Siccità e gestione del ciclo idrico.

Mauro Icardi

Non sono ancora noti e definitivi i dati meteorologici dell’estate 2017. Ma dal punto della percezione possiamo certamente dire che il 2017 è stato un anno decisamente deficitario dal punto di vista delle precipitazioni.

Anche nella zona di Varese, da molti ricordata come una zona particolarmente piovosa la siccità sta causando problemi.

Il sito del Centro Geofisico Prealpino di Varese mostra a fine Luglio 2017 un deficit pluviometrico pari a 161,5 mm di pioggia da inizio anno. Tutti i mesi mostrano un deficit di pioggia caduta rispetto alle medie del periodo 1965-2012 ad eccezione del mese di Giugno in cui il saldo diventa positivo, ma con fenomeni di piogge torrenziali che hanno creato non pochi danni e problemi. E risultando in ogni caso il più caldo della media del trentennio 1981-2010.

http://www.astrogeo.va.it/statistiche/statmet.php

La tendenza è quindi quella di siccità prolungate, interrotte da fenomeni di precipitazioni violente e concentrate nel giro di poche ore.

Questo provoca diversi problemi nella gestione di impianti sia di potabilizzazione che di depurazione.

Il primo e più evidente è quello di trasporto di quantità ingenti di sabbie e residui di dilavamento delle aree asfaltate che spesso mettono in sofferenza le sezioni di dissabbiatura. Repentine variazioni di portata portano situazioni di criticità dovute a variazione dei tempi di ritenzione delle varie sezioni, dilavamento per trascinamento e elevato carico idraulico sul comparto di sedimentazione finale.

Situazioni gestibili in maniera più agevole in impianti dotati di vasche di omogeneizzazione.

La situazione inversa si verifica in periodi prolungati di siccità, ed è ormai una situazione abbastanza comune. La portata dei fiumi si riduce notevolmente, e la concentrazione di inquinanti può aumentare sensibilmente. Il tema non è nuovo. Basta vedere questo articolo che risale al 2012.

http://www.ilgiorno.it/monza/cronaca/2012/08/23/761925-siccita_inquinamento_selvaggio.shtml

Questo tipo di situazione e a buon diritto da ascriversi a quella degli inquinanti emergenti.

Gli impianti di depurazione possono scaricare acque perfettamente a norma dal punto di vista delle normative di settore. Ma con un impatto molto elevato sulla qualità ecologica, perché viene a mancare quello che è l’effetto depurativo residuo effettuato dalle comunità ecologiche dei fiumi.

Questa è stata la filosofia costruttiva e progettuale fino ad oggi. Ma gli effetti del cambiamento del clima devono far ripensare la progettazione, ed eventualmente la modifica degli impianti esistenti.

Il progetto Carbosorb che si basa su nanotecnologie è in fase di studio e sviluppo. Occorrerà valutarne le potenzialità applicative reali. In ogni caso i depuratori del futuro dovranno avere una fase di trattamento terziario molto efficiente.

http://cordis.europa.eu/result/rcn/88683_it.html

Si tratterà di combinare trattamenti tradizionali basati sulla depurazione a fanghi attivi, con una fase di trattamento che sfrutterà il fenomeno dell’adsorbimento.

Il termine “siccità” se digitato in questi giorni su un motore di ricerca produce migliaia di risultati, che mostrano una specie di bollettino di guerra. Soprattutto le zone dell’Emilia Romagna ne sono state molto colpite. Ma se si pone attenzione si può notare come molti corsi d’acqua siano in sofferenza, e le immagini in qualche caso lasciano sgomenti. Questa foto è stata scattata da me sul Fiume Tresa, che è emissario del lago di Lugano e si getta poi nel Lago Maggiore. Fiume di lunghezza modesta, solo 13 km.

Ma si nota bene di quanto il livello si sia abbassato rispetto al consueto. Questa parte del fiume è una zona d’invaso della centrale centrale idroelettrica di Creva, che come molte altre è entrata in sofferenza.

