Smaltimento dei fanghi di depurazione. Qualche considerazione conclusiva.

Mauro Icardi

(il precedente articolo di questa serie è qui)

Ritorno sulla vicenda dello smaltimento agricolo dei fanghi di depurazione. Nella letteratura specialistica del settore depurativo, questa tecnica è molto spesso vista come un buon compromesso tra la necessità di trovare una destinazione finale per i fanghi prodotti dai depuratori, e la necessità di compensare la perdita di sostanza organica e fertilità nei terreni agricoli, spesso troppo sfruttati.

La sostanza organica dei fanghi di depurazione contiene una percentuale di sostanza organica molto simile a quella del terreno. Normalmente i fanghi hanno una percentuale di circa il 40% in glucidi. Questa frazione è quella immediatamente disponibile per i microrganismi del terreno, rappresentando la fonte energetica ed alimentare per essi. E’ piuttosto elevato anche il contenuto di sostanze a struttura ligninica, che possono favorire la formazione di humus. Queste sono condizioni che di solito caratterizzano ( o per meglio dire caratterizzavano) i fanghi provenienti da impianti di depurazione con una preponderante componente di acque residue urbane, rispetto a quelle industriali. Col passare degli anni però, la distinzione netta tra uno scarico definito “civile” rispetto ad uno industriale è risultata meno evidente e più sfumata. Questo per una serie di ragioni legate alla diffusione di inquinanti emergenti, che provengono non solo dagli insediamenti industriali, ma anche dalle mutate condizioni dei costumi della popolazione. Il contenuto elevato di metaboliti di farmaci e droghe d’abuso riscontrato nei depuratori consortili ne è un esempio piuttosto evidente.

E giova ricordare che questa situazione è responsabile non solo dell’accumularsi di tali metaboliti nei fanghi di depurazione, ma anche dell’instaurarsi di fenomeni di antibiotico resistenza che sono stati recentemente studiati.

In Italia l’ente nazionale risi ha pubblicato uno studio relativo all’utilizzo dei fanghi di depurazione in    agricoltura che mostrava risultati piuttosto incoraggianti, relativi al periodo 2006-2012.

http://www.enterisi.it/upload/enterisi/pubblicazioni/Miniottietal.4feb2015comp_16405_122.pdf

In effetti un fango di buona qualità può svolgere una serie di azioni positive: fornire dopo la sua mineralizzazione elementi di fertilità, mobilizzare elementi nutritivi già presenti nel terreno, offrire microambienti favorevoli per lo sviluppo dei semi e delle radici.

La vicenda del sequestro di impianti di trattamento dei fanghi di depurazione per uso agricolo ha però modificato profondamente l’accettazione sociale di queste pratiche da parte della pubblica opinione.

Questo per un serie di motivi, alcuni comprensibili, altri meno. Per esempio molti servizi su questa vicenda, sia televisivi che giornalistici avevano un tono sensazionalistico che non giova ad una corretta comprensione del problema. Non ho la pretesa che un giornalista conosca perfettamente la materia, ma che utilizzi quantomeno un atteggiamento più equilibrato.

La normativa nazionale e quelle regionali forniscono precise indicazioni di comportamento per l’utilizzo di queste biomasse di risulta. Per esempio disciplinano la caratterizzazione analitica preventiva. I fanghi destinati all’impiego in agricoltura devono essere caratterizzati preventivamente in modo dettagliato. Tale obbligo spetta al produttore del fango e deve svolgersi per un periodo di almeno sei mesi, con frequenza di campionamento e numero di campioni variabile in ragione della potenzialità dell’impianto espressa in abitanti equivalenti (AE).

Viene definito il grado di stabilizzazione dei fanghi per consentirne l’utilizzo agronomico. Gli indicatori previsti sono: la percentuale di riduzione dei solidi sospesi volatili (SSV),che deve essere compresa nell’intervallo 35-45% o l’età del fango, che deve essere superiore a 30 giorni.

Tutto questo però non basterà probabilmente a rendere questa pratica accettabile, per diverse ragioni, non ultima una sindrome nimby ormai piuttosto diffusa. L’effetto di questa sentenza del Tar della Lombardia è un’incognita attualmente per questo tipo di destinazione d’uso.

