Cromorama

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Mauro Icardi

Il titolo di questo articolo è lo stesso di un libro uscito nella collana Einaudi “Stile libero extra” a Settembre. L’autore, Riccardo Falcinelli è designer e insegnante. In questi giorni è impegnato nella promozione del suo volume, la cui preparazione, a quanto lui stesso ha raccontato in una delle presentazioni radiofoniche, ha richiesto circa dieci anni. In questo periodo ha   raccolto molti appunti e molta documentazione storica, fino alla pubblicazione del libro. Libro che ci racconta di come la storia dei colori, ha finito per modificare il nostro sguardo. Questo articolo non è una recensione del libro, ma un aggancio ai temi che lo scrittore ha sviluppato nel suo libro tratto dalle presentazioni del libro in radio. ) E in queste presentazioni del libro, Falcinelli parla comunque di chimica e di rivoluzione industriale.

 

E lo spunto parte da una considerazione estremamente interessante.

Prima dello sviluppo dell’industria dei coloranti di sintesi non esisteva la tinta unita. Ma “la rivoluzione della chimica permette di avere qualunque oggetto di qualunque colore”.

L’autore intervistato per la rubrica di radio 3 Fahrenheit pronuncia queste parole riferendosi allo sviluppo dell’industria dei coloranti di sintesi.

Premesso che come lui stesso dichiara, il suo libro non vuole essere un saggio ma un racconto di come il colore abbia cambiato il nostro sguardo, ma anche il nostro immaginario, ecco che il legame con la chimica, o meglio con la storia dell’industria chimica è subito trovato.

Riportandoci alla storia dell’anilina , isolata nel XIX secolo e che August Wilhelm von Hofmann riconoscerà e cui darà il nome nel 1855. E solo un anno dopo, nel 1856 l’avvio dell’industria dei coloranti sintetici grazie all’entusiasmo di William Henry Perkin, che tentando ricavare dal catrame i precursori del chinino, fini per ossidare l’anilina ed ottenere il colore “mauve”. La polvere nera ricavata dall’ossidazione dell’anilina si scioglieva in metanolo dando origine ad un colore porpora molto persistente.

Questi episodi sono appunto uno spartiacque. L’industria dei coloranti avrà un enorme sviluppo. Tingere diventerà meno difficile e meno costoso. Non dimentichiamo che i coloranti naturali non sempre potevano essere utilizzati con facilità. Per esempio in Piemonte nel 1789, dati gli alti costi per la tintura delle divise dei soldati, il Governo si rivolse addirittura all’Accademia delle Scienze.

Fu creata una commissione che lavorò per trovare un sostituto dell’indaco che si otteneva dalle foglie di Indigofera Tintoria, pianta di origine Asiatica. Il sostituto venne trovato nella foglia del guado (Isatis tinctoria) che si poteva reperire anche in Piemonte, essendo molto diffusa nelle Alpi Occidentali e in quelle marittime.

Lo sviluppo dell’industria dei coloranti di sintesi modificherà non solo la tecnologia, ma anche il modo in cui noi oggi percepiamo i colori, secondo Falcinelli. Nel passato normalmente ogni colore o pigmento aveva un solo utilizzo. Ad esempio il colore blu ricavato dalla macinazione del lapislazzuli che è il blu degli affreschi della cappella sistina, e di quella degli Scrovegni, poteva essere utilizzato solo per gli affreschi, e non per esempio per tingere tessuti. La versatilità dei coloranti di sintesi che invece possono essere utilizzati per materiali diversi, hanno reso i colori, o meglio l’idea che ne abbiamo ,come svincolata dall’idea della provenienza da un determinato minerale o pianta. Secondo l’autore oggi abbiamo un’idea dei colori come svincolata dalla provenienza da sostanze reali.

A mio parere questo non credo sia del tutto vero per i chimici. Abituati come siamo a pensare in termini di strutture, di sostanze, a cercare di indagare la composizione della materia.

Le tesi di Falcinelli si possono ascoltare in questa conversazione nel programma Fahrenheit.

http://www.radio3.rai.it/dl/portaleRadio/media/ContentItem-97d47773-8f3a-4253-89a7-200f800be993.html

Ci sono moltissimi interessanti spunti. E si parla molto spesso di chimica. D’altronde il legame tra chimica e colori esiste praticamente da sempre. Ognuno di noi ne ha fatto pratica in Laboratorio per esempio nelle titolazioni con gli indicatori, nella colorimetria E quindi Cromorama può trovare posto accanto a libri di divulgazione chimica. Rappresentandone una visione diversa. E decisamente affascinante.

 

L’ora di chimica. 5° edizione del festival dell’innovazione e della scienza a Settimo Torinese.

In evidenza

Mauro Icardi

Con questo accattivante titolo, la città di Settimo Torinese si appresta a dare il via a questa manifestazione, che negli anni passati si è occupata di nuove tecnologie, di spazio ed esplorazione dell’universo, di luce e di robotica. Ma che per l’edizione 2017 ha deciso di dedicare una settimana alla chimica (dal 15 al 22 Ottobre) e a come essa entri giornalmente nella nostra vita quotidiana.

