Salviamo le api, ma senza demagogia!

a cura di C. Della Volpe

La vicenda del bando dei tre principali neonicotinoidi proposta dal commissario europeo Tonio Borg continua; ne avevamo parlato qualche mese fa su questo blog, raccontandone la storia (ilblogdellasci.wordpress.com/2013/02/04/tonio-le-api-e-la-chimica) e analizzando vari aspetti sia tecnico-scientifici che economici; nel frattempo le cose sono andate avanti con due votazioni nella commissione europea degli esperti che sono interessanti da analizzare ed alcuni documenti e prese di posizione di Green Peace, il noto movimento ambientalista, che si batte da anni sulle tematiche ambientali.

Il punto di partenza sono i tre corposi reports con cui EFSA (European Food Safety Authority) nel gennaio scorso ha espresso un parere motivato sugli effetti tossici che i  tre principali neonicotinoidi in commercio hanno sulle api (e probabilmente anche sugli altri impollinatori selvatici, da cui dipendono parte significativa delle nostre colture alimentari) in almeno alcune delle loro più comuni applicazioni. Su tale base il commissario Tonio Borg ha proposto la  loro sospensione cautelativa per un biennio. Su questa decisione la procedura è la seguente: i trattati europei stabiliscono che gli Stati, in seno al Comitato di esperti nazionali, votino su come procedere. In caso non si deliberi a maggioranza qualificata, la decisione finale passa alla Commissione Ue – organo esecutivo dell’Unione – che chiude il dossier sulla base delle rilevazioni di natura tecnica.

Dopo la proposta di Borg ci sono state due votazioni i cui risultati sono stati simili ma non identici; infatti nella prima tenutasi il 15 marzo si ebbero 13 paesi a favore (fra cui l’Italia), 9 contrari e 5 astenuti. fra cui Germania e Inghilterra; a questo punto si è scatenata una campagna di lobbying in cui si è vista da una parte l’industria produttrice dei neonic, ossia Bayer e Syngenta principalmente che hanno continuato a sostenere che i loro prodotti non c’entrano nulla, che la responsabilità è dell’acaro Varroa se le api hanno problemi (e gli altri impollinatori?) e che non bisogna usare il principio di precauzione senza bilanciarlo col principio di proprozionalità e dall’altra i movimenti ambientalisti fra cui in prima fila GreenPeace, che ha pubblicato un corposo ed approfondito documento sulla questione delle api e dell’impollinazione dei selvatici che potete trovare in rete (http://www.greenpeace.org/italy/Global/italy/image/2013/rapporti/Api_in_declino.pdf). Una seconda votazione si è tenuta il 29 aprile ed ha visto un incremento del numero di favorevoli al bando, ma ancora senza raggiungere la maggioranza qualificata; in particolare 15 Stati hanno votato a favore, 7 contrari, 4 gli astenuti. L’Italia che aveva espresso posizione favorevole nel voto precedente si è opposta; gli inglesi che si erano astenuti si sono opposti. A favore invece Germania, Bulgaria ed Estonia, che l’ultima volta s’erano astenute; inoltre, non si sono pronunciate Grecia e Irlanda, che il 15 marzo avevano votato contro. Alla luce del voto, la Commissione dovrebbe ufficializzare la messa al bando a stretto giro; vedremo.

Il documento di GreenPeace è molto dettagliato e cerca di rappresentare la situazione mondiale; non mi sembra un documento partigiano.

Evidenzia correttamente che tra l’altro “allo stato attuale non c’è la disponibilità di dati precisi per raggiungere conclusioni definitive sulla condizione degli impollinatori a livello globale”; che  “poiché la richiesta di insetti impollinatori – sia a livello locale che regionale – aumenta più rapidamente della disponibilità, potremmo trovarci di fronte a una limitazione dell’impollinazione nel prossimo futuro. Questo perché l’incremento della produzione di alimenti, direttamente o indirettamente dipendenti dall’impollinazione, è superiore alla crescita della popolazione globale di api domestiche. Con l’espandersi dell’agricoltura di tipo intensivo, anche il servizio di impollinazione garantito dagli impollinatori selvatici è a rischio a causa della perdita e della riduzione della diversità degli habitat. “e che “l’abbondanza delle popolazioni di api è molto differente tra le diverse regioni agricole”.