Credo che per uscire da questo impiccio sia necessario uno sforzo piuttosto importante e coordinato, a vari livelli. Lo sforzo di razionalizzazione e ammodernamento della gestione del ciclo idrico, il potenziamento degli istituti di ricerca nello stesso settore, e lo sblocco di finanziamenti per mettere in opera l’ammodernamento degli impianti più obsoleti.

Compatibilmente con l’equilibrio economico-finanziario occorre potenziare la dotazione strumentale dei laboratori dei gestori del ciclo idrico. Oltre a questo concentrare ulteriormente l’attenzione sulla gestione del trattamento dei fanghi, già a livello della fase depurativa. Ed essere molto attenti e rigorosi nella gestione di questa sezione. Questa è una mia propensione personale, dedico molto tempo e molto impegno a questo. E’ il punto critico, ma allo stesso tempo quello che più può dare soddisfazioni a livello personale e professionale. Oltre ad essere quello più importante e complesso, ma ricco di sfide tecniche e analitiche da affrontare. Solo in questo modo i depuratori diventeranno le cosiddette “bioraffinerie”.

Gli obiettivi che l’istituto superiore di ricerca sulle acque elenca per il settore trattamento rifiuti e residui di depurazione, devono diventare anche quelli dei gestori:

  • Incrementare il trattamento anaerobico di biomasse, reflui e fanghi tramite la messa a punto e lo sviluppo di tecnologie innovative per massimizzare il recupero di biometano e/o bioidrogeno e di nutrienti
  • Valorizzare sia la componente lipidica (dove significativamente presente) che la componente ligno-cellulosica di biomasse e rifiuti tramite l’ottimizzazione di trattamenti chimici per la produzione di prodotti ad elevato valore aggiunto, con potenziale applicativo in molti settori
  • Sviluppare modelli di simulazione per la valutazione dei potenziali recuperi in termini di energia e/o risorse dal trattamento di fanghi, reflui e rifiuti
  • Minimizzare il rischio per la salute umana in processi di riuso delle acque reflue trattate attraverso un’attenta valutazione del destino dell’antibiotico resistenza e della carica patogena.

Oltre a questo è necessaria la solita opera di informazione capillare. Nel settore idrico è più complesso coinvolgere l’utente in un impegno simile a quello della raccolta differenziata dei rifiuti, magari invitandolo non solo a risparmiare l’acqua, ma anche a contaminarla di meno, ad utilizzare detergenti e materiali di pulizia con oculatezza. Perché si possono produrre rifiuti tossici anche in ambito domestico, anche se probabilmente molti non lo sanno. Le informazioni elementari sul trattamento delle acque, ma in generale l’educazione ambientale deve essere insegnata già ai ragazzi degli ultimi anni delle scuole elementari.

In futuro serviranno cittadini consapevoli, non cittadini impauriti, o ostinati e con poca conoscenza dell’impatto sull’ambiente delle loro scelte personali. Anche di quello che poi si concentra nei fanghi che nessuno vuole, e di cui nemmeno vuol sentir parlare. La politica dovrebbe avere tutti questi temi come prioritari nella propria azione.

Nel 1976, con la promulgazione della legge 319/76, la legge Merli, si aprì un importante capitolo della storia della legislazione ambientale italiana. Oggi serve una nuova normativa per la gestione dei fanghi, possibilmente condivisa tra addetti, ricercatori e fruitori del servizio idrico, se si vuole ipotizzare di continuare ad utilizzare fanghi destinandoli ad uso agronomico in futuro. E allo stesso modo occorrono controlli molto rigorosi sul loro utilizzo. Perché l’ambiente, la chiusura del ciclo delle acque non sia sempre risolta a colpi di sentenze. Non è questa la via da praticare, e che porta risultati concreti. Come si può vedere i controlli si effettuano, gli operatori disonesti vengono perseguiti. Ma poi occorre lavorare seriamente per trovare le soluzioni ai diversi problemi emergenti nel settore depurativo.

Una gestione corretta e rigorosa, una normativa chiara e non controversa, investimenti mirati ed oculati. Tutto questo non può che avere riscontri positivi, sia ambientali, che occupazionali, in un futuro che però dovrebbe essere prossimo, e non lontano nel tempo.