Il tema non è nuovo, ma è particolarmente stimolante che venga affrontato nella città dove ha lavorato Primo Levi per 23 anni. Settimo Torinese ha un legame piuttosto forte con la chimica. In passato nel territorio della città non vi è stata solo la Siva, la fabbrica di vernici di cui Levi fu direttore tecnico e dove lavorò per 23 anni, ma anche la Paramatti che produceva anch’essa vernici, le fabbriche di pneumatici della Ceat e della Pirelli. E poi i centodieci anni di storia storia della Schiapparelli Farmaceutici, fondata nel 1907 e che cambierà varie volte nome e ragione sociale (Farmitalia Carlo Erba, Antibioticos) fino ad essere oggi la Olon Spa.

Proprio in parte dell’area ex Paramatti è sorta la nuova biblioteca multimediale Archimede che è stata inaugurata nel 2010.

Ma i luoghi di questo festival sono diversi, e coinvolgeranno anche Torino ed altri luoghi del suo hinterland, come Moncalieri e Grugliasco.

Il programma di incontri e iniziative e ampio e diversificato. Si parlerà di chimica e del suo ruolo in vari settori. Alimentazione, produzione industriale, elettronica. Questo il programma del festival:

http://www.festivaldellinnovazione.settimo-torinese.it/wp-content/uploads/2017/09/INNOV-2017-Programma.pdf

Si possono soddisfare le più diverse curiosità. Dalla chimica degli alimenti e delle fermentazioni parlando di cioccolato, vermut e spumante e infine il caffè. Che abbiamo anche noi trattato su questo blog, parlando di vino e birra.

La chimica ancestrale che diventa la chimica di oggi, quella che molti non pensano sia così vicina a loro. Basta pensare ai nostri recettori dell’olfatto che percepiscono qualità e identità di molecole volatili e gas presenti nell’aria.

Non mancherà il tema dell’acqua, delle nuove tecnologie per preservarla. Poi la polvere cosmica, l’elettronica.

Degna di nota la mostra dedicata al Primo Levi scrittore di fantascienza. Interessante il collegamento dei temi della fantascienza di Levi con quelli della fantascienza del novecento. Lo scrittore poliedrico e centauro che immaginava le odierne stampanti 3d, quando parlava del duplicatore Mimete. Ingiustamente ritenuti minori i suoi due libri “Storie naturali” e “Vizio di forma”. Avevo auspicato che venisse riscoperto il Levi fantascientifico, e non posso che essere contento di questa scelta.

Molti i laboratori e gli esperimenti scientifici dedicati ai ragazzi della scuole. Non mancheranno gli esperimenti di chimica spettacolare, quella che in molti apprezzano e che riporta alla mente gli spettacoli scientifici che si tenevano nel 700.

Basta osservare questo programma per rendersi conto delle possibilità di didattiche e divulgative, che spazieranno dalla chimica fisica, alla leggi dei gas. Produrre CO2 decomponendo bicarbonato, o studiare i fluidi utilizzando succhi di frutta e di verdura.

Lo scorso anno furono circa 35.000 le presenze per il tema della robotica. Il mio augurio è che quest’anno siano altrettante se non di più. Le note di presentazione lo dicono chiaramente. Invitano a scoprire la bellezza, la magia della chimica. Io ovviamente non posso che essere d’accordo.

In quella città ho vissuto. Sono davvero contento che si sia trasformata in un polo culturale, da città dormitorio come veniva considerata fino a qualche anno fa.

E ovviamente ci tornerò. Sono tanti gli spunti che questo festival offre. E d è un invito che doverosamente estendo ai lettori di questo blog.

 

Chimica in fogna.

In evidenza

Mauro Icardi

La notizia è stata rilanciata dai quotidiani è mi ha ovviamente colpito, visto che lavoro in questo settore.

http://palermo.repubblica.it/cronaca/2017/08/28/news/ragusa_esalazioni_dalla_fognatura_gravi_due_coniugi_in_viaggio_di_nozze-174040427/?ref=search

Notizia che non è nuova se si fanno ricerche in rete, ma che colpisce per le modalità. I gas fognari sarebbero stati respirati nella stanza di un albergo e si sarebbero sprigionati dal condotto fognario sul quale erano stati eseguiti dei lavori.

La prima impressione, molto immediata e superficiale è quella che ovviamente episodi di questo genere non dovrebbero accadere. Ne ho scritto diverse volte, ed è un normale argomento di discussione per me.

Bisogna effettuare investimenti non prorogabili ulteriormente sulle reti fognarie e sul sistema depurativo.

Abbiamo già ricevuto due condanne da parte della corte di giustizia europea e una successiva procedura di infrazione è stata aperta per non aver raggiunto i livelli di qualità di depurazione delle acqua reflue.

http://www.acqua.gov.it/index.php?id=3

Dobbiamo anche ricordare che fognature efficienti servono a contrastare eventuali problemi di malattie ed epidemie. Le tubazioni che allontanano i nostri rifiuti stanno sotto i nostri piedi. Spesso le dimentichiamo, ma sono state un grande progresso, fin dai tempi degli insediamenti di Mohenjo Daro.

Le fognature dei romani, fino alle grandi costruzioni di Londra e Parigi. L’evoluzione e lo sviluppo delle corrette pratiche igieniche passano anche attraverso l’efficienza degli impianti fognari.