Situazione descritta in questo articolo.

http://www.lastampa.it/2017/08/15/scienza/ambiente/inchiesta/lidroelettrico-ai-tempi-della-siccit-W7H8cHvppNPoRb8w2XHf5L/pagina.html

Ma lo stesso giorno della mia gita in bicicletta lungo il Tresa ho potuto scattare un’altra foto che da l’idea di cosa sia la siccità. Scattata a Luino, sponda Lombarda del Lago Maggiore.

Qui occorre guardare la parte più consumata del palo d’ormeggio dove di solito arrivava il livello dell’acqua, e vedere dove invece adesso è il livello del lago, guardando dove l’acqua lo lambisce. Bisogna immaginare questa situazione per tutti i 215,2 km2 del bacino. Qui vi è una situazione complicata anche da una sorta di piccola guerra dell’acqua tra Italia e Canton Ticino sulla regolazione della diga della Miorina a Sesto Calende.

http://www.lastampa.it/2017/08/07/edizioni/verbania/la-pianura-ha-sete-il-lago-maggiore-si-abbassa-di-centimetri-al-giorno-v0tqfVcqakGPIS3F3CNL5K/pagina.html

E credo che le immagini, come gli articoli a corredo non abbiano bisogno di ulteriori commenti. E’ una realtà che dobbiamo affrontare. Coinvolge molti soggetti. Politici, cittadini, gestori del ciclo idrico, agricoltori. Pone a me personalmente molte domande e riflessioni. E la voglia di aumentare il mio impegno quotidiano. Lavorativo e divulgativo.

Vorrei a questo proposito citare quanto scritto dal Professor Camillo Porlezza dell’università di Pisa nella prefazione di un libro sul trattamento delle acque, prefazione dal titolo “Il chimico idrologo e la difesa delle acque”:

Chiudendo questa prefazione introduttiva, ritengo possa riscontrarsi accanto all’interessamento per un problema importantissimo per il pubblico e per i privati, il riconoscimento delle responsabilità che il chimico si assume nel suo contributo di pensiero e di lavoro all’opera di prevenzione e di repressione delle cause di inquinamento, in ciò validamente aiutato dagli esperti negli altri rami della scienza, specialmente nel campo biologico”.

Ultimamente nelle analisi di acque di pozzi di emungimento destinate ad uso potabile mi capita di riscontrare la presenza, quantificabile strumentalmente, di parametri che in passato non riscontravo. Ammonio e manganese in particolare. Non a livelli elevati e molto al di sotto dei limiti di parametro, ma questo mi ha spinto a voler verificare i risultati con metodi diversi per validare e confermare il dato. La premessa non è fatta per vanità, ma per mettere in luce il fatto che sul tema acqua occorre porre molta attenzione anche alle acque di falda, alle loro eventuali vulnerabilità. E il tema si lega alla modifica del regime delle precipitazioni, ai diversi tempi di ricarica di acquiferi e falde freatiche.

Si usa per l’acqua il termine “oro blu” da almeno un ventennio. L’acqua è contesa, per l’acqua si fanno guerre, per l’acqua si può dover emigrare e diventare profughi climatici.

Nel 1976 un film di fantascienza, “L’uomo che cadde sulla terra” racconta l’arrivo sulla terra di un alieno, interpretato da David Bowie, che una volta che è stata scoperta la sua vera identità pronuncia queste parole a chi gli chiede il perché si trovi sulla terra:

Io vengo da un mondo spaventosamente arido. Abbiamo visto alla televisione le immagini del vostro pianeta. E abbiamo visto l’acqua. Infatti il vostro pianeta lo chiamiamo “il pianeta d’acqua”. »

Il nostro pianeta è ancora un pianeta d’acqua. L’acqua ha un suo ciclo. L’acqua si rinnova. Ma qualcosa sta cambiando e sappiamo che la disponibilità di acqua non è uguale per tutti i popoli della terra in ugual misura. Sappiamo che è minacciata da inquinamento diffuso. Non possiamo far finta di niente.

Mi ha molto colpito, e ancora mi ricordo questo episodio, una cosa successa solo un paio di mesi fa. Durante un raduno cicloturistico che si è svolto a Varese ho prestato servizio come volontario per l’accoglienza dei partecipanti. La partenza delle varie escursioni ciclistiche era fissata ai giardini estensi di Varese. Molti partecipanti chiedevano di riempire la borraccia prima della partenza. Per far questo avevano a disposizione i servizi del comune, ed in particolare il lavabo con l’acqua potabile. Quando li indirizzavo a quel lavandino, in molti rifiutavano e partivano con la borraccia vuota. Eppure da quel lavabo sgorga acqua potabile. La stessa che viene fornita a tutta la città di Varese. Incredibile come questa sorta di repulsione emozionale impedisse loro di rifornirsi di acqua.