Insomma un documento condivisibile che spinge sulla necessità di fare ricerca sul tema e che mi sento di criticare in un solo punto ma secondo me importante: l’uso ripetuto dell’aggettivo chimico in modo improprio che rivela forse qualcosa d’altro; frasi come: ” maggior utilizzo di fertilizzanti chimici,” oppure “D’altra parte i sistemi agricoli che incrementano la biodiversità e non impiegano prodotti chimici” o ancora “nelle comuni pratiche agricole basate sull’uso intensivo di prodotti chimici” che culmina in:

“Ogni passo avanti per trasformare l’attuale modello agricolo – altamente dipendente dalle sostanze chimiche – in un sistema di agricoltura ecologica avrà molti benefici sia a livello ambientale che in riferimento alla sicurezza alimentare, a prescindere dai vantaggi evidenti per lo stato globale degli insetti impollinatori.”

In tutti questi casi il termine giusto è “di sintesi” non chimico e non sembri questa nota una nota esclusivamente filologica; mi dovrebbero spiegare gli amici di Green Peace come altro che con sostanze chimiche si possa mantenere la fertilità del suolo; anche l’agricoltura biologica avrà bisogno di trovare nel terreno i nutrienti necessari che sono mi risulta sostanze chimiche; posso condividere, anzi condivido senz’altro  l’idea che saranno esse  sostanze chimiche NON di sintesi, ma eventualmente di riciclo come i fosfati ed i nitrati provenienti dalle acque reflue e che devono essere riciclate con metodi efficienti e non più estratte a milioni di tonnellate dall’atmosfera o dai depositi fosfatici; nei due cicli dell’azoto e del fosforo siamo oggi il player planetario più importante e dominiamo con la nostra produzione di sintesi che non è bilanciata dai processi di riassorbimento il ciclo totale (si veda a questo proposito il mio recente post: https://ilblogdellasci.wordpress.com/2013/04/22/bilanci-di-materia/).

Pensare che si possa nutrire la popolazione mondiale con una agricoltura che non usi sostanze chimiche di alcun tipo è  privo di senso; senza chimica non ci sono le piante, la vita è in fondo una reazione chimica. Anche la necessità di nutrire 7 e più miliardi di persone non puo’ essere affrontata senza almeno riciclare e riusare il fosforo e l’azoto che in qualunque forma avranno raggiunto il suolo e le piante e siano entrati nel nostro cibo. Non sto qui a discutere sul confronto tra agricoltura “chimica” e biologica; le parole sono pietre e sono spesso inesatte; entrambe sono procedure chimiche, solo che la prima usa prodotti di sintesi e non li ricicla, non bilancia il ciclo né del fosforo né dell’azoto, usa quantità strabbocchevoli di energia da fossile: questo è il vero problema attuale, mentre la seconda da qualche parte e in qualche forma dovrà essere in grado non solo di produrre per tutti, ma di chiudere il ciclo di azoto e fosforo. Una agricoltura comunque basata e in grado di nutrire l’umanità dovrebbe in qualche modo far ritornare attivamente nel suolo i materiali che ne sono usciti sotto forma di cibo; il riciclo dei reflui umani ed animali, già auspicato da Liebig, è uno degli strumenti possibili e necessita di ampi investimenti di ricerca e di processo per rendere possibile il recupero di P ed N e dei microelementi, che attualmente i reflui non processati non sono in grado di trattenere o che diventano al limite fanghi pericolosi da discarica.

