presenza degli Osci, degli Etruschi , dei Greci , dei   Romani, dei Longobardi e di tutte le diverse dinastie che hanno caratterizzato il Regno di Napoli, fino ai Borbone.

Ma soprattutto è così ricco di vicende umane , tradizioni , mestieri , religiosità e creazioni dell’ingegno , di biodiversità e prodotti agricoli che neanche il Nilo può reggere al suo confronto.

Tutto il distretto dovrebbe essere considerato patrimonio dell’umanità e invece si continua ad esaltare e sfruttare solo alcuni luoghi, peraltro bellissimi come Sorrento , la costiera Amalfitana Pompei   raggiungendo così il risultato di vederli consumati e aggrediti da un turismo di massa , che sta facendo perdere non solo la conoscenza di quello che veramente c’è nel distretto , ma anche l’identità dei singoli luoghi e sta lasciando nel degrado località altrettanto ricche di storia e di bellezza. Facendo nascere in aggiunta problemi sociali enormi come l’impossibilità di trovare alloggi per i residenti nelle località più gettonate e  compromettere la salute delle persone nelle località più degradate.

Le sorgenti del Sarno.

Il turismo può ancora produrre tanta ricchezza e sanare molte ferite ma ad una sola condizione: bisogna bloccare questa crescita disordinata e fare in modo che il turismo cresca in maniera diffusa in tutto il distretto

E per ottenere questo risultato è interesse di tutti risolvere le criticità che si presentano del bacino del Sarno .

Mi sono dilungato in un precedente articolo su ciò che occorre fare per migliorare i sistemi di comunicazioni , adesso voglio esporre le mie idee su cosa bisogna fare per affrontare quelle che sono i rischi storici, derivanti dalla cattiva gestione delle acque , partendo dalle acque meteoriche e passando dall’approvvigionamento fino alla depurazione . Danni enormi scolpiti nella memoria collettiva per le vittime che hanno prodotto le frane , gli allagamenti e l’inquinamento del fiume e del mare.

Ed in particolare voglio affrontare l’argomento rifacendomi alle esperienze che stiamo condividendo insieme ai tanti Cittadini che hanno dato vita ai movimenti della Grande Onda e alla Rete del Sarno.

 

2) LA VISIONE CHE BISOGNA CONDIVIDERE

Per affrontare un problema così complesso prima ancora di cercare soluzioni tecniche bisogna avere chiara la visione da raggiungere.

Il termine visione non ha nulla di tecnico e la definizione del termine che troviamo nel Dizionario Treccani e la seguente : ‘Apparizione, immagine o scena del tutto straordinaria, che si vede, o si crede di aver visto, in stato di estasi o di allucinazione’ .

E quella che noi stiamo cercando di condividere, convinti che può portare al risanamento può essere riassunta in due frasi .

 

  • L’acqua non è un rifiuto che si deve gettare via , ma una benedizione : neanche una goccia d’acqua deve essere persa ; .
  • Neanche una goccia di refluo non trattato deve finire in fossi , canali , fiume o a mare

Un bravo tecnico sa che una visione deve precedere sempre la ricerca di soluzioni : e cercheremo di dimostrare che solo se si segue questa visione tutte le criticità del bacino del Sarno che sono tante riassumibili nel rischio idrogeologico, idraulico ,inquinamento di falde, inquinamento del fiume e del mare, possono essere ricondotte ad un discorso unitario e ad azioni interconnesse fra loro .

  1. a) L’acqua non è un rifiuto da gettare da via ma una benedizione

I vantaggi che si otterrebbero da un recupero delle acque sono intuitivi, ed altrettanto evidenti sono gli effetti in termini di mitigazione del rischio che si otterrebbero.

Regolamentando e regimentando le acque meteoriche e gestendo meglio le acque fluviali si riducono il rischi in campo idrogeologico e idraulico .

Queste cose le sapevano già i Romani ed i Borbone, che per secoli hanno curato la raccolta ed il riutilizzo delle acque idrogeologiche e sorgive del Sarno, lasciandoci in eredità decine e decine di invasi ed un reticolo di canali per la bonifica e l’irrigazione del territorio ,che si estende per centinaia di kilometri. Eredità che abbiamo dissipato largamente utilizzando gli invasi nati per assorbire le acque piovane, per raccogliere le acque fognarie o per il deposito incontrollato dei rifiuti

Distruggendo questa ricchezza non solo abbiamo reso impossibile il riutilizzo della acque piovane , ma abbiamo aumentato il rischio d’inquinamento dei pozzi di approvvigionamento idrico e causato problemi di allagamento .

