Interferenti endocrini: possibili interventi tecnologici per la rimozione

Nota: si ricorda che le opinioni espresse in questo blog non sono da ascrivere alla SCI o alla redazione ma al solo autore del testo

a cura di Mauro Icardi

Gli interferenti endocrini sono sostanze organiche generalmente ma non necessariamente di sintesi, che quando vengono introdotte nel nostro organismo possono comportarsi come ormoni endocrini, oppure possono bloccare una attività ormonale endocrina.

Da molti anni sono entrate nel novero degli inquinanti emergenti. Tra le sostanze di cui è riconosciuta l’azione di interferente endocrino possiamo trovare dietilstilberolo (DES), le diossine, i policlorobifenili, il DDT, e almeno due composti conosciuti anche al pubblico generico quali l’atrazina e l’arsenico.

atrazina

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E’ notizia recente il rilevamento di un metabolita dell’atrazina nella zona di Pordenone.

http://messaggeroveneto.gelocal.it/pordenone/cronaca/2016/06/29/news/acqua-allarme-atrazina-superati-i-limiti-di-legge-1.13741280

Il DL 31 del 2 Febbraio 2001 e le sue successive modifiche all’art 4 prevede che “Le acque destinate al consumo umano non debbono contenere altre sostanze in quantità o concentrazioni tali da rappresentare un potenziale pericolo per la salute umana”

Il problema della diffusione di questi inquinanti si può verificare per il non perfetto grado di depurazione delle acque reflue se successivamente queste vengono riutilizzate per pratiche irrigue.

Una concentrazione di atrazina di soli 0,1 ppb (valore trenta volte più basso di quello consentito da EPA nelle acque destinate al consumo umano) ha mostrato influenze negative nelle caratteristiche sessuali degli anfibi, che rappresentano dei veri e propri marcatori biologici visto che hanno decisamente sensibilità a queste situazioni di inquinamento ambientale diffuso.

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Tra gli altri interferenti endocrini possiamo citare gli alchilfenoli. Nel 2001 vennero eseguiti campionamenti dall’istituto Mario Negri di Milano, ed in particolare da Simona Tavazzani che effettuò la messa a punto di metodi in GC-MS . I campioni di acque superficiali vennero prelevati sul fiume Lanza a monte e a valle del piccolo depuratore consortile di Cantello (è uno degli impianti che è gestito dalla società per la quale lavoro e che conosco molto bene visto che mi occupo delle analisi e della gestione impiantistica.)

Il fiume Lanza è anche sede di un parco sovra comunale ed è una zona ricca di fauna e molto bella dal punto di vista paesaggistico.

Tra i prelievi a monte dell’impianto e quelli a valle non si riscontrarono variazioni significative. Le concentrazioni risultarono però molto basse sia sui campioni di acque superficiali, che su quelli biologici (bile e fegato di pesce) cioè con concentrazioni dell’ordine dei ng/l e ng/g rispettivamente.

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Questi composti però transitavano sostanzialmente inalterati attraverso il normale processo di depurazione a fanghi attivi. Tengo a precisare che questo impianto funziona molto bene sui normali inquinanti tanto che lo definisco da sempre l’impianto con il fango biologico didattico, cioè quello molto bilanciato e con forte compattezza del fiocco. Quello che mostro al microscopio agli studenti.

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(Fotografia fango Cantello 400 x c.f)

Gli interventi tecnologici per risolvere ed abbattere correttamente composti di questo genere sono possibili. Nei paesi aridi ma dotati di sufficiente capacità tecnologica, ma anche ovviamente in Italia.

Nelle acque reflue destinate a riutilizzo o riuso si possono utilizzare trattamenti combinati nei quali si fa uso di membrane di microfiltrazione ed ultrafiltrazione e passaggio di affinamento su strati di PAC (Policloruro di alluminio.) In seguito si possono effettuare trattamenti di coagulazione e di scambio ionico.

Stadi di trattamento che utilizzano queste sequenze le tracce di interferenti endocrini quali prodotti farmaceutici e prodotti agrochimici.

Trattamenti che usino osmosi inversa e nano filtrazione sono più avanzati (ma anche più costosi).

Se si opera con trattamenti tradizionali come la coagulazione con cloruro ferrico la rimozione di questi composti è bassa (circa il 10%). Il carbone attivo ottiene rendimenti di rimozione di circa il 90%.

Le tecniche di depurazione su membrana (per esempio MBR membrane bio reactror) sono efficienti e possono conseguire rimozioni dell’ordine del 75-90%. Il problema è una riduzione del rendimento nel tempo che necessitano di frequenti operazioni di manutenzione e lavaggio delle membrane.

Occorre prestare attenzione anche al rilascio di questi composti nel tempo da parte di resine scambiatrici e membrane che hanno tendenza ad adsorbire sostanze polari quali gli interferenti endocrini di natura organica.

Esistono le tecnologie appropriate e le soluzioni. Occorre modificare molti dei processi di depurazione e di potabilizzazione classici. Occorre prima di ogni altra cosa la consapevolezza del problema degli interferenti endocrini (ma più in generale della diffusione degli inquinanti emergenti).

Come sempre suggerisco sinergie tra varie discipline (chimica in primis, ma anche ingegneria ambientale e biologia). Investimenti mirati su reti e strutture. E come sempre informazione corretta e continua e comprensibile.

Non solo per i cittadini ma anche per gli addetti ai lavori.

 

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