Ridurre la quota di carne, eliminare o ridurre gli sprechi alimentari, ridurre la quota di energia per la coltivazione e il trasporto del cibo incrementando il consumo di cibo “a chilometri zero” laddove possibile, ridurre fortemente il consumo di acqua minerale in bottiglia, tutte cose perfettamente fattibili senza sconvolgere, ma solo razionalizzando il nostro modo di mangiare, insomma il cibo NON come merce, ma come diritto alla vita, (un miliardo di uomini soffre la fame nonostante la rivoluzione verde!) l’agricoltura mondiale come strumento di giusta remunerazione per  il lavoro dei contadini; ed infine scegliere le tecniche agronomiche più adatte ad una agricoltura rispettosa dell’ambiente  e della biodiversità e che chiuda i cicli che apre.

In questo quadro lo slogan giusto non è quello proposto da Green Peace, che qui vedete;greenpeaceapi

il nostro paese non ha difeso la Chimica, tutt’altro! il nostro paese se ne frega della Chimica, non riesce nemmeno ad insegnarla bene; ma semplicemente il nostro rappresentante si è lasciato convincere dagli argomenti dei produttori di neonicotinoidi, rappresentati in Italia da Agrofarma, argomenti che ho ripetutamente mostrato sono deboli e non convincenti: le prove dei possibili danni alle api ed agli altri insetti impollinatori sono ampiamente supportate dalla letteratura scientifica mondiale nelle condizioni di impiego pratico sul campo per cui il PARZIALE bando dei tre neonicotinoidi proposto da Borg è ben supportato (come sostiene EFSA); nè esistono argomenti di tipo economico, legati alla produzione di mais o altri beni; nel precedente post ho fatto vedere come le riduzioni di produzione sono corrisposte NON alla sospensione italiana dei neonic, come sostenuto da Nomisma in uno studio a pagamento per Agrofarma, ma solo alle condizioni meteo che non sono state favorevoli e che probabilmente corrispondono anche a cambiamenti di tipo climatico che iniziano a farsi sentire sul Mediterraneo.

Condivido piuttosto la vignetta pubblicata su presseurop, opera del vignettista Patrick Chappatte e che ripubblico col permesso dell’editore (http://www.presseurop.eu/fr/content/article/3735871-les-pesticides-interdits-pour-mettre-fin-au-massacre-des-abeilles):

CHAPPATTE-bees_0

Qua al contrario della definizione imprecisa e, mi scusassero gli amici di Green Peace, vagamente demagogica di agricoltura “chimica” si individua il vero problema in campo: la difesa dei profitti dei produttori di neonicotinoidi, che non coincide né con la agricoltura “moderna” né con le necessità italiane di produrre bene e adeguatamente. In francese “faire le beurre”, fare il burro, significa fare quattrini e viene qui ironicamente contrapposto a fare il miele; ecco, noi chimici siamo per fare il miele e non per “fare il burro” o meglio, addirittura poi far fare il burro ad altri. Di burro se ne è fatto a sufficienza in passato, ora basta. Pensiamo alle api. Il peso sulla bilancia non solo ambientale, ma perfino economica, dei servizi resi gratuitamente dagli impollinatori selvatici e addomesticati è  ENORMEMENTE superiore alle perdite dei produttori di burro “neonico”.

Noi chimici siamo per la vita. perchè la vita è la reazione chimica meglio riuscita!

Tonio, le Api e la Chimica.

Moderna favola incompiuta con morale di Emily Dickinson a cura di Claudio Della Volpe

     tonioelachimicaC’era una volta…..Negli ultimi anni si è verificata una moria di api a livello internazionale che è stata chiamata: CCD ossia Colony Collapse Disorder; si tratta di una tragedia per il mondo dell’apistica e di converso per tutti noi dato il ruolo che le api giocano nell’ambiente e nell’agricoltura. E fra l’altro il problema si pone anche per gli altri insetti impollinatori.

Secondo le stime dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (FAO), delle 100 specie di colture che forniscono il 90 % di prodotti alimentari in tutto il mondo, 71 sono impollinate dalle api[1].