Il recupero delle acque di pioggia è indispensabile non solo per ridurre questi rischi , ma anche perché favorisce la gestione delle reti fognarie e degli impianti di depurazione . Quando piove, infatti, se le acque di pioggia non sono gestite separatamente , ma finiscono nelle fogne miste,  causano la fuoriuscita di acque inquinate dai troppo pieni della rete fognaria e compromettono l’efficienza degli impianti di depurazione, facendo arrivare agli stessi portate ingestibili .

C’è da dire che la mancata regolamentazione delle acque di pioggia e fluviali si verifica quasi ovunque in Italia e si sente fortemente la necessità di una normativa che imponga la realizzazione di un sistema di gestione delle acque meteoriche che preveda regole per la loro raccolta e trattamento e la regolamentazione del deflusso nei corpi idrici o a mare .

3) NEANCHE UNA GOCCIA DI REFLUI NON TRATTATI DEVE CONTAMINARE FOSSI , CANALI , FIUNI O IL MARE

Il disinquinamento del bacino del Sarno può essere realizzato attraverso il raggiungimento di 3 obiettivi distinti . in particolare isogna :

  1. combattere l’inquinamento biologico
  2. combattere l’inquinamento chimico
  3. c) bisogna eliminare i solidi grossolani trascinati dal fiume .

 

un tratto del Fiume sarno

 

Se si vogliono raggiungere questi obiettivi bisogna analizzare quello che si è verificato nel passato e proporre azioni concrete, senza ripetere sempre gli stessi errori

a ) bisogna combattere l’inquinamento biologico.

L’inquinamento biologico dipende dagli scarichi urbani e non sono bastati gli episodi gravissimi verificatisi , ultimo il colera degli anni ottanta a convincere le Amministrazioni locali del bacino del Sarno della necessità di dotarsi di sistemi adeguati di fognatura e depurazione . Le fogne sono opere di urbanizzazione primaria la cui realizzazione fino al 2000 circa, è stata di competenza dei Comuni . E nel distretto sorrentino sarnese vesuviano ci sono Città che hanno realizzato fogne e sistemi di depurazione completi, talvolta associandosi spontaneamente fra loro fra loro , altre che hanno realizzato sistemi fognari solo parziali e altre che semplicemente non hanno fatto nulla.

I soldi per fare le fogne ci sono sempre stati ,per tutti , messi a disposizione dallo Stato attraverso la Cassa Depositi e Prestiti o sotto altre forme ; e i soldi continuano ancora ad arrivare dai tributi locali che i Cittadini pagano per oneri di urbanizzazione , sanzioni per il condoni e tasse per oneri indivisibili. In conclusione dove le fogne non si sono fatte, questo è dipeso principalmente dall’ignavia di molte Amministrazioni Locali

Per rimediare a questa gravissima situazione , lo Stato si è sostituito ai Sindaci del bacino del Sarno , nominando un commissario Straordinario e ha stanziato direttamente rilevantissime somme. Il Commissario ha iniziato la guerra e vinto alcune battaglie , realizzando la quasi totalità degli impianti di depurazione , ed iniziando la costruzione dei collettori , ma quando si è trattato di realizzare le fogne Città per Città ,    si è impantanato in una guerra di trincea , facendo pochi progressi e rinviando di anno in anno la vittoria finale. Dopo alcuni anni si è deciso di cambiare strategia e allo Stato è subentrata la Regione, e il Commissario è stato sostituito da una struttura regionale, Arcadis.

Ma anche questo tentativo è fallito e Arcadis è stata sciolta E così il problema non solo non è stato risolto, bruciando centinaia di milioni, ma queste gestioni hanno lasciato in eredità una miriade di lavori incompleti ,tanti conteziosi e tante navicelle con equipaggi costosissimi , che ancora navigano in questo mare per chiudere ognuna un capitolo di questa vicenda.

