Detergenti ed incidenti domestici. Conoscere qualche nozione di chimica è utile.

Nota: si ricorda che le opinioni espresse in questo blog non sono da ascrivere alla SCI o alla redazione ma al solo autore del testo

a cura di Mauro Icardi

Gli incidenti domestici sono piuttosto frequenti in Italia. Negli incidenti in ambiente domestico le donne rappresentano la categoria più a rischio. Le donne, peraltro, rappresentano le figure chiave per la cura dei soggetti più vulnerabili (bambini e anziani).
Una donna su tre, che in età lavorativa ha avuto un infortunio in casa, lo subisce per attività di lavoro domestico.
Non sono peraltro infrequenti incidenti domestici dovuti all’uso non corretto o decisamente imprudente o esagerato di prodotti per la pulizia della casa. Un caso di questo genere successe anche a mia madre quando io andavo alle elementari. Ne parlerò in chiusura di questo articolo.
In Italia sono circa 397.000 ogni anno le donne le donne in età lavorativa cioè in età tra i 18 ed i 65 anni che si rivolgono ad un pronto soccorso per un incidente domestico, e di queste 110.000 stavano svolgendo un lavoro domestico non retribuito (si veda qui).
Per quanto riguarda incidenti legati all’utilizzo di prodotti usati per la pulizia della casa i problemi sono strettamente legati al soffocamento o all’ avvelenamento. Il 78% dei casi si riferisce a casalinghe.

trend_incidenti_domesticiQUALI SONO I PRODOTTI COINVOLTI?: Farmaci 32.1% Prodotti per la pulizia 27.6% Pesticidi 6.8%.

Fonti di rischio di avvelenamento, intossicazione e ustione sono soprattutto le sostanze chimiche contenute nei prodotti per la pulizia della casa, detersivi, disincrostanti, deodoranti, ecc. altamente nocivi se a contatto con la cute o con gli occhi.
Hanno tossicità alta gli antitarme (naftalina, canfora), i candeggianti (perborato di sodio o ipoclorito di sodio), i detergenti per il wc (benzalconiocloruro, acido fosforico e tensioattivi), i detersivi per lavastoviglie (soda caustica, sali di cloro e tensioattivi), gli anticalcare (acido cloridrico o solforico o fosforico o formico), disgorganti per lavandini e wc (soda caustica o acido fosforico), i prodotti per pulire il forno (soda caustica e butilglicole), gli smacchiatori (trielina, percloroetilene, acquaragia, acetone).

ebincolf-rischiochimicoL’impiego di prodotti di sintesi per la pulizia del vestiario e dell’ambiente domestico è cresciuto vertiginosamente negli ultimi decenni. La tendenza verso una maggior pulizia va spesso oltre le normali necessità estetiche ed igieniche assumendo in qualche caso anche aspetti decisamente nevrotici. Questo atteggiamento è rinforzato dall’incessante stimolo pubblicitario che è molto forte, visto che il mercato dei prodotti detergenti è caratterizzato da grande concorrenza tra i diversi produttori.
Nella formulazione dei tensioattivi non ionici troviamo alcoli a lunga catena, come i derivati poliossietilenici degli acidi grassi o gli APG (alchil-poli-glucosidi, etanolammidi, ammidi etossilate, etossilati amminici, acidi etossilati. I tensioattivi non ionici nelle determinazioni analitiche sono indicati come BIAS (Bismute Active Substances)
I tensioattivi anionici in genere sono sali costituiti da lunghe catene di atomi di carbonio, terminanti con un gruppo carbossilato o solfonato. Ad esempio numerosi saponi, il sodio lauril solfato (SLS), il lauril etossi solfatoo (LES), numerosi acidi alchil-benzen-solfonici (ABS).
Nelle determinazioni analitiche, i tensioattivi anionici sono generalmente indicati con l’acronimo MBAS (Methylen Blue Active Subtances) perché il blu di metilene non consente di distinguere tra i vari tipi di tensioattivi anionici.
I tensioattivi cationici usati principalmente negli ammorbidenti ma oggi presenti anche nei detersivi da bucato sono principalmente composti da sali d’ammonio quaternari.
Altri componenti che sono presenti nei prodotti di detergenza sono acidi quali l’acido citrico, sostanze candeggianti quali perborato o ipoclorito di sodio che possono essere presenti nei prodotti per la pulizia della casa e in quelli per il bucato o il lavaggio dei piatti.
Su questo tipo di prodotti sono presenti in etichetta il nome commerciale del prodotto, la tipologia (per esempio se detersivo per bucato o per piatti) la composizione e le eventuali frasi di rischio ed indicazioni di sicurezza per prodotti indicati come pericolosi.