Su quanto accaduto a Ragusa è stata aperta un’inchiesta e non vi sono ulteriori notizie. Sembrerebbe che l’albergo sia stato scagionato da responsabilità per quanto accaduto. Io non mi occupo di progettazione e realizzazione di impianti di scarico. Ma so, come probabilmente molte altre persone, che per evitare il ritorno di cattivi odori dall’impianto di scarico delle acque si devono prevedere, oltre alla colonna di scarico delle acque, anche colonne di ventilazione e sifoni che non permettano appunto il ritorno di gas provenienti dalla fogna nei locali di abitazione.

I rischi attribuibili a chi viene in contatto con gas di fognatura, sono quelli di natura biologica che sono relativi all’aerosol batterico che può trascinare virus e batteri, ma che è meno probabile riscontrare se non vi sono situazioni di turbolenza che tipicamente si verificano nelle zone di trattamento, quali vasche di ossidazione o salti d’acqua, e tipicamente negli impianti di depurazione. Ma occorre tenere presente anche il fattore caldo estivo e la situazione di temperatura del condotto fognario

Il possibile sviluppo di idrogeno solforato nei condotti fognari invece è conosciuto e studiato. Soprattutto per gli effetti di corrosione che esercita sui condotti fognari. Studi iniziati fina dal 1895.

https://www.deepdyve.com/lp/elsevier/corrosion-of-concrete-sewers-the-kinetics-of-hydrogen-sulfide-7sO1HhYbz2

L’idrogeno solforato è presente nelle fognature in equilibrio tra la forma indissociata (H2S) e la forma ione idrogenosolfuro (HS-) I due composti sono presenti presenti al 50% a valori di pH prossimi alla neutralità (condizione che normalmente si verifica nell’acqua di fogna).

L’idrogeno solforato è un gas che presenta una moderata solubilità, la quale naturalmente diminuisce al crescere della temperatura. Se quindi viene a verificarsi un abbassamento del pH o un aumento della temperatura, il gas può facilmente sfuggire, dando luogo a vari inconvenienti, dovuti soprattutto al suo cattivo odore e alla sua elevata tossicità.

L’idrogeno solforato ha una soglia di riconoscimento molto bassa, pari a 0,0047 ppm. A questa concentrazione il 50% delle persone riconosce il suo caratteristico odore di uova marce.

Concentrazioni di 10-20 ppm provocano irritazione oculare. Concentrazioni di 320-530 ppm possono provocare edema polmonare con rischio di morte.

Le misure di prevenzione consistono in pulizia meccanica delle condutture, eventuale clorazione o dosaggio di altri battericidi. Secondo il Water Pollution Research Laboratory anche la velocità dell’acqua di fogna gioca un ruolo importante. Non deve possibilmente essere inferiore a 0,75 m/s valore minimo di auto pulitura di una fognatura.

Nella letteratura specifica si trovano anche studi che mettono in relazione la velocità di formazione dell’idrogeno solforato in un’acqua di fogna deossigenata. Lo sviluppo aumenta del 7% per ogni aumento di temperatura di 1° C.

2 Pomeroy, R., and Bowlus, F. D., … Sew. Works Jour., 18, 4, 597(1946)

Ovviamente poi all’interno di una fognatura sono altri i composti maleodoranti che si possono trovare, per esempio i mercaptani. Per quanto riguarda il metano, relativamente a quanto verificatosi a Ragusa, è un’ipotesi che ritengo poco plausibile. Negli articoli relativi alla vicenda si è parlato di lavori eseguiti sulla rete fognaria. Ma il metano si forma in condizioni anaerobiche e quindi si sarebbe eventualmente potuto sviluppare in una sacca riscaldata ed isolata dal resto del condotto. Possibilità che richiama alla mia mente un classico di fantascienza, da me letto e riletto.

Queste le note del retro di copertina: “Nelle fogne di una grande città, per l’incredibile varietà di sostanze che vi confluiscono e l’infinito numero di combinazioni chimiche che ne risultano, può nascere in ogni momento qualsiasi cosa. Qui le fogne sono quelle di Chicago; il momento è alle 0,51 di una notte di settembre; la “cosa” è un grumo gelatinoso non più grande di un granello di sabbia. Un’ora dopo il granello è diventato una massa di un piede quadrato, in un’altra ora, crescendo con progressione geometrica, si espande per i collettori laterali. Alle 7 del mattino, risalendo per le tubature, la sostanza occhieggia dal foro di scarico di innumerevoli lavandini. Alle 7,35 certa Maude Wendell, casalinga, cerca di sturare il suo lavandino col dito…”

Sto parlando, sia ben chiaro di un’opera di fantascienza, una breve digressione.

Tornando in tema, l’episodio di Ragusa merita gli approfondimenti del caso, da parte delle autorità preposte. Deve far riflettere in primo luogo chi come me è impegnato a lavorare in questo settore. Ma più in generale portare l’attenzione sull’importanza di avere reti fognarie e impianti di trattamento dei reflui di qualità adeguata. E di conseguenza effettuare manutenzioni e controlli capillari per garantirne il corretto funzionamento.

 

Siccità e gestione del ciclo idrico.

In evidenza

Mauro Icardi

Non sono ancora noti e definitivi i dati meteorologici dell’estate 2017. Ma dal punto della percezione possiamo certamente dire che il 2017 è stato un anno decisamente deficitario dal punto di vista delle precipitazioni.