Io penso che questi insuccessi non siano dipesi dalla qualità delle persone scese in campo, o da carenza di risorse, ma da un fatto oggettivo: per costruire un impianto bastano dei tecnici , per costruire una fogna bisogna conoscere e letteralmente occupare il territorio, combattendo talvolta anche contro i Cittadini che vedono molto malvolentieri i lavori fognari , perché creano intralcio , e anche contro altri subdoli padroni del territorio , cioè le aziende del gas e dell’energia , che occupano nel disordine generale il sottosuolo e che quando vedono arrivare una fogna difficilmente cedono il passo.

E poi una rete fognaria non si può fare in un territorio dove tutto cambia senza regole , utilizzando aerofotogrammetrie o rilievi estemporanei, : solo chi gestisce localmente le Città può condurre questa battaglie che richiede mille compromessi .

E nessuno conosce meglio del Sindaco il territorio. Solo i Sindaci possono risolvere questi problemi.

Oggi i Sindaci sono stati chiamati nuovamente a scendere in campo, e una legge regionale li ha riuniti in un unico Ente Assembleare, l’ Ente Idrico Campano (EIC) ed i Distretti, strutture dell’Ente in cui è suddiviso il territorio. L’EIC non è un Ente Regionale, è l’ente associativo dei Sindaci . E i Sindaci sono perciò di nuovo responsabili , dopo il lungo periodo di emergenza non solo della gestione delle fogne , dei collettori e degli impianti di depurazione, ma dell’intero ciclo dell’acqua. E fanno parte dell’EIC anche i cittadini che hanno diritto a partecipare alle sedute dell’ Ente con ruolo consultivo .

Sono i Sindaci attraverso gli organi dell’EIC, che possono e devono decidere la pianificazione delle opere da realizzare e che devono riprendere in mano il completamento della rete fognaria , dei collettori , la verifica della funzionalità dei depuratori , alcuni dei quali funzionano benissimo , ed altri invece presentano gravi criticità , stabilire gli eventuali adeguamenti e la gestione ed il controllo degli stessi.

Nel Convegno che si è tenuto a Sant’Agnello il 29 marzo , il Presidente Luca Mascolo e il Direttore Generale Vincenzo Belgiorno dell’EIC hanno preso un impegno : entro fine luglio 2019 sarà presentato il Piano d’ambito del distretto sarnese vesuviano , con l’indicazione delle opere incomplete e la pianificazione preliminare di ciò che resta da fare .

E la partecipazione dei Sindaci comincia a crescere . Al Convegno di Sant’Agnello abbiamo avuto la soddisfazione di vedere presenti quelli di Torre Annunziata , Sant’Agnello , Massa Lubrense ed i rappresentanti di Cava dei Tirreni .Sono quasi il 10% dei Sindaci dei del Distretto e molti altri hanno dato la loro adesione o mostrato interesse . Abbiamo piantato un primo seme e siamo fiduciosi che crescerà .

E sono venuti e sono stati protagonisti le rappresentanze dei Cittadini di una gran parte del bacino del Sarno , anche loro decisi ad essere attori in questo processo.

  1. Bastano 3 persone per abbattere l’inquinamento chimico

Per combattere questa piaga che è diffusissima nel bacino del Sarno e che dipende dagli scarichi provenienti dalle aree di attività produttiva ma anche dalla miriade di opifici che caratterizzano il bacino e dall’agricoltura industriale che fa uso di pesticidi e fertilizzanti spesso nocivi alla salute delle persone e alle specie viventi del bacino , l’unico presidio che c’è è l’impianto di Solofra , progettato per effettuare la depurazione dei reflui industriali , impianto messo peraltro in discussione perché si nutrono forti dubbi sull’efficienza depurativa; oggi l’impianto é sotto sequestro perché arreca molestie olfattive e  che ci si augura che passi presto all’EIC e che tutta la gestione venga riesaminata.

Le azioni da fare per combattere l’inquinamento chimico sono ben note e includono il controllo su chi mette in commercio e usa prodotti chimici e pesticidi , il controllo delle attività produttive ed in particolare il rispetto degli impianti di trattamento e degli scarichi , e la caccia agli scarichi abusivi. E la caccia ad eventuali scarichi nel sottosuolo , che incidono fortemente sulla qualità delle acque sotterraneee

Ciascuno deve mettere ordine in casa propria. Ed è in queste azioni che si deve concretizzare l’autorità del Sindaco , che ha tutti gli strumenti che servono , a cominciare dall’autorità conferitagli dalla legge di imporre il rispetto delle regole, che sono a monte delle autorizzazioni, ad esercitare le attività produttive , pena il ritiro delle autorizzazioni a produrre , fino al controllo degli scarichi i .