simboli-rischio-chimico

E’ importante che le etichette non vengano mai rimosse e come regola generale non siano mai travasati in contenitori neutri come ad esempio le bottiglie di acqua minerale. Sono noti molti di casi di persone che hanno subito intossicazioni per avere bevuto per errore da bottiglie in cui erano stati travasati prodotti per la pulizia oppure che erano stati scambiati per errore (quindi è buona norma di prudenza non tenere le bottiglie di detergente nelle dispense o sotto i banconi dei bar).
http://www.lanazione.it/arezzo/2008/01/31/62206-cliente_intossicato_detersivo.shtml
Questi tipi di incidenti sono ovviamente quelli maggiormente pericolosi, ma va detto che l’uso dei detersivi può provocare allergie e sensibilizzazioni, oltre a dermatiti da contatto ed eczemi.
Nel caso di ingestione di un prodotto corrosivo come un detersivo per lavastoviglie l’effetto caustico danneggia il primo tratto del tubo digerente (bocca, faringe ed esofago).
Nel caso di ingestione accidentale solo l’acqua è adatta allo scopo di diluire il detergente eventualmente ingerito. Il latte che nella memoria collettiva è spesso associato ad una azione antiveleno peggiorerebbe la situazione perché essendo composto da grassi faciliterebbe l’assorbimento.
Ma uno dei casi abbastanza frequenti che si possono (purtroppo) ancora riscontrare è quello di mescolare prodotti per la pulizia che sono in commercio ma che hanno una tossicità più alta rispetto ai normali detergenti, per esempio la candeggina, i prodotti caustici in generale, come acido muriatico, ammoniaca, smacchiatori antiruggine, prodotti per disgorgare i tubi dei lavandini, acqua ossigenata.
Caso classico quello di acido muriatico commerciale (che può contenere dal 12 al 30-33% di acido cloridrico) mescolato con la candeggina e fu questo il caso che coinvolse mia madre che, nell’intento di pulire meglio la cucina li mescolò avventatamente. Successe quando io avevo dieci anni e frequentavo la quarta elementare. Fortunatamente mia madre non respirò troppo i vapori ed aprì immediatamente la porta finestra che dava sul balcone mentre io ero seduto al tavolo facendo i compiti ed assistetti all’incidente.
Il risultato fu solo un grande spavento per entrambi. Anni dopo fui in grado di spiegare a mia madre il rischio che avevamo corso.

NaClO+ 2 HCl—>NaCl+ Cl2+ H2O

La reazione tra candeggina (ipoclorito di sodio) ed acido cloridrico che aveva sviluppato cloro gassoso!
A me e a mia madre in quella occasione andò bene, ma negli anni ho sentito molte altre volte di incidenti similari avvenuti anche mescolando aceto e ipoclorito, oppure candeggina ed ammoniaca con sviluppo di clorammine.
Questi esempi dovrebbero essere sufficienti a scoraggiare ulteriori esperimenti di maldestra chimica domestica non controllata.
Nonostante questa disavventura mia madre non desistette mai per tutta la sua vita ed avemmo negli anni successivi molte discussioni su questa tendenza all’uso eccessivo dei detersivi, e questo successe quando già lavoravo nel campo della depurazione.
La sua giustificazione fu sempre la sua avversione per i piatti sporchi e la sensazione di untuosità dei piatti a suo giudizio non perfettamente sgrassati. Nonostante il sostegno di mio padre non riuscii mai ad averla vinta con lei.

schiume-cuneo

Da questo discendono due riflessioni principali: un chimico a volte non riesce ad essere profeta in patria, ed il martellamento pubblicitario può indurre una sorta di distorsione nel comportamento L’effetto poi può essere maggiore quando si passa dalla pulizia della casa a quella personale, nella quale si può instaurare anche il timore del giudizio o dell’esclusione sociale. Ma l’uso esagerato di prodotti per la pulizia e la detergenza ha come risultato una diffusione capillare di residui nell’ambiente con problemi importanti sullo stato di salute dei fiumi e dell’ecosistema.
E conoscere un po’ di chimica può essere in ogni caso un aiuto.

si veda anche: http://www.quotidianosicurezza.it/formazione/manuali/inail-quaderni-sicurezza-casa-biocidi-detergenti.htm

3 thoughts on “Detergenti ed incidenti domestici. Conoscere qualche nozione di chimica è utile.

  1. Grazie Mauro. Rimango sempre basito di fronte alla (relativamente recente) comparsa di supermarket SOLO per prodotti di pulizia e bellezza, settore merceologico che parrebbe non conoscere crisi. Peraltro è risaputo che un eccesso di pulizia non giova alla salute della cute, anche se l’eccesso opposto non giova ai rapporti sociali😄
    Pensa all’appeal della pubblicità televisiva che ci propina madri coraggiose che proteggono i figli dalla tautologia “germi e batteri” quando ormai sembra certo che un contatto con gli antigeni (polvere, peli del gatto) entro i primi 3 anni sia un fattore che abbassa il rischio dello sviluppo di allergie negli anni successivi. Ma tant’é, quando invece lavarsi le mani serve, alle nostre latitudini, per diminuire il contatto con i virus influenzali te similia. Ciao

    • Io come vedi non sono riuscito ad averla vinta, né con la pubblicità, né con mia madre… E la batteriofobia delle madri che sento in giro la ritengo decisamente una frivolezza.

  2. Pingback: Detergenti ed incidenti domestici. Conoscere qualche nozione di chimica è utile. – vittlive

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