Anche nella zona di Varese, da molti ricordata come una zona particolarmente piovosa la siccità sta causando problemi.

Il sito del Centro Geofisico Prealpino di Varese mostra a fine Luglio 2017 un deficit pluviometrico pari a 161,5 mm di pioggia da inizio anno. Tutti i mesi mostrano un deficit di pioggia caduta rispetto alle medie del periodo 1965-2012 ad eccezione del mese di Giugno in cui il saldo diventa positivo, ma con fenomeni di piogge torrenziali che hanno creato non pochi danni e problemi. E risultando in ogni caso il più caldo della media del trentennio 1981-2010.

http://www.astrogeo.va.it/statistiche/statmet.php

La tendenza è quindi quella di siccità prolungate, interrotte da fenomeni di precipitazioni violente e concentrate nel giro di poche ore.

Questo provoca diversi problemi nella gestione di impianti sia di potabilizzazione che di depurazione.

Il primo e più evidente è quello di trasporto di quantità ingenti di sabbie e residui di dilavamento delle aree asfaltate che spesso mettono in sofferenza le sezioni di dissabbiatura. Repentine variazioni di portata portano situazioni di criticità dovute a variazione dei tempi di ritenzione delle varie sezioni, dilavamento per trascinamento e elevato carico idraulico sul comparto di sedimentazione finale.

Situazioni gestibili in maniera più agevole in impianti dotati di vasche di omogeneizzazione.

La situazione inversa si verifica in periodi prolungati di siccità, ed è ormai una situazione abbastanza comune. La portata dei fiumi si riduce notevolmente, e la concentrazione di inquinanti può aumentare sensibilmente. Il tema non è nuovo. Basta vedere questo articolo che risale al 2012.

http://www.ilgiorno.it/monza/cronaca/2012/08/23/761925-siccita_inquinamento_selvaggio.shtml

Questo tipo di situazione e a buon diritto da ascriversi a quella degli inquinanti emergenti.

Gli impianti di depurazione possono scaricare acque perfettamente a norma dal punto di vista delle normative di settore. Ma con un impatto molto elevato sulla qualità ecologica, perché viene a mancare quello che è l’effetto depurativo residuo effettuato dalle comunità ecologiche dei fiumi.

Questa è stata la filosofia costruttiva e progettuale fino ad oggi. Ma gli effetti del cambiamento del clima devono far ripensare la progettazione, ed eventualmente la modifica degli impianti esistenti.

Il progetto Carbosorb che si basa su nanotecnologie è in fase di studio e sviluppo. Occorrerà valutarne le potenzialità applicative reali. In ogni caso i depuratori del futuro dovranno avere una fase di trattamento terziario molto efficiente.

http://cordis.europa.eu/result/rcn/88683_it.html

Si tratterà di combinare trattamenti tradizionali basati sulla depurazione a fanghi attivi, con una fase di trattamento che sfrutterà il fenomeno dell’adsorbimento.

Il termine “siccità” se digitato in questi giorni su un motore di ricerca produce migliaia di risultati, che mostrano una specie di bollettino di guerra. Soprattutto le zone dell’Emilia Romagna ne sono state molto colpite. Ma se si pone attenzione si può notare come molti corsi d’acqua siano in sofferenza, e le immagini in qualche caso lasciano sgomenti. Questa foto è stata scattata da me sul Fiume Tresa, che è emissario del lago di Lugano e si getta poi nel Lago Maggiore. Fiume di lunghezza modesta, solo 13 km.

Ma si nota bene di quanto il livello si sia abbassato rispetto al consueto. Questa parte del fiume è una zona d’invaso della centrale centrale idroelettrica di Creva, che come molte altre è entrata in sofferenza.

Situazione descritta in questo articolo.

http://www.lastampa.it/2017/08/15/scienza/ambiente/inchiesta/lidroelettrico-ai-tempi-della-siccit-W7H8cHvppNPoRb8w2XHf5L/pagina.html

Ma lo stesso giorno della mia gita in bicicletta lungo il Tresa ho potuto scattare un’altra foto che da l’idea di cosa sia la siccità. Scattata a Luino, sponda Lombarda del Lago Maggiore.

Qui occorre guardare la parte più consumata del palo d’ormeggio dove di solito arrivava il livello dell’acqua, e vedere dove invece adesso è il livello del lago, guardando dove l’acqua lo lambisce. Bisogna immaginare questa situazione per tutti i 215,2 km2 del bacino. Qui vi è una situazione complicata anche da una sorta di piccola guerra dell’acqua tra Italia e Canton Ticino sulla regolazione della diga della Miorina a Sesto Calende.

http://www.lastampa.it/2017/08/07/edizioni/verbania/la-pianura-ha-sete-il-lago-maggiore-si-abbassa-di-centimetri-al-giorno-v0tqfVcqakGPIS3F3CNL5K/pagina.html

E credo che le immagini, come gli articoli a corredo non abbiano bisogno di ulteriori commenti. E’ una realtà che dobbiamo affrontare. Coinvolge molti soggetti. Politici, cittadini, gestori del ciclo idrico, agricoltori. Pone a me personalmente molte domande e riflessioni. E la voglia di aumentare il mio impegno quotidiano. Lavorativo e divulgativo.