Le ragioni di questa moria, che ha un meccanismo complesso, con la scomparsa di interi alveari senza poter trovare una causa chiara e apparente, sono probabilmente multifattoriali, ma certamente vi giocano un ruolo significativo i pesticidi che si usano in agricoltura per il controllo degli insetti nocivi e fra gli altri i moderni neonicotinoidi. Alcuni governi, fra cui il nostro, hanno interrotto l’uso di alcune formulazioni di pesticidi già da qualche tempo. Ho provato a raccontare la storia su La Chimica e l’industria[2], e l’ultima volta ho anche ricevuto una dura rampogna da Agrofarma[3]. Ma stavolta posso dire: ve l’avevo detto!

Il 31 gennaio Tonio Borg, commissario europeo alla salute ha proposto alla commissione europea un bando biennale[4] per l’uso dei tre principali neonicotinoidi: clothianidin, imidacloprid and thiamethoxam: e lo ha fatto sulla base di un documento dell’EFSA, l’European Food Safety Autority, l’equivalente della FDA americana, pubblicato il 16 gennaio[5].

clothianidin imidacloprid thiamethoxam

              clothianidin                        imidacloprid                               thiamethoxam

Cosa dice il documento EFSA? Traduco le conclusioni che si riferiscono ai tre prodotti:

“Esposizione da pollini e nettare. Si considerano accettabili solo usi su colture che non attraggono le api.

Esposizione da polvere. Un rischio alle api da miele è stato indicato o non può venire escluso, con alcune eccezioni, come l’uso su barbabietola da zucchero e piante in serra, e per l’uso di alcuni granuli.

Esposizione da guttazione. L’unico rischio che può essere asseverato è per il mais trattato con il thiamethoxam. In questo caso, gli studi sul campo mostrano un effetto acuto sulle api da miele esposte a questa sostanza attraverso i fluidi di guttazione.”

(NdA la guttazione è l’uscita d’acqua liquida dagli idatodi delle piante)

Sulla base di tre corposi rapporti [7]di circa 60 pagine l’uno e sulla base della richiesta firmata da oltre 80 deputati europei[8] il commissario Tonio Borg, nazionalista maltese, democristiano, contrario all’aborto, ministro dell’interno responsabile di una politica anti-immigrazione che ha destato la reazione vivace della UE che l’ha condannata, che è stato nominato commissario europeo alla salute dopo le dimissioni del precedente commissario maltese con una combattuta votazione, ha proposto la sospensione per due anni dei tre prodotti (anche se con una serie di limitazioni: parte dal 1/7/2013, quindi non vale per la prossima campagna del mais, non vale per i cereali invernali, etc.).

tonioLapalissianamente Borg non è un ambientalista radicale (o come dicono taluni importanti esponenti dell’industria italiana “terrorista ambientale”), non è un comunista sfegatato, non è contrario alle grandi multinazionali.

 Altrettanto lapalissianamente le grandi multinazionali produttrici dei tre pesticidi (Bayer, Basf, Syngenta) sono contrarie alle sue proposte definite “draconiane”; scrive la Bayer sul suo sito[9]:

Bayer CropScience is disappointed with the European Commission’s draconian proposal to suspend all uses of neonicotinoids products in crops attractive to bees for two years. The company believes that the Commission’s overly conservative interpretation of the precautionary principle is a missed opportunity to achieve a fair and proportional solution.

Bayer CropScience shares the concerns surrounding bee health and has been investing heavily in research to minimize the impact of crop protection products on bees and in extensive stewardship measures supporting the responsible and proper use of its products. The company continues to believe in the responsible use of neonicotinoid-containing products which have been used for many years and are vital to European farmers.
Bayer CropScience asks the Member States to adhere to the principles of proportionality when addressing the Commission’s proposal and refer back to solid science before taking any measures. Any disproportionate action would jeopardize the competitiveness of European agriculture and finally lead to higher costs for food, feed, fiber and renewable raw materials and have an enormous economic impact throughout the whole food chain.”