Per dare un’idea di cosa sta accadendo dopo la sentenza lombarda pubblico una breve rassegna stampa.

https://www.toscanamedianews.it/firenze-guerra-dei-fanghi-quattro-discariche-tar-lombardia-ordinanza.htm

http://www.arezzonotizie.it/attualita/smaltimento-fanghi-da-depurazione-civile-1-800-tonnellate-in-arrivo-a-podere-rota/

E’ non fa male ricordare sempre che ““Nulla si distrugge, tutto si trasforma!Antoine-Laurent de Lavoisier

Aggiornamento: come era ampiamente prevedibile, pena il blocco o la messa in grave difficoltà del sistema depurativo, la conferenza Stato Regioni riunita in seduta straordinaria ha trovato l’accordo su un limite di 1000 mg/Kg per il parametro idrocarburi totali, contro il precedente di 10.000 mg/Kg che la delibera della giunta regionale lombarda del Settembre 2017 aveva invece previsto.

http://laprovinciapavese.gelocal.it/pavia/cronaca/2018/08/02/news/intesa-sui-fanghi-e-adesso-il-decreto-limiti-piu-severi-sugli-idrocarburi-1.17117716

Tutto questo tira e molla nasce come sempre da vuoti normativi, difficoltà di interpretazioni legislative, spesso incoerenti o complicate. Non so se questa soluzione soddisferà i comuni pavesi che erano ricorsi al Tar e l’opinione pubblica. Temo che questo sia solo un’altra puntata di una presumibile lunga telenovela.

Nel frattempo la regione Lombardia prepara il ricorso al Consiglio di Stato contro la sentenza per rivendicare la legittimità a deliberare in campo ambientale.

Aspettando che il decreto legislativo diventi operativo la situazione è ovviamente ancora critica.

http://laprovinciapavese.gelocal.it/pavia/cronaca/2018/08/02/news/miasmi-depuratori-al-limite-resisteremo-venti-giorni-1.17117722

Non dovrebbe essere più il tempo dei litigi. Il ciclo idrico deve essere profondamente riformato, e bisogna passare a fatti concreti. Acque reflue e fanghi non possono essere visti come un problema emergenziale, ma necessitano, lo ripeto di investimenti, di opere di ammodernamento. L’Arera (autorità di regolazione per energia, reti e ambiente) ha varato il ‘metodo tariffario’, che consente di calcolare gli effetti economici delle scelte industriali. La multa dell’UE all’Italia, da 25 milioni di euro forfettari, più di 164 mila euro al giorno per ogni semestre di ritardo fino all’adeguamento – riguarda la mancata messa a norma di reti fognarie e sistemi di trattamento delle acque reflue in alcune aree del nostro Paese.

L’adeguamento deve essere una priorità. Senza ulteriori incertezze e tentennamenti. Si è perso già troppo tempo.

7 thoughts on “Smaltimento dei fanghi di depurazione. Qualche considerazione conclusiva.

  1. Grazie Mauro. Io, da non addetto ai lavori, spero che i processi terziari per l’abbattimento di inquinanti emergenti (e/o migliorativi del fango risultante) consentano di utilizzare questa fonte energetica e di nutrienti (qual é in effetti) per l’uso agricolo, magari integrando i processi (come tu hai sempre perorato) col FORSU.
    Capisco le paure e questo utilizzo deve essere fatto in sicurezza, il più possibile. Il problema é che l’utente non si fida più delle istituzioni (e talora la sua mal fiducia é stata nutrita da fatti reali e non solo dai procacciatori di indignazione) per cui tutto diviene più difficile. Ti linko sta cosa, non l’avessi fatto prima, che, secondo me, da un’idea del quadro generale http://www.freshplaza.it/article/100824/Stop-alla-sostanza-organica-produttori-di-quarta-gamma-in-difficolta
    Mi sembra che ci stiamo stringendo sempre più tra la paura del prodotto di sintesi e la ricerca di una naturalità priva di rischi che non esiste e non é mai esistita.
    Ciao

    • Robo, il tema è ampio. Nei prossimi articoli parlerò (ancora) delle nuove possibilità tecnologiche, sia per la linea acque, che per quella dei fanghi. Ne esistono diverse, e il settore dovrà modernizzarsi. Suggerisco a tutti lettori di questo blog di ritrovare la puntata sull’acqua dell’edizione 2016 di “Scala Mercalli”. In particolare la parte dove vengono mostrati il centro ricerche acquedottistiche, e il depuratore di Torino. Questo, insieme ad altri è la punta di diamante. In un futuro, che spero molto prossimo, tutti dovranno raggiungere quel livello organizzativo e tecnologico. E’ una cosa indifferibile e irrinunciabile.