Vorrei a questo proposito citare quanto scritto dal Professor Camillo Porlezza dell’università di Pisa nella prefazione di un libro sul trattamento delle acque, prefazione dal titolo “Il chimico idrologo e la difesa delle acque”:

Chiudendo questa prefazione introduttiva, ritengo possa riscontrarsi accanto all’interessamento per un problema importantissimo per il pubblico e per i privati, il riconoscimento delle responsabilità che il chimico si assume nel suo contributo di pensiero e di lavoro all’opera di prevenzione e di repressione delle cause di inquinamento, in ciò validamente aiutato dagli esperti negli altri rami della scienza, specialmente nel campo biologico”.

Ultimamente nelle analisi di acque di pozzi di emungimento destinate ad uso potabile mi capita di riscontrare la presenza, quantificabile strumentalmente, di parametri che in passato non riscontravo. Ammonio e manganese in particolare. Non a livelli elevati e molto al di sotto dei limiti di parametro, ma questo mi ha spinto a voler verificare i risultati con metodi diversi per validare e confermare il dato. La premessa non è fatta per vanità, ma per mettere in luce il fatto che sul tema acqua occorre porre molta attenzione anche alle acque di falda, alle loro eventuali vulnerabilità. E il tema si lega alla modifica del regime delle precipitazioni, ai diversi tempi di ricarica di acquiferi e falde freatiche.

Si usa per l’acqua il termine “oro blu” da almeno un ventennio. L’acqua è contesa, per l’acqua si fanno guerre, per l’acqua si può dover emigrare e diventare profughi climatici.

Nel 1976 un film di fantascienza, “L’uomo che cadde sulla terra” racconta l’arrivo sulla terra di un alieno, interpretato da David Bowie, che una volta che è stata scoperta la sua vera identità pronuncia queste parole a chi gli chiede il perché si trovi sulla terra:

Io vengo da un mondo spaventosamente arido. Abbiamo visto alla televisione le immagini del vostro pianeta. E abbiamo visto l’acqua. Infatti il vostro pianeta lo chiamiamo “il pianeta d’acqua”. »

Il nostro pianeta è ancora un pianeta d’acqua. L’acqua ha un suo ciclo. L’acqua si rinnova. Ma qualcosa sta cambiando e sappiamo che la disponibilità di acqua non è uguale per tutti i popoli della terra in ugual misura. Sappiamo che è minacciata da inquinamento diffuso. Non possiamo far finta di niente.

Mi ha molto colpito, e ancora mi ricordo questo episodio, una cosa successa solo un paio di mesi fa. Durante un raduno cicloturistico che si è svolto a Varese ho prestato servizio come volontario per l’accoglienza dei partecipanti. La partenza delle varie escursioni ciclistiche era fissata ai giardini estensi di Varese. Molti partecipanti chiedevano di riempire la borraccia prima della partenza. Per far questo avevano a disposizione i servizi del comune, ed in particolare il lavabo con l’acqua potabile. Quando li indirizzavo a quel lavandino, in molti rifiutavano e partivano con la borraccia vuota. Eppure da quel lavabo sgorga acqua potabile. La stessa che viene fornita a tutta la città di Varese. Incredibile come questa sorta di repulsione emozionale impedisse loro di rifornirsi di acqua.

Vorrei ricordare alcune cose:

2 milioni di bambini muoiono ogni anno per consumo di acqua insalubre e per le cattive condizioni sanitarie,

800 milioni di persone non hanno acqua potabile in casa,

2,3 milioni di persone vivono in paesi a rischio idrico, cioè con una disponibilità di acqua inferiore ai 1700 m3 all’anno.

Un italiano in media consuma 40 litri per fare una doccia, mentre per i 2/3 dell’umanità 40 litri rappresentano il consumo di intere settimane.

Pensiamoci.

I due abiti del chimico.

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Mauro Icardi

Il titolo del post potrebbe far pensare a una novella oppure a un racconto. Invece è una riflessione, una delle tante che faccio, molto spesso quando sono in bicicletta. Perché la bicicletta permette di inseguire i propri pensieri.

Riflettevo su quello che è l’abito mentale di un chimico. Il tratto distintivo che ci contraddistingue come categoria. Certamente siamo curiosi. Pratichiamo la curiosità giusta, quella che ci porta a voler indagare la materia e il mondo che ci circonda. Credo che molti di noi, qualunque sia il settore in cui svolgono il proprio lavoro siano uniti da una specie di filo rosso di esperienze comuni. La prima fra tutte è il laboratorio. Quando mi capita di parlare con colleghi che svolgono lavori molto diversi, dalla ricerca , fino a al lavoro di controllo di qualità che potrebbe sembrare di intollerabilmente routinario (ma posso assicurare che non è vero), provo immediatamente una sorta di familiarità professionale che si percepisce nettamente. E’ molto spesso è legata alle operazioni della chimica del passato. Le tecniche antiche, la gravimetria, la volumetria, l’utilizzo della vetreria che tramanda un fascino antico. Quasi fosse la porta d’ingresso indispensabile per esperienze lavorative e professionali più sofisticate. E molte persone confessano di avere preservato vecchi strumenti di lavoro. Centrifughe manuali e pHmetri analogici, chissà se qualcuno se li ricorda ancora.