L’invito a rifarsi a “solida scienza” è direi quasi offensivo, come se l’EFSA avesse analizzato dati fasulli; l’EFSA in realtà è stata molto attenta e prudente, ma non ha potuto fare a meno di concludere che certi usi finora autorizzati dei neonicotinoidi come sopra riassunto sono certamente rischiosi, questo è quello che la scienza “solida” puo’ dire. In altri casi l’EFSA non si è pronunciata proprio perchè si basa su studi solidi ed indipendenti. Comunque Bayer non è in grado di rispondere nel merito, questo è evidente.

Scrive Agrofarma in un recente comunicato (16 gennaio 2013)[10]:

 In seguito alla pubblicazione del report EFSA sui rischi teorici per le api derivanti dall’utilizzo di agrofarmaci a base di neonicotinoidi, Agrofarma – Associazione nazionale imprese agrofarmaci che fa parte di Federchimica  – intende precisare quanto segue. Secondo le evidenze emerse dal report, l’uso sicuro dei neonicotinoidi non incide sul declino della popolazione di api. Il corretto utilizzo di questa importante classe di agrofarmaci, infatti, non viene messo in discussione a reali e idonee condizioni di impiego. Teniamo a sottolineare che nella redazione del Report, EFSA ha inoltre riconosciuto un elevato livello di incertezza dato che il processo di valutazione dei rischi per le api è ancora in via di sviluppo; l’Agenzia, del resto, non ha richiesto nessun divieto. Secondo quanto emerso dallo studio COMPASS condotto dall’Humboldt Forum for Food and Agriculture, nel quale si evidenziano i benefici economici, occupazionali e di resa derivati dal corretto utilizzo dei neonicotinoidi, se in agricoltura non fossero più realizzabili i trattamenti in oggetto vi sarebbero, oltre che danni economici per più di 4 miliardi di euro, anche gravi conseguenze sull’occupazione nelle zone rurali dell’UE. Comportando un miglioramento delle rese, l’utilizzo mirato della sostanza garantisce anche una maggiore produzione di materie prime per l’industria alimentare rispondendo al crescente fabbisogno della popolazione. In Italia, ad esempio, come dimostrato da un recente studio Nomisma, la produzione di mais ha subìto un decremento del 19% negli ultimi 5 anni, a fronte di una domanda invece rimasta stabile. Tra le cause di questa perdita vi è l’aggravarsi delle infestazioni di parassiti, tra i quali la diabrotica, oltre ad alcune avversità endemiche come gli elateridi ed i virus, che i coltivatori di mais non possono più contenere efficacemente dopo il divieto temporaneo di utilizzare sementi conciate con neonicotinoidi. La perdita di raccolto si è acuita a partire dal 2009, anno in cui è stato sospeso con decreto l’utilizzo di questi prodotti. La comunità scientifica internazionale conferma che la causa della moria delle api sia un fenomeno estremamente complesso la cui origine è di tipo multifattoriale. Diversi dati rilevati da studi indipendenti hanno infatti dimostrato che la tecnica di concia delle sementi, quando propriamente utilizzata, non nuoce alle api. L’industria degli agrofarmaci ritiene, quindi, che qualsiasi decisione sull’uso degli agrofarmaci debba continuare ad essere basata su solide evidenze scientifiche, tenendo anche in considerazione i vantaggi per gli agricoltori, l’ambiente e la società. Agrofarma continuerà a rendersi disponibile ed aperta al dialogo su questi temi, con le autorità responsabili, con gli apicoltori e con tutti coloro i quali siano interessati a trovare soluzioni efficaci che tutelino gli attori del settore agricolo.

 

Ho riportato il comunicato integralmente perchè possiate meglio apprezzare tutte le sfumature della comunicazione e adesso ve ne commento alcuni punti:

1) Agrofarma parla di rischi “teorici”, quindi rifiuta i risultati sul campo di molti lavori scientifici? ma quali alternative indipendenti propone?