E per fare questo bastano 3 persone per Comune , un tecnico comunale , un fognere ed un vigile urbano.

Se ognuno dei Sindaci del Distretto mette in campo 3 persone per effettuare queste verifiche , si avrà disponibile un esercito di 180 persone che in poco tempo metterà fine all’inquinamento chimico del bacino del Sarno. E se le Amministrazioni locali non ce la fanno da sole, bisogna che anche nel nostro distretto vengano istituite gruppi misti di controllo con il supporto di Guardia Costiera Carabinieri , Guardia di Finanza , replicando lo stesso modello che si è adottato per combattere i roghi nella terra dei fuochi.

E insieme ai Sindaci devono scendere in campo le Associazioni , gli Imprenditori, i Lavoratori, perché i pirati danneggiano tutti gli onesti e compromettono sviluppo e occupazione.

  1. bisogna combattere la presenza di solidi sospesi nel Sarno .

Questo obiettivo è forse al momento il più difficile da raggiungere, ma è anche il più urgente da conseguire.

I solidi trascinati dalla corrente   finiscono a Rovigliano dove inquinano e distruggono la bellezza di uno dei posti più belli del Golfo di Napoli, poi vagano per tutto il Golfo , contribuendo a creare le isole di plastica . ma prima ancora inquinano il fiume , perché spesso i solidi sono formati da contenitori di pesticidi e fertilizzanti , e infine sono una delle cause principali delle esondazioni del Sarno .

Per capire come tutto sia interconnesso bisogna sedersi sulla sponda del fiume e vede cosa succede .

Tutto inizia con la costruzione di un ponticello , spesso abusivo , realizzato a pelo d’acqua per passare da una parte all’altra del fiume . Poi succede che molti solidi, di origine naturale o meno , cominciano nel tempo a depositarsi sul fondo del fiume , riducendo la profondità . Capita anche che per effetto di eventi eccezionali, ad esempio la caduta di un albero o semplicemente a seguito del naturale ciclo vegetativo, fogli, canne e arbusti finiscano contro il ponticello e formino una diga . A questo punto il gioco è fatto : basta poco per vedere formarsi sotto il ponticello un norme tappo formato dai rifiuti .

Ed il fiume esonda , o peggio si forma un onda di piena che allaga il territorio circostante .

Tutto questo accade ogni volta che piove quando cioè l’acqua dilavando tutto, fa franare le sponde e trascina nel fiume gli alberi o la  vegetazione secca, che formano barriere dietro cui si raccolgono enormi quantità di rifiuti scaricati abusivamente lungo gli argini o nel del fiume stesso

C’è un motivo a monte di questi disastri annunciati : è pressa a poco dal 1970 , cioè da quando il governo del fiume è passato dallo Stato alle Regioni, che le operazioni ordinarie di controllo , pulizia e manutenzione del fiume e degli argini e dragaggio dei fondali sono diventate l’eccezione da effettuare in caso di emergenza piuttosto che la prassi da seguire per evitare i disastri .

E c’è la presenza di molti Lazzaroni che continuano ad usare gli argini ed il fiume come una pattumiera

Tutto è interconnesso, inquinamento ed esondazioni sono due facce della stessa medaglia e per risolvere entrami i problemi bisogna curare il governo delle acque e del territorio ed il disinquinamento

4 ) CONCLUSIONI

L’impianto di depurazione Punta Gradelle vorrei mettere in. evidenza  che dopo una gestione durata 40 anni finalmente funziona ed é considerato come uno dei più avanzati d’Europa (é stato recentemente visitato da centinaia di tecnici provenienti da più parti),

La raccolta delle acque meteoriche, la gestione del rischio idraulico ed in parte di quello idrogeologico , la creazione di riserve d’acqua , la protezione delle fonti sotterranee , il disinquinamento sono le diverse facce di una stessa problematica .

Attualmente queste problematiche vengono gestite da soggetti diversi , in particolare la gestione delle acque meteoriche e dei fiumi è condivisa fra Stato , Regione , mentre la realizzazione e gestione delle reti fognare , dei collettori e degli impianti di depurazione è ritornata ai Comuni , che devono esercitarla attraverso l’EIC ed i distretti ovvero il loro ente associativo..