Molti di noi non sono stati profeti in patria. Ho scoperto di non essere stato il solo che veniva ignorato, anche in famiglia quando invitava all’uso parsimonioso dei detersivi in casa.

Abbiamo sviluppato negli anni una particolare sensibilità. In particolare alle inesattezze che spesso sentiamo relativamente a semplici concetti di chimica di base. Per radio ho sentito due, presumo giovani conduttrici radiofoniche, meravigliarsi della spiegazione di un’insegnante di chimica che spiegava cos’era in realtà il magico effetto della “miscela pulente” ottenuta mescolando bicarbonato e aceto.

NaHCO3 + CH3COOH → CH3COONa + H2O + CO2(g).

Se provate a digitare sul web la frase “mescolare bicarbonato e aceto” vi assicuro che si aprirà un mondo di cui non si sospetta l’esistenza.

Le conduttrici hanno tirato in ballo anche la serie “Breaking Bad” che ha come protagonista un insegnante di chimica che si trasforma in un produttore di metanfetamina.

Su questa serie tv vorrei tornare con un articolo ad hoc, per fare delle riflessioni. E’ una delle serie tv più innovative e premiate. La chimica è presente, ha un ruolo fondamentale nell’intreccio narrativo ma è una chimica del male. E questo si presta ad interpretazioni errate e fuorvianti. Dimenticando che si tratta di una serie televisiva.

Serie che è stata ed è in qualche modo lo stimolo per approfondire la chimica, o per approcciarvisi.

Questa foto dei due protagonisti, il professor Walter White a sinistra, ed il suo poco brillante ex allievo del liceo Jessie Pinkman rappresenta invece l’abito che molti attribuiscono al chimico tout court.

Non solo al chimico, ma alla chimica stessa. Abbiamo scritto su queste pagine decine di articoli che si ripromettevano di fare chiarezza, e di ristabilire e riabilitare noi ed il nostro mestiere. Uso il termine mestiere che di professione è sinonimo. Ma il vocabolo si è originato dai termini latini “ministerium” e “mysterium”.

Perché penso che mestiere ci rappresenti meglio. Anche se può riferirsi ad attività prevalentemente manuali, ma tutti noi abbiamo dovuto apprendere la giusta manualità in laboratorio. E in fin dei conti la conserviamo come esperienza fondante. Perché questa manualità ci distingue, la portiamo dentro di noi come valore. E sono convinto che sia una cosa che, come molte altre, una volta appresa non si dimentichi più. Anche se non si pratica più il laboratorio. Se ci si ritorna dopo qualche tempo , dopo qualche normale imbarazzo iniziale, si ritrova la capacità di lavorarci senza troppe difficoltà.

Forse l’abito mentale che ci attribuiscono gli altri deriva da un semplice meccanismo. Quello che istintivamente porta a preferire il mito alla realtà. Ma il segreto che non tutti conoscono è un altro. La chimica è quanto di più razionale ci sia. E questo lo si capisce studiandola. O semplicemente apprezzando le capacità che da, magari non subito, ma come ogni altra disciplina con tempo e passione, di sapere osservare e discriminare. Di stabilire per quanto possibile un metodo. Di lavoro o di ricerca. E questo è il suo vero segreto. L’abito migliore da indossare.

 

Overshoot day 2017

In evidenza

Mauro Icardi

Le agenzie di stampa, a partire dall’ANSA stanno rilanciando la notizia: quest’anno l’Overshoot day, cioè il giorno in cui la popolazione mondiale ha consumato tutte le risorse naturali disponibili per il 2017 cadrà il 2 Agosto. Basta fare una ricerca su Internet per accorgersi che lo scorso anno questa data era spostata in avanti di quasi una settimana. Infatti l’Overshoot day del 2016 era l’8 di Agosto. Abbiamo consumato le nostre risorse rinnovabili ancora più velocemente. Questi sono i fatti. La realtà con cui fare i conti.

Questo raffronto di date direi che è più che esauriente. Il calcolo viene fatto e pubblicato annualmente dal Global Footprint Network. Questa associazione sviluppa e promuove strumenti per far progredire la sostenibilità e misurare l’impronta ecologica.

Il Global Footprint Network nonostante tutto è fiducioso. Dobbiamo invertire la rotta e lo stesso presidente del Global Footprint Network Mathis Wackernagel ci invita a farlo. Riducendo per esempio i nostri sprechi alimentari, e le nostre emissioni di CO2.

Io vorrei con questo mio articolo tentare di dare una chiave di lettura meno usuale del solito. Cioè raccontare la mia esperienza personale negli anni. Per far capire che tutto sommato essere attenti, parsimoniosi e accontentarsi, non è poi quella tragedia che molti immaginano. Voglio precisare che la mia esperienza non si basa solo su esperienze dirette, ma negli anni si è nutrita di molte letture. Alcune più rigorose, altre di buona letteratura, altre di letteratura considerata minore. Ma tutto questo ha contribuito a formare la mia base per affrontare questi temi. E per cercare di spiegare come si possa essere sereni, se qualcuno ritiene esagerato parlare di felicità. Essere equilibrati e consapevoli. Forse parto avvantaggiato, ma proviamo a vedere come stanno le cose. Il 1962 il mio anno di nascita, è quello migliore per l’economia italiana nei 150 anni di storia. Quello in cui l’incremento del PIL rispetto all’anno precedente assume un valore stratosferico: 8,6%. Ma solo dieci anni dopo le cose sono già cambiate, il boom economico è un ricordo, si è già parlato di congiuntura. E io ascolto mio padre, che alla mia stessa età età viveva in pieno gli anni della guerra e mi racconta quello che tutti hanno raccontato. Guerra, fame ,privazioni. Due fratelli che ritorneranno dalla guerra dopo aver provato cosa sia la prigionia in Germania.

