La sorgente “miracolosa” della valle Anzasca

Nota: si ricorda che le opinioni espresse in questo blog non sono da ascrivere alla SCI o alla redazione ma al solo autore del testo.

a cura di Mauro Icardi (siricaro@tiscali.it)

Parlare di acqua è un compito interessante. In qualche caso anche impegnativo. Io che per lavoro mi occupo proprio di trattamento delle acque, da tempo ormai sento dire le cose più diverse. C’è chi non riesce a bere acqua di rubinetto perché sostiene a priori che sia di qualità inferiore a quella in bottiglia.

C’è chi crede che l’acqua naturale in bottiglia sia” l’acqua del sindaco” (cioè quella erogata dalle casette dell’acqua di cui ho scritto sul blog).  Ma una volta anche io sono rimasto piuttosto sbalordito quando mi sono imbattuto in in un’acqua chiamata “dei cani”.  E se anche chi sta leggendo ha avuto la stessa mia reazione, credo sia il caso di spiegare meglio di cosa si tratta.

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Qualche anno fa decisi di festeggiare il compleanno di mia figlia portandola a Macugnaga, località turistica di montagna  che si trova al termine della valle Anzasca in Piemonte. In un bar era distribuito un giornale che si occupava delle iniziative per i turisti, e pubblicava articoli dedicati al territorio ed alla storia locale.  Un articolo titolava “La miracolosa acqua dei cani”.  L’acqua in questione proviene dalla miniera dei cani che si trova nel comune di Vanzone san Carlo, che è distante pochi chilometri da Macugnaga. Per raggiungerla si devono fare circa due ore di cammino a piedi su una mulattiera per arrivare fino a quota 1473 metri. E’ una antica miniera aurifera. L’origine del nome della miniera e dell’acqua della cascata del Crotto Rosso, deriva dal condottiero e mercenario Facino Cane. Nel XV secolo il paese e la zona erano sotto il suo dominio ma in seguito alla ribellione della popolazione le miniere passarono ai Borromeo.

Facino_Cane

Facino Cane

Nelle gallerie della miniere erano, e sono tutt’ora presenti, delle sorgenti di acqua ferruginosa. Da quattro polle color ocra l’acqua si riunisce in una cascata denominata Crotto Rosso. L’acqua dei Cani era conosciuta da secoli, ma risale alla metà dell’Ottocento la prima analisi delle proprietà, tentata dal farmacista e chimico di Domodossola Giovanni Antonio Bianchetti.  Ma l’acqua di questa miniera è ricca anche in Arsenico.  Lo sfruttamento  intensivo della miniera iniziò nel XVII secolo con lo scavo delle prime gallerie che ben presto si estesero per tutta la lunghezza della valle fino a Macugnaga. A metà dell’800 questo complesso minerario venne giudicato uno dei più importanti in Europa, e le miniere acquistate da una società avente sede a Londra la Pestarena Gold Mining Company. Ma nella seconda metà del 900 i filoni si andarono esaurendo, fino a determinare la chiusura della miniera nel 1961.

Miniera caniL’acqua è classificata come “Acqua arsenicale ferruginosa batteriologicamente pura”. Lo sfruttamento dell’acqua per usi termali e terapeutici però, non fu possibile fino all’inizio del novecento, visto che la strada carrozzabile per raggiungere il paese di Vanzone partendo da Piedimulera venne costruita nel 1848, e raggiunse Macugnaga solo nel 1920.  Agli inizi del 900 per interessamento del medico locale dottor Attilio Bianchi si costituì la “Società Anonima Miniere e Acque Arsenicali” (1904) con direttore sanitario lo stesso dott. Bianchi, il quale si mise subito all’opera per far conoscere, analizzare e studiare le acque.  In questo periodo vennero fatti studi idrogeologici, igienico batteriologici e la prima completa analisi chimica risalente al 1905.

