I due volti dell’innovazione scientifica

Luigi Campanella

In passato alcune discipline scientifiche, prima fra tutte la chimica, hanno esaltato il proprio doppio volto: da un lato la protezione dell’ambiente e della salute dall’altro il superamento delle barriere etiche e l’asservimento alle logiche economiche e d’interesse. Oggi in pochi giorni due importanti scoperte ripropongono questo ambiguo dilemma e lo fanno in una nuova prospettiva, quella multidisciplinare ed interdisciplinare.

La prima notizia riguarda la moda sostenibile: finora se n’era parlato per i materiali tradizionali utilizzati ed i conseguenti scarti delle lavorazioni e per l’adozione di integratori tessili capaci di attribuire al tessuto integrato proprietà nuove di grande interesse della clientela, ad esempio la capacità del tessuto di abbattere la flora microbica. Lega ambiente ha anche prodotto un testo risultato di incontri e di relazioni scientifiche dal titolo molto in linea con il ns tempo :”Moda Sostenibile”. Oggi si parla di eco-chic cioè di tessuti eleganti ottenuti riciclando rifiuti di plastica ripescati dai fondali marini e dai quali nascono materiali per vestiti, borse, scarpe. Tutta l’Europa occidentale è impegnata in questa direzione dall’Inghilterra alla Spagna, dalla Francia all’Italia. Anzi questa volta con una punta di orgoglio possiamo dire che  la Camera della Moda Nazionale con il supporto del MISE ha dedicato un evento alla celebrazione del MADE IN ITALY attraverso il fil rouge dei valori etici e sostenibili, chiamando i grandi stilisti italiani insieme ai brand giovani emergenti a realizzare modelli in grado di esaltare la creatività della scienza nella capacità di riciclare e del design nell’abilità a conferire ai prodotti ottenuti un significato anche artistico, in fondo Arte e Scienza che camminano insieme dimostrando l’inutilità ed il danno della disarticolazione culturale.

Anche in questo caso la chimica ha fornito il suo grande contributo con metodi innovativi e green di recupero e riciclo e con modulazioni intelligenti dei materiali finalizzandoli alle loro specifiche applicazioni. Con il progetto “upcycling the oceans” sono stati riciclate 70 tonn di materiale plastico dimostrando risparmi fino al 60% di acqua ed energia rispetto alla produzione di sintesi. (https://ecoalf.com/us_en/upcycling-the-oceans).In un discorso di croce e delizia dal quale siamo partiti si può dire che l’utilità ed i vantaggi del riciclo, se non adeguatamente integrati con una formazione ed educazione ambientale, che tenga anche conto e sappia valutare i costi energetici aggiuntivi che comporta il riciclo, possono indurre ad una sorta di autoassolvimento rispetto a smaltimenti impropri ed irrispettosi.

La seconda notizia, senz’altro di maggiore impatto , anche etico , capace quindi di focalizzare il contrasto fra quei 2 volti della Scienza a cui prima accennavo, riguarda la correzione genetica apportata ad un embrione umano di poco più di 2 gg, così rendendolo immune al danno che ad esso sarebbe derivato dal difetto, se non corretto.

In passato la stessa esperienza era stata tentata, ma con il risultato che non era stato possibile limitarne gli effetti alla correzione voluta: si  erano registrati effetti secondari con mutazioni genetiche aggiuntive non volute. I nuovi risultati pubblicati su NATURE. I due volti hanno così preso forma in posizioni diverse assunte in sedi diverse, talvolta anche autorevoli. Così alla eliminazione delle malattie genetiche da una parte si è risposto dall’altra con bambini su misura, alla medicina genetica si è risposto con la manipolazione genetica, fino a temere strumenti  che possano divenire armi di distruzione di massa. In effetti il problema era nato alcuni anni fa,quando questa ricerca era stata divulgata:la NAS (National Academy of Sciences  US) sulla base di queste nascenti polemiche aveva dato il via libera alla tecnica purchè utilizzata unicamente per eliminare malattie gravi. Il successo è stato essere riusciti a modificare il Dna di un gran numero  di embrooni fecondati con liquido seminale di uomini portatori del danno genetico specifico che si vuole contrastare. Il gene colpevole è stato colpito e corrette di conseguenza le mutazioni in tutte le cellule dell’embrione, evitando che solo alcune vengano curate, mentre altre restano danneggiate. Per l’esperimento è stata scelta una malattia ereditaria fra oltre 10000 per la quale basta che una sola delle due copie del gene sia mutata perchè la patologia si manifesti. Ogni portatore di questo danno può trasmetterlo ai figli con una probabilità del 50%. Proprio per interrompere questa catena  i ricercatori dell’Oregon Health and Science University, gli autori questa ricerca, hanno utilizzato ovuli sani e spermatozoi portatori della mutazione. La tecnica sembra ancora lontana dall’essere applicata nella pratica clinica, ma sarebbe bene in questa fase di approfondimento di chiarirne gli aspetti etici – si pensi ai riflessi su un tema così discusso come quello del diritto del malato e della salvaguardia della sua libera scelta – possibilmente con disponibilità al confronto ed alla discussione delle correlazioni fra questa tecnica e le ipotesi in sedi diverse formulate di percorso di fecondazione artificiale.

(Correction of a pathogenic gene mutation in human embryos Hong Ma et al. Nature (2017) doi:10.1038/nature23305))