Io alla sua età posso definirmi nato nella bambagia come spesso scherzosamente mi diceva. E un giorno prima del mio decimo compleanno, già accanito divoratore di pagine stampate leggo sul giornale questa notizia.

http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/mod,libera/action,viewer/Itemid,3/page,13/articleid,0142_01_1972_0053_0013_4919192/

A nove anni certamente capisco poco. Forse leggo senza capire troppo bene. Eppure solo un anno dopo è il periodo dell’austerity e delle auto ferme nei garage o per strada. A undici anni nella memoria quel periodo rimane impresso. Forse soltanto perché mi permette di girare libero in strada senza rischi, in bicicletta.

Forse a questi due episodi io devo la mia formazione personale, una sorta di capacità di adattamento innata. Forse una specie di caso o di fortuna.

Io non ho la pretesa di scrivere una recensione su “I limiti dello sviluppo”. Ho avuto la fortuna di conoscere nel tempo persone che lo hanno fatto in maniera rigorosa, e molto meglio di quanto potrei mai fare io.

Ma quanto visto allora è ovvio abbia lasciato un ricordo molto vivo.

L’austerity non durò molto. Iniziò il 2 Dicembre del 1973 e già nell’Aprile del 1974 le misure si allentarono. E tutti dimenticarono presto. Come sempre succede. Eppure in quel periodo vennero tirate fuori le biciclette dalle cantine, si tornarono a seguire i vecchi consigli delle nonne. Si rammendarono le calze. Mi sentii spesso dire di non sciupare il cibo, perché secondo i miei genitori e alcuni amici “nemmeno in casa Agnelli il cibo si spreca”. Forse tutto questo può apparire ingenuo. O banale. Io invece ho un’opinione diversa. Mi rendo conto che per portare indietro la data dell’overshoot day ci vorrebbero molte cose concomitanti. Il ritorno della politica vera, della polis greca. La liberazione non facile dalle lusinghe del consumismo esasperato. Il ritrovare il senso della condivisione. Scoprire che (e quante volte lo abbiamo sentito dire) che non sempre di più sia sinonimo di meglio. A volte non è facile ma le riflessioni che ho fatto in libertà valgono anche oggi, anche adesso. E’ come vincere una sorta di inerzia. Fare il primo passo, poi ci si accorge che non è poi una cosa così impossibile. La premessa è stata lunga. Forse noiosa. Ma se davvero ci riflettiamo ci dovremmo accorgere che non possiamo pensare di saccheggiare la dispensa planetaria e avere la pancia piena. E’ saggezza popolare tutto sommato. Mentre sto scrivendo ho sottomano un libro di testo del biennio delle superiori.  Titolo “Piante animali e microbi” edizione Minerva Italica. E’ un testo di scienze naturali. Utilizzato alla fine degli anni 70. L’edizione che ho è una ristampa del 1976.

Al capitolo 25 (Proteggere la natura prima che sia troppo tardi) si trovano tredici regole di comportamento.

E’ interessante riportare almeno alcuni punti

1 Rifiutate quando è possibile i sacchetti di plastica dei negozi e dei supermercati. Se c’è possibilità di scelta preferite i sacchetti di carta.

2 Massima parsimonia nell’uso dei detersivi anche se sulla scatola c’è scritto biodegradabile.

3 Non usate apparecchi elettrici inutili (per esempio apriscatole o lucidascarpe) per lavori che potete benissimo fare a mano).

5 Usate il portacenere della vostra macchina anziché buttare i mozziconi fuori dal finestrino. Non fumate nei boschi.

6 Non circolate in auto nel centro della vostra città. Usate i mezzi pubblici o meglio ancora i vostri piedi.

Pensiamoci un poco. Un libro scolastico che già riportava queste elementari regole di comportamento e di educazione ambientale. Nel 1976. E se vado a cercare nella mia libreria, a parte i testi fondamentali quali le tre versioni dei limiti dello sviluppo (“I limiti dello sviluppo” “Oltre i limiti dello sviluppo”, “I nuovi limiti dello sviluppo”) trovo continuamente libri diversissimi che mettevano in guardia su questi problemi. Da un vecchi libro di cosmologia “Alba cosmica” fino ad una antologia di fantascienza sociologica curata da Fruttero & Lucentini “Il dio del 36° piano”. O ad uno dei meno conosciuti libri di Primo Levi “Vizio di forma”.