L’acqua era commercializzata in particolari bottiglie per cure a domicilio e ricevette premi in diverse esposizioni internazionali. Per effettuare le cure direttamente in valle si utilizzava un albergo di Vanzone (l’Albergo Regina) dove l’acqua veniva portata a spalla dalle miniere, in contenitori di vetro e legno.

bottiglia vanzonisMa allo scoppiare della prima guerra mondiale la società veniva sciolta e la concessione decadeva. E nel 1931 nelle guide turistiche dell’Ossola si poteva leggere che le acque non venivano più utilizzate. Risultava anche difficile il trasporto di queste acque, particolarmente aggressive nei confronti delle condutture metalliche  (il valore di pH oscilla tra 2,4 e 2,5).  Questa particolarità ed altri problemi di carattere economico impedirono di realizzare Il progetto di costruire uno stabilimento termale nel paese di Vanzone e quindi di valorizzarle e sfruttarle meglio. Ma a cosa servono le acque termali ricche di ferro e arsenico?

Questo è quello che scriveva il dottor Bianchi : “La mia casistica comprende anemie essenziali, dell’accrescimento, da metrorragie, da malattie pregresse, da anchilostomasi, amenoree, dismenoree, linfatismo, scrofola, esiti di malaria, catarri gastro-enterici cronici, nervosi, nevrastenie, coree, affezioni cutenee, usando anche applicazioni esterne, tutte seguite da guarigioni ottenute in uno o due mesi”.

In effetti le acque di questo tipo sono usate per  compensare le anemie per carenza di ferro, che rientrando in circolo aiuta la sintesi dell’emoglobina e il metabolismo e stimola in generale l’organismo. Oltre al ferro anche l’arsenico porta benefici sul midollo osseo e quindi su uno dei sistemi biologici decisivi per il benessere.  Ovviamente sono acque che vengono somministrate diluite sia quando sono usate per via orale, sia per inalazione o per balneoterapia. Le diluizioni variano secondo i diversi tipi di assunzione. In genere queste acque si somministrano diluite a cucchiai, o a cucchiaini nel caso di bambini, con dosi crescenti, tre volte al giorno. L’assimilazione, ad esempio del ferro, si dimostrerebbe più efficace di quella con i farmaci.

Ritornando alla storia della sorgente della miniera dei cani, nel 1961 lo stesso anno della chiusura delle miniere viene costituita la società “Terme del Monte Rosa” che si proponeva di rilanciare e valorizzare le acque della miniera. Vengono effettuati nuovi studi idrogeologici e l’acqua ottiene la classificazione definitiva.  Si effettuano anche test su cavie per verificare i danni da arsenico, potenzialmente possibili in un acqua così ricca di questo metallo.

Attualmente le concessioni ministeriali sono in capo al comune di Vanzone San Carlo, e le acque possono essere utilizzate per trattamento di malattie di tipo dermatologico, e per i disturbi della locomozione.  Il piccolo comune di soli 425 abitanti sta tentando di costruire un impianto termale. Quello che è in funzione è un impianto sperimentale che si trova in quella che è stata la casa del dottor Bianchi.

Un sogno che gli abitanti del piccolo comune inseguono da decenni per valorizzare finalmente “l’acqua dei cani”.

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 Un acqua come si è visto particolare, ricca di minerali. Tra cui il ferro e l’arsenico. Quando si nomina il ferro, le reazioni sono normali. Quando si parla di arsenico di solito sono decisamente più allarmate. Ma citando Paracelso, “solo la dose fa il veleno”.

Parlare di questo tipo di acqua,dei metalli che contiene è uno dei tanti modi con cui si può parlare di chimica. Cercando di renderla familiare a chi ancora oggi è diffidente nei confronti della chimica, o ne ha una immagine stereotipata.

Per la storia della sorgente si vedano anche: http://it.wikipedia.org/wiki/Vanzone_con_San_Carlo

http://www.librinlinea.it/titolo/indagini-chimico-fisiche-e-analisi-chim/TO00354928

http://archiviodelverbanocusioossola.com/2014/10/10/quando-a-stresa-si-beveva-lacqua-miracolosa-di-vanzone/

Per gli effetti negativi e positivi dell’arsenico (esigenza dieta fra 12 e 25 microgrammi al giorno, limite nelle acque potabili 10 microgrammi/litro) più in generale si vedano:

http://www.who.int/mediacentre/factsheets/fs372/en/

http://www.ars.usda.gov/Main/docs.htm?docid=10906

Per il ferro (esigenza dieta 8-27 milligrammi al giorno, massimo consentito nelle acque potabili 200 microgrammi/litro):

http://www.who.int/water_sanitation_health/dwq/chemicals/iron.pdf

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