2) Agrofarma dice che “Secondo le evidenze emerse dal report, l’uso sicuro dei neonicotinoidi non incide sul declino della popolazione di api. Il corretto utilizzo di questa importante classe di agrofarmaci, infatti, non viene messo in discussione a reali e idonee condizioni di impiego” e ripete: “la tecnica di concia delle sementi, quando propriamente utilizzata, non nuoce alle api“.

A me sembra che le conclusioni EFSA dicano una cosa diversa; le conclusioni dettagliate per ogni prodotto contengono una serie di tabelle con i vari usi “autorizzati” che si ritiene siano corretti, ovviamente, e per ciascuno di essi si indica se è a rischio o no; non è questione di “correttezza” dell’uso, qualunque uso “autorizzato” del tipo indicato nelle tabelle è “a rischio” e quindi non va bene. Non tutti lo sono, alcuni, come si dice anche nelle conclusioni non lo sono (barbabietola), altri lo sono sempre. Questo è il motivo per cui la UE ha proposto la sospensione biennale.

3) Agrofarma cita altri studi, evidentemente “solide evidenze scientifiche”, ma non ne esplicita nessuno di tipo chimico o biologico, ma solo studi di tipo economico, insomma come la Bayer cerca di fare leva sugli interessi economici degli interessati, vabbè aspetteremo le solide evidenze chimiche e biologiche. Nel frattempo mi sono andato a guardare questi studi economici “solidi”. Anche per questi studi vale il principio che sono da preferire studi indipendenti; gli studi indipendenti sono quelli cui fa riferimento EFSA. Vediamo quelli cui fa riferimento Agrofarma.

a) chi è l’Humboldt Forum for Food and Agriculture? Dal loro sito[11] si traggono due informazioni:

HFFA is an international non-profit think tank and represents a multidisciplinary expert international community, drawn from government, academia, industry and civil society and develops sustainable strategies to meet challenges of global food and agriculture

vabbè e chi li finanzia?

HFFA acknowledges the support of its activities by:

  • BASF SE
  • Bayer CropScience
  • E.ON
  • KWS Seed
  • Nestlé

non commento oltre: questo NON è uno studio indipendente.

b) lo studio Nomisma, riportato in grassetto e considerato evidentemente molto importante; lo studio Nomisma pubblicato nel 2011 è stato fatto su commissione Agrofarma (“Lo studio è stato realizzato da Nomisma per BASF, Bayer CS e Syngenta.“)[12], potrei fermarmi qui, dopo tutto anche questo NON è uno studio indipendente, anche se solo di tipo economico, ma dato che Nomisma ha una grande fama in Italia sono andato a leggerlo; cosa dice? E qua sono rimasto di sasso; si tratta di uno studio econometrico che confronta gli effetti della applicazione dei pesticidi alla produzione del mais e di altre tecnologie, (come la interruzione della monocultura) concludendo che questa scelta sarebbe ferale; ma prima di questo studio econometrico, i cui dettagli non mi azzardo ad analizzare, Nomisma riporta alcuni dati generali che sono alla base dello studio stesso; ora i dati economici dell’agricoltura sono riportati in pompa magna sul sito ISTAT[13] e sono a disposizione del grande pubblico, sono verificabili; bene i dati di partenza di Nomisma sono coincidenti con quelli ISTAT? NO.

Scrive Nomisma, riferendosi al mais: Dal 2005 in poi la coltura è andata incontro ad un ridimensionamento, che si è ulteriormente accentuato nell’ultimo biennio, ed ha portato ad una calo produttivo 2010/2005 del 19%.

Nella tabellina seguente ci sono i dati per la produzione di mais e di mais ceroso (silomais) negli anni 2005 e 2010 in Italia dal sito ISTAT.

mais (granella), Mton mais ceroso (silomais) Mton
2005 10.4 non disponibile
2010 9.79 (-5.9%) 14.09

Ci vedete una riduzione del 19%? Io no, fra l’altro il dato per il mais ceroso non è disponibile all’ISTAT (ma forse è stato elaborato dagli estensori del report Nomisma); allora mi sono cercato i dati per 2006, 2010 e 2011 per il mais ceroso:

2006 14.2
2010 14.09
2011 15.63

Voi ci vedete riduzioni del 19%? Io no.