Siamo nel 2017, le cronache ci mostrano l’Italia piegata da incendi e siccità. Io credo che sia ora di fare lo sforzo che abbiamo sempre rifiutato di fare. Qualcuno leggendo questo articolo potrà forse trovarlo patetico. Ma sono qui a scrivere. Mia figlia è vicino a me. La guardo e sento che questo impegno mio personale, piccolo e forse insignificante, l’uso della bici, fare l’orto, avere isolato la casa in attesa dei pannelli solari mentre ho scelto un fornitore che usa il più possibile energia rinnovabile, il bere acqua di rubinetto (sarebbe il colmo non lo facessi…) sono una cosa che le devo. Il mio cammino continua. E voglio farlo coinvolgendola nei miei piccoli passi.. Perché anche io, come tanti è come se avessi acceso un debito che sarà lei a dover pagare al posto mio. E so che non è giusto. Il cammino cerchiamo di farlo insieme.

Mi sono chiesto molte volte, e ancora mi chiedo cosa possa ancora fare. Seguire questa strada. Non vedo altre soluzioni. Non ho voluto, come ho premesso dare all’articolo un taglio tecnico. Mi sarebbe sembrato di scrivere qualcosa che non esprimeva il pathos che sento e provo per questi temi.

L’augurio è che il prossimo anno l’overshoot day si sposti. Anche impercettibilmente. Anche solo di mezza giornata. Ma in avanti.

http://www.overshootday.org/

Una ultima osservazione: non siamo tutti uguali in questo sovraconsumo, in questa violazione dei limiti fisici del pianeta. Mi riferisco alla disomogenea  partecipazione a questo furto da parte delle varie società e dei vari Paesi: arriverei a dire, qualcuno storcerà la bocca, che se il furto avvenisse alla Robin Hood lo accetterei di più perchè finalizzato a promuovere le economie deboli rendendole più autonome e dignitose.L’impronta ecologica cosi diversa dall’8 degli USA al 4-6 europeo fino ai decimali di molti paesi africani ci fa comprendere in termini quantitativi queste differenti situazioni. Allora credo che accanto all’impegno a spostare in avanti nell’anno l’overshoot day ce ne vorrebbe un altro verso una società internazionale più equilibrata.

Invito all’educazione idrica.

In evidenza

Mauro Icardi

L’approssimarsi dell’estate si può ormai riconoscere da due fenomeni ricorrenti. Il primo sono gli incendi boschivi. Piaga che sembra quasi da considerarsi come una maledizione, ma dipende invece da un disinteresse per il rispetto ambientale. E anche da disturbi comportamentali. Il piromane è attirato dagli effetti del fuoco, e può appiccarli per vandalismo, profitto personale o vendetta. Non sono né psicologo ne psicoterapeuta. Tocca a loro studiare il problema.

Il secondo fenomeno che si sta invece verificando negli ultimi anni, e con un peggioramento significativo è quello dei fenomeni ricorrenti di siccità. Il modificarsi del regime delle piogge, i sempre più evidenti fenomeni estremi sia di siccità prolungate che di scarso innevamento invernale si ripercuotono in maniera evidente nel comparto delle gestione del ciclo idrico integrato.

Già nel 2011 l’organizzazione mondiale della sanità si è preoccupata di emanare linee guida per la fornitura idrica ed il trattamento di potabilizzazione durante il verificarsi di eventi meteorologici estremi.

(WHO Guidance in water supply and sanitation in extreme weather events).

Eventi di questo genere mettono sotto pressione le strutture di distribuzione e di depurazione. Quindi occorre dotare le aziende di efficaci piani di intervento. Allo stesso tempo, ad eventi violenti e concentrati di precipitazioni piovose fanno spesso seguito periodi piuttosto lunghi di assenza di precipitazioni. Quindi occorre predisporre usi razionali dell’acqua. E questo non deve essere impegno solo delle aziende fornitrici, ma dovrebbe esserlo di ogni singolo utente. Per quanto attiene al settore depurativo che patisce maggiormente le repentine variazioni dei flussi idraulici vale comunque l’invito a non gettare nei wc materiali estranei e non biodegradabili. Questa è una regola ancora troppo spesso sottovalutata. Interventi straordinari di manutenzione e di pulizia sono necessari per liberare le sezioni di trattamento da materiali estranei che oltrepassano la sezione di grigliatura. Spesso il trattamento di depurazione è conosciuto da non molte persone. Questo è un invito a non buttare tutto giù nl wc alla rinfusa.

Per quanto riguarda invece l’acqua potabile l’invito è sempre quello di risparmiarla e di non sprecarla. Destinandola agli usi principali, cioè per bere e cucinare, e per l’igiene personale.

In questo grafico viene suggerito come l’acqua piovana possa sostituire quella potabile per utilizzi diversi. Ma non solo l’acqua potabile, anche l’acqua depurata potrebbe avere utilizzi diversi, primo fra tutti quello irriguo. Non sono pochi gli ostacoli di carattere più burocratico che tecnico. Ma occorre essere molto attenti, e rendersi conto che dovremmo inserire tra le materie di studio anche quella dell’educazione idrica. Educarci a risparmiare e rispettare l’acqua. Da subito. Da ora. Vincendo inutili resistenze, rinunciando alla piscina gonfiabile in giardino, e del rito settimanale di lavaggio dell’auto.

Non è a mio parere una regressione, bensì il primo passo dell’educazione idrica . Fondamentale e indispensabile.

(Cogliamo l’occasione per ricordare il nostro collega di Unife Francesco Dondi che anche su questi temi ha speso la sua vita accademica; Francesco continuiamo la tua attività).