L’esplosivo dei disperati.

di Claudio Della Volpe

Nei recenti attentati di Parigi è stato usato un esplosivo (http://www.internazionale.it/notizie/2015/11/14/il-punto-sugli-attentati-di-parigi) di cui abbiamo già parlato su queste pagine, il perossido di acetone.

(https://ilblogdellasci.wordpress.com/2015/06/24/ve-lhanno-mai-…ete-polisemici/)

L’argomento del post era la polisemia, l’uso di termini del linguaggio comune e scientifico in modo che può causare confusione.

L’uso del perossido di acetone ci dice parecchie cose dell’episodio terribile di Parigi.

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Il perossido di acetone è una sostanza “povera”, si ottiene facendo reagire in ambiente acido due sostanze comuni: acqua ossigenata (concentrata) ed acetone. Si formano cristalli bianchi o incolori con un punto di fusione di 91°C che vengono essiccati. Sono solubili in acetone a 100-120°C.
È un esplosivo quindi che data questa natura “popolare” può essere preparato in laboratori artigianali; essendo anche molto potente presenta però gravissimi inconvenienti che ne impediscono l’impiego pratico salvo che da parte di chi è disposto a rischiare la vita.

Non è il C4 per capirci non è un esplosivo da spie, è un esplosivo da disperati.
Come avvenne nell’episodio che citammo nel post si altera facilmente dopo pochi mesi, anche se conservato in frigo; sublima e si deposita sul coperchio del recipiente che lo contiene, con concreto pericolo di esplosione al momento dell’apertura.

È estremamente sensibile a fiamme e scintille ed anche da elettricità statica. Se il prodotto è libero basta una fiamma per farlo infiammare senza conseguenze; ma se non è libero, ed è sufficiente che sia chiuso in un involucro di stagnola, detona. Per di più si “intasa” da solo così che già una pallina grossa come un pisello (meno di un grammo) detona anche se libera.

Si può quindi considerare sensibile quanto la nitroglicerina.
Se non fosse così sensibile potrebbe essere usato anche come esplosivo primario. L’acqua ossigenata in soluzione superiore al 30% è in genere molto pericolosa e può formare composti esplosivi instabili per contatto con diverse sostanze organiche, come per l’appunto l’acetone o altre.

(http://www.earmi.it/varie/perossido.htm)

Oggi per puro caso a Rovereto, qui vicino a dove scrivo, si sta disinnescando una bomba di aereo di varie tonnellate che giaceva lì da decenni; due esplosivi opposti, uno, istituzionale, usato durante la 2 guerra mondiale, ha aspettato anni per detonare, l’altro invece è detonato tragicamente contribuendo a distruggere 129 giovani vite.

Volenti o nolenti siamo coinvolti tutti; gli esplosivi della disperazione confermano che gli attori di questi drammi sono disperati; casomai disperati delle banlieau, disposti a tutto; ma la Chimica c’entra in tutto questo?

In parte si; non tanto per gli esplosivi, ma perchè la fame di risorse e di energia è quella che scatena le guerre del mediooriente e le tensioni interetniche e interreligiose. Se non ci tireremo fuori dall’uso dei fossili quanto prima queste tensioni non potranno che crescere; se non redistribuiremo le risorse in modo più equo queste tensioni non potranno che crescere.

Non giustifico affatto la violenza dei disperati, ma ricordate solo che i 129 morti di Parigi, sono fratelli dei 3279 morti del 2014 nel Mediterraneo, dei 148 morti dell’Università di Garissa, in Kenia; li ricordate o li avevate già dimenticati?

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Sono fratelli delle migliaia di morti che si avvicendano nei conflitti per risorse, conflitti mascherati da guerre di religione, ma in realtà conflitti di fame, di risorse, di petrolio; siamo ancora in tempo: dobbiamo cambiare la strada della nostra produzione, e redistribuire le risorse in modo equo, solo così potremo evitare che altri disperati ritornino ad usare il perossido di acetone anche nelle strade attorno a casa nostra.

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Ci sono facili scorciatoie basate su iniziative di risposta altrettanto violenta spinte oggi da qualche politico, ma non funzioneranno; ricordate cosa è successo in Afghanistan, in Siria, in Libia? Le guerre non servono a risolvere i problemi generati dalle guerre.

Voi che ne dite?

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