Piccola lezione sui fanghi di depurazione. 2. I controlli. Parte prima

Mauro Icardi

(la prima parte di questo post è qui)

Nella normativa relativa alla depurazione delle acque di scarico non è previsto l’obbligo di verificare le caratteristiche dei fanghi di depurazione, così come è invece previsto per la linea di trattamento delle acque reflue. Ma considerato che i fanghi sono prodotti proprio dal trattamento depurativo delle acque, terminati i processi di trattamento, quali ad esempio l’ispessimento, la digestione anaerobica, e la disidratazione, i fanghi che devono essere smaltiti diventano rifiuti speciali, identificati dai codici CER 190804 o 190805. In questo caso sono soggetti a controlli e adempimenti relativi alla gestione dei rifiuti, e quindi vengono verificate le concentrazioni limite degli inquinanti presenti che sono stati eliminati dall’acqua reflua depurata, prima di identificare la destinazione di smaltimento o di recupero. Le principali destinazioni dei fanghi possono essere per lo smaltimento la discarica o l’incenerimento, e nel caso del recupero principalmente il riutilizzo agricolo, che nell’ultimo periodo è stato molto criticato, sollevando dubbi nella pubblica opinione, ma anche problemi di gestione degli stessi fanghi. Vediamo quali sono i principali controlli che si possono effettuare sui fanghi, nelle varie fasi di trattamento.

Per effettuare una corretta gestione del processo depurativo si stabiliscono normalmente dei work planning aziendali, per determinare diversi parametri utili al controllo di processo in vasca di ossidazione. I principali controlli possono richiedere la verifica di parametri di tipo chimico, biologico, e tecnologico. Non è poi da trascurare l’osservazione diretta del comparto di ossidazione biologica. A volte, soprattutto dopo molti anni di lavoro, si riescono a identificare con il semplice colpo d’occhio eventuali disfunzioni del processo depurativo.

Una delle operazione più semplici da effettuarsi è quella della registrazione del valore della sedimentazione dei fanghi in cono Imhoff.

Il cono di Imhoff è un recipiente di vetro o materiale plastico a forma di cono, sorretto da un apposito sostegno. Il volume del cono di Imhoff è 1 litro, e la graduazione parte, e quindi ha lo zero, in corrispondenza del vertice del cono, e poi, procede verso l’alto. Con questa apparecchiatura molto semplice, si può verificare la tendenza alla sedimentazione di un fango prelevato nella fase di ossidazione, oppure di ricircolo di un impianto di depurazione biologica.

Nell’immagine si può vedere a sinistra un fango con buona tendenza alla sedimentazione, e con una divisione marcata dell’interfaccia fango/acqua chiarificata. Mentre a destra si vede un fango con caratteristiche piuttosto problematiche, e con una scarsa tendenza alla sedimentazione.

Praticamente il cono di Imhoff riproduce le condizioni di sedimentazione che si verificheranno poi nel sedimentatore dell’impianto di depurazione.

Associata a queste verifiche visuali, vi è la determinazione dell’indice di volume del fango sludge volume index, abbreviato in SVI. Per determinare questo parametro, si rileva semplicemente il volume di fango letto sulla scala graduata del cono Imhoff dopo 30 minuti di sedimentazione, e lo si divide per la concentrazione di fango espressa in g/lt ottenuta dopo filtrazione su carta da filtro e successiva evaporazione dell’acqua in stufa alla temperatura di 105° C. (SVI=volume del fango sedimentato [ml/l] / quantità di solidi sospesi [mg/l]).

Si ritiene che un fango abbia buone caratteristiche di sedimentabilità se ha uno SVI non superiore a 250 ml/lt.

Viene determinata poi anche la percentuale di sostanza organica volatile indicata come tenore delle materie secche volatili ; rappresenta la porzione di sostanza secca che viene eliminata per calcinazione alla temperatura di 550 °C e viene normalmente espressa come percentuale di materiale volatile sulla totalità del contenuto di sostanza secca.

La determinazione si effettua ponendo il filtro in un crogiolo di porcellana, e poi in forno elettrico a muffola.

Il valore del contenuto di sostanza secca del fango varia con il tipo di fango considerato: fango derivante dalla sedimentazione primaria, fango contenuto nella vasca di aerazione, fango del sedimentatore secondario, fango misto, fango parzialmente o totalmente mineralizzato, fango parzialmente ispessito ecc. In ogni caso tuttavia questo valore risulta molto basso, inferiore al 5% e in molti casi inferiore al 3%.

Altro controllo che si esegue è quello dell’analisi microscopica del fango attivo. Il processo a fanghi attivi ha lo scopo di raggiungere la massima riduzione di BOD e di nutrienti dai liquami trattati, con la minima produzione di fanghi biologici. I protisti sono importanti costituenti delle comunità implicate nella rimozione di sostanza organica biodegradabile e di batteri dispersi nella miscela aerata in questo tipo di processo di trattamento dei liquami. I trattamenti biologici, infatti, si basano sul processo di autodepurazione tipico dei corsi d’acqua quale risultato dell’attività delle comunità microbiche.

L’osservazione microscopica del fango di depurazione può dare importanti informazioni sull’equilibrio tra decompositori (batteri, funghi) che ricavano l’energia per il loro sviluppo dalla sostanza organica disciolta nel liquame, e consumatori (flagellati eterotrofici, ciliati, rizopodi, e piccoli metazoi) che predano i batteri dispersi e altri organismi.

I protozoi ciliati sono molto numerosi in tutti i tipi di processi di trattamento aerobico dei liquami, e la loro presenza diffusa è indice di un buon funzionamento della fase ossidazione biologica.

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