L’unica riduzione comparabile si trova per la granella di mais ma è meglio guardarsi il trend complessivo per comprendere bene la situazione:

maisgranella

E si vede che le riduzioni forti ci sono state nel 2003, 2009 e prevedibilmente in quest’anno ( idati sono provvisori) ma PER LA SICCITA’: sono stati tre anni molto siccitosi, basta guardarsi i comunicati del CNR sulla siccità primaverile ed estiva[14]: la diabrotica non c’entra nulla o c’entra ben poco. Subito dopo la produzione è ripresa e la tendenza lenta alla riduzione è un comportamento che ha certamente molte cause, è polifattoriale (come la CCD).

Rimango stravolto dal pessimo (a mio modestissimo parere, attendo smentite dagli interessati o dagli autori degli studi) livello della comunicazione usato dalle grandi aziende chimiche: sono uno scienziato e la base del mio giudizio è la riproducibilità dei dati e la loro asseverabilità. Abbiamo bisogno delle indicazioni quasi subliminali di Bayer o delle “solide evidenze” Agrofarma? Giudicate voi.

Come andrà a finire? Non lo sappiamo ancora; vorrei invitare i responsabili europei e quelli delle grandi multinazionali chimiche, specie in Italia, a riflettere sulla semplice verità enunciata dalla grande poetessa americana Emily Dickinson, certamente non esperta di chimica, ma ricca di buon senso e di amore per la Natura, che scriveva molti anni fa:

   

  • To make a prairie it takes a clover and one bee,
  • One clover, and a bee,
  • And revery.
  • The revery alone will do,
  • If bees are few.

 

dickinson    

  • Per fare un prato ci vuole il trifoglio e un’ape,
  • Un solo trifoglio, e un’ape,
  • E fantasia.
  • E solo la fantasia opererà,
  • se di api carenza ci sarà.

 

 

 Nota: la traduzione della poesia è dell’autore.

Riferimenti.

[1] http://www.fao.org/ag/magazine/0512sp1.htm

[2] C&I n. 7-8-9 del 2010 e 1-2011 – gli articoli più vecchi di due anni sono liberi e scaricabili da http://www.soc.chim.it/chimind/catalogo

[3] C&I 4-2012

[4]http://ec.europa.eu/food/animal/liveanimals/bees/docs/honeybee_health_pesticides_statement_en.pdf

[5] http://www.efsa.europa.eu/en/press/news/130116.htm e i 3 documenti ivi citati

[6] http://www.efsa.europa.eu/it/topics/topic/beehealth.htm

[7] scaricabili dal sito EFSA vedi rif. 5

[8]http://www.greens-efa.eu/fileadmin/dam/Documents/Letters/Open%20letter%20to%20Commissioner%20Borg%20on%20Bees%20and%20neonicotinoids%202012.01.30.pdf

[9]http://www.cropscience.bayer.com/en/Media/Press-Releases/2013/Bayer-CropScience-strongly-disagrees-with-proposal-by-EU-Commission.aspx

[10]http://www.federchimica.it/daleggere/ComunicatiStampa.aspx comunicato del 16 gennaio 2103

[11]http://www.hffa.info/index.php/about-us/mission-statement.html

http://www.hffa.info/index.php/about-us/supporterspartners.html

[12]http://www.ambienteterritorio.coldiretti.it/tematiche/Ogm/Documents/Concia%20Mais%20Sintesi%2010.06.2011.pdf

[13]http://agri.istat.it

[14] si veda per esempio: http://www.daringtodo.com/lang/it/2009/06/04/cnr-maggio-2009-da-record-per-siccita-e-caldo/