Bisogna che queste gestioni migliorino e si interfaccino .

In particolare occorre che Stato e Regioni mettano mano (in accordo fra loro) a riscrivere le regole per la regolamentazione delle acque meteoriche , rendendo obbligatoria la separazione e recupero delle acque bianche e la creazione di invasi per il loro recupero. E insieme devono stabilire il percorso per ripristinare una corretta gestione dei corsi idrici, gestione che deve prevedere il rispetto delle aree naturali di esondazione ,della biodiversità , il dragaggio dei fondali e la pulizia e manutenzione continua dei corsi d’acqua e degli argini. E la regolamentazione deve includere anche le norme di costruzione delle strade , dei parcheggi esterni e delle superfici impermeabili che raccolgono le acque piovane , talvolta contaminate come accade nel caso delle acque di prima pioggia , e l’obbligo di adottare in tutti i casi possibili le tecniche di drenaggio urbano. Tutte le acque possono e devono essere recuperate, anche per ridurre il consumo di acqua potabile , una risorsa sempre più costosa e difficile da reperire.

Stiamo investendo ancora oggi enormi risorse per gestire le acque, ultime quelle stanziate per il GPS grande progetto Sarno, ma se il progetto non include una corretta gestione delle acque meteoriche e dei fiumi continueremo ad avere allagamenti e frane, con l’aggravante che se ci si limita a spostare acque inquinate , realizzando vasche di laminazione e seconda foce ,le criticità aumenteranno invece di diminuire .

I Comuni invece hanno il compito governare correttamente lo sviluppo del territorio,  facendo in modo che i Piani Urbanistici piuttosto che essere pieni di opere che consumano il territorio , scendano nel dettaglio di quali devono essere le opere di drenaggio urbano , la rete bianca e la rete fognaria ; ed il percorso delle rete fognaria deve essere stabilito prima e non dopo la realizzazione di case e opifici . E devono partecipare e sostenere la gestione dell’EIC , il loro Ente Associativo , nella pianificazione , realizzazione e corretta gestione delle reti , dei collettori e degli impianti di depurazione .

E ancora i Comuni per abbattere l’inquinamento chimico devono verificare  che le aree di sviluppo produttivo , come pure per ogni singola attività produttiva sia dotata degli impianti necessari a garantire il trattamento chimico fisico dei reflui , e devono provvedere a ritirare le autorizzazioni a quelli che non rispettano tali requisiti.

Dobbiamo giocare winner to winner ,facendo ognuno ciò che compete al proprio ruolo, smettendola di giocare a scarica barile .

Dobbiamo tutti avere cura di ciò che ci è stato affidato .E aver cura significa non solo somministrare qualche medicina , ma avere premura , cioè agire con tempestività , amorevolezza , sollecitudine .

Dobbiamo aver cura delle persone e della Terra , che è l’ultimo dei poveri , sottoposto ad uno sfruttamento senza rispetto e senza regole.

Per raggiungere quest’obiettivo è indispensabile la spinta che deve venire dai Cittadini per isolare i Lazzaroni e la spinta che deve venire dalla scuola , per evitare che di generazione in generazione i Lazzaroni si ripresentino.

La Grande Onda , la Rete del Sarno, i movimenti che crescono nei social, le tante Associazioni , i gruppi spontanei , e singoli cittadini , stanno facendo crescere il coinvolgimento e la sensibilizzazione e sta nascendo una nuova consapevolezza dei problemi.

Bisogna continuare a spingere , guardando tutti nella stessa direzione, garantendo la diversità di ognuno e rispettando tutti.

L’inquinamento è un mostro dai mille tentacoli ci voglio mille braccia per combatterlo .

Il prossimo appuntamento è a settembre , quando faremo il punto sulle iniziative messe in campo dal Ministero dell’Ambiente e dalla Regione , augurandoci che il GPS affronti concretamente il rischio idraulico partendo da una visione condivisibile , e di avere disponibile il Piano d’Ambito che l’EIC sta predisponendo con evidenziati i rottami che galleggiano nel mare delle opere incompiute , ma anche la rotta che i Sindaci avranno tracciato per realizzare una sistema adeguato di gestione per le reti fognarie e di depurazione.

Il Sarno nasce puro ogni giorno e ci offre ogni giorno una nuova possibilità.