Vorrei ricordare alcune cose:

2 milioni di bambini muoiono ogni anno per consumo di acqua insalubre e per le cattive condizioni sanitarie,

800 milioni di persone non hanno acqua potabile in casa,

2,3 milioni di persone vivono in paesi a rischio idrico, cioè con una disponibilità di acqua inferiore ai 1700 m3 all’anno.

Un italiano in media consuma 40 litri per fare una doccia, mentre per i 2/3 dell’umanità 40 litri rappresentano il consumo di intere settimane.

Pensiamoci.

12 thoughts on “Siccità e gestione del ciclo idrico.

  1. Caro collega, quando leggo che un italiano consuma mediamente 40 litri di acqua per fare una doccia, mi vengono dei pensieri. Ho ragionato più volte sui consumi idrici di casa, ecco alcune riflessioni.
    1. Personalmente, ho più volte calcolato e misurato (da buon camperista/roulottista) che riesco a fare una doccia dignitosa con ca 12/15 litri di acqua. Quindi, se la statistica non è opiniomne. vuol dire che molti ne consumano almeno 50/60 per fare la media da te indicata.
    2. Una caldaia a metano da appartamento fornisce al massimo ca 12/14 litri/minuto di acqua calda, il che vuol dire che bisogna trascorrere almeno 4/5 minuti continuativi sotto la doccia al massimo della sua apertura (un soffione non fa uscire tutta la potenzialità della caldaia in L/min) : ma che senso ha ?
    3. Una vasca da bagno tiene un centinaio abbondante di litri di acqua, ci vogliono diversi minuti per riempirla, provate stasera !
    4. In conclusione, chi paga le bollette di acqua e gas per questi italiani che si fanno (sperabilmente ogni giorno) docce da 50/60 litri ciascuna ? Ma siamo sicuri dei numeri che usiamo ?

    Con stima,

    Stefano Antoniutti

    • I dati sono diversi se fai ricerche in rete. Orientativamente i dati che si trovano mostrano un consumo che secondo Istat era nel 2011 di 175 lt per abitante al giorno. Ma se fai ricerche trovi dati che ti parlano di punte di anche 300 lt/giorno. Ci sono persone che fanno anche due/tre docce al giorno. Quindi non è semplicissimo come facevi giustamente notare. Ti posso indicare sia il portale dell’acqua che è governativo, che questo recente studio sull’impronta idrica in Italia. http://www.wwf.it/?6781

      http://www.acqua.gov.it/

      Buona serata.

    • Caro Antoniutti non capisco i suoi dubbi; i dati che si trovano in rete e su ISTAT sono convergenti; per esempio Focus: http://www.focus.it/ambiente/ecologia/22032010-1549-222-sai-quanta-acqua-consumi
      http://www.consulente-energia.com/al-acqua-consumata-doccia-quanti-litri-di-acqua-calda-si-consumano-con-una-doccia-sprechi-rispetto-bagno-in-vasca.html
      https://www.altroconsumo.it/alimentazione/acqua/speciali/scopri-quant-acqua-consumi
      d’altronde una doccia di 3.5 minuti corrisponde a 40 litri d’acqua; lei ci mette meno di 3-4 minuti? complimenti

