Il chimico di via Panisperna.

Riccardo Giustozzi

Nella foto il famoso ritratto dei ragazzi di Via Panisperna. D’Agostino è il primo a sinistra.

Il 1933 è l’anno in cui in Italia iniziarono ufficialmente le ricerche nel campo della Fisica Nucleare, portate avanti da tre differenti istituti: quello di Roma, di Firenze e di Padova. Ad ognuno era stato assegnato uno specifico argomento di ricerca; Orso Mario Corbino, Enrico Fermi e Franco Rasetti decisero di occuparsi della spettroscopia gamma. È da sottolineare che, inizialmente, fu presa in considerazione Firenze, e non Roma, per ospitare gli studi sui neutroni.

A Roma, dunque, Fermi e Rasetti si concentrarono sul perfezionamento di tecniche spettroscopiche e sul problema della diffusione dei raggi gamma. Questi argomenti di ricerca portarono alla costruzione di uno spettrografo a cristalli di bismuto che testarono attraverso dei piccoli che contenevano sorgenti di materiale radioattivo, preparate direttamente da Giulio Cesare Trabacchi che era a capo dell’Ufficio del Radio, unico organo che poteva distribuire campioni radioattivi ai diversi centri di ricerca. Per questo motivo Trabacchi era soprannominato “La Divina Provvidenza”.

La maggiore difficoltà era quella di isolare il Polonio dal materiale radioattivo disponibile per creare così sorgenti di particelle α ad alte energie con cui bombardare una serie di nuclei atomici. Questa estrazione è possibile, attraverso metodi molto sofisticati, dal Radio D e se ne occupò in prima battuta Rasetti. Ben presto però ci si rese conto che serviva un aiuto. Fermi chiese a Nicola Parravano, direttore dell’Istituto di Chimica dell’Università di Roma, di segnalargli il nome di un bravo chimico che potesse spalleggiare Rasetti durante questi esperimenti. Quel bravo chimico si chiamava Oscar D’Agostino.

D’Agostino era nato il 29 agosto del 1901 ad Avellino e si era laureato a Roma in Chimica qualche anno prima (1926). Dopo una breve esperienza di consulenza tecnica presso una società produttrice di pile, era entrato all’Istituto di Chimica come assistente del Prof. Parravano.

Era il 1933 quando Fermi lo chiamò all’Istituto di Via Panisperna per trattare quel processo, complesso e delicato, di estrazione del Polonio. Lo stesso D’Agostino descrisse quella pratica:

“Una di queste sorgenti era il Polonio, ricavabile dal RadioD, estratto dal deposito attivo lasciato dalla emanazione del Radio o da vecchi preparati di Sali di Radio lasciati per molti anni chiuse ed inutilizzati.”

Grazie al lavoro congiunto dei due, l’Istituto di Roma si trovò a possedere, nel giro di pochissimo tempo, una quantità di Radio seconda soltanto a quella prodotta dall’Institut du Radium di Parigi.

Proprio all’Institut du Radium fu indirizzato D’Agostino, su suggerimento di Corbino e Rasetti, nei primi mesi del 1934 grazie ad un assegno di ricerca che gli era stato conferito nel novembre dell’anno precedente dal CNR. A Parigi poté approfondire le sue conoscenze della radioattività attraverso le lezioni di Marie Curie e dei coniugi Irène e Frédéric Joliot-Curie, che agli inizi del 1934 avevano ottenuto i primi elementi radioattivi artificiali dopo aver bombardato alcuni elementi leggeri con particelle α.

Qualche mese dopo, verso la fine di marzo, D’Agostino rientrò a Roma per le vacanze di Pasqua e Fermi decise di coinvolgerlo nella ricerca sulla radioattività indotta dai neutroni come si legge in una lettera datata 26 giugno 1934:

Il Dr. O. D’Agostino, che ha una borsa di studio del CNR per Parigi, è, come ti accennai, stato trattenuto da me per lavorare qui alle nuove radioattività artificiali. So che ti ha scritto perché gli venga pagata la seconda rata della borsa di studio. Vedi se è possibile accontentarlo.

Coi più cordiali saluti e ringraziamenti

Enrico Fermi”.

