Qualche riflessione su G20 e COP26.

Luigi Campanella, già Presidente SCI

Il G20 si è concluso, Cop26 è in corso ma gli stimoli sono già tanti. A parte gli aspetti più critici rappresentati dalla perdurante crescita delle emissioni con un incremento dal 2010 al 2030 di circa il 16% con.un innalzamento previsto di 2,7 gradi della temperatura a fine secolo e dal mancato accordo sulle scadenze degli impegni futuri (2050 o 2060?) altri mi premono sul cuore, oltre che sulla mente.

Il primo riguarda-come spesso accade-la divaricazione fra dire e fare,fra impegni presi ed iniziative che poi vengono attuate. Il primo combustibile per capacità di produzione di CO2 è certamente il carbone. Eppure, mentre si combatte contro i cambiamento climatici, i colossi mondiali del carbone secondo gli ultimi dati disponibili hanno venduto oggi-ed a caro.prezzo- tutte le loro estrazioni previste nel 2022 e gran parte di quelle possibili nel 2023 e fra i Paesi che hanno comprato non si trovano solo quelli attesi in questo elenco, come Cina ed India che non hanno nessuna intenzione di abbandonare le loro miniere, ma anche Stati Uniti e Regno Unito. Addirittura ho letto che il parlamento inglese ha di recente discusso circa la possibilità di riaprire le vecchie ciminiere in disuso della miniera a carbone di Whitehaven che dovrebbe diventare uno dei serbatoi inglesi di energia del Nord Ovest. Stesso discorso in Germania dove un piccolo villaggio di minatori intorno alla miniera a carbone di Garzweiler a Luetzerah dovrebbe scomparire per allargare il campo di estrazione della vecchia miniera.

Su questo punto un elemento di consolazione deriva dal fatto che per la prima volta negli incontri internazionali è stato posto il problema del prezzo del carbone, gia presente in UE, ma non al di fuori ed e stato stabilito l’impegno a non finanziare nuovi centrali a carbone.

Un secondo elemento di riflessione deriva dal continuo ripetuto riferimento all’ innovazione tecnologica come strumento contro i cambiamenti climatici, senza verificare quanto si è fatto e quanto in più si potrebbe fare a tecnologie esistenti.

Un terzo punto riguarda il rapporto fra pubblico e privato: dinnanzi ad emergenze planetarie la collaborazione fra i due settori sembra logica,ma a parità di scelte e di interessi, parità che purtroppo è ben lungi da esserci come alcune iniziative, vedi le trivellazioni nel Mediterraneo e le scelte in favore del petrolio, anche in casa nostra ed in Europa, dimostrano.

C’è poi l’impegno in favore della messa a terreno di 1000 miliardi di nuovi alberi capaci di assorbire in un anno da 20 a 50 mila miliardi di kg di CO2 per anno,senza però alcun impegno sulla manutenzione di questi alberi e su reti di monitoraggio del suolo quando recenti ricerche hanno dimostrato che la quantità di CO2 assorbita da un albero cresce molto più che linearmente con la crescita dell’albero stesso e che fra quantità di acqua disponibile e potenziale idrico le differenze si fanno sempre più rilevanti proprio in relazione ai cambiamenti climatici.

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