  2. Robo, a proposito del tuo link, mi pareva che dalle mie parti fosse già vietato l’uso del letame come fertilizzante…
    Ricordo il padre di una laureanda, allevatore dalle parti di Treviso, che entusiasta alla laurea della figlia raccontava della sua azienda che per sopravvivere ha dovuto metter su un impianto di biogas (con relative sovvenzioni statali/comunitarie) sennò il conto economico coi costi di smaltimento delle deiezioni dei vitelli (rifiuto speciale ?) sarebbe andato in rosso.
    Anche il buon vecchio solfato di rame sulle vigne è divenuto un pericoloso inquinante, un metallo pesante tossico (anche l’alluminio viene definito tale…!)…
    Chi ne sa abbastanza da spiegarmi perché ? Da chimico cresciuto davanti al Petrolchimico di Marghera ne capisco poco di agricoltura…

    stefano antoniutti

  3. Ieri sera sulla Rai è stata trasmessa una puntata sul tema dell utilizzo di questi fanghi in agricoltura. Le aziende che li lavorano ritirano sia quelli civili che industriali e poi li scaricano sui campi della pianura padana (area già altamente inquinata). In queste zone i cittadini hanno subito malori alla gola ed agli occhi. Aziende sequestrate ed in odore di malavita. Agricoltori che scappavano davanti alla telecamera. Tutte queste schifezze entrano nel ciclo alimentare dell’uomo. All’estero sono vietati e devono andare negli inceneritori. Invito tutti a provare a mangiare gli ortaggi coltivati su questi terreni o a bere il latte delle mucche che si alimentano dei cereali ivi prodotti. Tutta alimentazione sicuramente biologica non è vero?

    • Ho visto quella puntata. E ho anche scritto che se non si affrontano i problemi seriamente il destino dei fanghi e dei rifiuti è in mano alla criminalità organizzata. Ma le soluzioni, qualunque esse siano devono passare attraverso studio e ricerca. Perchè anche gli inceneritori non sono sempre ben acettatii, e anche sugli inceneritori spesso ci sono resistenze, e si sono segnalati problemi alla salute. Quindi ritengo che l’unica strada percorribile sia questa. Senza polemiche, ma con molto impegno, sia in termini di investimenti, che di controlli. E’ l’unica soluzione possibile. Al netto di atteggiamenti di diverso genere,

    • La trasmissione RAI ha fatto un po’ di confusione, ha messo insieme vari fatti tutti diversi tra di loro: 1) i 4 morti di Adria di cui parlammo in un post apposito (https://ilblogdellasci.wordpress.com/brevissime/4-morti-ad-adria-non-e-colpa-della-chimica/) che sono verosimilmente dovuti alla formazione di un composto tossico forse acido solfidrico, ma comunque si tratta di un modo improprio di gestire i materiali, una questione di sicurezza sul lavoro; 2) il riciclo dei fanghi di depurazione dove A) da una parte c’è la necessità di NON mescolare fanghi industriali e residui civili (e questo è un problema di controlli e di malavita come dice Mauro) e B) dall’altra c’è il problema che composti come i metilfenoli di cui si è parlato si possono formare anche per una gestione non congrua di fanghi civili dove ci vuole ancora una volta una combinazione di controlli e di oculata gestione dei fanghi; però il riciclo dei fanghi è ASSOLUTAMENTE NECESSARIO per chiudere il ciclo dei materiali, e se usati correttamente proprio quei fanghi di origine biologica chiudono il ciclo e possono contribuire ad una produzione sana; non c’è altro modo, chiudere il ciclo, economia circolare vuol dire ANCHE una agricoltura che riusa l’acqua e i composti del cibo che mandiamo nel gabinetto e non le rocce fosfatiche o i concimi di sintesi da reazione di Born-Haber; solo così si possono trasformare le cose. Servono ricerca, cultura controlli. Ma il ciclo deve essere chiuso. Come su una astronave dobbiamo ri-bere l’acqua della pipì e rimangiare i prodotti naturali che useranno come concime i nostri residui fecali. La Natura fa così e noi non possiamo fare altrimenti, solo dobbiamo farlo bene. Scusate la sensibilità, ma scrivo apposta questo, può dare fastidio, ma è dal letame che nascono i fiori.

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