      • Caro collega, di cui leggo volentieri gli interessanti articoli: io vorrei solo dire che tra il primo risciacquo, l’ “insaponatura” ed il risciacquo “finale”, non è un obbligo di tenere aperta l’acqua tipo cascata/torrente/terme romane, basta chiudere per poi riaprire e risciacquarsi. Così si consumano non più di due/tre minuti di acqua corrente, come si è costretti a fare in camper… e non credo di essere meno pulito di molti altri, almeno a frequentare gli ambienti pubblici tipo autobus etc… Se l’acqua in Italia costasse quanto nei paesi nostri vicini, tipo Germania, stai sicuro che la gente ci starebbe attenta a queste cose !
        In paesi con maggior sensibilità al problema, tipo USA, esistono norme di legge sulla costruzione dei soffioni che ne limitano la portata ben più delle incrostazioni di calcare che si trovano spesso negli alberghi italiani…
        In ogni caso, il principale consumo di acqua nelle famiglie viene dallo sciacquone del bagno, non dalla doccia … son ca 10/12 litri a botta, se non si hanno sistemi moderni.
        Dei consumi di acqua per industrie ed agricoltura, poi, bisognerà pure presto o tardi parlare, come della necessità in futuro di costruire altri invasi o sistemi di accumulo nel sottosuolo, per catturare le piogge quando vengono, anche se violente.
        Cordiali saluti a tutti,

        Stefano Antoniutti

  2. Post Scriptum: ho consultato rapidamente i link offerti da vs commenti. Suggerire di lavare i piatti a mano piuttosto che in lavastoviglie per risparmiare acqua è una castroneria, scritta da chi evidentemente i piatti non li lava o non li ha mai visti lavare: una lavastoviglie moderna consuma, a ciclo completato, non più di 12/15 litri di acqua, basta una tanica per raccoglierla, e fa parecchi “coperti”. Lavare a mano ha consumi nettamente superiori, specialmente nel risciacquo. Provare per credere a raccogliere l’acqua di scarico in un contenitore.

    Stefano Antoniutti

    • Veramente le avevo dato dei link per rispondere alla prima questione: quanti litri si usano per una doccia? NON qualunque altro consumo casalingo di acqua; e quelli al di là dei nostri pii desideri sono numeri e basta; che le persone si facciano la doccia usandone troppa è un dato di fatto confermato da varie fonti; che le persone “potrebbero” usarne di meno va bene , ma è solo un consiglio. Se poi, su uno di quei medesimi siti ci siano consigli sbagliati di risparmio, noi non siamo responsabili e non li condividiamo: è noto che le lavastoviglie ne usano di meno nella fase di lavaggio, concordo (anche se ad essere pignoli, qua occorrerebbe poi calcolare quanto costa produrre la lavastoviglie e produrre la elettricità che serve, ma credo andremmo fuori tema).

      • Caro Della Volpe,
        vedo un minimo di vis polemica nell’uso delle maiuscole, io non volevo neanche per sbaglio far polemica, ma dare un contributo alla discussione.
        Mi spiego meglio: se i link di cui ci serviamo danno dati e consigli, ma i consigli sono chiaramente sbagliati, a cosa crediamo, ai dati, ai consigli, a tutti e due o a nessuno dei due ?
        Troppe volte secondo me ci si fida ciecamente di dati raccolti anche loro ciecamente, senza riscontri sperimentali (magari non è questo il caso, ovviamente). Se devo, appunto, fidarmi, mi fido di chi dice cose che conosco giuste, o per conoscenza diretta o per forza logica.
        Nessuno ti chiedeva di “assumervi responsabilità”, io parlo di credibilità delle fonti.
        Sempre con cordialità, da parte di un neofita su questo sito.

        Stefano Antoniutti

  3. Piccola nota sulla questione tariffaria. In Italia le tariffe sono più basse che in paesi come Belgio e Germania per esempio. E questo può indebolire la tendenza alla razionalizzazione e preservazione della risorsa. I finanziamenti per manutenzione e rinnovo delle infrastrutture non sono coperti solo dalla fiscalità generale, ma debbono essere necessariamente finanziati attraverso il sistema tariffario. La questione non è secondaria se guardiamo al problema delle dispersioni sulla rete idrica, e agli adeguamenti del sistema depurativo. E anche alla possibilità di nuovi sistemi di raccolta per acque piovane. Gli investimenti, la creazione di aziende di gestione unica procedono velocemente in alcune zone d’Italia, e molto a rilento in altre. La questione delle tariffe da rivedere provoca una sorta di malumore diffuso. I numeri in questo caso parlano di dispersioni sulla rete acquedottistica che variano dal 35 al 40%, e la necessità di ammodernamento di depuratori viste le due procedure d’infrazione già emesse dall’unione europea nei confronti dell’Italia.

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