Lo scopo era quello di bombardare tutti i 92 elementi presenti in natura in tempi molto brevi e D’Agostino ricoprì un ruolo fondamentale, separando e caratterizzando un gran numero di radioisotopi artificiali. Il solito Fermi dirà:

“Nel corso dei lavori si è presentato anche frequentemente il problema di manipolare e preparare sostanze radioattive naturali. In tutte queste ricerche ho potuto sempre apprezzare l’abilità e l’operosità del D’Agostino, nonché la sua attitudine ad orientarsi rapidamente di fronte a nuovi problemi.”

Durante questi bombardamenti fu indotta anche la radioattività nell’Uranio che portò al famoso dilemma della scoperta del 93esimo elemento, ipotesi rivelata sbagliata solo nel biennio1938-39 con i lavori di Meitner e Hanh sulla fissione nucleare**.

Nel 1935 iniziò a disgregarsi il nucleo romano, specialmente con la partenza di Segrè per Palermo dove aveva vinto il concorso a cattedre, e si allontanò anche D’Agostino e nel marzo del 1938 conseguì la libera docenza in Chimica Generale. Dopo alcuni anni al CNR, tornò definitivamente all’Istituto Superiore di Sanità dove si impegnò in ricerche di radioterapia, in particolar modo sull’utilizzo di isotopi radioattivi in ricerche chimiche e biologiche.

Edoardo Amaldi, in merito ai suoi tentativi di ricostruire un gruppo di ricerca nel 1939, scriverà:

“In quel periodo feci vari tentativi per convincere Oscar D’Agostino a tornare a lavorare in radiochimica, come aveva fatto con successo dalla primavera 1934 al giugno 1935. Sia la fissione dell’Uranio che l’impiego di nuovo isotopi radioattivi come traccianti erano settori di straordinario interesse scientifico. La sua collaborazione con il nostro gruppo, utilizzando l’impianto dell’Istituto Superiore di Sanità, avrebbe potuto dare notevoli frutti, ma i suoi interessi si erano spostati verso altri settori ed ogni mio sforzo fu inutile nonostante anche lui fosse enormemente colpito dalla scoperta della fissione”.

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*Riccardo Giustozzi, laureando in Fisica presso l’Università degli Studi di Camerino. Creatore e ideatore nell’agosto 2019 della pagina di divulgazione storico-scientifica chiamata “Storie Scientifiche”. Da gennaio 2020 collaboratore e autore di alcuni contenuti per il Centro Ricerche Enrico Fermi, con un occhio di riguardo per la storia dei fisici italiani del Novecento.

Sul centro ricerche Enrico Fermi e sul costituendo museo di via Panisperna diretto da Francesco Sylos Labini abbiamo pubblicato recentemente un post.

**Nota dell’Editor: a questo proposito richiamo l’attenzione dei lettori sulla storia di Ida Noddack che abbiamo raccontato in un post a firma di Rinaldo Cervellati

2 pensieri su “Il chimico di via Panisperna.

  1. Non si comprende perché.. con tanta storia scientifica alle spalle… non riusciamo a trattenere ed incentivare i futuri geni della scienza! Forse…. : ormai sappuamo. bene che il. mondo accademico italiano è un mondo nepotista,… un. mondo di burocrati intenti. solo a perseguire interessi particolari e mai generali,….. il. distacco tra mondo accademico e mondo reale produttivo… aumenta ogni giorno…. mi fermo qua in quanto ho capito.. da tempo… che Italia Paese irrecuperabile….. sperando che Draghi non si trasformi presto in un Drugo che vive solo per sopportare la gente e il mondo… forza Presidente… non si lasci intimorire….. nel. suo discorso di esordio parlo ‘ di innovare gli Istituti Tecnici… vada avanti saluti buon lavoro ing. generoso. schiavone

    • Guarda Generoso che il problema base sono i soldi; certo i baroni ci sono ma è che mancano i soldi, abbiamo ridotto i posti di ruolo del 20-25% dai primi governi Berlusconi; abbiamo sospeso i fondi della ricerca pubblica e ci affidiamo all’Europa; sai che l’ultimo prin datato già qualche anno fa ancora non ha dato i risultati? non sono i baroni che ripeto ci sono, mancano gli sghei, li hanno usati per andare in Afganistan e dare sovvenzioni alle aziende. Questi qua sono borghesi piccoli piccoli, potremmmno farne a meno, una classe inutile; ah dimenticavo ENI finanzia le università americane; ti ho detto tutto.

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